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Daniel Buren al museo MADRE di Napoli, tra forme, colori e giochi

Il Museo d’Arte contemporanea Donna Regina, più comunemente noto con l’acronimo di MADRE, è senza dubbio uno dei musei italiani, e nello specifico partenopei, di maggior prestigio per l’arte, vera tappa obbligata per tutti gli appassionati e gli studiosi della contemporary art. Sito dal 2005 nell’ottocentesco Palazzo Donnaregina da cui prende il nome, il museo si è trasformato in un decennio esatto in uno degli spazi espositivi più ambiti per gli artisti della scena contemporanea, con una ricca collezione di opere e di artisti da Sol LeWitt a Jeff Koons, da Rebecca Horn a Domenico Paladino. A questi, e altri nomi, fino al prossimo 4 luglio 2016 si aggiunge Daniel Buren.

Classe 1938, francese, Leone d’Oro a Venezia per il miglior padiglione della Biennale. Pittore e scultore, abbandona queste discipline negli anni ’80 per dedicarsi alle installazioni architettoniche permanenti in spazi pubblici, creando delle opere contestualizzate in un tempo e in uno spazio specifico, e delle quali nulla resta dopo la loro presentazione. Buren è ritornato a Napoli dopo una importante esposizione nelle sale del Museo di Capodimonte nel 1989.

All’artista il MADRE dedica una importante rassegna che celebra il decennale del museo, e lo fa con Axer / Désaxer, un lavoro in situ #2, appositamente commissionato all’artista, che idealmente e fisicamente si ricongiunge a Comme un jeu d’enfant, Lavoro in situ, 2014-2015, Madre, Napoli – #1. Per l’occasione l’artista francese ha realizzato un’opera di dimensioni architettoniche. Con questa seconda installazione Daniel ha letteralmente spostato l’asse prospettico dell’atrio del museo, rispetto alla via dove si affaccia, Via Settembrini, creando un nuovo spazio cognitivo attraverso il sapiente utilizzo delle righe, costante dell’artista sin dai suoi inizi, superfici sgargianti e coloratissime e ampi specchi. Il risultato è un trionfale ingresso in cui il visitatore è implicitamente invitato ad interagire con l’opera. Impossibile non specchiarsi e provare a giocare come in una Mirror Maze al Lunapark, guardando la propria immagine e ammirando, al contempo le ampie superfici arancione della parete opposta che colorano l’ambiente e avvolgono i visitatori in una atmosfera a metà strada tra forme classiche e stile moderno, tra lusso e gioco, diventando preludio per la prima installazione in situ per il museo napoletano, per la sala che l’artista ha trasformato in un ambiente ludico, vero e proprio kindergarten (“giardino d’infanzia”) di dimensioni mastodontiche, in cui i visitatori diventano piccoli esseri umani circondati di forme colorate e grandiose, per ritornare almeno per un po’ di nuovo allegri, vitali e felici come bambini.

Per maggiori informazioni ecco il link del museo.

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