ART NEWS

La collezione di un Principe. A Palazzo Zevallos a Napoli fino al 7 aprile

Con l’arrivo delle festività natalizie, inizia a Napoli un periodo particolarmente florido per gli eventi d’arte, che vogliono conquistare il pubblico partenopeo e parte di quei turisti che giungono a frotte, per presepi e tradizioni. Ad aprire le danze quest’anno ci hanno pensato le Gallerie d’Italia, che nella loro storica sede di Palazzo Zevallos a Via Toledo, portano anche per quest’anno un evento da non perdere.

Rubens, Van Dyck, Ribera. La collezione di un principe, questo il titolo completo della rassegna che dal 6 dicembre fino al 7 aprile 2019, riporta a Napoli, e all’interno di Palazzo Stigliano parte di una prestigiosissima collezione appartenuta alla famiglia Vandeneynden, che abitò proprio nella sontuosa dimora napoletana di Via Toledo a partire dagli ultimi decenni del XVII secolo.

Sono 36 i capolavori che ritornano nelle stesse stanze che hanno abitato, tra cui le opere di Van Dyck, Rubens e Ribera.

Una collezione intima, che consentirà al pubblico di conoscere la famiglia Vandeneynden, Giovanni, ricco e potente commerciante fiammingo, che scelse Napoli come residenza per se stesso, per meglio servire le sue clientele, come era solito per molti altri commercianti del Nord Europa.

Vandeneynden aveva acquistato Palazzo Zevallos dal figlio di Juan de Zevallos Nicastro, duca di Ostuni, Francesco, e ne aveva commissionato la ristrutturazione ad un monaco certosino, fra’ Bonaventura Presti, attivo a Napoli come architetto.

Il mercante era anche uno squisito collezionista d’arte, e negli anni aveva raccolto opere straordinarie.

La mostra vuole essere un suggestivo viaggio nell’arte del Seicento del panorama italiano ed internazionale, con un focus particolare sulla produzione delle Fiandre.

La collezione vantava opere tuttora celebri, come il Banchetto di Erode di Rubens (ora a Edimburgo), e ancora esemplari di Anthony van Dyck, Aniello Falcone, Luca Giordano, Mattia Preti, Jusepe de’ Ribera, Salvator Rosa, Massimo Stanzione, Guercino, Annibale Carracci, ma anche Jan Brueghel, Jan Miel, Andrea Vaccaro e numerose nature morte nonché paesaggi e battaglie di altri maestri fiamminghi.

Prestiti eccezionali da musei nazionali ed internazionali, che hanno reso possibile questo straordinario ritorno a “casa”, nelle medesime stanze dove a lungo furono custoditi.

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LIFESTYLE

Santa Lucia Svedese a Napoli il 9 dicembre: luci, canti e sapori della tradizione

Natale ormai è alle porte, e Napoli si prepara con i primi eventi per vivere la magica atmosfera delle feste. La Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, già cornice di eventi d’arte negli ultimi due anni, diventa la suggestiva scenografia della Festa di Santa Lucia Svedese. Nel centro storico infatti, proprio in Piazzetta Pietrasanta, con qualche giorno di anticipo rispetto al consueto 13 dicembre, arriva per la prima volta nella città di Napoli una delle tradizioni più amate del calendario svedese.

Ad illuminare il cuore del centro storico di Napoli, a due passi da una delle torri campanarie più antiche d’Italia, arriva un corteo di undici giovani del Liceo Musicale Nordiska Musikgymnasiet di Stoccolma, che intoneranno i canti della tradizione natalizia.

Originaria di Siracusa, in Sicilia, il culto di Santa Lucia è giunto fino in Svezia. Ad introdurre questa tradizione sarebbe stata l’aristocrazia svedese nel XVIII secolo, che voleva che la figlia maggiore vestisse i panni di Lucia, servendo la colazione a letto la mattina del 13 dicembre.

Oggi questa usanza si è evoluta, e sono migliaia i bambini nelle strade che illuminano il buio dei vicoli innevati con candele e biscotti, intonando i canti della tradizione natalizia.

In ogni angolo del Paese, delle scuole, degli uffici, degli asili ci si riunisce per ascoltare queste melodie, e celebrare la luce in attesa del Natale.

