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Ferzan Ozpetek: “Napoli Velata” sarà un thriller con Giovanna Mezzogiorno

È un Ferzan Ozpetek emozionante e emozionato quello che si presenta sul palco del MANN Festival, la prima edizione della sette giorni di eventi organizzata dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che terrà compagnia turisti, visitatori, napoletani e non fino al prossimo 25 aprile.

Intervistato dalla giornalista Titta Fiore, il regista di Mine Vaganti parla della sua Istanbul, così simile a quella Napoli che sarà protagonista del suo prossimo film, Napoli Velata, le cui riprese cominceranno ufficialmente il 13 maggio 2017.

Ozpetek parla di cinema, del suo naturalmente, ma anche di ciò che guarda da spettatore appassionato-esperto. Gomorra, in primis, che ammira per il ritmo e che non associa alla Napoli che invece intende raccontare; ma il regista si lascia andare anche sulle sue letture, e su come Elena Ferrante, con la sua quadrilogia di romanzi de L’Amica geniale, che presto diventerà una serie televisiva anch’essa ambientata nel capoluogo partenopeo, abbia letteralmente catalizzato la sua attenzione di lettore. Ancora una volta la protagonista dei suoi pensieri sembra sempre lei, Napoli, la città che da qualche tempo ormai sente anche un po’ sua, non solo per i suoi esordi come aiuto regista di Massimo Troisi all’inizio degli anni ’80, che ricorda con grande affetto e stima, ma anche per La Traviata che ha diretto e che ritorna per la terza volta al Teatro San Carlo proprio nelle prossime settimane.

Giovanna Mezzogiorno in “La finestra di fronte”, 2003

È sibillino Ozpetek quando parla di questo suo nuovo progetto e, a denti stretti, in merito dice: «È la storia di una donna che è Giovanna Mezzogiorno». L’attrice torna dunque davanti alla macchina da presa del regista a quattordici anni da La finestra di fronte, uno dei tanti, grandi, successi che ha messo d’accordo tutti, pubblico e critica. Ma al regista questo non sembra importare molto. L’importante è che i suoi film suscitino reazioni, finanche negative, purché non lascino lo spettatore indifferente.

E sarà probabilmente così anche per Napoli Velata che, un po’ a sorpresa, Ozpetek anticipa che si tratterà di un thriller, genere decisamente diverso dai toni burleschi delle sue commedie recenti o da quelli un po’ cupi degli esordi: «Ci sono molti attori napoletani – dice senza fare nomi – questo è il momento più strano perché io ancora non ho fatto la lettura della sceneggiatura con gli attori, quella è la fase che cambia tutto, cambia il mio sguardo verso il film».

“Bisognerebbe parlare di questa città in modo diverso” continua il regista, che in qualche modo prende quasi le distanze da quella Gomorra televisiva che ammira tanto, anticipando che andrà a raccontare una città altra.

Maria Pia Calzone in Gomorra, 2014

Incalzato dalla Fiore, Ferzan svela che nel cast ci sarà anche l’attrice Maria Pia Calzone (che proprio in Gomorra era Donna Imma) e che ha fortemente voluto.

Tra le potenziali location della pellicola potrebbe esserci il Cimitero delle Fontanelle o un altro luogo che il regista non rivela: «Le Fontanelle è un posto cui io rinuncerei volentieri perché l’hanno usato tante volte. È adattissimo alla storia del film, è giustissimo. Però c’è un altro luogo che mi piace di più che non vi svelo. Se mi danno quel luogo lì, mollo immediatamente».

In chiusura Ferzan si rivela anche sorprendentemente spirituale, parlando di “segni”, coincidenze e fede, scoprendosi un perfetto devoto napoletano: «Sono andato pure subito in visita a San Gennaro».

ART NEWS

Un’ultima cena da 1 milione di euro da Eataly per Leonardo Da Vinci

Fondata nel 2004, la catena Eataly si è trasformata in poco più di dieci anni in un vero e proprio punto di riferimento nell’Italia e nel mondo per la vendita e somministrazione di prodotti alimentari squisitamente italiani. Molto più di un semplice ristorante-supermaket, ma un rappresentante di quella italianità culinaria di alta qualità. Dalla prima apertura a Torino, i suoi punti vendita si dislocano oggi da nord a sud del nostro paese: da Milano a Bari, passando per Forlì (dove ho avuto la possibilità di fotografare la bellissima piazza Saffi) a Roma. Ma i suoi store hanno varcato anche i confini, dal Giappone al Brasile, dalla Danimarca alla Turchia, solcando persino i mari con ben due ristoranti di bordo sulle prestigiose navi da crociera Costa Divina e Costa Preziosa.

