ART NEWS

Il sogno d’amore di Chagall alla Basilica della Pietrasanta a Napoli

Si intitola Sogno d’amore e, profeticamente, arriverà a ridosso di San Valentino alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta a Napoli, fino al prossimo 30 giugno.

Più di 150 opere suddivise in quattro sezioni tematiche, e vedono la curatela di Dolores Durán Úcar, e la produzione di un brand leader del mondo dell’arte, il Gruppo Arthemisia che, reduce dal successo di ESCHER (al PAN fino ad aprile), approda in uno dei monumenti simbolo del centro storico del capoluogo partenopeo.

Russo di nascita, francese d’adozione, Mark Zacharovič Šagal, Chagall nella traslitterazione francese, proviene da una famiglia di origine ebraica nell’allora Impero Russo, l’attuale Bielorussia. Maggiore di nove fratelli, nelle sue opere indaga spesso i luoghi e i momenti della sua infanzia, tutto sommato serena a dispetto delle condizioni in cui erano costretti a vivere gli ebrei russi sotto il dominio degli zar.

Divenuto già noto in patria come artista, si trasferisce agli inizi del XX secolo a Parigi, ed entrò nell’orbita degli artisti del quartiere di Montparnasse, alternando rientri in patria, dove aderì ai movimenti rivoluzionari, per poi ritornare nella capitale francese a partire dal 1949, stabilendosi in Provenza.

Morirà a Saint-Paul-de-Vence a 97 anni.

Sin dai suoi anni giovanili Chagall fu sempre affascinato dalla Bibbia, che l’artista considerava come la più importante fonte di poesia e ispirazione artistica. È a partire dagli anni ’30 però che comincia concretamente ad interessarsene e inizia a studiarla con dedizione, tramutando i suoi studi in un vero e proprio lavoro grazie all’editore e mercante francese Ambroise Vollard, che gli commissionò una serie di tavole a tema biblico.

Altri lavori che l’artista aveva realizzato erano l’illustrazione de Le anime morte di Gogol’ e Le Favole di La Fontaine.

I suoi studi dei testi religiosi lo porteranno in Egitto, Siria, Palestina. Da questo momento è soprattutto la Bibbia che ispirerà gran parte dei suoi lavori.

Nella sua lunga vita e nella sua lunga carriera, sono tanti gli stili che abbraccia la sua arte: dalle avanguardie, che sfiorerà appena, al cubismo e fauvismo. I suoi dipinti, a metà tra mondi onirici e meraviglia, raccontano mondi fantastici e riferimenti religiosi attraverso colori vivaci e brillanti, anticipando l’espressionismo, e la corrente del Tachisme, quell’arte astratta nata in Francia, dove il colore è l’elemento dominante che va anche oltre la forma, verso il suo mondo di colori, verso un sogno d’amore senza tempo.

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“Io sono Mia” al cinema: Serena Rossi fa rivivere la grande Mimì

Si intitola Io sono Mia, il film che ripercorre la vita e la carriera della grande Mia Martini. A dare il volto alla cantante di Bagnara Calabra prematuramente scomparsa nel 1995, è l’attrice partenopea Serena Rossi, straordinariamente somigliante alla cantante, quanto credibile in quelli di donna sofferente e sensibile.

Serena Rossi, Io sono Mia

Il film è prodotto da Eliseo Fiction in collaborazione con Rai Fiction, che lo scorso anno hanno tributato un omaggio biografico a Fabrizo De André con Principe Libero, e come il film del cantautore genovese anche Mia sarà distribuito da Nexo Digital al cinema solo per tre giorni (14-15-16 gennaio) prima di approdare nella prima serata di Raiuno, presumibilmente subito dopo la settimana sanremese.

Il film, diretto da Riccardo Donna, già regista di molti successi rai, vanta un cast ricchissimo che va da Maurizio Lastrico a Dajana Roncione, da Gioia Spaziani a Edoardo Pesce.