La festa di Santa Lucia è persino arrivata nelle prigioni e negli ospedali, nelle case di riposo e in tutti quei luoghi in cui la mobilità è difficile. È da questa filosofia che giunge quest’anno anche nei vicoli di Napoli, perché Santa Lucia non bisogna cercarla, ma arriva a rischiare il buio.

La celebrazione è stata fortemente voluta dall’Ambasciata di Svezia e il Consolato Onorario di Svezia a Napoli, in collaborazione con l’Associazione Polo Pietrasanta Onlus.

L’appuntamento è per domenica, 9 dicembre alle ore 18.00 sul Sagrato della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, dove l’Ambasciatore di Svezia, Robert Rydberg, inaugura l’evento che si terrà in piazzetta.

Dopo l’esibizione, seguirà una degustazione di glögg (tipica bevanda calda speziata) e pepparkakor (biscotti speziati), mentre per i più piccini sarà servita una bibita tradizionale natalizia.

E se siete in piazzetta, andate a vedere LAPIS, il percorso sotterraneo della basilica. Sarà la perfetta chiusura di una giornata di festa, scoprendo miti e leggende della città di Napoli.

ART NEWS

Napoli: stazioni d’arte e metti da parte

Al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è stata da poco inaugurata una mostra dedicata alle stazioni della metropolitana di Napoli. Meta di attrazione per turisti, per i loro colori e le architetture avveniristiche, le stazioni entrano con progetti, fotografie e rendering a far parte di Metro & The City, esposizione che fino al prossimo 31 dicembre 2018 si propone di ripercorrere la storia di questo ampio progetto.

Ma oltre le immagini promozionali, quali sono le reali condizioni di salute di queste opere?

Tra attese estenuanti, vagoni affollati e tratte ridotte, ho fatto un giro per le Stazioni dell’Arte, quel complesso, si legge letteralmente su wikipedia, artistico-funzionale composto da quindici fermate della metropolitana di Napoli, in cui è stata prestata particolare attenzione a rendere gli ambienti belli, confortevoli ed efficienti. Insomma una vera e propria opera d’arte (quasi) in movimento, che i turisti ci invidiano e vengono a frotte a vedere come un vero e proprio monumento, e che ha portato, nel 2012, l’elezione di TOLEDO come stazione più impressionante d’Europa, per il Daily Telegraph e addirittura più bella del mondo per la CNN, assegnando a MATERDEI un decoroso 13esimo posto su scala mondiale.

stazione UNIVERSITÀ

Un progetto nato nel 1995, che ha portato nel tempo installazioni d’arte anche in quelle stazioni originariamente non nate sotto questo concept che tuttora segue queste linee guida, come VANVITELLI, dove successivamente è stata applicata la sequenza di Fibonacci di Mario Merz.

Un vero e proprio museo d’arte contemporanea che i cittadini, attese a parte, possono percorrere al costo di 1,10 €, il biglietto di una corsa singola, e che ha portato artisti quali Joseph Kosuth, Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis solo per citarne alcuni, senza considerare la copia in vetroresina dell’Ercole Farnese, il calco in bronzo della Testa di Cavallo (detta Carafa, il cui originale è all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli), o quella del Laocoonte.

Opere che hanno reso l’arte contemporanea senza dubbio più vicina, e sebbene i napoletani continuino ad ignorare quali siano i nomi degli artisti che hanno realizzato le installazioni che quotidianamente li accompagnano, di certo hanno imparato a familiarizzare con le loro opere, come il profilo continuo, Conversational profile della stazione UNIVERSITÀ.

Più archeologica quella MUNICIPIO che propone invece alcuni reperti rinvenuti durante gli scavi per la sua realizzazione, mentre all’uscita MONTECALVARIO, quella che collega la stazione Toledo con i Quartieri Spagnoli ci sono opere fotografiche di artisti come il noto fotografo Oliviero Toscani.

La stazione DANTE è stata disegnata invece dalla compianta archistar Gae Aulenti, che per l’omonima piazza in cui è ubicata ha voluto rispettarne l’originario impianto 700ntesco.

