LIFESTYLE

Milano Fashion Week: Donatella Versace fa la storia ricordando il fratello Gianni

È una sfilata celebrativa quella della maison Versace, conclusasi poche ore fa durante la Milano Fashion Week. Non solo e non tanto per la voce di Donatella Versace che ha accompagnato i capi della stagione SS2018, ripetendo in loop “Gianni, this is for you”, Gianni, questo è per te, tra trance-track e musica techno durante il catwalk per ricordare il fratello scomparso, ma anche e soprattutto per una collezione, quella primavera/estate del prossimo anno, che ha saputo declinare in chiave moderna i capi cult della casa della Medusa, quelli creati negli anni tra gli anni ’80 e ’90 dall’estro di Gianni Versace, capostipite della fortunata casa di moda. I modelli sono qui riproposti in un mix di continuità e innovazione che non annoia e che, in tempi di revival televisivi e reboot cinematografici, non invecchia, ma cavalca sapientemente l’onda della nostalgia degli anni ’90.

Dal mitico chiodo borchiato, il giacchetto di pelle nera con le effigi della maison italiana, alle famosissime stampe technicolor, dalle fantasie barocche e animalier allo stile un po’ pop-art con la testa di Marilyn e James Dean, forse i modelli a mio avviso meno riusciti, finendo con i giubbetti in denim.

Una collezione dove i bianchi e i neri sono accostati a colori vivaci, a tratti fluo, ma anche tanto oro, riuscendo a cogliere l’essenza di un ventennio fa della casa di moda italiana, riportando in passerella lo spirito dell’amato e compianto Gianni Versace, morto prematuramente a cinquant’anni, assassinato il 15 luglio del 1997 nella sua villa a Miami.

Bella Hadid, sulla passerella per Versace

Versace riscopre così le sue radici, puntando su modelli iconici e su tessuti che hanno contribuito a portare lo stile italiano nel mondo, permettendo alla maison di affermarsi a livello globale nell’industria del fashion.

Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford sulla passerella per Versace

Ma la sfilata è stata anche un ideale passaggio di testimone dalle vecchie alle nuove generazione della passerella, che trovano affermazione sulle riviste di moda. Tra le modelle infatti i volti noti, anzi famosissimi, di alcune delle top del momento, come Gigi Hadid figlia della top model Yolanda Hadid, tra le più attese a questa settimana della moda milanese, ma anche la bellissima e giovanissima Kaia Gerber, figlia (quasi clone) di Cindy Crawford.

E a chiudere quella che è stata una sfilata pressoché perfetta, destinata ad entrare negli annali della storia, c’era proprio lei, mamma Cindy, insieme alle sue colleghe super top degli anni ’90, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Helena Christensen e Carla Bruni, vere e proprie divinità nell’olimpo della moda, fasciate come dee in abiti di maglia metallica dorata, capo cult della maison, che con Donatella hanno chiuso questo quadro moda che fa la storia, celebrando degnamente la figura di un indimenticato Gianni.

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ART NEWS, CINEMA

Loving Vincent, primo film dipinto su tela per raccontare la vita di Van Gogh

A metà tra film d’animazione e opera pittorica vera e propria, la pellicola Loving Vincent ripercorre la vita di Van Gogh, famosissimo artista del XIX secolo, noto per le sue tele impressioniste e la lucida follia che le ha generate. Tante e contrastanti le leggende che ruotano intorno alla sua figura, da satiro lussurioso a genio, a fannullone.

Una pellicola interamente dipinta su tela, che fonde arte e tecnologia e che forse sarà destinata ad aprire la strada ad un nuovo genere cinematografico e senza dubbio un nuovo ed innovativo modo di raccontare i grandi artisti sul grande schermo.

Night Cafè, Arles Lt Milliet (Robin Hodges) and Armand Roulin (Douglas Booth)

Riproducendo infatti ben 94 dipinti dell’artista, con la stessa tecnica e il suo stesso stile, il film racconta la vita di Van Gogh, immergendo letteralmente all’interno delle sue opere lo spettatore, che potrà così riconoscere il Caffè di notte, il Campo di grano con volo di corvi, la famosa notte stellata e i suoi tanti ritratti e autoritratti.

Le immagini sono state ricreate da un team di 125 artisti, che hanno lavorato per anni per riprodurre migliaia di immagini per questo progetto senza dubbio originale e di grandissimo impatto. E il frutto di questo duro lavoro è un film che coniuga poesia, arte, tecnologia e pittura ed è riuscito a catturare il Premio del Pubblico all’ultimo Festival d’Annecy.