Un film che restituisce alle nuove generazioni memoria storica della grande eredità musicale di Mia Martini, all’anagrafe Domenica Rita Adriana Bertè, nata, artisticamente, negli anni ’70 e che ha segnato, per oltre vent’anni, gran parte della storia musicale italiana, con successi immensi e straordinari come Minuetto, Piccolo Uomo, Gli uomini non cambiano, Almeno tu nell’universo ispirando generazioni di cantanti italiane. E poi il difficile rapporto con il padre, la nomea di porta-sfortuna, la storia d’amore con Ivano Fossati, i Festival di Sanremo. Io sono Mia riassume l’ascesa e la caduta di un’Artista che il panorama italiano spesso non ha saputo riconoscere: «Il nostro è un tributo al talento intenso di una donna fuori dagli schemi, una voce unica, magnetica, emozionante – ha detto Eleonora Andreatta, Direttore di Rai Fiction – Una grande artista della canzone italiana che ha pagato con coraggio un prezzo alto per la sua voglia di libertà e di essere se stessa nel mondo dello spettacolo e delle sue regole di mercato».

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Le mostre nel centro storico di Napoli da non perdere nel 2019

È una stagione particolarmente florida per Napoli, dal punto di vista culturale, che ritorna protagonista della grande arte con una serie di mostre che animeranno buona parte di questo 2019 appena iniziato. Se per Caravaggio e la sua influenza, in arrivo a Capodimonte, bisognerà attendere aprile, alcuni eventi hanno già portato nel cuore del centro storico della città opere preziose ed inedite.

dal profilo instagram @marianocervone

A cominciare da Sacra Neapolis. Culti, miti, leggende (di cui vi ho già parlato QUI) mostra che l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS ha prodotto in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell’ambito dell’interessantissimo progetto LAPIS Museum, all’interno della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta: una sala, o per meglio dire una cripta, espositiva che, come ama definirla il presidente dell’Associazione, il Dottor Raffaele Iovine, è un “multisala della cultura”, che ospita tanti eventi, tra cui anche Napoli. Storia, Arte, Vulcani, prestigiosa rassegna che vede la partnership dell’Osservatorio Vesuviano che per la prima volta ha prestato ed esposto una bellissima collezione di gouaches del XVIII secolo e ha introdotto lungo il percorso espositivo documentari e strumentazioni che conferiscono un maggiore rigore scientifico-didattico per gli appassionati di geologia e per chi vuole conoscere più da vicino la formazione del sottosuolo napoletano.

Sempre all’interno della Basilica della Pietrasanta arriverà, a partire dal prossimo 15 febbraio, la mostra Chagall. Sogno d’Amore, organizzata e prodotta dal Gruppo Arthemisia (che ha Napoli ha già portato con successo Escher, al PAN fino ad aprile) e che rafforza il legame con la città con questa straordinaria mostra che porta per la prima volta nella nostra città i 150 dipinti del noto pittore di origine russa.

Fino al 17 gennaio all’interno della Chiesa delle Anime del Purgatorio ad Arco (nota al grande pubblico per i suoi teschi e la sua parte sotterranea) sarà possibile vedere una mostra dedicata al culto delle anime pezzentelle. Curatrice della mostra è Francesca Amirante, Presidente di Progetto Museo. Un’occasione unica per scoprire questo suggestivo culto squisitamente napoletano.

Il Museo MADRE invece ospita l’interessante quanto trasgressiva mostra su Robert Mapplethorpe, noto fotografo di celebrità come Andy Warhol, Deborah Harry, Patti Smith e Amanda Lear, cui il museo d’arte contemporanea napoletano dedica un’ampia retrospettiva fino al prossimo 8 aprile 2019. Scatti rigorosamente in bianco e nero che ritraggono il corpo in tutte le sue sfaccettature, da voyeuristico oggetto di piacere a pura espressione artistica.

Imperdibile la mostra Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe, a Palazzo Zevallos fino al prossimo 7 aprile, che indaga il collezionismo tra il XVII e il XVIII secolo a Napoli attraverso i tre artisti più rappresentativi e tutta una serie di autori che hanno caratterizzato quei secoli. Per l’occasione, le Gallerie d’Italia hanno spostato e riallestito la collezione permanente di Palazzo Zevallos consentendo ai propri visitatori una vera e propria riscoperta delle proprie opere. Molto bella infine anche la collezione d’arte contemporanea che ha trovato posto nei piani inferiori del sontuoso palazzo di Via Toledo.

