INTERNATTUALE, MUSICA

Quei diritti che Sanremo 2016 ha taciuto

Un Sanremo politicamente corretto quello del Carlo Conti 2.0, che ritorna come padrone di casa sul palco dell’Ariston dopo il successo di pubblico e critica dello scorso anno. Sì, proprio su quello stesso teatro dove la politica è sempre stata di casa anche in tempo di silenzio elettorale e par condicio, ieri sera invece tutto invece è stato taciuto. Di proposito, ovvio. Lo si capiva dall’espressione intimorita del conduttore che inarcava spaventato la fronte al minimo accenno del decreto sulle unioni civili Cirinnà da parte della comica/co-conduttrice Virginia Raffaele, che con simpatia ha letteralmente incarnato una simpatica Sabrina Ferilli, memore del Sanremo 1996.

Nessun appello à la Fabio Fazio, nessun discorso come quello della Littizzetto in vista della votazione di oggi, l’ennesima, di quel disegno di legge, diventato barzelletta europea, che consentirebbe anche alle coppie omosessuali di sposarsi. Che i gay, altrettanto contribuenti del canone, possano o meno avere il riconoscimento dei propri diritti o la possibilità di avere figli, affari loro. Ciò che conta è il solo, lento tra l’altro, spettacolo, iniziato ufficialmente alle 20.30 (erano già le 20.40) ed è stato di fatto preceduto da ben 45minuti di pubblicità.

E cosa importa se su quel palco saliva una leggenda del rock come Elton John, gay dichiarato, sposato (con un uomo) e con figli, vero esempio di quella civiltà che forse in Italia non arriverà mai? Il suo compito è stato quello di riproporre le solite vecchie canzoni, o meglio, le uniche che la stanca e pigra Italia ricorda, e nonostante fosse salito sul palco alle 23 passate, nessun accenno a quella vita, del tutto normale, che per i nostri politici dovrebbe esser d’esempio. Ultimo schiaffo in faccia la consegna dei fiori da parte di Conti al cantante, fino a quel momento riservata alle sole donne del festival, perché, dice, a Sir Elton John piacciono.

E non importa nemmeno che, come servi di certa politica retrograda, il servizio pubblico alla fina ha dato ascolto alle sole voci degli Adinolfi e dei Gasparri, che dai loro scranni hanno tuonato “gli artisti facciano solo gli artisti”, perché a noi italiani, di esempi, negativi s’intende, bastano già quelli degli affittopoli di partito, di case a Montecarlo, di ladroni, prostitute e baby squillo, e di quella (parvenza di) famiglia tradizionale, quotidianamente tradita da incoerenti divorzi, giovani compagne, seconde mogli e figli fuori dal sacro vincolo del matrimonio.

Questa sera sarà la volta dell’attrice premio Oscar Nicole Kidman, e anche a lei, eterosessuale con marito e figli, è vietato di aprire gli occhi agli italiani, di parlare di quell’utero in affitto che le ha permesso di realizzare il desiderio, del tutto naturale quanto legittimo, di diventare madre.

I soli coraggiosi, a prendere a cuore una causa che non è nemmeno la loro, i cantanti, alcuni per lo meno, come Arisa, Noemi, Enrico Ruggieri, Irene Fornaciari, che in mano o legato al microfono hanno tenuto, durante la loro esibizione, dei nastri colorati, silenziosa manifestazione di un tacito Sanremo arcobaleno.

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