ART NEWS

Le domeniche gratuite educano alla “cultura del museo”

Musei, ingressi gratis e abolizioni. È questo il tema del giorno tra gli amanti dell’arte, da quando il neo-ministro alla cultura, Alberto Bonisoli, ha suggerito dalla Biblioteca Nazionale di Napoli la possibilità di una abolizione degli ingressi al museo la prima domenica del mese.

Immediate le reazioni di chi, favorevole, pensa sia un bene questo cambiamento, come Cecilie Hollberg, direttrice delle Gallerie dell’Accademia di Firenze, che raggiunta da SkyTG24 ha lamentato anche la carenza di personale e l’enorme sforzo per sostenere flussi maggiori nelle giornate gratuite, a chi, come l’ex Ministro della Cultura, Dario Franceschini, autore di questa iniziativa, pensa che la loro eliminazione sia un grave errore.

E in effetti questo un grave errore lo sarà, o almeno lo sarebbe, visto che si pensa ad una eliminazione sì, ma dopo l’estate.

Ed ha anche corretto il tiro Bonisoli, che definisce fake news la voce di una abolizione totale delle domeniche gratuite, e che tiene a precisare di voler dare più autonomia e scelta alle singole realtà museali e parchi archeologici: «La gratuità nei #musei? – twitta – non solo resterà ma sarà aumentata. Questo è un nostro impegno» ha detto il ministro, allegando un video in cui ha spiegato di voler “adattare le regole alle singole specificità, perché Milano non è Pompei – aggiunge – e idealmente [la gratuità] sarà pure aumentata attraverso un’operazione di valorizzazione intelligente si riesca a rendere più fruibile quello che è il nostro enorme patrimonio».

Dati alla mano, l’introduzione delle domeniche al museo, dal 2014, ha contribuito ad una crescita dei musei di oltre il 50%, con un grande ritorno di immagine e l’avvicinamento di persone all’arte tradizionalmente lontane dall’ambiente museale.

Da nord a sud sono tanti quelli che intendono mantenere attivo l’accesso gratuito. Da Giuseppe Sala, sindaco di Milano, che intende andare avanti per la gioia di vedere così tanti visitatori nei musei milanesi, al sindaco di Ercolano, Ciro Buonajuto, che ha detto: «Grazie alla Domenica al Museo, negli ultimi tre anni e mezzo migliaia di famiglie hanno potuto scoprire Ercolano».

Secondo una prima analisi effettuata dall’AGI oggi, nel quinquennio successivo all’introduzione delle domeniche gratuite ad opera del ministro Franceschini, i visitatori dei musei sono cresciuti del 53%, con una crescita dei visitatori totali paganti del 36,4%.

È vero, potrebbero essere molti altri i fattori e le concause che hanno portato a questo esponenziale aumento dei flussi, perché correlation doesn’t imply causation, però va riconosciuto a questa riforma il merito di aver avvicinato gli italiani al loro straordinario patrimonio artistico.

E, numeri alla mano, un merito Franceschini ce l’ha davvero. Se si considerano tutti gli altri casi che danno diritto ad entrare gratis (età, insegnanti, giornalisti, studenti d’arte ecc.) chi ha usufruito dell’accesso gratuito ai musei è comunque una quota minoritaria rispetto a chi avrebbe già diritto ad un accesso omaggio e, a fronte dei 10.9 milioni di ingressi gratuiti nella prima domenica del mese, di fatto solo 3.5 milioni hanno effettivamente beneficiato dell’esenzione del biglietto.

Insomma un piccolo specchietto delle allodole, potremmo bonariamente definirlo, che ha contribuito finora ad una maggiore fruizione dei musei e dei luoghi d’arte, e ha saputo rendere più vicine e vive opere di inestimabile valore, e luoghi che nell’immaginario collettivo sono spesso percepiti come antiquati e polverosi, contribuendo invece alla loro scoperta, e incentivandone la visita anche nel corso dell’anno, pagando.

Sì, perché è questo che ha fatto Dario Franceschini, ha implicitamente educato gli italiani alla “cultura del museo”, che è diventato una più che valida alternativa allo scialbo giro nel centro commerciale del fine settimana. E se è giusta l’osservazione di chi pensa che non sia necessariamente questo il target di visitatore medio da attrarre, è altrettanto vero che una visita al museo, gentilmente offerta dallo stato italiano, (di)mostra che c’è un mondo altro, e può rappresentare un input alla crescita della persona, al suo benessere psicofisico, alla sua formazione culturale, e può senza dubbio alimentare quel sacro fuoco di una passione che ti accompagna tutta la vita.

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ART NEWS

I musei al tempo dei social, tra record e assurde censure. Ecco due storie da conoscere.