Il film arriva a seguito del grandissimo successo della mostra multimediale Van Gogh Experience, altro grande esempio di come oggi la tecnologia può aiutare a diffondere l’arte attraverso un linguaggio contemporaneo, che si avvicini maggiormente a giovani e giovanissimi, poco avvezzi ai musei e, ahimè, molto ai touch screen.

Distribuito da Nexo Digital in collaborazione con Adler, vede media partner d’eccezione come Radio DEEJAY, Sky Arte HD e MYmovies.it, nell’ambito del progetto La Grande Arte al Cinema.

Marguerite Gachet (Saoirse Ronan) at the piano

La pellicola uscirà solo il 16, 17 e 18 ottobre. Per un elenco completo delle sale in cui sarà possibile vederla bisogna consultare il sito www.nexodigital.it

Non si tratta di uno sterile documentario, ma di una vera narrazione che parte dall’estate del 1891 in Francia, passando per Amsterdam, New York, Londra, Mosca, Parigi e Dallas.

Ispirata alle Lettere a Theo, la più corposa raccolta epistolare scritta dall’artista ad un caro amico, vede le parole dello stesso artista raccontare la sua vita.

Tanti i volti noti del piccolo e del grande schermo che hanno preso parte a questo interessante quanto eccezionale film: da Jerome Flynn de Il Trono di Spade a Saorise Ronan (nominata all’Oscar per Brooklyn e Espiazione), passando per Aidan Turner di Lo Hobbit e Helen McCrory di Harry Potter. A vestire i panni del protagonista, l’attore di teatro Robert Gulaczyk.

La loro partecipazione dimostra quanto un’opera del genere sia significativa e trascenda la mera passione per il mondo dell’arte e l’importanza della sua divulgazione, rendendo sempre meno netti i contorni del documentario dalla cinematografia.

ART NEWS

Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi, a Novara fino al 14 gennaio

Le stanze segrete di Vittorio Sgarbi, da oggi, 21 settembre, fino al prossimo 14 gennaio 2018 al Castello Sforzesco di Novara. Dal Rinascimento al Neoclassico, questo il sottotitolo della mostra, che seleziona 120 opere dalla vasta Collezione Cavallini-Sgarbi di proprietà del noto critico d’arte Vittorio e di sua madre Rina Cavallini. Un’antologica, come ormai di consueto per Sgarbi che, dopo i Tesori Nascosti cui ho avuto il privilegio di partecipare, ritorna a divulgare arte in Italia. Niccolò dell’Arca, Lorenzo Lotto, Guercino, Guido Cagnacci, Artemisia Gentileschi, Francesco Hayez e Gaetano Previati sono soltanto alcuni degli artisti che animano queste ideali stanze segrete.

Una collezione che racconta di una grande passione, quella per la bellezza, di Vittorio Sgarbi e di sua madre, che hanno accumulato opere prendendo parte alle più prestigiose aste di tutto il mondo.

Non c’è una logica in questa collezione, che mette insieme indistintamente dipinti e sculture, e artisti di ogni secolo e genere pittorico, accomunate soltanto dal grande amore del critico d’arte.

Per la realizzazione di questa importante rassegna, alcune opere sono state sottratte ad alcuni musei statunitensi e orgogliosamente riportate in Italia, come il Ritratto di Francesco Righetti di Guercino dal Kimbell Art Museum di Forth Worth.

Realizzata con il patrocinio del Comune di Novara e naturalmente quello della Fondazione Cavallini Sgarbi, la mostra vede la direzione artistica di Giovanni C. Lettini, Sara Pallavicini e Stefano Morelli, ed è promossa dalla Fondazione Castello per valorizzare il sito visconteo, che viene finalmente riaperto al pubblico e restituito alla sua città.

Fino agli anni ’70 il castello ha avuto funzione di carcere, dove è stata rinchiusa anche Claretta Petacci, amante di Benito Mussolini.

Oggi invece quelle stesse stanze, un tempo prigioni, si fanno custodi di cotanta arte, e rendono più suggestiva la visita stessa del castello: «Da settembre a gennaio – ha detto Alessandro Canelli, sindaco della città di Novara – i visitatori avranno la possibilità di vivere una esperienza unica di bellezza e meraviglia, un primo tassello importante perché Novara possa diventare un punto di riferimento e di attrazione culturale anche fuori dai propri confini».

Opere che non seguono nemmeno una linea di appartenenza, bensì una geografia del cuore. Molto belle le parole con cui Vittorio ricorda sua madre Rina, definita il suo “miglior uomo”, la persona più fidata non solo negli affetti ma anche nei suoi interessi: «Si fece prolungamento del mio pensiero e della mia vita. Io indicavo il nome di un artista, il luogo, la casa d’aste. E lei puntuale prendeva la mira e colpiva».

