INTERNATTUALE

Addio a Laura Biagiotti, donna di classe che ha portato il suo stile nel mondo

Oggi ci ha lasciati una delle firme italiane più note al mondo, Laura Biagiotti. Conosciuta in America come Regina del Cashmere, inizia la sua attività di designer di moda sotto l’egida di Roberto Capucci prima e Rocco Barocco, per poi fondare la casa di moda che porta il suo nome agli inizi degli anni ’70. Romana di nascita, presenta la sua prima a Firenze, e subito cattura l’attenzione della stampa e di quel pubblico femminile che immediatamente apprezza le sue creazioni e la sua idea di una donna-bambola, estremamente delicata e aggraziata.

promo del profumo ROMA

In occasione di una sua sfilata a Pechino nel 1988, lancia ROMA, fragranza, per lei, che incarna l’essenza dello stile italiano nel mondo. Bisognerà aspettare qualche anno, il 1992, affinché il profumo sia declinato nella sua versione maschile, ROMA per Uomo. Un’essenza di gusto orientale, boisè, più vigorosa, ma al tempo stesso elegante. Il profumo per lui è opera di Domitille Michalon, noto “naso” che ha lavorato tra gli altri con Versace, Ferragamo e Hugo Boss solo per citarne alcuni.

Anche la confezione, così come la fragranza femminile creata dalla stessa Laura, è stata disegnata dalla stilista in collaborazione con il designer tedesco Peter Schmidt, creando due bottiglie che da subito diventano una vera e propria icona nel mondo della moda e del beauty, richiamando le rovine dell’antica capitale dell’impero romano: una colonna spezzata per lei, un abbozzo di tempio con colonne e scanalature per lui, che si colorano di ambra per la donna e di una leggera doratura per l’uomo, rinchiuse nel loro tradizionale vetro satinato.

Il disegno, racconterà poi la Biagiotti, è ispirato ad una colonna del cortile del suo ufficio romano.

I sentori della mirra, dell’ambra, della vaniglia e del patchouli si fondono con le essenze floreali del gelsomino, della rosa, del mughetto e del garofano, mentre nell’uomo il fondo del cedro, del sandalo e del muschio incontra il profumo pungente del pompelmo rosa e del mandarino.

Laura Biagiotti resterà una donna di straordinario gusto e sensibilità, che ha mutato anche in fragranza l’essenza dello stile italiano, portando la sua inconfondibile classe in tutto il mondo.

Ciao, Laura!

ART NEWS

Omar Galliani, “Ancora nuovi voli” a Villa Lysis a Capri fino al 2 luglio 2017

Si intitola Ancora nuovi voli ed è la personale di Omar Galliani che da sabato 3 giugno fino a domenica 2 luglio 2017 sarà allestita all’interno di Villa Lysis, la storica dimora che il Conte Fersen fece costruire agli inizi del secolo scorso sull’isola di Capri.

Con il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee e il Patrocinio della Città di Capri, la mostra è curata da Maria Savarese, che porta per la prima volta l’artista emiliano sull’isola dell’amore.

Ancora nuovi voli rifiuta ogni tipo di cornice, se non il suggestivo edificio liberty.

Sono sei le opere che sbarcano a Capri, custodite finora in quel “cassetto dei disegni” dell’artista, e che oggi trovano nuova vita grazie ad un interessante quanto inedito allestimento: un grande ricamo siamese rosso che si staglia su di uno sfondo nero è adagiato sul pavimento con quattro gocce di cristallo purissimo ai lati, mentre due grandissime ali disegnate dall’artista a matita e carboncino su carta sono disposte a specchio sulle pareti delle stanze superiori. A fare da contraltare attorno tre piccole raffigurazioni di voli sospesi tra Ganimede, Perseo e altri mitici viaggiatori.

A concludere quello che si preannuncia come un affascinante percorso espositivo, un ultimo disegno posto all’interno del “fumoir”, o stanza dell’oppio.

Quello del volo, e delle ali in particolare, è un tema molto caro al mondo dell’arte. Sin dal racconto mitologico di Icaro e del suo desiderio di librarsi in alto nel cielo, l’uomo ha sempre sentito il bisogno di raccontare questo sogno, come metafora di libertà. E Omar Galliani ci porta con questa esposizione nel suo mondo, e a quel tema delle ali sospeso tra Oriente e Occidente, dai cristiani ai babilonesi.