In tempi di social il successo di un museo si misura, probabilmente, non soltanto da quello degli ingressi, ma anche dal numero del follower. Le Gallerie degli Uffizi a Firenze si collocano sul gradino più alto di questo primato con 150.000 follower e una media di 3500 like per post e una ventina di commenti (il profilo ufficiale da seguire è questo @uffizigalleries.

Tra le opere più apprezzate l’arte italiana, la Venere di Botticelli, con 13.278 like, la Medusa di Caravaggio, che di cuori ne ha collezionati 9.827 e Giuditta decapitata da Oloferne dell’artista Artemisia Gentileschi con 9.496.

«Il successo globale del canale Instagram degli Uffizi – ha detto in merito Eike Schmidt, direttore delle Gallerie – è anche un successo di conoscenza, di educazione, perché ogni giorno proponiamo un’immagine delle collezioni e un’interpretazione storico-artistica, e spesso pure un brano di poesia del passato e del presente. Questa formula ha trovato tanti seguaci in tutto il mondo: è rigorosamente bilingue in italiano e in inglese, per tutte le età tutte e le generazioni, e infatti siamo il museo che cresce di più in tutto il mondo su Instagram».

Secondo un articolo pubblicato lo scorso anno dal Sole24Ore, il 52% dei musei italiani infatti è social. Sono sempre di più le realtà museali che comunicano la propria offerta, cercando di attrarre nuovi visitatori o creare un senso di fidelizzazione attraverso facebook, twitter, instagram. Ed è proprio instagram il social emergente, con 14 milioni di utenti (italiani) attivi al mese.

Ma per un museo che fa di instagram il suo punto di forza, un altro invece si lamenta di facebook. È una notizia di qualche giorno fa che le istituzioni culturali del Belgio hanno inviato una lettera aperta a Mark Zuckerberg, ceo di Facebook, per lamentarsi della censura.

Secondo le istituzioni belga infatti le nudità di Rubens, pittore fiammingo del XVII secolo, vengono automaticamente censurate e filtrate dal social network in base alle regole di pubblicazione contro i contenuti per adulti.

Il sito VisitFlander ha così diffuso un ironico video in cui le autorità dell’FBi (dell’intelligenza di facebook) invitano tutti i visitatori della House of Rubens ad Anversa che hanno almeno un profilo social a NON guardare i dipinti di Rubens per proteggerli dalle oscenità dei dipinti oggetto di censura del noto social network.

«Indecente – si legge nella lettera – è questo il modo in cui il seno, i glutei e i cherubini di Peter Paul Rubens vengono considerati, ma non da noi, bensì da voi. Potremmo riderci sopra, ma questa censura complica la vita degli attori culturali che vogliono far scoprire le opere dei maestri fiamminghi».

I firmatari di questa lettera aperta invitano il social network a trovare una soluzione al problema poiché, si legge, “Sfortunatamente la promozione del nostro patrimonio culturale unico non è più possibile sul social network più popolare” ha così chiuso Peter De Wilde, ceo di Visit Flander.

Nudità d’arte, capezzoli. Viviamo in un mondo così libero eppure così bigotto da censurare l’arte, senza distinguerla dalla becera pornografia. Un po’ come quando il presidente iraniano, Hassan Rohani, in visita in Italia, chiese di coprire alcune statue a suo giudizio oscene perché nude. Di questo passo i social finiranno, o finirebbero, per censurare anche gran parte della produzione artistica italiana: le Veneri molli e un po’ maliziose di Tiziano, la Fornarina di Raffaello, i nudi possenti di Michelangelo. Una censura, quella digitale, che fa balzare i social indietro di almeno cinque secoli. All’ora era il Concilio di Trento, convocato dalla Chiesa cattolica per arginare la riforma liberale di Martin Lutero, finì con il censurare anche opere di grande valore artistico. Una su tutte proprio il Giudizio Universale del Buonarroti, i cui ignudi furono rivestiti da Daniele da Volterra che, per questa operazione, si vedette etichettare con il soprannome di Braghettone.

È qui che stiamo ritornando? In un’epoca in cui il digitale non riesce a distinguere la bellezza dell’arte dalla pornografia gratuita?

TELEVISIONE

Il genio indiscusso di Picasso nella serie del National Geographic

Lo so, lo so, in questi giorni vi sto parlando tanto di cinema e televisione. Ma in attesa dei grandi eventi culturali d’autunno, e delle mie prossime scoperte e visite di cui scriverò nei prossimi giorni, volevo parlarvi di Picasso. No, non il pittore, o almeno non solo.