E se siete nel centro storico della città non potete non andare al Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, oltre alla collezione permanente, ospita diverse mostre da non perdere, tra le quali Mortali Immortali. I tesori del Sichuan nell’antica Cina, fino al prossimo 21 gennaio, Hercules alla Guerra fino al 31 gennaio, e Le ore del sole, sempre fino al 31 gennaio, dedicata alla geometria e all’astronomia negli antichi orologi solari romani.

CINEMA

Andate al cinema a vedere Mary Poppins per continuare a sognare

Vera e propria tradizione per molti, il primo gennaio anch’io ho deciso di inaugurare il nuovo anno con un bel film. Ho così passato la serata al cinema guardando Mary Poppins, o per meglio dire il suo ritorno. Sì, perché per me, come molti della mia generazione, Mary Poppins ha, o aveva, un solo volto, quello severo e dolce di Julie Andrews, e una sola voce, quella di Tina Centi, storica doppiatrice di tante principesse Disney.

In Mary Poppins Returns il volto è quello di Emily Blunt, e la voce, quella italiana, è dell’attrice e cantante partenopea Serena Rossi.

Sin dai titoli di testa, il film ti cala in una atmosfera festosa e felice, con musiche orchestrali da sogno e le bellissime atmosfere della Londra degli anni ’30.

Sono gli anni della Grande Depressione, Jane e Michael Banks sono adesso cresciuti e, con questo film, tante domande trovano risposta, le stesse che probabilmente ci siamo fatti quando alla fine del primo film del 1964 Mary Poppins volava via con il suo ombrello e il vento che era cambiato.

I due ragazzini sono adesso adulti, Michael è vedovo con tre figli a carico, e vive ancora nella casa di famiglia al numero 17 di Viale dei Ciliegi. Ma molte cose sono cambiate: i genitori sono morti, Jane è una giovane attivista sindacale, e Bert ha adesso il volto dell’ispanico di Lin-Manuel Miranda, che ne prende idealmente il posto, interpretando il giovane lampionaio Jack.

Bellissime le musiche orchestrali del film di Marc Shaiman, cui va forse il rimprovero di esser ricorso poco alle musiche originali dei fratelli Sherman, rompendo quella continuità che ci si aspetta da un sequel.

Straordinarie anche le canzoni di Mary Poppins che, benché avranno bisogno ancora di qualche anno e diversi passaggi televisivi per diventare classici, ti entrano comunque in testa e ti ritrovi inavvertitamente a canticchiarle, a cominciare da Che stupendosa idea! o L’abito non fa il monaco.

Forte l’impronta di Rob Marhall, già regista di musical come Chicago, di cui probabilmente questo ritorno sente un po’ l’influenza nelle coreografie, nelle luci e persino nelle acconciature di Mary Poppins, che tanto mutua dalla bella Velma Kelly.

I plausi maggiori vanno probabilmente al messaggio che questo film rappresenta, e che incita gli spettatori a credere in se stessi, a non arrendersi mai o a guardare il mondo e le sue difficoltà da un’altra prospettiva. Come nel cameo, riuscitissimo, di Meryl Streep, che interpreta Toopsy, cugina di Mary Poppins, alla quale ogni secondo mercoledì del mese il mondo letteralmente si capovolge e che grazie a Mary si trasforma in un’occasione per guardare le cose da un altro punto di vista.

E chissà che la Blunt non possa vincere questa sera il Golden Globes come miglior attrice in una commedia musicale, proprio come fu per Julie Andrews nel 1965 con il primo film.

Molto belli i camei in chiusura di Dick Van Dyke, che interpreta sig. Dawes Jr., così come cinquant’anni prima ne interpretò il padre nel primo film, e Angela Lansbury, che con il suo cameo della signora dei palloncini si concede persino un brano in chiusura.

Se siete dei sognatori, allora guardate assolutamente questo film, perché Mary Poppins è ancora praticamente perfetta sotto ogni aspetto.

