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Una mostra sulla Maddalena di Sgarbi dal 3 settembre all’8 gennaio alla Santa Casa di Loreto

Maria Maddalena è stata una delle figure religiose più discusse e controverse dell’ultimo decennio. Grazie a saggi quali Il Santo Graal di Baigent Michael, Leigh Richard e Lincoln Henry prima, e al romanzo Il Codice Da Vinci di Dan Brown dopo, la sua figura è stata più volte al centro di dibattiti e analisi, alla ricerca di una “riabilitazione” per quella prostituta che, secondo alcuni, sarebbe addirittura stata invece la compagna di Gesù, nonché la vera depositaria della cristianità.

A questa importante icona è in parte dedicato il Giubileo eccezionale indetto da Papa Francesco. Il vicario di Pietro ha infatti annunciato che durante l’anno giubilare la celebrazione della Maddalena sarà elevata a vera e propria festa, per una riflessione più profonda sul ruolo che ebbe Maria di Magdala nella storia della Chiesa e in quella di Gesù Cristo, prima testimone della sua resurrezione nonché figura femminile di primo piano nei racconti del Vangelo.

Ed è proprio in occasione di questo importante evento per la Chiesa, che le Marche hanno dedicato una delle quattro importanti mostre che sono state organizzate, alla figura della Maddalena.

Dal 3 settembre 2016 fino al prossimo 8 gennaio 2017 infatti il Museo-Antico Tesoro della Santa Casa di Loreto ospiterà La Maddalena, tra peccato e penitenza, rassegna con 50 importanti opere a cura del critico d’arte Vittorio Sgarbi, promossa dalla Regione Marche in collaborazione con il Mibact e CEI.

Sono tanti i racconti evangelici che vedono protagonista la donna la cui iconografia le attribuisce una fulva chioma fluente: dalla redenta, che unge i piedi del Signore con degli olii asciugandoli con i propri capelli, alla donna che piange la sua morte ai piedi della croce, fino alla spettatrice sorridente che annuncia la resurrezione agli apostoli.

Ed è probabilmente una vita speculare a quella di Gesù Cristo quella di Maria Maddalena, la donna che vive la sua vita nel torbido peccato fino ad un’altra resurrezione, quella dello spirito, che la porta ad intraprendere un percorso ascetico fino alla rinascita come seguace e, forse, “apostolo” prediletto dello stesso Gesù.

Tanti gli artisti che nel Medioevo e nel Neoclassicismo le hanno dedicato le loro opere, a cominciare da Carlo Crivelli di Montefiore dell’Aso, presente in questa interessante esposizione, che la raffigura come una seducente ragazza dallo sguardo ammiccante mentre porta gli olii in ricche vesti finemente ricamate, dove s’intravede una fenice decorare la manica sinistra, simbolo di quella morte e resurrezione, di quel percorso di conversione e fede, che anch’essa ha attraversato.

Ma è nell’età della Controriforma che la sua figura gode di grande fortuna e fama nell’iconografia sacra: a lei Orazio Gentileschi della Chiesa della Maddalena di Fabriano dedica una tela. Anche Antonio Canova, poco incline ai soggetti religiosi e maggiormente dedito a quelli della mitologia classica, si cimenta nella sua immagine raffigurandola mentre si ravvede.

Per l’occasione Vittorio Sgarbi ha scritto il volume Diario di un amore. Il vangelo secondo Maddalena, dedicato ad una santa che, a suo avviso, rappresenta il corrispettivo femminile di San Pietro.

Maria Maddalena Canova - internettuale

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