INTERNATTUALE

Non solo l’euro: anche l’inglese ha fatto aumentare il costo della vita. Ecco perché

Fino a metà anni ’90, nell’era che precedeva la “globalizzazione” la vita era di gran lunga molto più semplice. Sì, perché non è soltanto l’euro ad aver notevolmente alzato il costo della vita dal 2002 in poi, ma sono bastati pochi termini anglofoni per dare (nuova) dignità a cose e mestieri, talvolta rivalutandoli del tutto, facendo lievitare parcelle e prezzi di listino.

Se fino agli inizi degli anni 2000 ci si ritrovava al bar sotto casa per l’aperitivo, adesso è soltanto una desinenza utilizzata come parola composta in associazione con altri termini: Aperi-cena, Aperi-cinema, Aperi-mostra.

Happy Hour, espressione, mutuata dal marketing anglosassone, che indica una fascia oraria in cui bar e ristoranti praticano particolari sconti su alcolici e cocktail, che per traslato diventa sinonimo anche del nostro “aperitivo”, giustificando uno Spritz a 7 euro con qualche snack di contorno.

Anche il bar diventa lounge, per indicare una sala interna o all’aperto arredata con divani e poltrone, mentre i ristoranti diventano (dal francese) Bistrot, Brasserie, Boulangerie, ricercando già nel nome un’allure di esclusività.

english flag bandiera inglese union jack 2 - internettualeIl cibo da asporto diventa street-food o, addirittura, finger-food (cibo da tenere in mano) abbinato a buffet (il banchetto nell’era pre-globale), la pasticceria si trasforma in Bakery, mentre dolci e torte diventano dessert e cake. Anche i loro creatori, prima cuochi e pasticceri, sono adesso chef (spesso “stellati”) e cake designer, che si preoccupano del gusto quanto della forma di quelle produzioni che diventano vere e proprie creazioni d’arte. Più elaborata è la loro forma, maggiore sarà il loro costo.

Ma non è soltanto il campo della ristorazione ad aver beneficiato di questa nuova veste internazionale, anche quello dedicato alla cura del personale si evolve: i truccatori sono oggi MakeUp Artist, i parrucchieri Hair Stylist, mentre quella che era la vecchia manicure è oggi la Nail Art. Tutto diventa arte, tutto è vivisezionato in compartimenti stagni professionali che, specializzandosi in un unico campo, alzano il tiro e i loro prezzi.

Il fioraio diventa florist e i suoi mazzolini o fasci che dir si voglia sono delle vere e proprie composizioni di fiori, forme e fragranze, che si fanno insolite e stravaganti.

Da sempre influenzato dalle passerelle internazionali, il mondo della moda è, per definizione, quello del Fashion, con Stylist, ben diverso dallo stilista che è un Fashion Designer, che individua mode e tendenze, abbinando abiti e accessori, e l’image consultant che è il vecchio consulente d’immagine che, in relazione alla propria fisicità, suggerisce ciò che più può valorizzare, manco a dirlo, la propria immagine.

Anche in ambito lavorativo, negli annunci, si ricorre all’inglese per camuffare carenze e inganni: i centralini diventano call center, le telefonate da effettuare out-bound, la vendita è retail e la capacità di gestire autonomamente il lavoro problem solving.

Persino l’ambito matrimoniale si è piegato a questa nuova tendenza e, forte della spinta dell’ultimo matrimonio reale, manco a dirlo inglese, quello del Principe William e Kate Middleton, si parla solo di Wedding, gli organizzatori sono Wedding Planner, il ristorante location.

Anche l’obsoleto arredatore è adesso un moderno Interior Designer. Designer, expert, consultant, personal, work, office. Sono queste le parole chiave che, unite a attività e termini in lingua, contribuiscono a creare la professione e, anche la professionalità, che troppo spesso invece non c’è, così come l’ingiustificata ragione di pagare di più cose che pronunciate nella nostra lingua avrebbero forse meno fascino, ma sarebbero senza dubbio più genuine e vicine alla nostra tradizione, non solo economica.

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