Da qualche giorno sono letteralmente addicted della seconda stagione di Genius, incentrata, appunto, sulla figura di Picasso. Una serie antologica prodotta da National Geographic, e andata in onda proprio sul network del noto magazine scientifico quest’anno. Se la prima serie ha visto Geoffrey Rush nei panni di Albert Einstein, la seconda serie invece ha visto il debutto televisivo di Antonio Banderas nei panni del noto artista spagnolo in età adulta.

Antonio Banderas in Genius

In dieci puntate si ripercorre non soltanto la vita dell’artista che ha segnato con i suoi quadri l’arte del XX secolo, ma anche le fasi più importanti dell’evoluzione della stessa arte. I mecenati che l’hanno scoperti, i galleristi che hanno acquistato i suoi dipinti, i primi esperimenti cubisti e la loro accoglienza nei salotti intellettuali del tempo.

Una serie che intrattiene, appassiona, e restituisce il tormento della creatività dietro la genialità di chi ha avuto il coraggio di rompere con la tradizione pittorica del passato, scomponendo la prospettiva, a lungo ossessione degli artisti, scomponendo l’uso dei colori, delle forme, della realtà stessa.

Bellissimi i momenti di creazione di alcune delle opere più famose, come Les demoiselles d’Avignon e Guernica, manifesti di una rottura con il passato e strumenti di ribellione anche contro la politica.

Molto bello il cast, che vede affiancate a Banderas attrici quali la francese Clémence Poésy, volto noto ai fan della saga di Harry Potter (ma recuperate il suo Guerra e Pace del 2007 con il nostro Alessio Boni), che qui interpreta Françoise Gilot, compagna di Picasso dagli anni ’40 agli anni ’50, la britannica Samantha Colley, che dà anima e corpo a Dora Maar, una delle muse (e amanti) dell’artista. Da segnalare, nei panni dello scrittore Max Jabo, l’attore T.R. Knight, noto soprattutto per il suo ruolo di George O’Malley nella serie Grey’s Anatomy.

La seconda stagione di Genius fa la gioia di chi come me ama la storia dell’arte, e ama quelle biografie di uomini straordinari che con la tenacia, il talento e la genialità hanno avuto la forza di credere in se stessi e realizzare un sogno. Quello di diventare geni indiscussi.

CINEMA, LIFESTYLE

10 documentari per comprendere meglio l’arte, la letteratura, la moda

La settimana scorsa ho parlato dei film estivi da vedere per sentirsi già in vacanza. Poi ho scoperto il sito streaming CHILI, che senza abbonamento, mi permette di vedere film e serie TV pagando il solo spettacolo. Un catalogo ricchissimo, con offerte che partono da 90 centesimi anche per film recenti. Sfogliando il catalogo mi sono appassionato alla sezione documentari, e così ho stilato un decalogo di dieci documentari da non perdere assolutamente per conoscere meglio il mondo dell’arte, della letteratura, della moda.

Primo fra tutti Così parlò De Crescenzo. Anno 2017, questo documentario è da vedere assolutamente, in vista dei 90 anni del filosofo, attore, fotografo e regista Luciano De Crescenzo, che negli anni ha sapientemente unito tutte le sue passioni, per raccontare l’essenza di Napoli e del popolo napoletano. Non mancano naturalmente riferimenti all’amata filosofia, ma anche all’arte, analizzata e talvolta dissacrata, e a quel modus vivendi squisitamente napoletano.

Ve ne ho parlato su instagram e anche qui fino allo sfinimento e, in vista della fiction rai che vedremo in autunno, non posso non suggerirvi Ferrante Fever, un documentario che vi porta ancora una volta nei vicoli di Napoli, in cui la misteriosa scrittrice partenopea, che si nasconde dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante, ha ambientato la sua quadrilogia della serie L’Amica Geniale, di cui a breve vedremo i primi otto episodi. Un viaggio che vede tra le testimonianze di questo documentario personalità come Roberto Saviano, i registi Mario Martone e Roberto Faenza e molti altri.

Tra quelli che mi ha incuriosito di più c’è MaradoNapoli La città racconta il mito, in cui si ripercorre la vita, la storia calcistica e le gesta di un calciatore, Maradona, che a Napoli è venerato come un Dio vivente, e il cui ricordo, nel cuore dei napoletani, negli anni è rimasto immutato.

Chiusa la doverosa parentesi partenopea, sono tanti i documentari in catalogo che parlano anche di arte, a cominciare da Alla ricerca di Van Gogh, dove Zhao Xiaoyong, ex contadino cinese diventato un pittore, ci parla del mercato dell’arte in Cina, dove sono molto richieste e duplicate le opere del pittore olandese, e di cosa significa la poetica e l’iconografia di questo straordinario artista celebre in tutto il mondo.