Ma se anche prendere la metropolitana è diventata, a Napoli, una full-immersion nell’Arte, i tanti disagi e disservizi cui è continuamente sottoposta la LINEA 1, ne fanno anche un’esperienza folkloristica, dove il turista si ritrova affascinato dal ritardo come se fosse parte di un colorato viaggio di un Paese del Sud America.

E se per i treni, le cui attese sforano abbondantemente ancora i 20 minuti, l’imperativo è ancora aspettare, augurandoci di poter vedere presto un miglioramento che renda più vivibile e civile viaggiare in metropolitana, ci si aspetterebbe che almeno le stazioni fossero trattate come opere d’arte. Da qualche mese a questa parte ho così deciso di impiegare le mie attese ad osservare le condizioni, oltre che la bellezza delle stazioni napoletane. Ed è proprio ad uno sguardo più attento che è possibile notare neon spenti, pannelli luminosi completamente bui, pezzi di scale (o meglio, battiscopa) che mancano.

sequenza Fibonacci, stazione Vanvitelli (Napoli)

I numeri della sequenza di Fibonacci infatti, risultano spenti, così come i pannelli della stazione Toledo che dovrebbero rappresentare il mare, o i versi della Divina Commedia del sommo Poeta.

Ma non solo. Con la pioggia ritornano le transenne nella stazione Museo, che subisce da anni evidenti infiltrazioni, e mancano i battiscopa e nella stazione Università che proprio in quella Toledo.

Colpa, a volte, dell’esuberanza dei ragazzini, dell’inciviltà di chi maltratta le nostre infrastrutture, certo, ma anche di chi dovrebbe vigilare su queste architetture garantendone una regolare conservazione, a maggior ragione se poi sono, o almeno dovrebbero essere, considerate come opere d’arte.

Insomma le stazioni dell’arte sembrano un po’ abbandonate a loro stesse, con sbarramenti che ciclicamente ritornano sempre negli stessi punti, sempre con le medesime condizioni meteo, a riprova di problematiche note ma che vengono perennemente rattoppate, senza una vera manutenzione ordinaria o straordinaria, senza una vera cura quotidiana che ne preservi l’originario aspetto, e dia loro la considerazione non solo di stazioni funzionali, ma anche di opere architettoniche decorative.

stazione MUSEO, transenne per le infiltrazioni d’acqua

Tuttavia, osservando le condizioni fatiscenti delle stazioni e aspettando per ore treni che non passano, viene da chiedersi se non sarebbe stato meglio investire in assunzioni e macchine i milioni di euro che invece abbiamo speso in architettura e design, e se non sarebbe stato meglio aspettare pochi minuti un treno in una stazione anonima, anziché sostare per ore sotto una stilosa quanto affollata banchina.

Parafrasando un noto proverbio, sembra che a Napoli valga il detto stazioni d’arte e metti da parte.

ART NEWS

RES RUSTICA: i sapori dell’Antica Pompei al MANN di Napoli fino al 18 febbraio

In un momento storico come il nostro, in cui tanta attenzione è rivolta al cibo, tra EXPO, fiere e il proliferare di programmi televisivi di cucina e cooking show, anche l’arte può contribuire a raccontare la grande passione e la tradizione del nostro Paese. E se qualche locale si è cimentato nella riscoperta delle millenarie ricette dell’Antica Pompei, una mostra invece ci svela l’originario aspetto di ciò che mangiavano i romani alle pendici del Vesuvio. Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha infatti deciso di chiudere l’anno, e un ciclo di grandi mostre, proprio con RES RUSTICA, imponente mostra che dal 21 novembre al prossimo 18 febbraio 2019, svela la Collezione dei Commestibili di Pompei. E non è di certo un caso se il museo napoletano abbia deciso di farlo proprio nell’Anno del Cibo Italiano, il 2018, facendosi così promotore della nostra grande ricchezza agroalimentare.

Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C., questo il titolo completo dell’esposizione, apre la sala numero 94, adiacente al grande plastico di Pompei, in cui è mostrata una mappa con le antiche rotte che gli Antichi seguivano per approdare sulle coste italiane dall’Oriente: pesche, olive, agli, melagrane, carrube, fichi, datteri, sono soltanto alcuni dei prodotti che, una volta, animarono la tavola e la quotidianità dei romani.

Oggi questi frutti ci appaiono molto diversi di come dovevano apparire ai tempi, in condizioni di estrema fragilità, carbonizzati e non.

