INTERNATTUALE

La (finta) Signora dei Quartieri Alti: ritratto semiserio di una realtà tragicomica

Nell’upper est side di ogni città c’è tutto un popolo di nuovi ricchi. Sono quelli che abitano la collina dei Quartieri Alti, da sempre quartiere-bene della città. Gente agiata, non nativa del posto, che vive in case di un discreto lusso, e che probabilmente si crede depositaria dei patrizi romani solo perché nel proprio palazzo c’è il portiere. E come gli antichi è fondamentalmente rimasta legata all’arcaica figura dello schiavo, quello che, una volta acquistato al mercato, gli deve devozione e obbedienza vita natural durante, adempiendo silenziosamente ai loro bisogni e irrazionali capricci senza nulla a pretendere.

A reggere questo gioco di immedesimazione sono soprattutto le (finte) Signore dei Quartieri Alti. Donne scialbe senza alcun talento, se non l’ingiustificata botta di culo di aver sposato l’uomo abbiente, quello “giusto”, che le mantiene. Si credono superiori solo per qualche proprietà fortuitamente loro intestata ai fini di aggirare il fisco e, forti delle loro “divisioni dei beni”, si credono in botti di ferro, così, con smanie à la Naomi Campbell, trattano il loro aiuto domestico con disprezzo. Perché la (finta) Signora dei Quartieri Alti la collaboratrice domestica ce l’ha, ma non vuole pagarla. Non tanto perché in realtà non può permettersela, quanto perché la ritiene una subalterna-e-basta, e deve renderle la vita difficile lamentando ogni cosa.

Sì, perché la (finta) Signora dei Quartieri Alti vive nella concezione di potersela tirare soltanto perché sfoggia delle tamarrissime scarpe Armani con logo in vista e piumino rigorosamente Moncler, perché lei quei quattro spicci non suoi li deve fa’ vede’, si deve capire subito che è una che i soldi ce li ha. La (finta) Signora dei Quartieri Alti parla con la puzza sotto al naso, come se avesse appena calpestato dello sterco di cavallo, e guarda il mondo che la circonda di sottecchi, con quell’occhietto disgustato un po’ a mezzaluna.

Millanta appuntamenti e cose da fare, quando il solo impegno della giornata è trasformare ossigeno in anidrite carbonica.

Ha l’appuntamento fisso dalla manicure e dal parrucchiere, e se ne va in giro con le unghie smaltate di bordeaux, la bocca arancio-alba-autunnale e il capello mogano, in acconciature laccate più rigide di una merda seccata al sole.

La (finta) Signora dei Quartieri Alti finge di interessarsi agli approfondimenti politici in TV e con quell’aria da radical chic si schiera a favore del proletariato, pulendosi la coscienza compilando un bollettino alla posta per adozioni a distanza di cui non sa nemmeno la collocazione geografica.

In realtà la (finta) Signora dei Quartieri Alti è soltanto una smunta casalinga di provincia, che passa le giornate a sfogliare riviste e seguire telenovelas in attesa della canasta del sabato con le amiche. Crede nell’autoaffermazione del sé, ma cerca gli agganci giusti per porre rimedio all’inettitudine di figli cresciuti nella bambagia.

Vecchia strappona botulinica o mummia rugosa non importa: tra le sue spese mensili c’è sempre la crema antiage filler-effetto-lifting, così come la bottiglia di Chanel COCO Noir in cui si immerge per lasciare la scia della sua ricchezza nei negozi in cui ostenta orgogliosa sotto al braccio la Louis Vuitton, quella finta, perché ricca sì, ma fino ad un certo punto…

Spesso solo diplomata, ha interrotto gli studi a metà non tanto perché non è capace di aprire un libro, quanto perché trova più comoda la cultura di seconda mano, quella della televisione di sinistra, con cui si rincretinisce quotidianamente, o dell’amico intellettualoide del marito a cena, che ripeterà ai tè con le amiche come il pappagallo Portobello con aria da diva.

Perché la (finta) Signora dei Quartieri Alti sa bene che ciò che conta è apparire, benché bastino trenta secondi appena, per capire che la sua non è vera cultura, ma una conoscenza mnemonica come la poesia che ripeteva da bambina ai parenti a Natale, e che la sua classe è pari a quella di Ezio Greggio vestito da donna a C’è posta per Te.

Care (finte) nobildonne dei quartieri alti, la classe non è una qualità ereditaria che vi viene trasmessa con il cambio di residenza. La vera classe si vede. Come la sua assoluta mancanza.

 

ARTICOLO GOLIARDICO, mera opera di fantasia scritta per strappare un sorriso al lettore. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o defunte, è assolutamente casuale.
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