Forse non molti sanno che il noto quanto misterioso artista Banksy è passato anche da Napoli, dove ha dipinto una Madonna con una pistola sui muri della città, che il popolo napoletano ha fatto proteggere apponendo un vetro affinché non se ne perdano le tracce. Ma il documentario che vi suggerisco, Banksy does New York, della HBO analizza il percorso artistico di questo artista che con le sue iconiche opere non soltanto ha segnato un’epoca, ma rappresenta una voce contro i poteri forti e la politica, parodiando spesso scelte, situazioni, persone e personaggi.

Per ultimo ma non ultimo, Il sale della Terra. Documentario che ho visto in prima tv sulla rete di stato RAI5, che ha ripercorso le fotografie e tutto il lavoro che c’è dietro del famoso fotografo naturalista Sebastião Salgado, che racconta in prima persona cosa vuol dire aspettare la luce e il momento giusto per raccontare quell’istante che poi farà la storia della fotografia. Una finestra sul suo mondo per apprezzare ulteriormente lo straordinario sforzo di raccontare paesaggi e panorami spesso sconosciuti ai più, che rappresentano non soltanto un momento alto per la fotografia, ma anche una preziosa testimonianza documentaristica.

La moda. Chi mi segue sui social sa che per me la moda è più un vettore culturale, che non un mero apprezzamento estetico in sé, e che bisogna conoscere anche la moda per capire meglio la storia dell’arte e i riferimenti da cui stilisti e addetti ai lavori traggono continuamente ispirazione. Per capire meglio questo mondo il mio primo consiglio è Franca chaos and creation, dedicato alla figura della compianta Franca Sozzani, leggendario direttore di Vogue Italia, che analizza le scelte editoriali e le copertine spesso controverse e provocatorie del noto magazine di moda italiano.

Dior and I (2014)

Il 1 luglio del 2012 Raf Simons ha debuttato come direttore creativo della maison di moda Dior. Il documentario Dior and I ripercorre le sette settimane di lavoro che hanno portato alla creazione della sua prima collezione di haute couture per la casa di moda francese. Uno straordinario spaccato per sbirciare nel backstage e nella parte preparatoria di una collezione, e quanto lavoro si nasconde dietro alla parola “lusso”.

About face. Se la moda è la vostra passione non potete non vedere questo documentario, che racconta la vita delle più famose modelle del Novecento. Tra le protagoniste la bellissima Carmen Dell’Orefice, una delle signore della moda, che all’età di 87 anni continua a calcare copertine e passerelle di tutto il mondo. Perché forse è vero ciò che diceva Coco Chanel “la moda passa, lo stile resta”.

E dopo questa tripletta di terzine tematiche, un suggerimento dettato dalla curiosità: Il naufragio dell’Andrea Doria – La verità tradita. Sono un amante dei disastri e delle teorie complottiste che spesso si nascondono dietro. L’Andrea Doria è di certo uno di quei casi che ha segnato tutta un’epoca, restando ancora oggi vivo nella memoria storica di noi italiani e delle cronache dei giornali. Questo documentario del 2006 prova a svelarci il perché di questo affondamento e quali furono le vere cause che hanno portato questa nave ad inabissarsi nelle acque.

Ma qualsiasi siano le vostre scelte, siate curiosi. Ma soprattutto siate.

ART NEWS

Le opere del Museo Archeologico di Napoli mostrate da Alberto Angela

Se il suo nome ha trendato tutto il giorno su twitter per la notizia che la cantante Beyoncé voleva fittare il Colosseo per un video nelle stesse date in cui lui girerà il suo programma, Alberto Angela non ha tradito le aspettative nemmeno in prima serata, quando ha incantato i napoletani e non solo con il suo speciale sui depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell’ambito della trasmissione di suo padre Piero, SuperQuark in onda su raiuno in prima serata.

Un viaggio che ci ha portati nelle viscere del MANN, diretto da Paolo Giulierini, e che ci ha mostrato quanti tesori nascosti sono ancora inediti all’interno di uno dei musei di archeologia più importanti al mondo. Ma Alberto Angela è risalito fino ai sottotetti.

Sono 1200 gli affreschi di Pompei, Ercolano, l’antica Stabia che “riposano” protettivamente nei depositi del MANN, in attesa di mostre, eventi culturali di rilievo, esposizioni all’interno delle sale del museo.

Tra questi un bellissimo altorilievo proveniente da Castellammare di Stabia nella seconda metà del ‘700, rappresentante un atleta nel tipico nudo eroico, leggermente sproporzionato nelle dimensioni del busto. Non si tratta di un errore dello scultore, ma di una necessità della visione prospettica. Collocato probabilmente verso l’alto, la figura restituiva così a chi la guardava le giuste proporzioni, un po’ come oggi succede con quelli che vengono definiti disegni 3D. Allungati da un lato, acquistano la loro prospettiva e forma se guardati nel giusto punto focale.