Le sue opere convivono qui con preziosi ricami di grandi dimensioni, che vanno ad impreziosire ed enfatizzare la sua Inremeabilis Error, una possente ala disegnata in punta sottile di grafite nel 1978 su di un foglio di oltre tre metri per due.

Forte il richiamo all’Oriente nell’allestimento, in un contesto caratterizzato da contrasti, anch’esso sospeso tra simbolismo e sacralità. Ancora nuovi voli si propone così come un volo, letteralmente, nel mondo immaginifico dell’autore e uno all’interno degli arredi e delle stanze di una delle ville più note di Capri.

ART NEWS

Pompei e la maledizione delle pietre rubate

No, non è il nuovo titolo di un film di Indiana Jones.

Pompei e le opere rubate. In questi giorni non si fa che parlare della sicurezza all’interno del noto parco archeologico campano, che ha visto “scipparsi” una borchia in bronzo del VI secolo a.C. in pieno giorno, durante l’orario di apertura al pubblico e sotto gli occhi dei visitatori, nell’ambito della mostra, ora in programma, Pompei e i Greci.

Si trattava di un antico ornamento di una porta che era attaccato ad un supporto in legno e protetto da un plexiglass, ma pare non sia bastato a proteggere il reperto dalle grinfie dei malintenzionati che sono riusciti a sottrarlo senza troppi problemi.

Del diametro di 7,3 cm, datata tra il VI e gli inizi del V secolo a.C., la borchia era applicata su di una riproduzione della porta di Torre Satriano, e proveniva dal Museo Archeologico Nazionale della Basilicata Dinu Adamesteanu di Potenza.

Un oggetto non di grande valore, che, secondo la Soprintendenza, era assicurato per un valore di appena 300 euro.

E mentre sull’accaduto indaga il nucleo investigativo di Torre Annunziata, si apre il dibattito sulla sicurezza a Pompei.

Non solo crolli e danni, ma anche furti, per uno dei siti più visti al mondo, che, con la sua storia, le domus e i reperti che ha restituito negli anni, raggiunge una media di 3.000.000 di visitatori l’anno.

Ma che si tratti di opere di pregio o semplici sassi, sono tanti i “pezzi” che vengono sottratti all’area archeologica quotidianamente. Ma forse, dopo aver letto questo articolo, bande e ladruncoli ci penseranno bene prima di rubare ancora un reperto da rivendere sul mercato nero o portare a casa un souvenir aggratis in ricordo della visita.

Pare infatti che aleggi una vera e propria Maledizione degli Scavi sulla testa di chi porta via anche una piccola pietra da una strada dell’antica cittadina pompeiana. Migliaia le pietre rubate da milioni di visitatori che hanno visitato l’area a partire dagli anni ’60, e centinaia quelli che dagli anni ’90 hanno cominciato a restituirle per posta allegando lettere che fanno riferimento a presunte maledizioni e sfortuna: «Immensa è la sfiga che mi è capitata da quando lo trovai per le strade di Pompei. Liberandomene ve la restituisco con l’auspicio che in un futuro venga fissata dov’era. LO SFIGATO» si legge in uno scritto che accompagna una pietra. Italiani, ma anche stranieri. Sono tantissimi i turisti che non resistono alla tentazione di portare con sé un millenario pezzo di storia che è ritornato alla luce dopo la famigerata eruzione del Vesuvio del 79 d.C. al punto che Massimo Osanna, direttore della Soprintendenza autonoma dell’area, sta pensando di farne una vera e propria mostra intitolata Quello che mi porto via da Pompei: tessere di mosaico, conchiglie decorative, monete, pietre vulcaniche, ma anche frammenti di materiale fittile e intonaci. Sono tanti e variegati i reperti e i pezzi che vengono rubati e di tanto in tanto per coscienza o soltanto superstizione restituiti via posta.

Come un turista inglese che ha scritto dopo aver letto un articolo sul Times del 2015 che parlava di un vero e proprio maleficio delle pietre rubate. E se l’onestà e il rispetto per l’arte e la storia non bastano, mi auguro che il timore della sfiga possa almeno servire da incentivo per far sì che non si ripetano più colpi o inutili furtarelli.

INTERNATTUALE

Fidget Spinner: origine e storia del gioco diventato mania

A metà tra passato e futuro, forse stanchi di tanta tecnologia, la moda del momento per i giovanissimi si chiama Fidget Spinner, non una nuova app con cui giocare sul proprio telefonino, ma un vero e proprio giocattolo che sta facendo dilagare in Italia una nuova mania.