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Tra archeologia e scienza, due importanti mostre di LAPIS MUSEUM a Napoli

Sacra Neapolis. Culti, miti, leggende è la nuova mostra in programma a LAPIS MUSEUM, il percorso ipogeo della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, nel cuore del centro storico di Napoli.

Una rassegna che vede la straordinaria sinergia di pubblico e privato, tra l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale ONLUS, che da qualche anno si prende cura della basilica, e il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che per l’occasione ha aperto i suoi depositi, gli stessi mostrati da Alberto Angela qualche mese fa in uno dei suoi documentari di successo.

Un evento unico, che ha portato all’esposizione della Stipe votiva di Caponapoli, in quella che oggi è l’area di Via Foria, per lo più sconosciuta al grande pubblico, e che dal 22 dicembre fino al prossimo 15 settembre, potrà vederla tutti i giorni (festivi inclusi) dalle 10.00 del mattino fino a sera inoltrata.

Statuette fittili, sculture, monete. Sono tanti i reperti che compongono questo particolare focus sui culti orientali, che oggi trovano posto nella cripta, un’area sottostante la basilica che per l’occasione si è completamente rinnovata. Il sito non perde la sua originaria vocazione tecnologica, che adesso diventa fil rouge di un progetto ben più importante: gli oculus, la realtà virtuale, le proiezioni, fanno adesso da quinta a pezzi straordinari.

Come la colossale metopa del dio Mitra, posta proprio all’ingresso della Basilica, preludio archeologico di un’importante operazione culturale, perfettamente contestualizzata nell’area dove sorgeva l’Antico Tempio della dea Diana, con i resti di domus greco-romane, le mura ellenistiche, l’opus reticulatum, i bellissimi pavimenti musivi di epoca romana.

Tra i pezzi da non perdere lungo l’esposizione, la bellissima statua policroma della dea Iside che regge il Sistro, del II secolo d.C., che stringe un sistro nella mano destra e una oinochoe con ansa a forma di serpente nella mano sinistra.

I volti delle bellissime puppen, ex voto che le fanciulle portavano al tempio della dea, o la prima moneta coniata con il nome della città nuova, Neapolis.

Ma LAPIS MUSEUM ha inaugurato anche un’altra mostra lo scorso 22 dicembre, Napoli. Storia, Arte, Vulcani in collaborazione con l’Osservatorio Vesuviano, che ha portato lungo il percorso di visita una suggestiva stazione di rilevamento sismico che monitora in tempo reale l’area Vesuviana e quella dei Campi Flegrei. Ma il Reale Osservatorio Vesuviano ha anche allestito, esponendole per la prima volta, una bellissima mostra di gouaches del XVIII secolo, unico strumento e sola testimonianza delle varie eruzioni del Vesuvio nei secoli scorsi. Un percorso che unisce arte e scienza, e prosegue nelle profondità del sottosuolo con straordinari esemplari di rocce e contenuti che danno un valore rigoroso al percorso e alla cavità di tufo della Pietrasanta.

Dopo le mostre d’arte degli anni precedenti, quella de i Tesori Nascosti nel 2016 e il Museo della Follia nel 2017, alla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta arriva adesso una preziosa esposizione archeologica, per tutti coloro che vogliono scoprire il fascino dei culti orientali e conoscere più da vicino le millenarie origini di Napoli.

ART NEWS

La collezione di un Principe. A Palazzo Zevallos a Napoli fino al 7 aprile

Con l’arrivo delle festività natalizie, inizia a Napoli un periodo particolarmente florido per gli eventi d’arte, che vogliono conquistare il pubblico partenopeo e parte di quei turisti che giungono a frotte, per presepi e tradizioni. Ad aprire le danze quest’anno ci hanno pensato le Gallerie d’Italia, che nella loro storica sede di Palazzo Zevallos a Via Toledo, portano anche per quest’anno un evento da non perdere.

Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe, questo il titolo completo della rassegna che dal 6 dicembre fino al 7 aprile 2019, riporta a Napoli, e all’interno di Palazzo Stigliano parte di una prestigiosissima collezione appartenuta alla famiglia Vandeneynden, che abitò proprio nella sontuosa dimora napoletana di Via Toledo a partire dagli ultimi decenni del XVII secolo.