Bellissima anche la collezione di elmi illustrata da Angela, che mostrano quanto i combattenti dovessero essere armati e quanto dovesse pesare un’armatura. Cesellati e lavorati, fanno parte forse di elmi da parata, che portano storie e cortei trionfali.

Nei depositi, ma solo provvisoriamente, per ragioni di manutenzione e restauro, la bellissima tazza Farnese. Un blocco unico di agata sardonica, finemente cesellata. Vista da Angelo Poliziano nella collezione di Alfonso V d’Aragona, viene acquistata da Lorenzo il Magnifico a Roma nel 1471 e passò quindi nella collezione della famiglia Farnese.

Una piccolissima panoramica di uno dei musei più suggestivi ed importanti al mondo che Alberto Angela ha mostrato in una versione inedita.

ART NEWS, LIBRI

2500 anni di storia del Centro Antico di Napoli. Giovedì 19 luglio alla “Pietrasanta”

Prosegue il ciclo di appuntamenti alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta a Napoli. Dopo il successo della conferenza teatralizzata di qualche settimana fa, quando il Dottor Raffaele Iovine, presidente dell’Associazione Pietrasanta, insieme a Gianpasquale Greco e Lucio Carlevalis ha rievocato la storia della Cappella Pontano, si bissa giovedì 19 luglio dalle ore 17.30 con un nuovo appuntamento da non perdere. L’occasione questa volta è la presentazione del nuovo volume di Italo Ferraro, Centro Antico (Oikos edizioni). Un libro, questo, che indaga 2500 anni di storia che hanno interessato la città di Napoli: dalla formazione della città dai Greci, passando per le dominazioni che si sono susseguite nei secoli. Dai romani alla Napoli ducale, dagli angioini agli aragonesi. Un centro antico, quello di Napoli, che si è rinnovato pur restando sempre uguale a se stesso. Gli stessi assi, quelli dei cardi e dei decumani, hanno accolto nel loro ventre mode urbanistiche e influenze culturali continuando a preservare quell’impianto che è rimasto immutato nel tempo.

Ma il volume di Italo Ferraro pone l’accento anche sulla recente costituzione della Città Metropolitana e dei suoi 94 comuni che comprendono luoghi di straordinaria bellezza e indiscusso fascino: le isole di Capri, Ischia, Procida, ma anche la Provincia di Salerno e l’Agro nocerino-sarnese.

Una tavola rotonda cui partecipa con grande entusiasmo Monsignor Vincenzo De Gregorio, rettore della Basilica della Pietrasanta, che insieme ad un ricchissimo parterre di ospiti disquisiranno con il Dottor Iovine dei cambiamenti topografico-culturali che hanno interessato e interessano l’area del centro storico di Napoli.

Con loro, tra gli altri, il direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Paolo Giulierini, reduce da uno straordinario successo che ha aperto un dialogo tra l’Ermitage di San Pietroburgo e il MANN, il docente federiciano e urbanista il Professor Francesco Coppola, che coordinerà il dibattito, e il Presidente della Fondazione Morra nonché direttore del Museo Nitsch, Peppe Morra.

L’incontro si propone di mettere in luce un lungo processo di fusione e integrazione che ha portato alla formazione del centro antico così come lo conosciamo noi oggi, e vuole porre l’accento su quelle connessioni, ancora oggi purtroppo latenti, che sono esistite tra i vari territori e epoche, sollecitando una serie di riflessioni e di approfondimenti che riguardano Napoli innanzitutto e il suo centro antico.

LIFESTYLE

I 10 film da vedere in estate per sentirsi già in vacanza

Quando non sono in giro per vedere mostre e musei, uno dei miei passatempi preferiti è vedere un buon film. Se d’inverno è facile godersi l’atmosfera di una bella pellicola anche davanti al televisore, d’estate è sicuramente difficile restarsene chiusi in casa. Ma quali sono i più adatti alla canicola estiva?

Se siete costretti o semplicemente volete un giorno di relax, ecco qualche consiglio di film che anche a casa vi faranno sentire in vacanza:

Meryl Streep, Christine Baranski, e Julie Walters in Mamma Mia! (2008)

Mamma mia! Sono passati esattamente dieci anni da quando Meryl Streep insieme ad Amanda Seyfried e un bellissimo cast hanno portato sul grande schermo l’omonimo musical ispirato alle più famose canzoni degli ABBA. Grazie alla suggestiva ambientazione sull’isola di Kalokairi, in Grecia, al blu del mare e ai cieli azzurri, questo film vi farà sentire già in vacanza. Ottimo durante una serata estiva accompagnato da un calice di buon vino bianco. Ghiacciato, naturalmente.

