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Il Sarcofago degli Sposi: ecco come apparirà l’opera etrusca che ritorna a Cerveteri “griffata”

Insieme alla Chimera di Arezzo, quella del Sarcofago degli Sposi è senza dubbio una delle opere più rappresentative e note dell’Arte Etrusca nel mondo. Risalente al VI sec. a.C., è conservata all’interno del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma. Il reperto fu infatti rinvenuto nel 1881 in una tomba di proprietà dei principi Ruspoli, dai quali il fondatore del Museo di Villa Giulia, Felice Bernabei, lo acquistò, benché fosse rotto in oltre 400 pezzi, intuendone comunque la straordinarietà.

Se oggi l’opera è parte costitutiva della storia stessa del museo romano e non abbandonerà mai le sue sale, da domenica 10 aprile, a centocinquant’anni dal suo rinvenimento nella necropoli della Banditaccia, il sarcofago ritornerà a Cerveteri.

Mentre l’originale resterà nelle sale del museo capitolino, grazie ad una tecnologia generalmente utilizzata per prototipi e automobili, la scansione tridimensionale digitale, una copia “griffata” da Giorgetto Giugiaro farà il suo arrivo nei luoghi della originaria necropoli etrusca cui appartiene.

Già esposta a Bologna per Il viaggio oltre la vita. Gli Etruschi e l’aldilà tra capolavori e realtà virtuale, la Soprintendenza tiene a precisare che si tratta di un “clone perfetto”.

La scultura, nota agli storici dell’arte e non solo, raffigura una coppia di sposi, da qui il nome, distesi su di un lato su di un triclinio. Il letto su cui poggiano i due sposi, la klìne, è la tradizionale piazza matrimoniale ricoperto con cuscini e stoffe, sul quale si adagiavano, come poi in epoca romana, i banchettanti durante una festa. Questa klìne presenta delle volute, mentre i due sposi sono accomodati su di una coperta con tanto di cuscino.

Occhi sono oblunghi e sorriso dedalico (o arcaico), sia la figura maschile che femminile presentano capelli lunghi, nelle classiche acconciature dell’epoca, le cui trecce sono riprodotte a chioccioline.

La donna porta un copricapo tipico e dei sandali, mentre l’uomo porta una barba appuntita che ricorda un po’ quelle posticce egizie.

Tale iconografia però non è comune in epoca romana, dove le donne non erano ammesse al convivio se non nella tarda epoca imperiale.

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