Questa collezione ha saputo mettere insieme nel tempo, tra i tanti, artisti italiani di scuole diverse: dalla lombarda alla marchigiana, dalla veneta all’emiliana, passando per la romagnola, la toscana, la romana, con il solo intento di raccontare importanti pagine di storia dell’arte del nostro paese, e di quelle regioni che, come un colorato puzzle, ne compongono l’immagine e la grandezza agli occhi del mondo.

INTERNATTUALE

Un cane veglia per ore l’amico investito da un pirata della strada

Un cane è rimasto per ore accanto al corpo di un suo “amico” morto a seguito di un investimento di un’auto. È successo a Roma, in Via Tuscolana, all’altezza dello svincolo di Rocca Priora.

A Napoli diciamo spesso che gli animali sono migliori degli esseri umani. E a sentire la storia di questo cane è proprio così. Il cane ha vegliato per ore il corpo esanime dell’amico, lasciando sbalorditi quanto commossi centinaia di pendolari che attraversano le arterie principali della Capitale.

«Stavo accompagnando mia figlia a scuola – racconta Marco Milani, portavoce di Equi Diritti dalle pagine ANSA -, quando sono rimasto bloccato da una lunghissima fila. Inizialmente pensavo fosse un incidente, poi invece mi sono accorto del cane. Era in mezzo alla strada, fermo ad accudire il suo amico, ucciso probabilmente da un pirata della strada».

Una storia insomma che, a tutti quelli che ricorderanno il cane Hachiko, il cane che continuò ad aspettare il suo padrone alla stazione anche dopo la sua prematura scomparsa, conferma quanto sia grande il cuore degli animali, e dei cani in particolare, capaci di un affetto immenso.

Alcuni testimoni accorsi sul posto hanno raccontato che l’animale era già lì dalle cinque.

Due cani che a quanto pare erano molto noti nel quartiere: «Qui tutti ricordano i due cani che giocavano spesso insieme in strada – prosegue Milani – Ho pubblicato le foto sui social perché volevo evitare che venisse portato in canile, ma per fortuna ha un padrone. A decine si erano già offerti di adottarlo».

LIFESTYLE

Thor of Sweden, l’Ancora dal design minimal svedese

Oggi è iniziata la Milano Fashion Week, la settimana della moda che porta nella capitale lombarda, fino a lunedì 25, l’haute couture che vedremo nella prossima stagione.

Due maxischermi in città, uno in Piazza San Babila e l’altro in Piazza Gae Aulenti, per seguire un evento che porta quest’anno ben 63 sfilate e 159 collezioni, per trovare tra le nuove proposte il proprio stile personale senza però rischiare di apparire demodé e antiquati.

Mentre ci toccherà aspettare ancora qualche giorno prima che magazine patinati e riviste di settore ci suggeriscano le tendenze migliori da indossare, ecco un accessorio di cui fashion blogger e fashionisti, non possono più fare a meno, e lo abbinano frequentemente alle loro mise quotidiane e agli outfit che propongono sui loro social network.

Chi gira su instagram come me lo sa bene, i bracciali con le Ancore sono già da qualche anno ormai un vero e proprio must per gli amanti del fashion. Questo accessorio è diventato nel giro di poche stagioni un classico intramontabile, che ognuno, soprattutto nella bella stagione, vuole sfoggiare al polso per sentirsi alla moda.

Sono tanti i falsi e le imitazioni da cui guardarsi. Se volete un oggetto di design, ma soprattutto di alta qualità, allora dovreste preferire lo stile minimal-chic del brand svedese di Thor of Sweden.

bracciale Thor of Sweden, instagram @marianocervone

Ho ricevuto questo bellissimo bracciale questa mattina e subito sono stato preso dalla smania di parlarvene.

Non appena l’ho indossato ho subito percepito quella piacevole sensazione di accessorio esclusivo, un oggetto di lusso, ma non per questo proibitivo.

Questo marchio produce nel suo studio e nella sua fonderia di Stoccolma una vasta linea di bracciali unisex accomunati dal tipico design dell’ancora stilizzata riconoscibile anche sul celebre logo.

Il disegno scandinavo coniuga perfettamente l’eleganza alla modernità, realizzando un gioiello classico senza tempo.

Come il celebre martello della divinità teutonica Thor, questi bracciali si propongono di incarnare la forza, la potenza, l’autostima, il successo e la determinazione per chi li indossa, e sono pensati per chi vuole un design sofisticato e innovativo al tempo stesso, esternando quella forza interiore che si trova in ognuno, sviluppando e migliorando la propria attrazione.

Materiali di grande durezza e resistenza, che vanno dall’oro 18 carati all’argento, passando per il rodio dando vita ad una collezione che si declina perfettamente con ogni stile.

Tante le combinazioni di colori e rifiniture, dall’oro rosato al grigio chiaro, dal bianco al nero per adattarsi perfettamente a qualsiasi genere, età, abbinamento.

