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Cosa resterà di quest’EXPO 2015: le ipotesi sul futuro dell’area dell’Esposizione Universale

Tra ritardi, scandali e polemiche, chiude i battenti dopo sei mesi l’Expo Milano 2015, la fiera dell’Esposizione Universale dedicata quest’anno al cibo e ospitata nella capitale del Nord Italia, dopo essere stata meta di italiani e turisti dallo scorso maggio alla fine di ottobre 2015. 180 giorni, 141 paesi partecipanti, 54 padiglioni (uno per ogni paese) dalle architetture avveniristiche, 5 aree tematiche, per un totale di 21 milioni e mezzo di visitatori, accorsi a frotte per “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, questo il tema intorno cui è ruotata la manifestazione, alla scoperta del cibo, dell’alimentazione, dell’educazione alimentare alla grave mancanza di cibo nel mondo. Code di ore per la visita di un singolo padiglione (erano ben otto quelle per il Giappone), per quello che oggi per i media è un orgoglio italiano.

Ma l’Expo, con i suoi costi elevatissimi, che hanno costretto ben cinque dei sei paesi rinunciatari a ritirarsi per problemi legati alla spesa, con i suoi 21,5 milioni di biglietti venduti, ha a malapena guadagnato poco più dei costi gestionali, con una spesa, per la sola realizzazione del Padiglione Italia che si aggira intorno ai 54 milioni di euro.

A tre giorni dalla chiusura dei varchi d’accesso, in molti si chiedono quale sarà il futuro dei 110 ettari che si trovano a confine tra Milano e il comune di Rho, oltre alla nuova fermata della linea rossa metropolitana che collega il capoluogo lombardo al suo quinto comune più popoloso, costruita appositamente per questo evento.

Se l’idea di riciclare l’Albero della Vita, vera icona di questa edizione, in Piazzale Loreto è fallita, già si pensa invece a come riutilizzare Palazzo Italia (albero annesso), la cui destinazione di edificio universitario fa storcere il naso a qualcuno: «Non credo che quell’area possa specializzarsi in un’area tematica perché per quanto grande sia, l’Università Statale potrà occupare un decimo dello spazio. Quell’area, più che un quartiere è quasi una piccola città – ha detto l’architetto Mario Cucinella dalle pagine de IlSole24Ore – nella nostra cultura, l’università è sempre stata legata alle città, non è mai stata vista come un ghetto fuori da essa».

Impensabile dunque, per l’architetto italiano, farne una sorta di campus universitario e, considerando l’innovazione della banda larga portata nell’area, dei collegamenti con l’alta velocità bisognerebbe dunque pensare ad un progetto più ampio che resti.

Nel frattempo tra le prime indiscrezioni, circolano già le voci di un Capodanno sotto l’albero sì, ma l’Albero della Vita, per ridare immediatamente linfa vitale, è proprio il caso di dirlo, a quel che resta di questo sito inaugurato lo scorso Primo maggio, con alcuni sponsor già pronti a restare.

Se da un punto di vista turistico portare l’Expo in Italia ha in qualche modo funzionato, con un introito, per la sola città di Milano, di due miliardi di euro per il turismo, c’è tuttavia da domandarsi se non sia una contraddizione in termini aver speso (o sprecato) tanti miliardi in una manifestazione durata sei mesi per parlare della fame nel mondo, e non aver investito tali somme in progetti concreti per tentare quantomeno di arginarla sul serio.

Nel frattempo per provare a immaginare cosa resterà di questo evento, una mostra, dal titolo EXPOdopoEXPO sarà inaugurata giovedì 5 novembre nella sede dell’Ordine degli Architetti a Milano. Otto fotografi provano a raccontare l’eredità urbana e ambientale di sette Esposizioni Universali: da Siviglia a Lisbona, dalla Svizzera a Shangai per scoprire cosa resterà di quest’EXPO 2015.

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