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Il “Museo Egizio” di Torino ad un anno dal nuovo allestimento da 50 milioni di euro

Pasquetta e la pioggia, un connubio indissolubile che puntualmente si ripete ogni anno. Se le condizioni climatiche spesso rovinano le nostre gite fuori porta, un cielo coperto con possibilità di precipitazioni sparse può invece trasformarsi in un vero e proprio toccasana per la cultura. È quello che è successo ieri, Lunedì dell’Angelo, quando, con grande soddisfazione per il Ministro della cultura Dario Franceschini, i poli museali italiani hanno registrato presenze record. 36 mila infatti le persone che nella sola giornata di lunedì 28 marzo hanno affollato il Colosseo, 25 mila a Pompei, 22 mila presenze tra i Giardini Reali di Torino e i suoi musei, mentre sono state 20 mila le persone accorse agli Uffizi a Firenze.

Fila di almeno un’ora, con una coda fino alla parallela di Via Accademia delle Scienze a Torino, per entrare anche al Museo Egizio, che, dopo l’investimento di 50 milioni di euro per un completo riallestimento delle sale inaugurato il 1 Aprile 2015, ad un anno esatto sembra perfettamente proiettato tra i grandi poli museali all’avanguardia europei.

Sulla falsariga della sistemazione del Louvre, il percorso di visita parte dai sotterranei del museo. Ticket office, e una pesante e, forse, inutile audioguida con schermo touch da mettere al collo per iniziare la visita.

È dal piano -1 infatti che si comincia, con la storia stessa dell’Egizio e il nucleo fondante delle sue collezioni, acquistate con le prime campagne di scavo agli inizi del ‘900, per arrivare fino al secondo, l’ultimo, piano dell’edificio con i reperti dell’Epoca Predinastica, riscendendo pian piano di nuovo fino al Piano Terra dove il percorso si conclude con la scenografica Galleria dei Re, attraverso una linea cronologica che va dal 4000 a.C. al 700 d.C., con alcune aree tematiche e la ricostruzione di contesti storici. Tra questi la faraonica, è proprio il caso di dirlo, Tomba di Kha, ritrovata integra, il cui corredo è strategicamente dislocato lungo le sale del primo piano, dove, esattamente quando la stanchezza e il calo dell’attenzione iniziano a farsi sentire, ad accogliere i visitatori c’è la Caffetteria, vero e proprio punto ristoro, dove, oltre al tradizionale servizio Bar, i visitatori avranno modo di assaggiare i piatti del giorno e una squisita pasticceria.

Discreti, ma di grande efficacia, monitor con ricostruzioni 3D che contestualizzano i reperti, mostrandone l’esatta collocazione negli originari siti di rinvenimento.

Fino al prossimo 4 settembre nei 600 mq dedicati alle sole esposizioni temporanee, trova posto Il Nilo a Pompei, prima di tre tappe monografiche, in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e la Soprintendenza di Pompei, ad accogliere pezzi dell’arte antica campana di ispirazione egizia, indagando il culto di Iside all’ombra del Vesuvio, con oggetti e immagini che rappresentavano gli dei d’Egitto e tutto il regno nell’immaginario collettivo dell’epoca. La mostra si concluderà con due nuove esposizioni all’interno degli Scavi di Pompei (ad aprile) e nelle sale del MANN da giugno, per un evento culturale che invita i visitatori a spostarsi, e a scoprire la meraviglia dell’Antico Egitto anche fuori dal capoluogo piemontese.

Attraverso la Valle delle Regine, suggestive sale con sarcofagi mummiformi di donne egizie, si giunge sino all’Epoca Romana e Tardoantica.

Unica nota di demerito, per un allestimento museale altrimenti perfetto, l’installazione dei grandi sarcofagi in grovacca, liscissima pietra nera, posti a ridosso di una parete, laddove una disposizione centrale, che meglio ne evidenziasse il prestigio e l’unicità della lavorazione, sarebbe senza dubbio stata di maggior effetto.

Un percorso espositivo che tiene conto delle esigenze, anche fisiologiche, del visitatore, con bagni e sedute ad ogni piano, fasciatoi, ascensori (adatto dunque anche ai disabili), un servizio guardaroba (dal costo aggiuntivo di 1 €) e che, come una lezione di archeologia e storia dell’arte, concentra, in un crescendo di emozioni visive e non solo, i reperti cui va un maggior livello di attenzione all’inizio, lasciando in ultimo quelli che invece hanno il compito non soltanto di erudire, ma anche, e forse soprattutto, quello di meravigliare il visitatore attonito.

Per maggiori informazioni:

www.museoegizio.it

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