Sono 36 i capolavori che ritornano nelle stesse stanze che hanno abitato, tra cui le opere di Van Dyck, Rubens e Ribera.

Una collezione intima, che consentirà al pubblico di conoscere la famiglia Vandeneynden, Giovanni, ricco e potente commerciante fiammingo, che scelse Napoli come residenza per se stesso, per meglio servire le sue clientele, come era solito per molti altri commercianti del Nord Europa.

Vandeneynden aveva acquistato Palazzo Zevallos dal figlio di Juan de Zevallos Nicastro, duca di Ostuni, Francesco, e ne aveva commissionato la ristrutturazione ad un monaco certosino, fra’ Bonaventura Presti, attivo a Napoli come architetto.

Il mercante era anche uno squisito collezionista d’arte, e negli anni aveva raccolto opere straordinarie.

La mostra vuole essere un suggestivo viaggio nell’arte del Seicento del panorama italiano ed internazionale, con un focus particolare sulla produzione delle Fiandre.

La collezione vantava opere tuttora celebri, come il Banchetto di Erode di Rubens (ora a Edimburgo), e ancora esemplari di Anthony van Dyck, Aniello Falcone, Luca Giordano, Mattia Preti, Jusepe de’ Ribera, Salvator Rosa, Massimo Stanzione, Guercino, Annibale Carracci, ma anche Jan Brueghel, Jan Miel, Andrea Vaccaro e numerose nature morte nonché paesaggi e battaglie di altri maestri fiamminghi.

Prestiti eccezionali da musei nazionali ed internazionali, che hanno reso possibile questo straordinario ritorno a “casa”, nelle medesime stanze dove a lungo furono custoditi.

LIFESTYLE

Santa Lucia Svedese a Napoli il 9 dicembre: luci, canti e sapori della tradizione

Natale ormai è alle porte, e Napoli si prepara con i primi eventi per vivere la magica atmosfera delle feste. La Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, già cornice di eventi d’arte negli ultimi due anni, diventa la suggestiva scenografia della Festa di Santa Lucia Svedese. Nel centro storico infatti, proprio in Piazzetta Pietrasanta, con qualche giorno di anticipo rispetto al consueto 13 dicembre, arriva per la prima volta nella città di Napoli una delle tradizioni più amate del calendario svedese.

Ad illuminare il cuore del centro storico di Napoli, a due passi da una delle torri campanarie più antiche d’Italia, arriva un corteo di undici giovani del Liceo Musicale Nordiska Musikgymnasiet di Stoccolma, che intoneranno i canti della tradizione natalizia.

Originaria di Siracusa, in Sicilia, il culto di Santa Lucia è giunto fino in Svezia. Ad introdurre questa tradizione sarebbe stata l’aristocrazia svedese nel XVIII secolo, che voleva che la figlia maggiore vestisse i panni di Lucia, servendo la colazione a letto la mattina del 13 dicembre.

Oggi questa usanza si è evoluta, e sono migliaia i bambini nelle strade che illuminano il buio dei vicoli innevati con candele e biscotti, intonando i canti della tradizione natalizia.

In ogni angolo del Paese, delle scuole, degli uffici, degli asili ci si riunisce per ascoltare queste melodie, e celebrare la luce in attesa del Natale.

La festa di Santa Lucia è persino arrivata nelle prigioni e negli ospedali, nelle case di riposo e in tutti quei luoghi in cui la mobilità è difficile. È da questa filosofia che giunge quest’anno anche nei vicoli di Napoli, perché Santa Lucia non bisogna cercarla, ma arriva a rischiare il buio.

La celebrazione è stata fortemente voluta dall’Ambasciata di Svezia e il Consolato Onorario di Svezia a Napoli, in collaborazione con l’Associazione Polo Pietrasanta Onlus.

L’appuntamento è per domenica, 9 dicembre alle ore 18.00 sul Sagrato della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, dove l’Ambasciatore di Svezia, Robert Rydberg, inaugura l’evento che si terrà in piazzetta.

Dopo l’esibizione, seguirà una degustazione di glögg (tipica bevanda calda speziata) e pepparkakor (biscotti speziati), mentre per i più piccini sarà servita una bibita tradizionale natalizia.