ART NEWS

La Cattedrale di Pozzuoli, avveniristico Tempio di Augusto sopravvissuto alle fiamme

La Cattedrale di Pozzuoli è oggi un amalgama di fede, arte e, sì, anche tecnologia. Distrutto da un disastroso incendio nel 1964, questo luogo di culto è risorto letteralmente dalle sue ceneri come l’Araba Fenice.

Chi mi segue sui miei canali social, e instagram in particolare, se ne sarà già accorto: questa estate sono stato a Pozzuoli, e non potevo non fare un salto nello storico Rione Terra, per vedere questo avveniristico luogo, a metà strada tra una chiesa e un tempio.

Sì, perché se c’è un lato “positivo” in un incendio che ha divorato parte della originaria struttura barocca, è quello di aver riportato alla luce l’antico Tempio di Augusto, su cui è stata costruita in epoca successiva la cattedrale.

La cattedrale sorge oggi sulla sommità del Rione Terra, e con molta probabilità rappresentava la parte più alta dell’antica Puteoli, che portò i greci a costruirvi un Capitolium della città, tempio dedicato alla Triade Capitolina Giove, Giunone, Minerva più volte rimaneggiato e riedificato fino all’età Augustea.

Il tempio fu costruito per volere di Lucio Calpurnio che volle dedicarlo all’Imperatore Augusto, come si evince da una iscrizione, che incaricò l’architetto Lucio Cocceio Aucto, probabilmente nel 194 a.C.

In età augustea i puteolani decisero di dedicare il tempio al patrono, Procolo, tra la fine del V e gli inizi del VI secolo.

È nel XVII secolo che la cattedrale comincia ad assumere le connotazioni architettoniche che ancora si intravedono. Durante l’età della controriforma il vescovo Martín de León y Cárdenas volle adeguarlo ai nuovi dettami, incaricando l’architetto Bartolomeo Picchiatti con la consulenza artistica di Cosimo Fanzago. Un intervento che si concluse nel 1647.

Artemisia Gentileschi, San Gennaro nell’Anfiteatro di Pozzuoli

Il duomo, secondo il nascente gusto barocco, fu arricchito di tele che narravano la vita della città, tra cui gli episodi della vita di San Gennaro che qui trovò la morte, ad opera della pittrice Artemisia Gentileschi, che lo ritrae proprio nell’Anfiteatro di Pozzuoli mentre doma le bestie che avrebbero invece dovuto divorarlo. Ma sono tanti i pittori degni di nota che fanno di questo luogo un vero e proprio museo e scrigno di opere d’arte.

Un grande incendio si sviluppò dal tetto in legno in incannucciato durante la notte tra il 16 e il 17 maggio del 1964, generando un calore tale che calcinò persino i muri.

Le tele ivi custodite furono portate per sicurezza nel Museo di Capodimonte e nel Museo di San Martino a Napoli. Ma se l’incendio rappresentò una pagina triste della storia dell’arte, esso consentì di vedere e scoprire la struttura originaria del tempio, che si pensava demolita per far spazio all’odierna cattedrale.

Oggi grazie ad una futuristica visione architettonica antico, moderno e contemporaneo convivono in un edificio che accosta grandi vetrate, che provano a restituire l’idea dell’antico tempio augusteo, e le colonne corinzie in parte stuccate che fuoriescono dalle pareti della cattedrale.

In parte musealizzata, oggi è rappresenta uno dei restauri più suggestivi e meglio riusciti al mondo, con passerelle in vetro che consentono di scorgere l’originaria struttura augusea, in parte ancora coperta, e la magnificenza di una cattedrale che, come San Gennaro con le belve nell’anfiteatro, sopravvive ancora a dispetto delle fiamme che lo divorarono più di mezzo secolo fa.

ART NEWS

La maison FENDI adotta la Galleria Borghese, tra Caravaggio e mostre internazionali

Prosegue il binomio pubblico e privato, e in particolare quello di moda e arte. Dopo il Palazzo della Civiltà e la Fontana di Trevi, prosegue la scalata di FENDI alla conquista di Roma, e al consistente contributo per un completo recupero e valorizzazione, che ha portato finora all’investimento di 10 milioni di euro.

La maison italiana ha deciso ora di adottare per tre anni la Galleria Borghese.

Merito della riforma museale attuata dal ministro Dario Franceschini, che ha avvicinato l’Italia agli standard europei, incentivando le cooperazioni tra le grandi aziende e le grandi realtà museali.

Una strategia vincente che, in tempi di crisi, ha portato i 38 milioni di visitatori nei musei italiani del 2013 a 45,5 cui vanno sommati i +12 dell’anno in corso. Cifre di tutto rispetto, che fanno dell’Italia il cardine per la cultura nel mondo, e dell’arte il principale attrattore che porta qui a frotte i turisti.

