CINEMA

Steve Jobs al cinema: la vita segreta del fondatore di Apple in un film

Portata nelle sale qualche anno fa da Ashton Kutcher, la vita di Steve Jobs ritorna adesso sul grande schermo con una nuova trasposizione cinematografica, che vede nelle vesti del compianto fondatore della Apple, scomparso prematuramente nel 2011 in seguito ad una malattia, l’attore Michael Fassbender, per la regia di Danny Boyle, regista premio Oscar per The Milionaire nel 2008.

Ad affiancare l’attore una irriconoscibile Kate Winslet, nelle vesti di Joanna, membro del team della Macintosh, Seth Rogen e Jeff Daniels.

A curare la sceneggiatura un altro premio Oscar, Aaron Sorkin, che aveva già scritto la storia di un altro colosso, facebook, con il film The Social Network, e che si è basato sulla biografia best seller nel mondo di Walter Isaacson.

Il film intende concentrarsi sui “backstage”, sui dietro le quinte delle presentazioni di tre oggetti entrati nel nostro vivere quotidiano e che hanno fatto di Jobs una vera e propria icona dell’avanguardia nel mondo: partendo dal Macintosh nell’84 e arrivando fino all’ iMac del ’98.

Una introspezione nell’animo di Steve Jobs che, come racconta lo stesso regista all’ANSA, “nell’84 ha già più di 400 milioni di dollari e non riesce a superare di essere stato abbandonato dai genitori biologici, un dolore che lo ha formato e che si porterà dentro tutta la vita, ecco perché è diventato un maniaco del controllo, ecco perché ha creato prodotti end-to-end, una filosofia che lo rappresenta persino nel rapporto con la figlia”.

Camaleontico Fassbender, che incarna perfettamente il volto e l’anima di un tormentato Steve Jobs. Un film che ha riscontrato non poche difficoltà nella sua realizzazione, a cominciare dall’ostilità della vedova Jobs, che ha mal visto la realizzazione di questo biopic: «Bisogna rispettare il dolore delle persone ma io ho deciso lo stesso di fare il film, lei in questo film non c’è – prosegue il regista riferendosi alla donna – raccontiamo fatti precedenti. Inoltre bisogna essere coraggiosi e affrontare anche le difficoltà che possono venire dal raccontare in un film queste grandi e potenti aziende».

Uscito già negli Stati Uniti, il film pare stia faticando a decollare, e c’è, tra la stampa, già chi comincia a sussurrare la parola flop: «Forse bisognava essere più umili, partire con meno schermi e puntare sul passaparola – dice il regista – del resto la storia di Steve Jobs non è un Blockbuster perché non ci sono esplosioni né uccisioni».

Alcuni invece attribuiscono lo scarso interesse ad una figura di Steve Jobs troppo umana, ad un impianto da film indipendente, quasi d’autore, di nicchia, e non a quella autorevole figura in lupetto scuro che ha contribuito a cambiare il mondo.

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