Katharine Hepburn in Tempo d’Estate (1955)

Tempo d’estate. Anno 1955. Protagonista una straordinaria Katharine Hepburn alla soglia dei cinquant’anni, e Rossano Brazzi. Una attempata turista americana, quella che oggi definiremmo una zitella, va a Venezia da sola in cerca di emozioni e, forse, di quell’amore che durante gli anni della fanciullezza non è riuscita a trovare. Bellissima la colonna sonora di Alessandro Cicognini, sospesa tra echi di vecchie canzoni e atmosfere da sogno. Bellissimi i ponti e gli scorci di una Venezia agli albori di quel turismo che dagli anni ’60 ad oggi ne farà meta preferita di tutti, almeno una volta nella vita.

Se come me amate i vecchi film, allora dovete assolutamente vedere anche Torna a Settembre. Rock Hudson, con la nostra Gina Lollobrigida, danno vita ad una delle antesignane delle commedie

Rock Hudson e Gina Lollobrigida in Torna a Settembre (1961)

romantiche. Siamo sulla costa ligure. Una storia d’amore tra risate, equivoci e situazioni tragicomiche. Nel cast c’è anche Sandra Dee.

Se alla Lollobrigida avete sempre preferito la Loren, allora non perdete Pane amore e…, penultimo capitolo di una quadrilogia iniziata proprio con la Lollo. Vittorio De Sica, che interpreta il Maresciallo Carotenuto, ritorna nella sua natia Sorrento, dove si imbatte nella bella Smargiassa, affittuaria della sua abitazione.

Non posso non citare Sapore di mare, pietra miliare del cinema. Il compianto Carlo Vanzina, scomparso proprio qualche giorno, ha realizzato un film che è il manifesto di un’epoca. Realizzato nel 1983, la pellicola racconta un’estate degli anni ’60 in Versilia, fotografando mode e manie. Un cast straordinario che vede tra gli altri una bellissima Virna Lisi, ai tempi quasi cinquantenne, e una giovanissima Isabella Ferrari, poco più che maggiorenne. Bellissimi i brani che compongono la colonna sonora: da Mina a Riccardo del Turco, sono ancora oggi dei “tormentoni” intramontabili (meno iconico, ma altrettanto simpatico, anche il seguito, Sapore di mare 2, dove si aggiunge Eleonora Giorgi).

Non posso non citare Vacanze Romane, con la “principessa” Audrey Hepburn in visita nella capitale, che si lascia trascinare e travolgere dalla città eterna, tra monumenti, moda e notti romane. Con lei nel cast Gregory Peck.

Pierce Brosnan e Trine Dyrholm in Love is all you need

Le pagine della nostra vita. Tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, il film vede Ryan Goslin e Rachel McAdams vivere un flirt estivo che a mano a mano si trasforma in una storia senza tempo. Un film che emoziona e commuove come solo una storia di Sparks sa fare, anche sul grande schermo.

Ryan Gosling e Rachel McAdams in Le pagine della nostra vita(2004)

Se d’estate amate il brivido, allora vi consiglio Alla deriva. Con Eric Bane (Dottor Bollore di Grey’s Anatomy), la pellicola parla di un gruppo di amici che per festeggiare il compleanno di un amico vanno in barca in mare aperto, facendo un bagno dimenticando la scaletta per risalire. Una scarica di adrenalina.

Se non volete rinunciare a quel piglio di cultura anche durante l’estate, allora scegliete Sogno di una notte di mezza estate. Tratto dall’omonima pièce teatrale di William Shakespeare è una storia onirica, a metà tra mitologia e fantasy. Nella pellicola del 1999 c’è Kevin Kline, Michelle Pfeiffer, Rupert Everett e Stanley Tucci.

Love is all you need. Ancora Sorrento, ancora Pierce Brosnan che, smessi i panni di 007, si cala in questa commedia danese del 2012 in cui il suo è l’unico nome di richiamo e veramente noto. Ambientato tra Copenaghen, Napoli e la costiera sorrentina è un film fresco, che vi farà sognare il profumo dei limoni.

E infine se volete correre al cinema, tra due settimane c’è Mamma mia! Here we come again, un po’ seguito un po’ remake che al cast del primo fortunatissimo film vede aggiungersi la cantante-attrice Cher e la giovane Lily James, che reinterpretano ancora una volta i più famosi brani degli ABBA.

ART NEWS

Alla “Pietrasanta” a Napoli un bellissimo omaggio alla chiesa del Giovanni Pontano

Immagini d’epoca, documenti ufficiali, lettere. La vicenda poco nota della Cappella dei Pontano a Napoli, è diventata ieri, giovedì 5 luglio, una straordinaria conferenza teatralizzata, che ha raccontato ai presenti una pagina poco nota della città di metà Settecento. A dispetto della canicola di questi primi giorni di luglio, la corposa platea si è riunita nella bellissima Cappella del Santissimo Salvatore, a ridosso della monumentale Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta in Via dei Tribunali.