Non c’era brand migliore dunque per finanziare il restauro de L’ultima cena, opera del 1498 del maestro Leonardo Da Vinci.

Ne parlo con piacere non soltanto come cliente convinto e contento di un brand che rende grande l’Italia nel mondo, esaltando ed esportando i suoi saperi e sapori, ma anche, e forse soprattutto, da appassionato di storia dell’arte, che è felice di sapere che la catena di Oscar Farinetti destinerà ben 1 milione di euro al recupero di un’opera che, per sua stessa natura, ha sempre subito un po’ troppo l’incuria del tempo.

I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero parzialmente il refettorio del convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie a Milano dove l’opera si trova, la quale miracolosamente si salvò, protetta appena da una cresta di volta, restando alla mercé degli agenti atmosferici per giorni.

L’affresco, di 460 cm per 880, è stato dipinto con tempera grassa, il suo ultimo restauro risale ormai al 1977.

Eataly è il solo privato a far parte di questa grande operazione di recupero, che intende donare al capolavoro di Da Vinci almeno cinquecento anni in più, puntando ad aumentare il quasi mezzo milione di visitatori l’anno, con una media di 1300 visitatori al giorno che, involontariamente, contribuiscono al suo deterioramento portando particelle e polveri nell’ambiente in cui si trova.

Un restauro, questo, che si propone di guardare anche alle nuove tecnologie, e che permetterà l’introduzione di 10 metri cubi di aria pulita, contro gli attuali 3500, all’interno del refettorio.

La conclusione di questi lavori, già iniziati, è prevista per il 2019, anno in cui coinciderà anche il cinquecentenario dalla morte del grande maestro del rinascimento italiano.

Anche il Ministero dei Beni Culturali stanzierà 1.200.000 euro in tre anni: «Questo restauro avviene con risorse pubbliche e con un impegno del privato – ha commentato il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini – segno che un passo avanti è stato fatto anche in settori dove in Italia siamo più indietro».

Questa sinergia infatti mostra quanto il ministro della cultura continui ad incentivare e promuovere la cooperazione, tra due settori, quello pubblico e quello privato, apparentemente lontani, per la salvaguardia del nostro patrimonio storico-artstico: «Credo sia giusto per un’azienda mettere a disposizione una parte dei propri ricavi per un progetto così. Lo facciamo non perché vogliamo vendere di più – fa subito eco Oscar Farinetti – almeno per i prossimi 500 anni l’umanità non si perderà questa cena».

LIFESTYLE

Drunknmunky, il nuovo must have della stagione

Se Gabbani ha sdoganato la scimmia nuda che balla all’ultimo Festival di Sanremo, quella di DrunknMunky ha scelto invece di essere una scimmia ubriaca, di vita forse.

Sì, perché lo slogan di questo brand è BE RILEVANT, sii rilevante. Non presuntuosamente importante o migliore, ma rilevante. Di rilievo. Di chi si fa notare, ma con discrezione. È così che mi sono sentito quando ho indossato le mie Boston Classic Navy-Gray la prima volta, cogliendo appieno l’essenza di questo motto.

le mie nuove DrunknMunky Boston Classic Navy-Gray

Quando calzo le mie scarpe quasi non le sento tanto sono comode e leggere, il che ha del prodigioso se si considera che me le hanno spedite per posta e non le avevo mai provate prima, ma che conferma che acquistarle anche attraverso il loro sito ufficiale, www.drunknmunky.it, si può. Ed è davvero ampio il loro sito web, con una scelta che spazia per contenuti e forme, passando con nonchalance dalle scarpe all’abbigliamento.

DrunknMunky è un brand di prim’ordine nella produzione dello urban style, con un vasto universo di modelli e colori, abbracciando tanto gli uomini che le donne, arrivando ai bambini.

Stile fresco, moderno, che può fare la gioia dei giovanissimi fino ad abbracciare un pubblico più ampio.