Ma cosa succederà adesso?

Grazie a questa nuova collaborazione tra la casa di moda italiana e il museo romano, sarà istituito un Centro di Ricerca su Caravaggio e una piattaforma digitale.

Il Caravaggio Reserch Institute, che si propone di essere il più completo corpus scientifico sull’artista, e vero paradigma per lo studio di tutta la sua carriera pittorica: «Il piano prevede la costituzione nella Galleria Borghese di un centro di studi, diagnostica e ricerca storica su Caravaggio e sulle sue opere – spiega l’ideatrice Anna Coliva – che sia il più completo esistente così da proporsi come riferimento per la ricerca sull’artista a livello mondiale. Il progetto si completa con la creazione di una piattaforma digitale che rappresenti la più esaustiva banca dati online relativa a Caravaggio. Per divulgare tale progetto di ricerca, la Galleria Borghese e Fendi hanno concepito un programma espositivo sull’artista che approderà in tre anni dagli Stati Uniti all’Oriente asiatico».

L’ambizioso progetto infatti prevede una serie di mostre di cui la prima tappa sarà novembre 2017 al Getty Museum di Los Angeles, dove approderanno ben tre opere dell’artista provenienti dalla galleria borghese: il San Girolamo, il Giovane con canestro di frutta e il David con la testa di Golia.

Se tra il XVIII e il XX secolo le opere di Caravaggio furono per lo più snobbate, a partire dagli anni ’50 vi fu un vero e proprio boom sulla figura dell’artista e sulla sua arte, che diffuse la sua fama e l’eccezionalità delle sue opere in tutto il mondo. Grazie allo storico dell’arte Roberto Longhi, che dimostrò la forte influenza di Caravaggio su tutta la produzione artistica nella pittura barocca, stile che emerse dal manierismo successivo alla morte dell’artista.

Caravaggio dunque come biglietto da visita e azioni dal valore in ascesa, in un mercato, quello dell’arte, in cui i musei diventano aziende in cui investire.

La prima mostra in partnership con FENDI alla Galleria Borghese invece partirà il 31 ottobre fino al prossimo 4 febbraio 2018. Dedicata a Gian Lorenzo Bernini vedrà importanti prestiti da prestigiosi musei europei, tra cui il Louvre, la National Gallery e il Victoria & Albert Museum di Londra, il Thyssen Bornemisza di Madrid, il Staatliche Museum di Berlino, il Metropolitan Museum di NY, proseguendo il festeggiamento del ventennale della riapertura del museo, avvenuta nel 1997, inaugurando idealmente una nuova Era di successi d’Arte e, è proprio il caso di dirlo, di glamour.

LIFESTYLE

L’eyewear alla moda e di qualità con sconti fino al 70%. Ecco dove:

Nice to see you, dice così la mia confezione che mi è stata appena recapitata per posta, piacere di vederti. Un gioco di parole che mi anticipa già il contenuto dell’involucro. È così che si presenta GlassesUSA.com ai suoi clienti che ordinano occhiali, da vista e da sole, attraverso l’omonimo sito web.

Un ampio catalogo virtuale, che offre decine di brand tra cui scegliere e centinaia di modelli, tra i quali riuscirete a trovare sicuramente il vostro stile, ottenendo sconti che arrivano fino al 70% su prezzi al dettaglio, e per i nuovi clienti che vogliono ricevere sconti e promozioni possono ricevere coupon e promo sottoscrivendo la newsletter dal sito.

Un paio di occhiali da vista, con montatura e lenti, costa appena 48 $, con la prescrizione gratuita delle lenti inclusa con ogni montatura.

io indosso gli occhiali MUSE, seguite la mia pagina instagram: @marianocervone

Ray-Ban, Oakley, Armani, Gucci, Persol, Prada sono soltanto alcune delle griffe che è possibile trovare navigando le pagine del sito internet. Una selezione vastissima con oltre 2500 stili diversi. Modelli classici, iconici, che hanno fatto la storia dell’eyewear, e che continuiamo inconsciamente ad ammirare nei film della vecchia Hollywood, sulle copertine dei rotocalchi d’epoca, sulle riviste patinate. Ma anche montature dal taglio moderno, contemporaneo, quasi futuristico, per chi invece è alla ricerca di un accessorio stiloso, fashion, particolare.

Ma GlassesUSA.com è un sito completo per l’eyeglasses, che affianca agli occhiali una vasta scelta di lenti, trattando con i principali produttori. Da Acuvue a Biomedics, da Avaira a Air Optix. Per chi vuole vedere con chiarezza, ma con discrezione, o chi per sfizio, noia o gioia vuole cambiare il colore dei propri occhi.

