ART NEWS, CINEMA

Gustav Klimt al cinema in “Woman in Gold”: ecco la storia della dama in oro del pittore austriaco

Da La Ragazza con l’orecchino di Perla a I Colori dell’Anima sono tanti i film che hanno provato a raccontare chi erano le donne dietro i ritratti dei grandi artisti, diventate oggi icone della storia dell’arte. L’ultimo a provarci è Woman in Gold, che porta sul grande schermo la storia di Maria Altmann, ebrea rifugiata a Los Angeles, che insieme al suo giovane avvocato, Randy Schoenberg, si batté con il governo austriaco per la restituzione il ritratto di sua zia Adele Bloch-Bauer I ad opera del noto pittore Gustav Klimt, più noto in Austria come Woman in Gold, la dama in oro, che venne confiscato alla sua famiglia dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale.

Nei panni dell’anziana signora il premio Oscar Helen Mirren che, sulla falsariga di una Miranda Priestley, incarna la tenacia e la durezza di una donna ebrea segnata dal tempo, ma non per questo meno combattiva. Ad affiancarla Ryan Reynolds che, abbandonati momentaneamente i toni leggeri della commedia cui siamo abituati, si cala nei panni dell’avvocato che con la donna porta avanti questa battaglia. Nel film anche un discretissimo cameo di Katie Holmes nei panni della moglie di Reynolds, Pam Schoenberg.

Con un sapiente uso di flashback, rigorosamente in austriaco, che intervallano la narrazione, il film ci riporta all’infanzia della Altmann e alla dolcezza di quella donna cui Klimt dedicò un’opera diventata il simbolo di un’epoca, ma anche alla seconda guerra mondiale e ad una bellissima Vienna, tra i fasti signorili del passato, la guerra, e la contemporaneità.

Gustav Klimt era un pittore austriaco, vissuto tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX. È uno dei massimi esponenti dell’Art Nouveau, nota in Italia come stile Liberty.

Le sue opere più note, vero e proprio tripudio di oro e luce, sono ispirate ai maestosi mosaici di Ravenna, che l’artista visitò durante un soggiorno in Italia agli inizi del ‘900. Svariati i suoi soggetti che vanno dalle donne alle allegorie.

Adele Bloch-Bauer I era una donna della ricca società viennese e cara amica dello stesso Klimt. Il suo ritratto appartiene alla “fase aurea” dell’artista, ed è il primo, e forse il più rappresentativo, di due dipinti che appartengono a questo periodo.

La donna espresse al marito la volontà di far donare i dipinti dell’artista all’Austrian State Gallery quando questi sarebbe morto. Tuttavia, come mostra la pellicola diretta da Simon Curtis, le opere non erano proprietà della Bauer, e pertanto le sue restavano soltanto semplici volontà, ma non avevano in alcun modo un vero e proprio valore testamentale vincolante.

La storia ci insegnerà che, dopo un decennio di ricorsi e cavilli legali, la Altmann riuscirà a vincere la battaglia, ottenendo la restituzione, giuridica almeno, di questo e di altri quattro dipinti di Klimt, che tuttavia non hanno mai varcato i confini austriaci.

Il dipinto è stato poi venduto, quasi dieci anni fa (nel 2006), a Ronald Lauder per la Neue Galerie di New York City, per il prezzo record di 135 milioni di dollari (119 milioni di dollari circa).

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