E se siete in piazzetta, andate a vedere LAPIS, il percorso sotterraneo della basilica. Sarà la perfetta chiusura di una giornata di festa, scoprendo miti e leggende della città di Napoli.

ART NEWS

Napoli: stazioni d’arte e metti da parte

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è stata da poco inaugurata una mostra dedicata alle stazioni della metropolitana di Napoli. Meta di attrazione per turisti, per i loro colori e le architetture avveniristiche, le stazioni entrano con progetti, fotografie e rendering a far parte di Metro & The City, esposizione che fino al prossimo 31 dicembre 2018 si propone di ripercorrere la storia di questo ampio progetto.

Ma oltre le immagini promozionali, quali sono le reali condizioni di salute di queste opere?

Tra attese estenuanti, vagoni affollati e tratte ridotte, ho fatto un giro per le Stazioni dell’Arte, quel complesso, si legge letteralmente su wikipedia, artistico-funzionale composto da quindici fermate della metropolitana di Napoli, in cui è stata prestata particolare attenzione a rendere gli ambienti belli, confortevoli ed efficienti. Insomma una vera e propria opera d’arte (quasi) in movimento, che i turisti ci invidiano e vengono a frotte a vedere come un vero e proprio monumento, e che ha portato, nel 2012, l’elezione di TOLEDO come stazione più impressionante d’Europa, per il Daily Telegraph e addirittura più bella del mondo per la CNN, assegnando a MATERDEI un decoroso 13esimo posto su scala mondiale.

stazione UNIVERSITÀ

Un progetto nato nel 1995, che ha portato nel tempo installazioni d’arte anche in quelle stazioni originariamente non nate sotto questo concept che tuttora segue queste linee guida, come VANVITELLI, dove successivamente è stata applicata la sequenza di Fibonacci di Mario Merz.

Un vero e proprio museo d’arte contemporanea che i cittadini, attese a parte, possono percorrere al costo di 1,10 €, il biglietto di una corsa singola, e che ha portato artisti quali Joseph Kosuth, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis solo per citarne alcuni, senza considerare la copia in vetroresina dell’Ercole Farnese, il calco in bronzo della Testa di Cavallo (detta Carafa, il cui originale è all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), o quella del Laocoonte.

Opere che hanno reso l’arte contemporanea senza dubbio più vicina, e sebbene i napoletani continuino ad ignorare quali siano i nomi degli artisti che hanno realizzato le installazioni che quotidianamente li accompagnano, di certo hanno imparato a familiarizzare con le loro opere, come il profilo continuo, Conversational profile della stazione UNIVERSITÀ.

Più archeologica quella MUNICIPIO che propone invece alcuni reperti rinvenuti durante gli scavi per la sua realizzazione, mentre all’uscita MONTECALVARIO, quella che collega la stazione Toledo con i Quartieri Spagnoli ci sono opere fotografiche di artisti come il noto fotografo Oliviero Toscani.

La stazione DANTE è stata disegnata invece dalla compianta archistar Gae Aulenti, che per l’omonima piazza in cui è ubicata ha voluto rispettarne l’originario impianto 700ntesco.

Ma se anche prendere la metropolitana è diventata, a Napoli, una full-immersion nell’Arte, i tanti disagi e disservizi cui è continuamente sottoposta la LINEA 1, ne fanno anche un’esperienza folkloristica, dove il turista si ritrova affascinato dal ritardo come se fosse parte di un colorato viaggio di un Paese del Sud America.

E se per i treni, le cui attese sforano abbondantemente ancora i 20 minuti, l’imperativo è ancora aspettare, augurandoci di poter vedere presto un miglioramento che renda più vivibile e civile viaggiare in metropolitana, ci si aspetterebbe che almeno le stazioni fossero trattate come opere d’arte. Da qualche mese a questa parte ho così deciso di impiegare le mie attese ad osservare le condizioni, oltre che la bellezza delle stazioni napoletane. Ed è proprio ad uno sguardo più attento che è possibile notare neon spenti, pannelli luminosi completamente bui, pezzi di scale (o meglio, battiscopa) che mancano.

sequenza Fibonacci, stazione Vanvitelli (Napoli)

I numeri della sequenza di Fibonacci infatti, risultano spenti, così come i pannelli della stazione Toledo che dovrebbero rappresentare il mare, o i versi della Divina Commedia del sommo Poeta.