Lenti fatte da ottici professionisti presso i laboratori della casa. Standard, bifocali, progressive. Ce n’è per tutti i gusti e le esigenze.

uno dei tanti modelli che potete trovare su GlassesUSA.com

Ai più grandi e blasonati marchi, c’è tutta una serie di produzioni proprie di GlassesUSA.com come Ottoto, MUSE, Amelia E. Due linee con due stili molto diversi: la prima è l’ideale per chi vuole un design che omaggia la nostra Italia, le sue forme, la sua moda. Occhiali da vista, con lenti di qualità, ma anche da sole per il mare, la città, il tempo libero. In metallo o in plastica, squadrati o tondeggianti, per vestire l’essenza del tricolore e di quell’allure italiano senza tempo.

MUSE invece è per chi ama quello stile vintage, un po’ retro, a metà tra James Dean e Lana Del Rey. Occhiali che solcano un modo di essere come un bambino ricalca un disegno, e lo fa proprio, rivisitandolo con la sua personalità.

Chi mi conosce sa bene che non poteva che ricadere su questa seconda linea la mia scelta, optando per un modello che mi ricorda quelli anni ’60 di John Fitzgerald Kennedy.

È palpabile la qualità di questa montatura, che già al tatto sento robusta, forte, ed è letteralmente visibile la qualità delle lenti attraverso le quali vedo un’immagine nitida, pulita, non distorta, ma allo stesso tempo mi sento schermato e protetto dai raggi UV.

i miei nuovi occhiali MUSE, da GlassesUSA.com

Un colpo di fulmine. Questi occhiali da sole sono resistenti e leggeri. È una sensazione bellissima quella di passeggiare per le vie della mia città, con un paio di occhiali confortevole, che mi fa sentire bene con me stesso, mi fa sentire a mio agio con il mio volto, donandomi quella sicurezza di indossare un accessorio che riesce a trasmettere quella sensazione da cui nasce il vero benessere. Quella che ti fa sentire a proprio agio, più protetto e, soprattutto, anche più alla moda.

Il sito offre inoltre un simpatico quanto utile strumento, quello dello specchio virtuale, attraverso il quale caricare una propria fotografia e provare virtualmente ogni montatura, per scegliere quella più adatta al proprio viso.

Se siete ancora titubanti sugli acquisti on-line, sappiate che questi sono acquisti a zero rischi: il trasporto e la restituzione sono gratuiti, garantendo il rimborso totale della spesa al 100% entro 14 giorni dalla consegna, senza dover motivare il reso.

Chiudo la scatola, e mi accorgo che sotto c’è scritto see you next time, ci vediamo la prossima volta. Sì, sono sicuro che questa non sarà l’ultima. Arrivederci, GlassesUSA.com.

Sfogliate il catalogo e comprate gli occhiali dei vostri sogni risparmiando fino al 70%.

Ecco il link!

MUSICA

Quarant’anni senza Maria Callas: la vita da romanzo della soprano

Potrebbe essere la trama di un romanzo la vita di Maria Callas, soprano statunitense naturalizzata italiana, ma di origine greca, che tra gli anni ’40 e ’60 ha calcato i più importanti teatri d’opera di tutto il mondo. Un romanzo in cui una novella Cenerentola abbandona il nido con una dispotica madre e una sorella-rivale, e se ne va alla volta del mondo, senza mezzi e con una valigia piena di sogni.

È così che inizia la carriera di quella che sarà poi la “Divina” Callas, tra provini andati male e l’insicurezza di una ragazza corpulenta che, tra problemi di peso e la leggenda di un verme solitario, ha lottato per trovare una figura longilinea e affermare sé stessa e il suo talento.

Ma l’accoglienza dell’Italia post-bellica non fu delle migliori, e persino l’occasione della vita, quella di sostituire la soprano Renata Tebaldi interpretando l’Aida alla Scala di Milano, passa quasi inosservato, tra lo scetticismo dei critici che puntano soprattutto sulla sua fisicità e una voce metallica che non li convince del tutto.

Maria Callas (1923 – 1977) as Violetta in La Traviata at the Royal Opera House (1958)

La consacrazione arriverà in quello stesso teatro qualche anno più tardi, quando nel 1951 trionfa con I Vespri Siciliani nel ruolo della Duchessa Elena.

Perde 36 chili in un solo anno. Il brutto anatroccolo si trasforma pian piano in un cigno. Si ispira allo stile e alla figura della magrissima quanto elegante Audrey Hepburn, e da quel momento è tutto un giro di foulard, fantasie floreali, e abitini avvitati, che ne esaltano la ritrovata silhouette, riscoprendo la sua femminilità.