È bello anche da vedere il logo della sinuosa scimmia stilizzata sulla parte esteriore della scarpa o sagomato sotto la suola, donando un movimento a tutta la linea della scarpa.

il logo DrunknMunky
a spasso per Napoli con le mie DrunknMunky

Ho passeggiato con le mie Monky tutto il giorno per le strade di Napoli, e mi sono sentito libero come su di un prato a piedi nudi. Grazie a queste scarpe ho attirato non soltanto l’occhio dei più attenti alle mode, che me le hanno subito invidiate, ma anche di chi ha notato il confort di sentirmi liberamente me stesso, a mio agio.

Comode, su misura per me. Scarpe che non soltanto sono belle da vedere, ma confortevoli da indossare e, moda a parte, credo sia anche questa l’arma vincente di un brand che ha fatto della sua mission stile e qualità.

DrunknMunky è un brand che qualsiasi fashionblogger non può permettersi di non indossare, suggerire, stilizzare nei propri outfit. Con i suoi materiali sempre più tecnologici, tecniche avanzate di produzione come la termosaldatura e le sperimentazioni grafiche, DrunknMunky ha creato una collezione che coniuga qualità e moda, con un total look deciso, che include anche colorati capi di abbigliamento, di carattere. Scarpe che sono già un must di stagione, per tutti coloro che vogliono essere cool, ma, soprattutto, relevant.

www.drunknmunky.it

ART NEWS

Stanze d’Artista, i capolavori del ‘900 alla Galleria d’Arte Moderna a Roma fino al 1 ottobre

Si intitola Stanze d’Artista ed è la nuova esposizione che da oggi fino al prossimo 1 ottobre 2017 occuperà le sale della Galleria d’Arte Moderna a Roma. Un percorso di storia dell’arte contemporanea che mette insieme i maggiori esponenti italiani della prima metà del ‘900: da Mario Sironi ad Arturo Martini, da Giorgio De Chirico a Carlo Carrà, passando per Fausto Pirandello e Scipione.

Giorgio De Chirico, gladiatori

Capolavori del ‘900 italiano, come recita il titolo completo che sono stati allestiti secondo un criterio monografico: a ciascun artista infatti è dedicata una ideale “stanza” che mette insieme non soltanto le opere sue opere, ma anche tutte quelle parole raccolte nel corso di una vita in lettere, diari, scritti teorici o critici. Parole che si trasformano in questo contesto in un commento critico degli stessi autori, in cui ritrovare la poetica o l’origine dei loro capolavori.

Sono oltre sessanta le opere raccolte da questa grande rassegna, che mette insieme non soltanto pezzi della galleria stessa, ma anche dipinti provenienti da prestigiose collezioni private.

Dalla sua riapertura nel 2011, la galleria romana segue un principio di rotazione delle opere, che permette ai suoi visitatori di scoprire pezzi e parti importanti del suo vasto patrimonio artistico. Per l’occasione di questa mostra dunque alcuni dipinti vengono valorizzati per la prima volta, come ad esempio Le spose dei marinai, opera del 1934 di Massimo Campigli, ma anche Paese di Ottone Rosai del 1923, e molti altri dipinti che trovano così una più degna collocazione all’interno di questo evento.

Ferruccio Ferrazzi

Stanze d’Artista è promossa da Roma Capitale, l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, ed è a cura di Maria Catalano e Federica Pirani, con la collaborazione dei Servizi museali di Zètema Progetto Cultura.

Dopo aver visitato la Casa Boschi-Di Stefano a Milano lo scorso anno, mi sono particolarmente appassionato a molti di questi artisti che ho conosciuto e amato proprio in quella bellissima dimora disegnata dal noto architetto milanese Portaluppi. Ed è per questo motivo che suggerisco di vedere questa mostra che oggi si propone oggi non soltanto di far conoscere l’opera di questi straordinari esponenti dell’arte italiana, ma anche le loro parole e la persona oltre la personalità che tutti conosciamo.

ART NEWS

Un festival della cultura al Museo Archeologico di Napoli dal 19 al 25 aprile

È il primo Festival Internazionale della Cultura organizzato da un museo statale autonomo in Italia. Festival MANN, muse al museo, si propone di essere una sette giorni che mette insieme diverse discipline dell’arte dalla letteratura alla danza, dal teatro al cinema, passando per i fumetti e nuove tecnologie, occhieggiando dunque anche al difficile pubblico di giovanissimi, che potranno trovare nelle sale del museo anche la presentazione di un videogioco.

