INTERNATTUALE

Da dove arrivano i termini “finocchio” e “frocio”

Ieri si è svolta l’importante partita di coppa Napoli-Inter, che ha visto la vittoria di quest’ultimo per 2 a 0.

Immancabili le polemiche tra le due tifoserie, ma questa volta a far discutere non sono stato ultras iracondi, bensì allenatori (verbalmente) violenti che si danno del “frocio” o del “finocchio”. Dopo il fischio finale, l’allenatore azzurro, Maurizio Sarri si è scagliato contro il collega neroazzurro, Roberto Mancini, insultandolo pesantemente.

Immediate le reazioni della community LGBT che si è subito sentita presa di mira senza motivo alcuno, vedendo in quell’insulto un atteggiamento omofobo.

Sarri, senza troppa convinzione, ha poi detto di essersi lasciato sfuggire qualche parola di troppo, chiedendo scusa a Mancini, e asserendo l’inutilità di tale accanimento mediatico parlando di omofobia: «Ho avuto amici gay» ha aggiunto, come se questo (anche se vero) bastasse a giustificare quanto detto.

In un ambiente maschile e maschilista quale quello del calcio, dove si lavora molto di fisico, basando tutta la carriera su di una prestanza spesso ostentata, la sventura peggiore probabilmente sarebbe proprio quella di essere gay, un “frocio”, una femminuccia debole e piagnucolosa, com’è stato definito lo stesso Mancini su facebook dai tifosi azzurri che hanno virtualmente ripreso e replicato l’insulto in ogni salsa.

Alla luce dei tanti suicidi, di quanti decidano di farla finita perché vittime di bullismo e spesso di una incauta quanto inconsapevole omofobia indotta dalla società, è lecito domandarsi se non siano doverosi dei provvedimenti disciplinari verso chi, sebbene in uno scatto d’ira, non ha fatto altro che alimentare un atteggiamento razzista, lasciando volare di bocca in bocca parole come frocio, finocchio, denigrando ancora una volta tutti coloro che omosessuali lo sono per davvero.

Ma da dove arriva la parola finocchio?

Tante le ipotesi, poche le fonti storiche che possano avallarne l’una piuttosto che l’altra. Secondo alcuni, infatti, il termine potrebbe aver avuto origine addirittura all’interno dello Stato Pontificio, durante la Santa Inquisizione (1500 circa), quando i semi di finocchio venivano gettati sugli omosessuali che bruciavano al rogo per attenuarne il puzzo di carne bruciata.

Tra le altre ipotesi ci sarebbe invece quella di spezia povera per aromatizzare i cibi, quando quelle di pregio provenivano dall’Oriente, e pertanto “finocchio” inteso come uomo da quattro soldi, senza alcun valore.

Più certa invece l’origine della parola “frocio”. Originariamente proveniente dal dialetto romanesco è passata pian piano alla lingua italiana. Esso avrebbe avuto origine nel 1527, durante il Sacco di Roma ad opera dei Lanzichenecchi, i quali sarebbero stati così brutali e feroci (da qui froci, appunto) da violentare indistintamente donne e uomini.

Già a partire dagli anni ’70 questi termini, generalmente creati ed utilizzati a scopo offensivo e derisorio, sono stati usati dagli stessi omosessuali, anche negli omologhi di “finocchia” o “frocia”, in modo goliardico, quasi ad esorcizzarne quella forza di ferire e senso di dolore racchiuso in un’unica parola.

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