Si tratta di una sorta di triscele con un cuscinetto d’aria, intorno al quale ruotano tre pesi, che possono così girare velocemente. Il suo movimento allevierebbe lo stress. Prodotto in una vasta gamma di materiali che vanno dalla plastica al titanio, la sua funzione era in realtà quella di aiutare persone con deficit dell’attenzione, problemi di concentrazione o autismo permettendo di scaricare la tensione nervosa e lo stress.

Sebbene sia stato inventato negli anni ’90 ha trovato la popolarità solo quest’anno, con la pubblicazione di un articolo su Forbes nel dicembre del 2016 in cui il giornalista James Plafke lo indica come il giocattolo must-have del 2017.

Divisi gli studiosi tra chi riconosce i benefici di questa trottolina e chi pensa che si tratti soltanto di una ulteriore distrazione, così come le scuole che ne hanno consentito l’introduzione in classe e quelle che invece hanno deciso di bannare il gioco dalle proprie mura.

Ad inventare il giochino del momento una donna, l’ingegnere Catherine Hettinger, che ne avrebbe depositato il brevetto nel 1993 schedandolo come spinning toy (giocattolo girevole). L’idea sarebbe venuta in risposta a dei ragazzini che in Israele lanciavano pietre contro la polizia, affinché scaricassero in qualche modo la tensione e “promuovere la pace”.

Tuttavia secondo un’intervista che la Hettinger ha rilasciato al Guardian, avrebbe inventato il giocattolo poiché affetta da miastenia, un grave disturbo immunitario che causa una debolezza muscolare, che le impediva persino di raccogliere i giocattoli di sua figlia. Con questo gioco invece riusciva ad intrattenerla.

Ma quali sono le manie che si sono susseguite negli anni tra i giovanissimi?

In principio furono le molle colorate. Chi è stato un bambino negli anni ’90 come me se le ricorderà bene: enormi molle di plastica dai colori sgargianti e fluo che i ragazzini si divertivano a far oscillare ammirando ipnoticamente le sfumature che cambiavano veloci. Poi fu la volta delle palline clic clac, a loro volta mutuate direttamente dagli anni ’70: due palline, legate da due diversi fili che partivano dalla stessa base che, se agitate correttamente, non facevano altro che incontrarsi e spingersi originando uno ticchettio, clic clac appunto. Poi fu la volta del Tamagotchi (che personalmente non ho mai amato): cambiano i tempi e con le prime agende elettroniche e palmari, antesignano di tutti gli snake e videogiochi per smartphone vari c’era lui, il Tamagotchi, un videogiochino dalla forma ovoidale, che consisteva in una specie di animaletto virtuale che si doveva curare, nutrire, crescere pena la morte.

ART NEWS

Frida Kahlo oltre il mito: al MUDEC di Milano nel 2018

Frida Kahlo e l’Italia, una storia d’amore destinata a continuare. È dal 2014 infatti che i musei del nostro paese hanno proposto mostre sulla figura della pittrice messicana. Dal prossimo 1 febbraio al 3 giugno 2018 è la volta del Mudec, il Museo delle Culture di Milano, gestito dal Comune e dalla divisione Cultura del Gruppo Sole 24 Ore.

Frida Kahlo. Oltre il mito, questo il titolo della mostra, sarà anche l’occasione per celebrare l’artista, oggetto di una vera e propria fridamania.

Mostre, ma anche libri e film. L’Italia è pazza della Kahlo e questa nuova esposizione ne è la conferma.

Una mostra che scava “nel profondo delle sue relazioni, dei suoi interessi e della sua poetica” dice il curatore Diego Sileo, che lavora al progetto da sei anni e ha avuto accesso all’archivio ritrovato nel 2007 in Casa Azul, dimora dell’artista a Città nel Messico: «Nel migliore dei casi la sua pittura è stata interpretata come semplice riflesso delle sue vicissitudini personali o, nell’ambito di una sorta di psicoanalisi amatoriale, come un sintomo dei suoi conflitti e disequilibri interni».

È forse un caso anomalo per un artista che la sua vita sia così prepotente e forte da oscurare quasi l’opera stessa: «l’opera si è vista rimpiazzata dalla vita e l’artista ingoiata dal mito».