Tanti gli ospiti che animeranno dal prossimo 19 aprile al 25 la prima (e si spera non unica) edizione di questa interessante rassegna, dal mondo della musica al cinema, dall’arte alla letteratura: Niccolò Fabi, Peppe Servillo, Tosca, Cristiano De Andrè, Ferzan Ozpetek, Giorgio Pasotti, Erri De Luca sono soltanto alcuni dei nomi che con presentazioni, interviste, concerti daranno vita a qualcosa di straordinario, e che da questa edizione diventeranno Ambasciatori del MANN.

Il MANN insomma continua a rinnovarsi, allontanando sempre di più la polverosa idea di archeologia con un linguaggio nuovo, fresco, dinamico che si adatta ad una società in rapido e continuo cambiamento e, tra applicazioni e videogame per smartphone valorizzando e diffondendo non soltanto la propria immagine, ma anche, e soprattutto le sue opere.

Nel frattempo dal direttore Giulierini arriva la conferma ufficiale dell’attesa apertura di un’altra ala museale, la Sezione Epigrafica, che sarà inaugurata il prossimi 30 maggio: «Si consolidano rapporti internazionali con l’Ermitage e il Louvre, stiamo procedendo spediti allargando i servizi esterni (di prossima apertura anche la caffetteria) ed interni (il 12 maggio una nuova ala dedicata ai laboratori di restauro) ma, soprattutto, il Mann non perde di vista i cittadini. Per questo abbiamo pensato ad un Festival per grandi e piccoli a prezzi assolutamente popolari, che coniughi la magia del mondo classico dell’Archeologico al moderno concetto di cultura».

Il MANN si prepara così a competere con i grandi musei nazionali ed internazionali, offrendo ai suoi visitatori sempre più servizi, e svecchiando un’immagine che l’aveva ingiustamente un po’ adombrato.

Sette serate nel salone della meridiana, che saranno inaugurate dalla voce di Ray Wilson nella serata di mercoledì 19, con concerti che vedranno protagonisti assoluti Daniele Russo, Tosca, Gino Paoli.

Non solo soirée, ma anche i pomeriggi con i grandi incontri sono vere e proprie chicche da non perdere, a cominciare dall’intervista di Titta Fiore al regista Ferzan Ozpetek, che presto a Napoli girerà il suo nuovo film, Napoli Velata, e che parlerà con la giornalista della città di Napoli e della sua amata Istanbul.

Il Festival MANN è realizzato con la collaborazione di Luca Baldini e Officine della Cultura e il comitato onorario di Ivan Cotroneo, Luciano Stella, Andrea Milanese e Daniela Savy.

La direzione artistica è invece di Andrea Laurenzi che ha detto: «Le Muse, divinità della mitologia classica nate dall’unione di Zeus e Mnemosine, proteggevano ed ispiravano le forme d’arte, abbiamo scelto di esplorarle tutte, sia quelle classiche, come la poesia, la scrittura, la musica e la danza, sia quelle che si sono imposte in questi decenni come il cinema e il fumetto. La scelta del cast nasce proprio dalla ricerca del confronto tra artisti contemporanei provenienti da diversi contesti di formazione, che saranno ispirati dalla storia del MANN e della città di Napoli».

Per maggiori informazioni:

festivalmann.it

LIFESTYLE

Grand Hotel Castrocaro Terme, la cura del benessere

Un albero della vita, anzi di lunga vita, quello stilizzato da Longlife, brand del benessere che si trova all’interno del Grand Hotel Castrocaro Terme e SPA. Quattro stelle S, come superior, ed è solo entrando in questa meravigliosa costruzione anni ’30 che si capisce il motivo di quella lettera in più.

È il 1928 l’anno di costruzione di questo bellissimo edificio in puro stile Art Déco, il cui personale è discreto e disponibile, attento alle esigenze del cliente con interesse, ma non invadenza.

Le camere sono dotate di ogni confort, dalla PayTV satellitare ai piccoli salotti, ma è nei sotterranei che si nasconde la formula di lunga vita.

Sì, una vera e propria formula, quella realizzata dalla Longlife, consigliata anche da Vanity Fair, che in un crescendo di temperature e vapori, aiuta gli ospiti di questo suggestivo centro termale a depurarsi da tossine e sentirsi a loro agio con il proprio corpo.

Le originali porte degli ambienti raccontano ancora di quei ruggenti anni in cui anche l’Italia scopriva i piaceri delle calde acque sulfuree castrocaresi.