Grazie all’importante contributo del prof. Gaetano Di Pasquale e della dott.ssa Alessia D’Auria del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è stato risolto anche un piccolo giallo: i ritrovamenti di alcune vinacce infatti sembrano risalire ad appena il XVIII secolo, non di età romana dunque, ma di epoca borbonica. Si potrebbe trattare dei primi tentativi di viticoltura, voluti o casuali, operati durante gli scavi e i primi ritrovamenti pompeiani.

A rendere questo percorso di archeobotanica più comprensibile, alcuni video (in italiano e in inglese) che vanno ad illustrare questi preziosi reperti in relazione alle contemporanee conoscenze e scoperte.

Una seconda sala invece è dedicata all’utilizzo dei commestibili nella quotidianità, con utensili da cucina, dispense, e corredi da tavola.

Tra i reperti più interessanti, la bottiglia contenente ancora olio di oliva, mostrata da Alberto Angela in occasione della conferenza al MANN per la presentazione del programma Stanotte a Pompei.

Non solo istituzioni scientifiche. Tra i mecenati che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, anche ROSSOPOMODORO, che ha sostenuto l’intervento di valorizzazione della Collezione dei Commestibili del MANN.

I visitatori dell’Archeologico potranno così ammirare olive e noccioli, frutti di fico interi o spaccati, cereali, legumi, castagni e molto altro.

Nata con Carlo di Borbone e i primissimi scavi, la Collezione dei Commestibili, per volere dello stesso sovrano, andrò a costituire la Wunderkammer, stanza delle meraviglie con le mirabilia più curiose e di maggior pregio. Precluso al pubblico per anni, il nucleo ritorna a far parte delle collezioni del museo a partire dal 2018, e viene finalmente restituito al pubblico con un evento che mette già l’acquolina in bocca, e risveglia i nostri appetiti di arte e non solo.

MUSICA

La lotta di San Michele. L’opera musicale a San Lorenzo Maggiore il 7 dicembre

Si intitola San Michele l’Angelo dell’Apocalisse l’opera musicale che andrà in scena venerdì 7 dicembre alla Basilica di San Lorenzo Maggiore. Nel cuore della sacralità e della tradizione natalizia napoletana, a due passi da San Gregorio Armeno.

Un’opera musicale dalla narrazione vigorosa. Come suggerisce lo stesso titolo, ispirata a quello che forse è il libro più forte della Bibbia, l’Apocalisse.

Protagonista assoluto non poteva che essere lui, San Michele Arcangelo, Principe delle milizie celesti, che combatte Lucifero, l’angelo ribelle, in una appassionata lotta tra bene e male che va avanti dalla notte dei tempi.

Scritta dal compositore Simone Martino, vanta la prestigiosa collaborazione del poeta Lorenzo Cioce in collaborazione con Padre Gaetano Saracino per la dimensione spirituale.

Un testo dunque qualitativamente alto, diretto da Andrea Palotto e prodotto da AriluMusic.

Ma lo spettacolo sarà anche una preziosa occasione per fare beneficenza. L’intero ricavato della serata infatti andrà a In Nome di Concetta ONLUS, associazione che si propone la nobile causa di assistere gli ammalati oncologici e le loro famiglie, offrendo un aiuto concreto a chi lotta.

Tanti gli obiettivi già raggiunti dall’Associazione attraverso l’organizzazione di eventi e raccolte fondi, come tiene a sottolineare il Presidente dell’Associazione, Alfredo Amoroso: «È grazie a voi che l’Associazione Vive, con il vostro sostegno siamo riusciti ad aprire uno sportello d’ascolto presso il reparto di Oncologia dell’ ospedale Monaldi di Napoli supportando il lavoro di un’esperta psico-oncologa, a donare un acquario alla struttura, ad acquistare una videocamera ad alta definizione 3D per la microchirurgia in laparoscopia per il reparto di oncologia pediatrica dell’ Ospedale Pausillipon Santobono di Napoli, ad istituire venti borse di studio destinate ad abili ricercatori oncologici per la partecipazione al master in “Interventi bio-psico-sociali e relazionali nelle malattie croniche e terminali dell’età evolutiva” presso l’ Università Suor Orsola Benincasa oltre a collaborazioni con le strutture ospedaliere per l’implementazione di progetti volti ad aiuti concreti agli ammalati e alle loro famiglie».