Ma non solo. Con la pioggia ritornano le transenne nella stazione Museo, che subisce da anni evidenti infiltrazioni, e mancano i battiscopa e nella stazione Università che proprio in quella Toledo.

Colpa, a volte, dell’esuberanza dei ragazzini, dell’inciviltà di chi maltratta le nostre infrastrutture, certo, ma anche di chi dovrebbe vigilare su queste architetture garantendone una regolare conservazione, a maggior ragione se poi sono, o almeno dovrebbero essere, considerate come opere d’arte.

Insomma le stazioni dell’arte sembrano un po’ abbandonate a loro stesse, con sbarramenti che ciclicamente ritornano sempre negli stessi punti, sempre con le medesime condizioni meteo, a riprova di problematiche note ma che vengono perennemente rattoppate, senza una vera manutenzione ordinaria o straordinaria, senza una vera cura quotidiana che ne preservi l’originario aspetto, e dia loro la considerazione non solo di stazioni funzionali, ma anche di opere architettoniche decorative.

stazione MUSEO, transenne per le infiltrazioni d’acqua

Tuttavia, osservando le condizioni fatiscenti delle stazioni e aspettando per ore treni che non passano, viene da chiedersi se non sarebbe stato meglio investire in assunzioni e macchine i milioni di euro che invece abbiamo speso in architettura e design, e se non sarebbe stato meglio aspettare pochi minuti un treno in una stazione anonima, anziché sostare per ore sotto una stilosa quanto affollata banchina.

Parafrasando un noto proverbio, sembra che a Napoli valga il detto stazioni d’arte e metti da parte.

ART NEWS

RES RUSTICA: i sapori dell’Antica Pompei al MANN di Napoli fino al 18 febbraio

In un momento storico come il nostro, in cui tanta attenzione è rivolta al cibo, tra EXPO, fiere e il proliferare di programmi televisivi di cucina e cooking show, anche l’arte può contribuire a raccontare la grande passione e la tradizione del nostro Paese. E se qualche locale si è cimentato nella riscoperta delle millenarie ricette dell’Antica Pompei, una mostra invece ci svela l’originario aspetto di ciò che mangiavano i romani alle pendici del Vesuvio. Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha infatti deciso di chiudere l’anno, e un ciclo di grandi mostre, proprio con RES RUSTICA, imponente mostra che dal 21 novembre al prossimo 18 febbraio 2019, svela la Collezione dei Commestibili di Pompei. E non è di certo un caso se il museo napoletano abbia deciso di farlo proprio nell’Anno del Cibo Italiano, il 2018, facendosi così promotore della nostra grande ricchezza agroalimentare.

Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C., questo il titolo completo dell’esposizione, apre la sala numero 94, adiacente al grande plastico di Pompei, in cui è mostrata una mappa con le antiche rotte che gli Antichi seguivano per approdare sulle coste italiane dall’Oriente: pesche, olive, agli, melagrane, carrube, fichi, datteri, sono soltanto alcuni dei prodotti che, una volta, animarono la tavola e la quotidianità dei romani.

Oggi questi frutti ci appaiono molto diversi di come dovevano apparire ai tempi, in condizioni di estrema fragilità, carbonizzati e non.

Grazie all’importante contributo del prof. Gaetano Di Pasquale e della dott.ssa Alessia D’Auria del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è stato risolto anche un piccolo giallo: i ritrovamenti di alcune vinacce infatti sembrano risalire ad appena il XVIII secolo, non di età romana dunque, ma di epoca borbonica. Si potrebbe trattare dei primi tentativi di viticoltura, voluti o casuali, operati durante gli scavi e i primi ritrovamenti pompeiani.

A rendere questo percorso di archeobotanica più comprensibile, alcuni video (in italiano e in inglese) che vanno ad illustrare questi preziosi reperti in relazione alle contemporanee conoscenze e scoperte.

Una seconda sala invece è dedicata all’utilizzo dei commestibili nella quotidianità, con utensili da cucina, dispense, e corredi da tavola.