È in questo frangente che arriva l’incontro fatidico con l’amore della vita, l’armatore Aristotele Onassis. Greco anche lui. E la cornice di questo incontro fatale non poteva che essere da sogno, come l’elegantissimo Hotel Danieli a Venezia.

Dopo una crociera a bordo del celebre yatch dell’armatore, la Callas decide di abbandonare il marito, e suo agente, Titta Meneghini, sposato ai tempi forse più per riconoscenza che per vero amore.

Da quel momento la vita di Maria cambia. Si sente diversa, più viva. Ma non è facile essere l’amante di Onassis. In questi anni infatti, la Callas aveva affrontato anche la perdita di un figlio nato morto, vivendo per quasi tutta la relazione con l’uomo, durata dieci anni, il dramma di donna tradita, costretta a sopportare la galanteria nemmeno troppo velata di un uomo che ha continuano a flirtare e corteggiare altre donne sempre, e che ha deciso di risposarsi soltanto quando ha avuto la certezza di conquistare l’altra donna più potente del mondo, Jacqueline Kennedy.

Onassis infatti ha sempre temporeggiato sul divorzio dalla prima moglie, decidendosi a lasciarla soltanto quando deciderà sì di risposarsi, ma con la vedova del Presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy.

Con il cuore spezzato, sola, e in condizioni di salute precarie, complice la rapida perdita di peso, l’insonnia orma cronica e la dipendenza da Mandrax, Maria morirà il 16 settembre del 1977 nella sua casa a Parigi per un arresto cardiaco.

E sono tante le iniziative per questo quarantennale dalla morte, per raccontare e ricordare una voce che oggi è un punto di riferimento, e una donna che è una vera icona.

Pier Paolo Pasolini e Maria Callas sul set di “Medea”, 1968

Tra queste, quella di RAI5, che proprio sabato 16 settembre, trasmetterà in anteprima un documentario che racconta uno degli incontri storici della Callas, quello con il provocatorio regista Pier Paolo Pasolini che la dirigerà in una versione cinematografica di Medea nel 1968, diventando uno dei suoi più cari amici e confidente. L’Isola di Medea, questo il titolo del film, è diretto da Sergio Naitza, Nastro d’argento 2013, e firmata con Karel produzioni di Cagliari, con il sostegno del produttore associato Erich Jost, della FVG Film Commission e Regione Friuli Venezia Giulia.

Luisa Ranieri in una foto di scena della fiction Mediaset

Se invece vi appassiona lo sceneggiato, qualche anno, quando Mediaset era ancora all’apice e non produceva soltanto fiction di mafia, la bravissima Luisa Ranieri prestò magistralmente il volto a questo tormentato personaggio, nell’intensa interpretazione della mini-serie Callas e Onassis del 2005.

la copertina del libro di Alfonso Signorini

E se preferite la lettura, allora vi consiglio il volume di Alfonso Signorini, che un romanzo dalla vita della Callas l’ha scritto davvero: Troppo fiera, troppo fragile, questo il titolo, non è soltanto un bestseller mondiale, ma la narrazione del giornalista e celebre direttore di Chi, ha appassionato così tanto anche l’estero che ne sarà presto prodotto un bipic con Noomi Rapace nel ruolo della soprano.

il poster del film Callas di Niki Caro, con Noomi Rapace
LIFESTYLE

Aroundly, l’app gratuita che trasforma lo smartphone in guida turistica virtuale personalizzata

È la storia di un sogno, di un’amicizia e di riscatto del Sud, quella di Aroundly, applicazione mobile che sta rapidamente scalando le classifiche di download negli store digitali, che permette di trasformare un viaggio in un percorso esperienziale e, al tempo stesso, social. Un nuovo modo di scoprire la propria città grazie a chi la conosce meglio o scoprirne di nuove attraverso gli occhi di chi le conosce meglio, e che trasformerà la propria visita in un’esperienza da condividere.

Disponibile per iOS e Android dallo scorso dicembre, Aroundly è un fenomeno anche virale che si sta rapidamente diffondendo sui profili instagram dei travelblogger di tutta Italia, ed io, in quanto viaggiatore novizio che si appropinqua a scoprire le bellezze della nostra penisola, non potevo esimermi dall’intervistare il suo creatore, Vito Santarcangelo.

Ingegnere informatico di 30 anni e PhD Student in Computer Vision presso l’Università di Catania, Vito decide nel 2014 di fondare la iInformatica S.r.l.s. insieme al suo migliore amico Giuseppe Oddo, conosciuto nelle aule del politecnico di Bari. Oggi la società è composta da un team di ragazzi provenienti dal Sud (tra cui un napoletano) e si propone come obiettivo quello di realizzare esperienze digitali, che hanno una particolar vocazione per l’innovazione. Ad aiutarli nell’impresa tutto un team di programmatori.