L’appuntamento, assolutamente da non perdere, è dunque per il 7 dicembre alle ore 20.30 alla Basilica di San Lorenzo Maggiore a Napoli.

Per info e prenotazioni:

INDC Onlus: Centro direzionale Napoli Is. E7, 14° piano

Basilica San Lorenzo Maggiore: P.zza S.Gaetano 316, Napoli

Email: segreteria@indconlus.org | info.arilu@libero.it

Telefono: 081 7509011

Mobile/whatsapp: 329 0631381

http://bit.ly/SanMichele_operaMusicale

ART NEWS

Che fine ha fatto il Salvator Mundi? La misteriosa sparizione dopo l’asta record

C’è un mistero che aleggia intorno al Salvator Mundi, il dipinto più costoso della storia, acquistato da Christie’s lo scorso anno per la cifra record di 450 milioni di euro.

Opera del maestro Leonardo Da Vinci, il dipinto rappresenta Gesù a mezzo busto, che regge un globo, simbolo del potere universale, mentre tiene alzata la mano destra in atto benedicente. L’opera è datata tra il 1490 e il 1519 circa, sarebbe stata realizzata da Da Vinci a Milano subito dopo la caduta degli Sforza.

Il dipinto era stato acquistato da un privato per il Dipartimento di Cultura e Turismo di Abu Dhabi. Il quadro avrebbe dovuto essere esposto, a partire dal 18 settembre di quest’anno, all’interno del Museo Louvre Abu Dhabi, ma così finora non è stato.

Ad oggi non ne conosciamo il motivo, ma tra le ipotesi più accreditate c’era quella di una possibile esposizione in occasione del primo anniversario del museo degli Emirati. Tuttavia sul sito ufficiale del Louvre arabo compaiono notizie inerenti alle celebrazioni, ma nessuna sull’esposizione del dipinto.

Un’opera di Leonardo è già di per sé un evento, se a questo si aggiunge una cifra da guinness, ne fa forse il secondo quadro più famoso al mondo dopo la Gioconda, dello stesso Da Vinci.

A questo punto è lecito domandarsi come mai, ad un anno dall’asta, il museo non abbia ancora predisposto una sua esposizione all’interno della sua collezione.

Tra le altre ipotesi quelle del restauro. Secondo alcuni rumors interni al museo, a destare un po’ di perplessità negli esperti sarebbe l’ultimo restauro effettuato, che dovrebbe risalire al 2011, in occasione di una monografica sull’artista tenutasi alla National Gallery di Londra nel novembre dello stesso anno.

Nel frattempo però il dipinto è atteso al Louvre, quello di Parigi, dove inizieranno le celebrazioni per i 500 anni dalla morte di Leonardo, avvenuta il 2 maggio del 1519.

In quella occasione, presumibilmente, i visitatori del museo parigino potrebbero ammirare il Salvator Mundi fianco a fianco della più nota Gioconda.

Nel frattempo attendiamo fiduciosi che il mistero venga presto risolto, e di poter ammirare ancora la straordinaria opera di Leonardo.

P.S. io mi mangio ancora le mani per non averlo visto al Museo Diocesano a Napoli!

ART NEWS

Perché Escher è la mostra dell’anno. A Napoli fino al prossimo 22 aprile

Colori, giochi, interazione. La mostra di Escher, al Palazzo delle Arti di Napoli fino al prossimo 22 aprile, è una full-immersion nell’arte e nella psiche del visionario artista olandese. Prodotta dal gruppo Arthemisia, che con questo evento fa il suo debutto napoletano, è una retrospettiva moderna sull’opera e la poetica di Maurits Cornelis Escher, che ha dedicato tutta la sua vita a prospettive, effetti sorprendenti, studi diventati una pietra miliare della storia dell’arte contemporanea.

Sono oltre 200 le opere presenti in questa colossale antologica, che rappresentano la summa perfetta di tutto ciò che ha prodotto l’artista.

Dalle sue metamorfosi, alle architetture impossibili, passando per prospettive oniriche e disegni che anticipano la terza dimensione.