A fare da scenografia d’eccezione, gli stucchi, dipinti e un bellissimo pavimento maiolicato dalla stessa bottega del Chiostro di Santa Chiara, i Massa.

Protagonisti di quella che è stata una vera e propria rievocazione il Dottor Raffaele Iovine, Presidente dell’Associazione Pietrasanta, l’autore Gianpasquale Greco, che ha svolto un lavoro di ricerca proprio su questi luoghi, e Lucio Carlevalis, Presidente della prestigiosa Ensemble Vocale di Napoli, la cui sede è proprio la Basilica della Pietrasanta, che con enfasi e vigore ha dato voce ai protagonisti della vicenda, leggendo e interpretando passi di documenti citati.

Alla metà del XVIII secolo infatti la Cappella che l’Umanista Giovanni Pontano aveva dedicato alla memoria della moglie, rischiava di essere abbattuta, e con essa proprio l’adiacente Cappella del Salvatore, per riqualificare e dare maggiore dignità alla facciata della Basilica.

Furono tante le coraggiose opposizioni del popolo napoletano che trovarono l’appoggio del Re Carlo di Borbone, e di altri intellettuali dell’epoca, che riuscirono a sottrarre questo bellissimo monumento rinascimentale ad un triste destino.

Il paradosso fu però l’oblio cui fu condannato, appena un secolo dopo, per ritrovare la sua dignità di Cappella e prestigiosa costruzione rinascimentale della città soltanto nel primo decennio del 2000, quando l’Associazione Pietrasanta si fa custode di questi posti finanziandone, completamente a proprie spese, i restauri, riportandoli all’antico splendore.

Ricorda con affetto e commozione questi momenti, Monsignor Vincenzo De Gregorio, rettore della Basilica, e promotore di un progetto, unico nella sua specie, che vede pubblico e privati collaborare insieme per il bene comune e per i beni culturali, recuperando non soltanto l’antico complesso basilicale, primo a Napoli dedicato al culto della Vergine, ma anche le due cappelle annesse: «Difendere la propria memoria e le proprie radici significa soprattutto ricordare vicende di coraggio come questa» ha detto il Presidente Iovine, la cui mission è quella di fare della Basilica, oggi sede di prestigiose mostre, una vera e propria fabbrica di cultura, che si fa promotrice di eventi di spessore come questo.

Emozionato ed emozionante l’intervento di Monsignor Vincenzo De Gregorio, che in chiusura ha ripercorso le vicende di questi tre monumenti, dal totale abbandono negli anni ’70 e ’80, protetti, ma in qualche modo dimenticati, da un recinto che ne impediva l’accesso e la fruizione, e oggi polo museale nel cuore del centro storico della città.

Se è vero che, come narravano gli antichi, pronunciare il nome di una persona fa sì che sia immortale, con questa sontuosa rievocazione Raffaele Iovine, Gianpasquale Greco e Lucio Carlevalis hanno compiuto, per il coraggioso popolo napoletano, che non volle essere complice e non ha taciuto, il miracolo dell’immortalità.

ART NEWS

L’Archeologico di Napoli schiera l’arte contro la violenza sulle donne

L’arte salverà il mondo. Potrebbe essere questo il motto del prossimo novembre, che vedrà coinvolto il nostro Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Sì, perché L’amore non violento nell’antica Roma, questo il titolo della rassegna che sarà allo Stadio Domiziano di Roma, vuole essere un evento che impone l’arte classica contro la violenza di genere. Un modo nuovo per spiegare soprattutto ai giovanissimi cosa vuol dire oggi la sessualità attraverso quella dimensione di “piacere condiviso”, avvalendosi al tempo stesso dell’aiuto della psicologia.

Sono più di 3000 le vittime di femminicidio dal 2000 ad oggi. Nel 92% dei casi ad uccidere queste donne è stato un uomo.

Possesso, gelosia, isolamento e disagio sociale. Sono queste le cose che spingono gli uomini, con patriarcale dispotismo, a sentirsi padroni delle loro donne: «Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli promuove le iniziative meritorie che, con l’apporto insostituibile dell’arte e dell’archeologia, riescono a diffondere messaggi sociali di grande importanza – ha detto in merito Paolo Giulierini, direttore del MANN – soltanto grazie alla cultura, si possono arginare fenomeni preoccupanti come quelli della violenza sulle donne».

L’evento vede la curatela del noto critico d’arte Vittorio Sgarbi.

