CINEMA

A 30 anni da Chernobyl, il film che parla di una scomoda verità

Quello di Chernobyl è probabilmente il disastro nucleare mai registrato in una centrale nucleare. Era l’1.23 del 26 aprile 1986 quando la centrale nucleare V.I. Lenin nell’Ucraina settentrionale esplose violentemente, scoperchiando il reattore che a sua volta provocò un vasto incendio.

Lo scoppio provocò la formazione di una nuvola di materiale radioattivo che investì e contaminò l’intera zona, al punto di dover evacuare circa 336.000 persone, estendendo il pericolo di nubi radioattive all’intera Europa e, addirittura, fino alla costa orientale del Nord America.

Il disastro, come poi si dirà, fu causato dalla negligenza del personale che, portando ad una temperatura maggiore il nocciolo del reattore numero 4, con un busco e incontrollato aumento della potenza.

Le cose però non sarebbero andate proprio in questo modo. A svelarlo un film di Chad Gracia, thriller politico vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival nel 2015 come miglior documentario, che svelerebbe una realtà scomoda.

Duga Woodpecker array - internettualeSecondo un’indagine mostrata nella pellicola, infatti, tra le cause che avrebbero potuto portare al disastro ci sarebbe la Duga, gigantesca antenna russa, soprannominata woodpecker per il caratteristico battito di frequenza a 10 hz simile a quello di un picchio, da qui il nome originale del film, che aveva il compito di interferire con le trasmissioni radio occidentali per infiltrare quelle di propaganda politica sovietica.

Ufficialmente l’antenna, attiva tra il 1967 e il 1989, aveva il compito di trasmettere un segnale radio militare ad onde corte in tutto il mondo. Il sospetto che in realtà si trattasse di un radar a lungo raggio fu poi confermato soltanto durante gli anni della guerra fredda, e fu solo allora che fu reso noto il nome, duga, che in russo significa “arco”. A partire dagli anni ’60 infatti l’Unione Sovietica iniziò la sperimentazione del lancio di missili balistici a grande distanza.

La struttura, la cui parte denominata Duga-3 si estende fino all’area di Chernobyl, non ha mai funzionato, portando soltanto disturbi ai canali radio, probabilmente, come ipotizza la pellicola, non estranea allo scoppio della centrale nucleare.

Presentato oggi al Festival del Giornalismo di Perugia, il film arriva da domani, 7 aprile, anche nelle sale italiane con il titolo Il complotto di Chernobyl – The Russian Woodpecker.

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