Acqueforti, disegni, schizzi opere in “bianco e nero” in cui dominano, a volte, pochi colori primari come il rosso, il blu, il verde che s’introducono nella complicata texture di forme arabeggianti, in motivi che si ripetono illudendo lo sguardo, in animali che si ripetono e si trasformano a vista d’occhio.

Opere che, come mostra l’ultima sezione sono state e sono tuttora fonte di grande ispirazione per il mondo del cinema, per la pubblicità, per la moda, persino per la musica.

Una genialità trasversale, quella dell’artista, che all’interno del PAN si fa anche interazione ed immedesimazione con quelle opere la cui fama supera il nome dello stesso autore. Bellissimi i punti in cui il visitatore è invitato a prendere lo smartphone alla mano e scattarsi una foto dentro uno dei quadri dell’artista o a sentirsi parte di moti infiniti e gouache psichedeliche, capaci di alterare persino la percezione di grande e piccolo.

È una mostra “contemporanea” quella che Arthemisia porta a Napoli, che non ha paura di sfidare i nuovi colossi delle futuristiche experience, che alterna felicemente opere vere a momenti interattivi, disegni e schizzi a proiezioni che rendono più viva e vicina la figura dell’artista scomparso negli anni ’70, proprio mentre il mondo Hippy lo scopriva e in qualche modo lo faceva proprio dando ai suoi disegni colori acidi.

Straordinario l’allestimento, al primo piano di Palazzo Carafa di Roccella, le cui sale dai colori a contrasto, ben enfatizzano le opere di Escher.

E non stupisce se nel solo primo giorno di apertura al pubblico ha già superato i mille ingressi. Grazie a questa imponente retrospettiva finalmente anche Napoli potrà conoscere la genialità di un artista il cui nome resterà impresso nella nostra mente come le sue opere immortali.

Per una più ampia spiegazione sull’opera dell’artista, il mio post qui.

Per tutte le altre informazioni il sito ufficiale della mostra:

www.mostraescher.it

TELEVISIONE

Ad Halloween tremate: le streghe son tornate!

Ti accorgi che stai davvero invecchiando quando iniziano a fare remake e reboot di serie che guardavi da ragazzino. Quest’anno, giusto in tempo per Halloween, sono due i serial che si rifanno a vecchie serie televisive degli anni ’90. Su Netflix infatti è arrivata la prima stagione di Sabrina, vita da strega che per l’occasione diventa Le terrificanti avventure di Sabrina, mentre sul network americano CW ha fatto il suo debutto Charmed. Ma dimenticate gatti parlanti e zie pasticcione o il Potere del Trio.

Le due serie infatti ritornano con protagoniste e toni decisamente diversi rispetto al passato, indagando storie che qui si fanno a tinte fosche. Sabrina Spellman, che tutti ricorderanno per Melissa Joan Hart, è qui interpretata dalla giovane Kiernan Shipka, vive ancora con le sue zie Ilda e Zelda, che hanno però un’agenzia di pompe funebri proprio sul retro della loro casa di famiglia.

Kiernan Shipka in Le Terrificanti avventure di Sabrina

Qui la giovane streghetta deve compiere 16 anni, e ricevere il suo “battesimo oscuro”, rinunciando per sempre alla sua metà umana scrivendo il suo nome nel libro oscuro della Bestia. Ma farlo per la ragazza non è facile, perché significherebbe rinunciare all’amore di Harvey, suo coetaneo umano e compagno di liceo, il quale, dichiarandole il suo amore, le ha appena reso questa terribile decisione più difficile.

È da qui che parte la storia, tratta in origine dal fumetto di Roberto Aguirre-Sacasa, e che noi ricordavamo grazie alla sit-com che ebbe ben sette stagioni.

E se la serie Netflix mantiene almeno i (nomi dei) personaggi, i millennials dovranno dimenticare le iconiche sorelle Halliwell, ricordato dai più come quello che fu il ritorno televisivo post-Beverly Hills 90210 di Shannen Doherty e il quasi debutto di Holly Marie Combs e Alyssa Milano che con questa produzione trovarono la fama internazionale.