Ed è questo che la mostra si propone di fare, porre soprattutto l’accento sulla produzione artistica di Frida. Per farlo il museo milanese esporrà al pubblico oltre 100 dipinti e opere, molte delle quali mai esposte in Italia e, addirittura, in Europa: quadri, ma anche disegni e fotografie scattate dalla stessa artista.

Con questa rassegna sarà possibile scoprire un lato segreto e forse poco noto della vita di Frida Kahlo, attraverso fonti e documenti inediti, come le risposte alle lettere che inviava a una vasta platea di persone.

La mostra è stata suddivisa in cinque grandi nuclei tematici che raggruppano le opere della Kahlo per politica, donna, violenza, natura, morte.

Provenienti dal Museo Dolores Olmedo di Città del Messico e dalla Jacque and Natasha Gelman Collection. Ma alcuni dipinti provengono anche da musei statunitensi come il Phoenix Art Museum, il Madison Museum of Contemporary Art e la Buffalo Albright-Know Gallery.

Nel frattempo per chi invece vuole scoprire qualcosa sulla figura dell’artista, c’è un iconico film con Salma Hayek, Frida, vincitore di ben due premi Oscar come miglior colonna sonora e miglior trucco nel 2003.

ART NEWS

A Napoli arrivano 5 mummie di gatto. Ecco dove

Nella Sezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli abbiamo persino la mummia di un coccodrillo, ma forse delle mummie di gatto possono rappresentare una sorprendente novità persino per il sazio pubblico napoletano.

Da oggi infatti è possibile vedere ben cinque mummie feline di 2500 anni fa presso il Museo Orientale Umberto Scerrato dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, a palazzo du Mesnil di Via Chiatamone 62.

Le mummie risalgono ad un periodo compreso tra il 390 e il 170 a.C. La più lunga misura ben 56 centimetri, la più corta invece 31.

Si tratta di una specie nilotica e le altre quattro libiche. Al loro interno ci sono degli scheletri di gattini uccisi in onore delle divinità in età compresa tra i 4 e gli 8 mesi.

Questo genere di mummie presentano tratti somatici dipinti a inchiostro, con occhi rossi e neri. Nel mondo se ne contano soltanto 25 esemplari.

Un evento eccezionale dunque, se si considera che questo, come tengono a precisare i promotori della mostra, è l’unico gruppo di mummie di gatto in Italia.

Una di esse in particolare ha la caratteristica di un motivo decorativo molto raro, fatto di losanghe a spina di pesce, di cui ce n’è soltanto un altro al mondo.

Per tutte le altre informazioni:

http://museorientale.unior.it

TELEVISIONE

Paolo Sorrentino elegge un nuovo papa per una nuova produzione TV

Paolo Sorrentino elegge un nuovo papa, ma non si tratta del seguito dell’acclamata serie The Young Pope. Il regista Premio Oscar per La Grande Bellezza, sarà infatti impegnato nelle riprese di The New Pope, il nuovo Papa, una nuova serie, nuovamente in collaborazione con il canale americano via cavo HBO, che porterà di nuovo Sorrentino dentro le mura del Vaticano.

James Cromwell and Diane Keaton in The Young Pope (2016)

Ma non ci sarà Papa Belardo e Suor Mary, ovvero Jude Law e Diane Keaton questa volta, né, pare, si tratti di un seguito della prima fortunata serie.

I casting infatti per trovare il volto del nuovo pontefice e di tutti i personaggi che animeranno questa nuova serie sono appena cominciati. Forte della vendita in ben 110 paesi nel mondo di un telefilm ormai cult, questa nuovo serial è scritto dallo stesso Sorrentino in collaborazione con Umberto Contarello, ed è prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e co-prodotta da Mediapro. Distributore internazionale è FremantleMedia International.

Grande delusione dunque per chi aveva visto nel finale aperto di The Young Pope la possibilità di una seconda stagione che, a questo punto, sfuma completamente con questo nuovo progetto.

Ho sempre temuto i seguiti, le seconde stagioni le produzioni dovute ad un grande successo o comunque un prodotto il cui ciclo vitale sembra essersi esaurito già nel momento in cui si trasforma inconsapevolmente in un cult.

La produzione partirà alla fine del 2018.