Grand Hotel Castrocaro Terme, uno dei salotti interni

All’interno dell’albergo è consentito passeggiare in accappatoio, lo intuisco subito osservando gli uomini e le donne che si muovono con disinvoltura nella hall, mentre me lo spiegano alla reception. Trovo anch’io il mio nell’armadio all’interno di una confortevole stanza Deluxe, insieme agli infradito. È una sensazione che mi rinvigorisce, quella che mi avvolge come la morbida spugna bianca intorno al mio corpo, che si spoglia della quotidiana costrizione di abiti e scarpe, ritrovando una nuda libertà. Infilo il mio costume e sono pronto per iniziare il mio percorso.

Il mio percorso inizia con il bagno di vapore termale in grotta. È intensa l’esperienza del vapore in grotta che, grazie a un suggestivo cielo stellato cromo-terapico, mi dà la sensazione di trovarmi in un ambiente naturale, all’aperto, con un’umidità costante che arriva al 98% e una temperatura di 42 gradi. Si resta in silenzio, si respira piano, mentre la luce tenue delle stelle cambia, tracciando costellazioni indefinite. Un trattamento, questo, che mi porta inconsciamente tanti benefici, che vanno dalla perdita di peso alla regolazione della pressione, oltre ad essere, naturalmente, un efficace metodo per rilassarmi ed entrare completamente nello stato mentale di questo piccolo mondo.

Faccio una doccia, per depurare il mio corpo dalle tossine esalate sudando, e nel frattempo avanzo lungo il corridoio, dove scorgo salottini con sedute, lettini e bevande naturali come tè verde, mirtillo e frutti di bosco per aiutare l’organismo a depurarsi. Liquidi caldi dai sentori fruttati che mi proiettano in un mood di serenità psicofisica.

Con i suoi 79 gradi, apparentemente la sauna può spaventare. Immaginavo che una volta dentro non sarei riuscito a rilassarmi, invece con mia grande sorpresa, resisto al caldo molto meglio di quanto pensassi, depurando il mio corpo e riattivando la circolazione. È un bene non essere direttamente consapevoli dei benefici che portano al corpo questi trattamenti, perché in questo modo si pensa soltanto a rilassare la mente che, implicitamente, aiuta tutto il corpo a ritrovare il giusto equilibrio.

Non ho avuto animo di tuffarmi nella vasca d’acqua fredda, gelida direi, benché consapevole dei benefici per il corpo dopo una sauna, a mo’ di frigidarium pompeiano.

Il complesso non dispone soltanto di una doccia emozionale, ma anche della doccia tibetana, un secchio d’acqua gelata da tirarsi in testa (per veri coraggiosi!).

Mi sono diretto nel bagno turco, che conclude l’area di purificazione, qui declinato nella cromoterapia che, ai benefici del vapore acqueo, unisce fasci di luce colorata che si propagano nella nube come silenziosi fulmini in lontananza. E già sento il mio corpo rilassato, molle, temprato eppure insolitamente rilassato, respirando lentamente quella suggestiva atmosfera che ha sempre un retrogusto orientale.

La seconda parte è quella delle acque termali, e si apre con il percorso vascolare kneipp, che alterna due camminamenti di acqua calda e acqua fredda che aiutano notevolmente il drenaggio e la circolazione degli arti inferiori.

Un’ultima pausa in un altro salotto per godere di tisane e sedute, prima di lanciarmi nella piscina termale, apoteosi perfetta di una giornata intensa.

Nessuna sensazione di acqua fredda mentre mi immergo, gradino dopo gradino, nella grande piscina, portandomi in prossimità di una delle bocche dell’idromassaggio, mentre sento il mio corpo rigenerarsi sotto i getti vigorosi e delicati dell’acqua.

E quasi non voglio più uscire da questo rilassante mondo dove fluttuo senza gravità.

La mia perfetta giornata si è conclusa con amici in uno dei salottini finemente arredati del Grand Hotel, uno di quelli accanto al lounge bar, dove la musica si diffonde soffusa come in un film e si può godere delle atmosfere serali in perfetto stile Art Déco.

Cambia completamente l’albergo, che si anima per il popolo notturno di villeggianti e ospiti, che possono giocare a carte nei piccoli salotti con i tavoli da gioco o fare quattro chiacchiere in una teoria di divani per chi invece vuole godere della musica live e degli ottimi cocktail dei barman dell’albergo.