Tra i reperti più interessanti, la bottiglia contenente ancora olio di oliva, mostrata da Alberto Angela in occasione della conferenza al MANN per la presentazione del programma Stanotte a Pompei.

Non solo istituzioni scientifiche. Tra i mecenati che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, anche ROSSOPOMODORO, che ha sostenuto l’intervento di valorizzazione della Collezione dei Commestibili del MANN.

I visitatori dell’Archeologico potranno così ammirare olive e noccioli, frutti di fico interi o spaccati, cereali, legumi, castagni e molto altro.

Nata con Carlo di Borbone e i primissimi scavi, la Collezione dei Commestibili, per volere dello stesso sovrano, andrò a costituire la Wunderkammer, stanza delle meraviglie con le mirabilia più curiose e di maggior pregio. Precluso al pubblico per anni, il nucleo ritorna a far parte delle collezioni del museo a partire dal 2018, e viene finalmente restituito al pubblico con un evento che mette già l’acquolina in bocca, e risveglia i nostri appetiti di arte e non solo.

MUSICA

La lotta di San Michele. L’opera musicale a San Lorenzo Maggiore il 7 dicembre

Si intitola San Michele l’Angelo dell’Apocalisse l’opera musicale che andrà in scena venerdì 7 dicembre alla Basilica di San Lorenzo Maggiore. Nel cuore della sacralità e della tradizione natalizia napoletana, a due passi da San Gregorio Armeno.

Un’opera musicale dalla narrazione vigorosa. Come suggerisce lo stesso titolo, ispirata a quello che forse è il libro più forte della Bibbia, l’Apocalisse.

Protagonista assoluto non poteva che essere lui, San Michele Arcangelo, Principe delle milizie celesti, che combatte Lucifero, l’angelo ribelle, in una appassionata lotta tra bene e male che va avanti dalla notte dei tempi.

Scritta dal compositore Simone Martino, vanta la prestigiosa collaborazione del poeta Lorenzo Cioce in collaborazione con Padre Gaetano Saracino per la dimensione spirituale.

Un testo dunque qualitativamente alto, diretto da Andrea Palotto e prodotto da AriluMusic.

Ma lo spettacolo sarà anche una preziosa occasione per fare beneficenza. L’intero ricavato della serata infatti andrà a In Nome di Concetta ONLUS, associazione che si propone la nobile causa di assistere gli ammalati oncologici e le loro famiglie, offrendo un aiuto concreto a chi lotta.

Tanti gli obiettivi già raggiunti dall’Associazione attraverso l’organizzazione di eventi e raccolte fondi, come tiene a sottolineare il Presidente dell’Associazione, Alfredo Amoroso: «È grazie a voi che l’Associazione Vive, con il vostro sostegno siamo riusciti ad aprire uno sportello d’ascolto presso il reparto di Oncologia dell’ ospedale Monaldi di Napoli supportando il lavoro di un’esperta psico-oncologa, a donare un acquario alla struttura, ad acquistare una videocamera ad alta definizione 3D per la microchirurgia in laparoscopia per il reparto di oncologia pediatrica dell’ Ospedale Pausillipon Santobono di Napoli, ad istituire venti borse di studio destinate ad abili ricercatori oncologici per la partecipazione al master in “Interventi bio-psico-sociali e relazionali nelle malattie croniche e terminali dell’età evolutiva” presso l’ Università Suor Orsola Benincasa oltre a collaborazioni con le strutture ospedaliere per l’implementazione di progetti volti ad aiuti concreti agli ammalati e alle loro famiglie».

L’appuntamento, assolutamente da non perdere, è dunque per il 7 dicembre alle ore 20.30 alla Basilica di San Lorenzo Maggiore a Napoli.

Per info e prenotazioni:

INDC Onlus: Centro direzionale Napoli Is. E7, 14° piano

Basilica San Lorenzo Maggiore: P.zza S.Gaetano 316, Napoli

Email: segreteria@indconlus.org | info.arilu@libero.it

Telefono: 081 7509011

Mobile/whatsapp: 329 0631381

http://bit.ly/SanMichele_operaMusicale