Nel frattempo Toni Servillo, attore prediletto di Sorrentino, ha confermato da Fabio Fazio l’indiscrezione che circolava da tempo sul desiderio di girare un film intorno alla figura di Silvio Berlusconi da parte del regista napoletano. L’attore vestirà i panni del Cavaliere ed ex Premier, che per Sorrentino aveva già interpretato Giulio Andreotti ne Il Divo, e che ritorna adesso davanti alla macchina da presa dopo La Grande Bellezza.

TELEVISIONE

Tutankhamon, mini-serie sulla scoperta della tomba del Faraone-bambino su Focus TV

In un panorama televisivo sempre più frammentato e competitivo, anche FOCUS, canale-costola del magazine scientifico più famoso d’Italia, ha deciso di dedicare la sua programmazione ad una produzione non prettamente di divulgazione. Succederà lunedì 22 e martedì 23 maggio in prima serata, quando il canale del gruppo Discovery Italia trasmetterà la mini-serie Tutankhamon, kolossal in quattro puntate su di una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo, la scoperta della tomba del famosissimo faraone bambino.

Diretto da Peter Webber, regista tra gli altri de La ragazza con l’orecchino di perla, lo sceneggiato arriva nel nostro paese in prima TV dopo il successo che ha riscontrato in Gran Bretagna, con una media di sei milioni di telespettatori per episodio sul canale Itv.

Sam Neill, Max Irons, and Amy Wren in Tutankhamun (2016)

Presentata in anteprima al Museo Egizio di Torino, la mini-serie è ambientata tra le sabbie e le rovine della Valle dei Re, in Egitto, e vede protagonista il giovane e fascinoso Max Irons, classe ’85, figlio del noto attore Jeremy, nei

Catherine Steadman in Tutankhamun (2016)

panni dell’archeologo  Howard Carter, affiancato da Sam Neill, veterano di pellicole-avventura e noto al grande pubblico per il suo ruolo di paleontologo in Jurassic Park, che qui invece interpreta il mecenate Lord Carnarvon. I due saranno affiancati dalla giovanissima Amy Wren, che interpreta la figlia di Carnarvon, Evelyn, mentre l’attrice Catherine Steadman interpreta la giovane Maggie.

Una serie che si propone di essere avvincente e che racconterà una pagina importante di storia dell’archeologia. L’appuntamento quindi è fissato per lunedì 22 alle ore 21.15 sul canale 56 del digitale terrestre con i primi due episodi della serie.

LIFESTYLE

GUCCI: murales d’autore a Milano per celebrare la nuova linea limited edition

Arte e moda, un connubio che dura sin dalla notte dei tempi. Da sempre gli stilisti infatti si sono ispirati agli artisti, dimostrando quanto anche la moda potesse farsi arte essa stessa. Dalle sorelle Fontana, ispirate dai colori del rinascimento, a Yves Saint Laurant che scelse Mondrian, ognuno a suo modo trova la propria fonte d’ispirazione.

Cambiano i tempi e cambiano anche le mode e i modi, e non sono più soltanto gli artisti che trovano posto nelle sale museali a ispirare i grandi brand dell’haute couture, ma anche gli artist della scena contemporanea che promuovono la loro arte sui social.

Lo dimostra la maison Gucci, il cui direttore artistico, Alessandro Michele, ha scoperto su instagram l’illustratrice inglese Angelica Hicks. Lo stilista è rimasto letteralmente folgorato dallo stile brioso e ironico dell’artista, selezionando una serie dei suoi disegni per una collezione di T-shirt limited edition, che sarà lanciata il prossimo 25 maggio sul sito ufficiale della casa di moda.

Undici le t-shirt, per altrettanti soggetti, per ognuno dei quali sono stati prodotti 100 pezzi, per un totale di 1100 t-shirt su distribuzione mondiale, con una speciale etichetta che indicherà anche la numerazione per ogni serie.

Per il lancio di questa linea Gucci ha chiesto all’illustratrice di “vestire” i muri di Milano, con un’installazione in Largo la Foppa, dopodiché questo spazio all’aperto nel cuore del capoluogo lombardo continuerà ad ospitare altri progetti artistici fino alla fine dell’anno, così come è già successo a New York.

Per l’occasione, oltre alla presentazione dei due murales, Gucci celebrerà l’evento con una cena il prossimo 18 maggio newyorkese.

L’arte di Angelica Hicks è a metà strada tra disegno, cartone animato, parody, seguendo un po’ le mode e i gusti shabby che da qualche tempo si stanno propagando nel design e nella moda. Una limited edition che si propone di essere romantica e divertente al tempo stesso e, come dice la stessa autrice parodiando persino Donald Trump, chic. Perché il suo motto è make America chic again, rendere l’america di nuovo chic.