Partiamo dall’inizio: che cos’è Aroundly?

«È un esperimento scientifico e sociologico innovativo di guida turistica virtuale personalizzata».

Negli store si legge che Aroundly consente di scoprire percorsi inediti: come funziona esattamente?

«Il progetto brevettato dalla iInformatica è un sistema di navigazione personalizzato sulle caratteristiche del singolo viaggiatore, considerando anche sesso, età, compagnia, stile di viaggio e tempo a disposizione. E dà la possibilità di condividere il proprio tour con altre persone in un’ottica di “leader-followers”».

Perché un viaggiatore, o traveller come si definiscono oggi, dovrebbe scaricarla?

«Aroundly ha una base di conoscenza costruita da esperti del posto. In ogni città sono stati coinvolti ragazzi esperti del proprio territorio. L’applicazione, infatti, annovera molti brillanti giovani delle varie accademie delle belle arti italiane. Non è la classica app con un elenco o mappa di monumenti da visitare, ma rappresenta una esperienza egocentrica costruita su misura che accompagna il viaggiatore come un amico del posto».

Come nasce l’idea di quest’app?

«L’idea è ben rappresentata dalla frase del video di lancio, realizzato dal regista Nicolò Montesano: “buon istante a tutti i viaggiatori”. L’obiettivo dell’app è quello di valorizzare ogni istante del proprio viaggio e regalare emozioni in una esperienza digitale completamente nuova».

Qual è il concept che c’è dietro?

«In un mondo caratterizzato da una forte attenzione alla singola persona (basti pensare ad instagram, social network egocentrico per antonomasia), abbiamo pensato di voler rendere unica l’esperienza del viaggio, cercando di fornire contenuti utili anziché generici che caratterizzano la maggior parte delle app turistiche e i siti on-line. Il tutto finalizzato ad una valida promozione e valorizzazione del nostro territorio, in cui spesso il turista, straniero e non, si trova disorientato».

L’app è per ora disponibile per alcune città del Sud Italia: quali sono le prossime città in cui sarà possibile utilizzarla?

«L’app annovera dieci città del sud e un solo esperimento al nord, con Trieste. Sbarcherà a giorni in Puglia con il lancio di Alberobello e Lecce. Per la Basilicata ci sarà il lancio di Maratea. È anche previsto un esperimento all’estero, nella città bulgara di Plovdiv, che sarà capitale europea della cultura del 2019 insieme alla mia Matera. Stiamo raccogliendo numerosissime proposte di molti ragazzi per l’estensione di Aroundly in altre città, e ciò ci rende notevolmente orgogliosi e fiduciosi sul futuro dell’app».

Non solo travel, ma anche, se vogliamo, “social”…

«Conoscere nuova gente e condividere l’esperienza sono gli ingredienti vincenti per vivere al meglio il proprio viaggio».

Quanto impegno richiede oggi sviluppare un’applicazione?

«Aroundly ha richiesto uno sviluppo di oltre un anno. App più semplici come iPlaya, una delle nostre prime app, realizzata per la gestione degli stabilimenti balneari e prenotazione degli ombrelloni, ha richiesto quattro mesi».

Chi sono gli sviluppatori?

«L’app ha visto la firma dei nostri brillanti dipendenti Michele Di Lecce e Vincenzo Ribaudo. Alcune delle nuove funzionalità sono state sviluppate da Alberto Tuzzi e Diego Sinitò. Tutta la grafica invece è stata realizzata da Antonio Ruoto».

Quanto è difficile fare impresa al Sud oggi?

«È uno scenario complesso, ma dalla sua complessità nascono sfide altamente motivanti. Il team tutto made in Sud, siciliani, campani, sardi e lucani, è sicuramente il nostro punto di forza oltre che motivo di orgoglio».

Cosa speri per il futuro di questa app?

«Aroundly è un’iniziativa no-profit e mi auguro possa estendersi su tutto il territorio nazionale e possa diventare anche un punto di riferimento per i turisti oltre i confini della nostra nazione».

Cosa suggerisci a chi viaggia con Aroundly?

«Di raccontarsi ad Aroundly. È la cosa migliore per modellare un percorso personalizzato, grazie all’intelligenza artificiale della nostra app».

Un viaggio che ognuno dovrebbe fare nella vita…

«Consiglio a tutti un tour del Sud Italia. La nostra Italia meridionale regala sempre esperienze magiche grazie ai suoi posti unici, che raccontando di storia, culture e tradizioni restituiscono esperienze sensoriali fatte di immagini, suoni e profumi indimenticabili».

Per maggiori informazioni:

www.aroundly.it

www.iinformatica.it