Streghe, in originale Chamred, mantiene intatto quel mix di ironia, magia e azione, ritrovando però tre protagoniste completamente diverse per storia e, persino, per etnia. Se molti, alla notizia di questo reboot, speravano in un coinvolgimento delle tre interpreti originali, così non è stato, e la storia, anche se per molti aspetti simile, è completamente diversa. Qui infatti le sorelle… Vera, alla morte della loro mamma, vedono bussare alla porta Macy, che dice di essere una loro sorella, anzi, sorellastra. Scenario, questo, che riporta alla quarta stagione della serie originale, con l’ingresso di Rose McGowan al posto della Doherty. E se persino la casa è sulla falsariga dell’iconica architettura originale, anche la città è cambiata, da San Francisco all’immaginaria Hilltown.

Anche la caratterizzazione dei personaggi è molto diversa: la sorella di mezzo è dichiaratamente omosessuale e con tanto di compagna, la sorella più piccola ha il potere della telepatia e non della premonizione, mentre due sorelle sono ispaniche, una afro-caraibica.

Simile il pilot, che vede la scoperta casuale dei propri poteri e il combattimento con il primo demone.

Melonie Diaz, Sarah Jeffery e Madeleine Mantock sono le tre streghe che hanno l’arduo compito di farci dimenticare delle originali sorelle Halliwell, raccogliendo l’eredità non facile di una serie che, insieme a Desperate Housewives, vanta il primato del più alto numero di stagioni, ben otto, con un cast di protagoniste completamente

Alyssa Milano, Holly Marie Combs, and Shannen Doherty in Charmed (1998)

femminile. Per farsi un’idea basti pensare che persino l’iconico cult degli anni ’70, Charlie’s Angels, si fermò a quota cinque.

Ma se Sabrina, prodotta da Netflix, riesce a convincere nonostante i toni più dark, e può contare su di una seconda stagione già confermata, per Charmed (per la quale noi italiani dobbiamo aspettare raidue la prossima estate) è difficile immaginare un lungo futuro pari a quello del suo predecessore.

In entrambi i casi una sola cosa è certa: per questo Halloween, tremate. Le streghe son tornate!

LIFESTYLE

L’arte fa bene alla nostra salute. Lo dice la medicina

Sì, di primo acchito può sembrare uno di quei titoli per fare condivisioni. Ma è tutto assolutamente vero.

A Montreal, Sud del Canada, i medici hanno cominciato a prescrivere ai propri pazienti delle visite nei musei gratuiti. Secondo questa nuova concezione della medicina, se è vero che riso fa buon sangue, ed è la migliore cura, anche l’arte avrebbe degli effetti terapeutici e dunque benefici sul corpo e sulla mente. I medici canadesi pare che stiano iniziando a prescrivere visite nei musei per le patologie più disparate, dal diabete alle malattie croniche passando per la depressione.

«Nel XXI secolo – dice Nathalie Bondil, direttore generale del Museo delle Belle Arti di Montreal – la cultura sarà ciò che l’attività fisica è stata per la salute nel ventesimo secolo».

I visitatori potranno così creare un programma personalizzato per promuovere il benessere attraverso l’arte, e prestarsi volontariamente per creare delle collaborazioni di ricerca con i medici per studiare gli effettivi benefici sulla salute delle visite museali.

Pare infatti che l’associazione dei medici di Montreal abbia unito le proprie forze affinché sia possibile “prescrivere arte”: «Ci sono sempre più prove scientifiche sull’arte come terapia – ha spiegato Hélène Boyer, vice presidente dell’associazione medica».

Ogni prescrizione consentirà ad un massimo di due adulti e due bambini di età non superiore ai 17 anni, di entrare gratuitamente in un museo fino a 50 volte l’anno. In molti credono, sbagliando, che queste possano essere cure per i soli problemi mentali, in realtà sono tanti i benefici che la visita in un museo può apportare: «L’arte infatti – continua la Boyer – aumenta il nostro livello di cortisolo e il nostro livello di serotonina. Noi secerniamo ormoni quando visitiamo un museo e questi ormoni sono responsabili del nostro benessere».

Chissà se presto anche in Italia avremo prescrizione a base di musei e non più di psicofarmaci. Nel frattempo però siamo paghi del fatto che entrare in un museo è un vero toccasana non solo per l’anima, ma anche per il benessere di tutto il nostro corpo.