TELEVISIONE

TREDICI… ragioni per vedere il nuovo serial Netflix

copertina della nuova edizione del libro di Jay Asher, Mondadori

La serie televisiva del momento è TREDICI, nuova produzione Netflix, che ritorna protagonista assoluta con una produzione originale. Il serial ha subito raccolto consensi di pubblico e critica. Un teen drama, manco a dirlo, in tredici episodi, che si è subito distinto per la qualità dei suoi contenuti. Non il classico telefilm glamour sugli adolescenti, che snocciola patemi d’amore e di vita, ma un vivido affresco sulla gioventù di oggi, custode inconsapevole del nostro futuro.

13 Reasons Why, questo il titolo originale della serie, che tradotto sta più o meno per 13 Motivi per cui…, ruota intorno alla figura di Hannah Baker (Katherine Langford, al suo debutto televisivo da protagonista) che decide di togliersi la vita, registrando però tredici audiocassette dove in ognuna spiega una ragione per cui ha deciso di compiere il gesto estremo.

Un flashback che incuriosisce lo spettatore sin dai primi minuti, quando il giovane Clay Jensen si ritrova con una scatola contenente le registrazioni, che indicano anche lui tra le ragioni del suicidio.

Prosegue quindi, per la piattaforma di streaming video a pagamento più diffusa al mondo, la nostalgia degli anni ’90 e, dopo il successo del paranormale Stranger Things, propone adesso un’altra serie che occhieggia a quelli che sono diventati grandi classici del piccolo schermo, mixando drama ad atmosfere a metà strada tra Twin Peaks (altro grande ritorno di questa stagione) e Stephen King.

Lo scorso marzo l’Hollywood Reporter ha anticipato che Netflix ha già commissionato una seconda stagione del telefilm.

Molto bravi gli attori, a cominciare da Katherine Langford perfetta nel ruolo di adolescente un po’ torbida e turbata, che vive le problematiche di una qualsiasi adolescente. Tante le tematiche affrontate nel telefilm, dal suicidio al (cyber) bullismo, passando per la violenza sessuale.

Ispirata all’omonimo romanzo di Jay Asher del 2007, la serie, come di consueto per Netflix, è già stata interamente pubblicata sulla piattaforma il 31 marzo scorso, trasformandosi in poche settimane prima in cult e poi in vero e proprio fenomeno mediatico.

E se proprio vogliamo trovare, parafrasandone il titolo, tredici ragioni per guardare questa nuova produzione di certo possiamo annoverare: per l’attore Dylan Minnette (che interpreta l’inquieto Clay), la talentuosa Katherine, per il documentario Tredici: oltre in cui produttori e psicologi affrontano le tematiche trattate, per le controversie che ha generato sulla stampa americana (e che senza dubbio faranno discutere), per scoprire una versione inedita della cantante e attrice Selena Gomez (che qui è produttrice esecutiva), per il ruolo ricorrente di Kate Walsh (indimenticata dottoressa Montgomery di Gray’s Anatomy), per comprendere le ragioni della censura che il telefilm ha avuto in alcuni paesi come la Florida, per (ri)scoprire il romanzo originale edito in Italia da Mondadori, per un teen drama che fa riflettere, per le tematiche poco trattate in TV ma di grande attualità, per entrare nella psicologia di una ragazza come tante apparentemente felice, per scoprire come potrebbe svilupparsi la trama della seconda stagione, per scoprire qual è il ruolo del protagonista nella morte della giovane Hannah.

Unica pecca, forse, quella della nostalgia per il passato. Dubito che degli adolescenti nati tra la fine e gli inizi degli anni 2000 possano conoscere, o quantomeno sentire la mancanza, di un passato analogico, affidando le proprie memorie a delle vecchie (e senza dubbio più scenografiche) audiocassette. Nell’era digitale sarebbe stato più logico, seppur meno suggestivo, che Hannah affidasse la sua storia all’iPhone, ad un iPad o qualsiasi altro strumento del web 2.0; io stesso, che appartengo invece ai millennials, faticherei a trovare uno stereo o un registratore analogco su cui imprimere la mia voce.

In compenso i fan troveranno tutte le risposte, o forse no, nell’ultimo episodio della stagione che, sin dalla prima puntata, promette già molte sorprese e colpi di scena.