Per farlo scendono in campo alcune delle opere del museo napoletano e ben 12 riproduzioni con immagini in tre dimensioni di alcuni celebri capolavori del MANN, come il Toro Farnese o la Venere in bikini.

TELEVISIONE

I programmi rai del prossimo autunno: tra scivoloni, nuovi format e cambi di conduzione

Mentre programmiamo le partenze e le vacanze, in casa RAI si pensa già a cosa ci aspetterà al nostro rientro. Sono tantissimi i cambiamenti per la stagione 2018/2019, che vede volti nuovi, sostituzioni, format originale e qualche scivolone.

Sì, perché primo fra tutti gli sbagli che poteva commettere mamma RAI, quello di affidare a Flavio InsinnaL’eredità”, non solo televisiva, ma morale, di Fabrizio Frizzi. Il conduttore, al centro di una controversia per alcune intercettazioni non proprio lusinghiere in cui insultava e mancava di rispetto quegli stessi concorrenti che gli valevano share televisivi, dal prossimo autunno affiancherà le professoresse ereditando, è proprio il caso di dirlo, paradossalmente il timore del quiz-show di raiuno, condotto finora da uno dei volti più gentili e garbati. Un vero affronto per un conduttore, Frizzi, cui non sono stati riconosciuti i giusti meriti in vita, né adesso sono tributati i giusti e doverosi onori postumi.

Ma Insinna non è certo l’unico sbaglio commesso, a parer mio, dalla rete di stato, che ha riconfermato Claudio Baglioni a condurre anche il prossimo Festival di Sanremo. Dopo l’esperienza dello scorso anno, in cui i cantanti in gara sembravano quasi fare da supporter ad un best of del cantautore romano, Baglioni ritornerà a cantare… pardon, presentare la kermesse musicale. E se gli ascolti lo hanno premiato, poco è rimasto musicalmente di un festival molto basso di cui non ricordiamo nemmeno le canzoni.

Sono tanti gli spettacoli musicali su cui si punterà il prossimo anno: da Andrea Bocelli all’Arena di Verona, in cui duetterà con alcuni ospiti proponendo brani del suo nuovo album, , allo stesso Baglioni che in settembre festeggerà i 50 anni di carriera.

La rai sembra voler puntare soprattutto sulla qualità dei suoi contenuti, e così su raiuno arriverà un nuovo spettacolo di Roberto Bolle, mentre pare che Ulisse (deo gratias!) di Alberto Angela, diventato un vero e proprio cult, approderà in pianta stabile sulla rete ammiraglia.

Tra i giri di walzer quello di Antonella Clerici, che cede, questa volta volontariamente, il posto a La prova del cuoco a Elisa Isoardi, per andare a ripescare un successo della TV in bianco e nero, Portobello.

Anche su raidue si cambia: Caterina Balivo ritorna su raiuno con un format nuovo, Vieni da me, dopo una fortunatissima parentesi a Detto Fatto sulla seconda rete, che dal prossimo anno sarà invece condotto dall’attrice pugliese Bianca Guaccero.

Il successo de Il Paradiso delle Signore cambia personaggi e diventa una vera e propria soap, che accompagnerà i telespettatori fino a La Vita in Diretta, dove arriva per la prima volta Tiberio Timperi al fianco di Francesca Fialdini al suo secondo anno.

Da qualche tempo volto Mediaset, Mara Venier è pronta finalmente a ritornare a casa, dove riprende le redini della “sua” Domenica In, storico cavallo di battaglia della conduttrice veneziana, che mancava da ben quattro anni.

Marco Liorni e Cristina Parodi, un tempo co-conduttori de La Vita in Diretta, si passeranno il testimone il sabato pomeriggio con due programmi originali, rispettivamente con Italia Sì e La prima volta.

Sul fronte sport la rai ha acquistato i diritti della Champions, insieme alla TIM Cup e alla Nazionale di calcio.

Tra le conferme, quelli che sono diventati veri e propri evergreen seguiti da tutti: Che tempo che fa e Tale e quale show.

Uno dei fronti più interessanti è senza dubbio quello delle fiction: nonostante le controversie e le critiche scatenate sul web dalla prima stagione, arriva il secondo capitolo della co-produzione internazionale I Medici, che quest’anno vede anche l’ingresso nel cast di Alessandra Mastronardi; ve ne ho parlato fino allo sfinimento, questo autunno/prossimo anno arriva anche L’Amica Geniale, serie in otto episodi ambientata a Napoli, tratta dal primo romanzo dell’omonima quadrilogia di romanzi di Elena Ferrante. Mentre per gli affezionati, ci sarà anche Non dirlo al mio capo 2 e I Bastardi di Pizzofalcone, dalla serie di romanzi di Maurizio de Giovanni.