Il Grand Hotel Castrocaro è come un mondo senza tempo dove le atmosfere ovattate raccontate da Fitzgerald nei suoi romanzi ad inizio secolo, continuano a vivere indisturbate lontane dal logorio della vita moderna.

ART NEWS

Art Déco, viaggio nei ruggenti anni. A Forlì fino al 18 giugno

Un viaggio, quello della mostra Art Deco – gli anni ruggenti in Italia, che, come un vivido racconto, proietta lo spettatore in un’altra dimensione spazio-temporale. Stampe, ma anche suppellettili, preziosi monili, passando per arredi d’epoca, automobili e treni. Sì, perché quello di Art Deco, ai Musei di San Domenico a Forlì fino al prossimo 18 giugno 2017, è la fastosa rievocazione dei primi del Novecento, quando tutto era lusso, raffinata ricerca di una bellezza colta e di un gusto che avrebbe segnato per molti decenni a venire di quel design, primigenio antesignano dell’inconfondibile stile italiano.

Lungo il percorso espositivo trova spazio anche una mastodontica Isotta Fraschini di tipo 8b, di un intenso blu cobalto, appartenuta a Gabriele D’Annunzio. Questa autovettura, che poteva sfrecciare ad una velocità di ben 150 chilometri orari, fu ribattezzata Traù dal poeta vate, in omaggio alla città martire della Dalmazia.

Lusso sempre, comunque e ovunque. Lo dimostrano gli sfarzosi arredi del Côte d’Azur Pullman Express, lussuosissimo treno francese che percorse la costa azzurra dal 1929 al 1939, accogliendo il passeggero di prima classe su comode poltrone, pregiati tavoli in legno, lampade e vetri con putti vendemmianti, e che tante stampe d’epoca ha ispirato per la sua promozione.

Tante le influenze che hanno ispirato le opere e le manifatture dell’epoca, che mostrano un’Italia compatta che avanza verso il progresso e una propria visione del futuro: dalle evidenti ascendenze orientali delle porcellane di Ginori al gusto classico delle anfore di Gio Ponti.

Uomini eleganti e donne alla moda. Non si può non pensare al Grande Gatsby lungo il percorso, con jazzistici preludi sonori dell’audioguida, che ricreano l’atmosfera mondana del ventennio, e gli ambiziosi progetti che l’architetto milanese per antonomasia, Piero Portaluppi, disegnò con grande ironia per la città di New York, di cui restano soltanto schizzi e modelli.

È una figura ambivalente quella dell’uomo che emerge da questa rassegna, ora atleta virile ora efebo aggraziato e un po’ dandy, così come le sensuali donne dagli sguardi languidi, come l’iconica Turandot del poster di Leopoldo Metlicovic del 1926.

Ma non è un caso invece che sia il conturbante volto di Wally Toscanini il manifesto-simbolo di questa grande esposizione, poiché incarna perfettamente l’essenza regale e ribelle di questo secolo: figlia del noto compositore Arturo, Wally è stata ritratta da Alberto Martini come una giovane regina di Saba, con il viso contornato di gioielli e perle, adagiata su di una chaise longue con un bellissimo abito di seta gialla. Questo grandioso pastello era stato commissionato dall’amante della donna, il conte Emanuele Castelbarco, sposato e di diciotto anni più grande, che ricorse a tale espediente per incontrare segretamente la giovane durante le ore di posa. I due, su suggerimento di Gabriele D’Annunzio, presero la cittadinanza ungherese, affinché il conte divorziasse e fosse libero di sposare la giovane e bella Toscanini.

I ruggenti anni ’20 sono vicini a noi contemporanei più di quanto il loro mito intramontabile non suggerisca già, con una piccola dose di trasgressione, gli amori clandestini e il loro inconfondibile stile Art Déco.

CINEMA, INTERNATTUALE

Claudia Cardinale, Cannes e la polemica ipocrita di twitter

A poche ore dalla sua presentazione ufficiale ha già suscitato non poche polemiche. Parlo del poster della 70esima edizione del Festival di Cannes, che quest’anno vede protagonista un’altra icona del cinema internazionale, Claudia Cardinale.

Dopo Marcello Mastroianni, Ingrid Bergman e Jean-Luc Godard delle passate edizioni a troneggiare sul poster della kermesse di cinema più prestigiosa al mondo c’è questa volta la nota attrice italiana. Una giovanissima e sorridente Cardinale intenta a saltare e girare gioiosa su se stessa, con i lunghi capelli al vento.

Uno scatto vintage in bianco e nero che nella locandina è stato riproposto con colori purpurei-violacei, mentre la silhouette dell’attrice sembra adesso volteggiare tra uno scintillante numero 70.

Immediata la polemica per qualche colpo di “photoshop” che avrebbe ristretto la vita e le caviglie della protagonista di Il Giorno della Civetta, e ne ha ritoccato anche i capelli.

Un vero “sacrilegio” secondo i twitteri su di una Claudia poco più che ventenne.

Ad operare i ritocchi su di una foto dell’Archivio Cameraphoto Epoche di Getty Images è stato Philippe Savoir, che ha adeguato l’immagine allo spirito di questa edizione e, confrontandola con lo scatto originale, senza dubbio è innegabile che i ritocchi ci sono stati.

Ma si tratta di una polemica inutile, quella del web che sembra continuare ad indignarsi senza alcuna coerenza.

i ritocchi evidenziati da Vanity Fair Italia

In un mondo, quello del web, dove anche il ritocco è diventato democratico e, nell’era del post-Photoshop anche un semplice selfie con lo smartphone è abbondantemente ritoccato grazie ad applicazioni e filtri, suona un po’ ridicolo, e probabilmente ipocrita, risentirsi e polemizzare contro qualche click del computer che ha soltanto attualizzato l’immagine dell’attrice, adeguandola ad un diverso uso, trasformandola da scatto distratto di un magazine d’epoca a iconica immagine del cinema.

Felicissima e onorata la Cardinale che in merito alla scelta di questa foto, di cui nemmeno si ricordava, ha detto: «Ma quella foto mi rammenta i miei inizi, un’epoca in cui mai avrei immaginato di ritrovarmi un giorno sulle gradinate del più celebre dei Festival» incurante dell’incriminato ritocco

Qualsiasi fotografo o ritoccatore, ma anche semplice utente di facebook e instagram, avrebbe, se ne avesse avuto la capacità e la possibilità, assottigliato una caviglia ed un polpaccio appena deformato dallo slancio del salto, senza nulla togliere alla bellissima espressione di un viso radioso.

Quante volte sbianchiamo i nostri denti, assottigliamo il viso, eliminiamo il doppio mento, utilizziamo un filtro che schiarisca la pelle o ci faccia apparire più giovani?

Per pura vanità o semplice insicurezza siamo tutti soggetti al ritocco fotografico, e molto più spesso al bugiardo auto-ritocco, quello di cui ci vergogniamo come le showgirl del botox in televisione e continuiamo a negare anche di fronte all’evidenza.

Da intelligente donna di spettacolo, persino Claudia ha elegantemente glissato l’argomento, perché conosce bene le leggi del marketing e le regole che lo showbiz impone. Per questo motivo trovo particolarmente fasullo continuare a fare la morale su di una consuetudine abusata da tutti: chi non ha usato il filtro leviga almeno una volta scagli la prima pietra.

 

ART NEWS

Gli orsi di Paola Pivi per l’Art Week alla Rinascente di Milano

Ha un retrogusto anni ’90 qualche lavoro del nuovo progetto site specific che Paola Pivi ha realizzato per LaRinascente a Milano. Un’opera insolita che, in occasione della Art Week e del Salone Internazionale del Mobile, allestirà le vetrine del noto department store che affacciano su Piazza Duomo.

I am tired of eating fish, questo il titolo del concept, a cura di Cloe Piccoli, che vede dei variopinti orsi, alla scrivania o danzare tra colorati sfondi di oggetti d’uso quotidiano, occupare le otto grandi vetrine dello store milanese.

Un universo surreale, quello della Pivi, che nel 1999 ha anche vinto un Orso d’Oro alla Biennale di Venezia, che proietterà i passanti in un mondo governato da leggi dell’assurdo, dove tutto è capovolto e dove ogni cosa può succedere.

Tanti i riferimenti al mondo dell’arte e, inevitabilmente, a quel design squisitamente italiano e milanese in particolare, ma anche al lifestyle e al tempo libero, passando per la natura e il mondo del business.

Il progetto trasforma le vetrine dei Grandi Magazzini Milanesi in vere e proprie gallerie d’arte pubbliche.

Too Late, 1,2, cha, cha, cha, I love my ZiziI and I must stand for artI am a professional bear, I am busy today, Bad Idea: ognuno degli orsi ha un nome che è il frammento di una storia sospesa in un contesto non specificato e in un tempo imprecisato.

Un evento di grande arte contemporanea, che entra di diritto tra gli appuntamenti da non perdere, e gratuiti per giunta, dei “fuori salone” milanesi, che porta l’arte, è proprio il caso di dirlo, tra la gente in piazza.

La Pivi è una acclamata artista italiana nel mondo, che ha esposto le sue opere tra l’altro al MoMA di New York, alla Tate Gallery di Londra, ma anche a Francoforte e Shangai, e arriva con questa rassegna per la prima volta nel capoluogo lombardo, portando i suoi amati orsi dell’artista, vero marchio di fabbrica della sua poetica.

Dalla performance alla fotografia, passando per la scultura, sono tante le tecniche attraverso le quali l’artista esprime se stessa.

Quotate tra i 120 e i 230mila euro, ha realizzato anche alcune opere per la Fondazione Trussardi ai Magazzini di Porta Genova a Milano.

Il progetto per la Rinascente invece si compone prevalentemente di sculture e installazioni, che originano un allucinante mondo onirico, sospeso tra riflessione e lucida follia.

LIBRI

Le storie segrete di cinquanta famosissimi capolavori dell’arte

Cosa sappiamo veramente delle opere d’arte più famose al mondo? La Gioconda, La ragazza con l’orecchino di perla, ma anche Notte Stellata, l’Urlo di Munch o il bacio di Klimt. Celebrati talvolta anche dall’arte contemporanea, sono quadri famosissimi al punto da tramutarsi in vere e proprie icone della cultura pop mondiale raffigurate in ogni dove: dai calendari alle agende, dalle cartoline ai gadget più disparati, passando per le cover degli smartphone e arrivando persino alle emojii di WhatsApp.

Capolavori della storia dell’arte la cui fama gli ha dato una vita propria, che trascende il nome dell’artista che le ha create e la propria epoca, acquisendo una modernità senza tempo.

Eviscerati da qualsiasi tecnologia, riprodotti su qualsiasi superficie e riproposti in ogni salsa, questi dipinti sono costantemente sotto gli occhi di tutti. Ma quanto ne sappiamo davvero a riguardo?

A questa domanda ha provato a rispondere Lauretta Colonnelli che arriva in libreria con Cinquanta Quadri – i dipinti che tutti conoscono. Davvero? Come suggerisce il sottotitolo, la giornalista del Corriere della sera si domanda e ci domanda se li conosciamo veramente, e presenta al pubblico una selezione di cinquanta tra i dipinti più “usurati”, raccontandone storia, aneddoti, curiosità, segreti e notizie su opere che tutti vediamo, ma che, molto probabilmente, pochi conoscono.

Un esempio su tutti i due angioletti “imbronciati”, spesso visti da soli, fanno in realtà parte della Madonna Sistina di Raffaello.

Erroneamente creduta una tela, la Gioconda è invece un olio su tavola (di pioppo), che lo stesso Leonardo Da Vinci portò con sé alla corte di Francesco I cui la vendette durante il suo soggiorno.

I noti volti dei due Duchi di Urbino (che di recente ho visto agli Uffizi), dipinti da Piero Della Francesca nascondono un segreto: sono stati ritratti di profilo in quanto il committente, Federico da Montefeltro, si sfigurò parte del viso durante un torneo, e aveva chiesto all’artista di ritrarlo soltanto dal profilo buono, il sinistro.

Spesso sfondo dei desktop dei nostri laptop, La Notte Stellata di Van Gogh fu dipinta dall’artista olandese all’interno del manicomio di Saint Remy in Provenza (Francia). Pennellate vigorose e violente, date probabilmente durante i suoi momenti di follia, che hanno reso immortale la campagna sottostante che l’artista vedeva dalle grate della finestra della sua stanza.

Ma sono davvero tante le opere che sono mostrate sotto una luce nuova, di una conoscenza che va al di là della mera percezione visiva.

Quadri che custodiscono in sé storie segrete che, con questo volume, vengono adesso rivelate. A tutti.

Il libro è edito da Edizioni Clichy. Per maggiori informazioni:

www.edizioniclichy.it