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Ecco perché “Dolce & Gabbana” (non) ama Napoli

Il loro hashtag da qualche tempo è #DGLovesNaples, ovvero Dolce & Gabbana ama Napoli, ma non è vero. Per celebrare il suo trentennale la nota maison italiana ha deciso di festeggiare nel centro storico del capoluogo partenopeo, organizzando party e sfilate delle nuove collezioni e confermando la presenza di cinquecento selezionatissimi VIP, da Madonna a Sophia Loren, per un’allure ancora più esclusivo e glamour.

Un evento senza precedenti partito ieri, giovedì 7 luglio, e che si concluderà domenica 10. Per l’occasione il duo della moda siciliano più famoso al mondo ha voluto il Museo Villa Pignatelli, la zona dei Decumani, quella di San Gregorio Armeno e San Biagio dei Librai, il Castel dell’Ovo e Borgo Marinari e il noto Bagno Elena a ridosso del maestoso Palazzo Donn’Anna. Location suggestive, a metà tra barocco, storia e italianità in perfetta linea con lo stile D&G e con la nuova collezione che, dicono, è un omaggio a Sophia Loren, tesimonial D&G e madrina d’eccezione dell’evento, e alla stessa Napoli.

Ma Dolce e Gabbana amano davvero Napoli o questa è solo una strategia di marketing per un ritorno d’immagine della casa di moda messa un po’ in ombra da scandali finanziari e dichiarazioni sopra le righe sulla famiglia tradizionale?

Domenico Dolce e Stefano Gabbana celebrano Napoli, è vero: si fanno foto e selfie con gli artigiani della città e gli abitanti di quel quartiere che anche loro hanno deciso di “abitare” per qualche giorno, eppure, fermati da telecamere e giornalisti, sembrano non aver molto da dire a quella Napoli e su quella Napoli cui tanto dicono di essersi ispirati, se non un banalissimo e forse anche un po’ imbarazzato “Forza Napoli!”.

Passeggiano per le strade della città in mezzo a quella gente che hanno deciso di tagliare letteralmente fuori dal loro evento.

Un microorganismo che si insedia e rifiuta l’osmosi. Durante questi quattro giorni infatti le strade di Napoli sono blindatissime, con la sola eccezione dei residenti. Passanti e persino turisti non avranno la possibilità di scoprire e visitare quella Napoli che magari potrebbero vedere una sola volta nella loro vita. A cosa valgono dunque gli agenti preposti in lingua straniera per spiegar loro cosa sta succedendo? La verità è che un NO resta tale, in qualsiasi lingua, e che Dolce e Gabbana (non) ama Napoli.

Dolce e Gabbana ama Napoli, la ama come grandiosa location, ma preferisce tenere i suoi abitanti fuori, lontani, estranei ad un evento che in qualche modo non riguarda i napoletani, ma solo la loro città.

Dolce e Gabbana Napoli - internettualeGli stessi negozianti delle zone interessate si domandano a cosa serve restar aperti se non vi saranno passanti e turisti proprio in alta stagione ad acquistare la loro merce, annusando il mero scopo scenografico della presenza delle loro botteghe all’interno di questo grande carrozzone mediatico.

Dolce e Gabbana Napoli 2016 - internettualeCerto, per Napoli c’è lo charme, il ritorno di un’immagine a metà strada tra Mangia Prega Ama e La Grande Bellezza e la moda italiana che prepotentemente ne fa, per quattro giorni, una delle capitali dell’haute couture. Ma ci si chiede se tanta esposizione gioverà davvero in futuro al turismo di una città la cui amministrazione, elargendo il lauto dono della concessione gratuita del proprio suolo, non si cura né dei suoi residenti, né tanto meno di chi è già turista e dunque ospite del capoluogo. Mentre resta il fatto che questo anniversario è un evento di D&G e per gli illustrissimi ospiti di D&G, senza eccezioni. Incuranti persino di poter rovinare quel solo, unico, irripetibile “giorno più bello” alle tante ragazze che si sposeranno in questi giorni e che tradizionalmente vanno in Via Partenope, quella di Castel dell’Ovo e del lungomare per intenderci, a immortalare il loro amore e quel giorno del “Sì” che ricorderanno invece come giorno del NO, quello della libertà negata di potersi immortalare in una, se non LA zona più bella della città, in quel castello dal fascino antico, su quell’azzurro del mare, con il Vesuvio alle spalle. I napoletani insomma sono stranieri chiusi fuori dalla propria casa come ospiti indesiderati per quell’amore che Dolce & Gabbana prova per Napoli.

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10 thoughts on “Ecco perché “Dolce & Gabbana” (non) ama Napoli”

  1. Infatti ,é molto meglio fare feste di paese a via Caracciolo, vedere gli ambulanti su tutto il lungomare , milioni di macchine ferme a Mergellina , portare amici a vedere una Posillipo o una via Petrarca abbandonate a se stesse , sporche e in disuso, uscire dall’autostrada o dal porto e trovare una Napoli con strade sporche e dissestate.
    Non mi sembra che se per tre giorni ci siano delle limitazioni in alcune zone rimesse a nuovo, sia la fine del mondo, forse i commercianti non faranno grandi affari ma i turisti torneranno più numerosi e attenti . Ricordiamoci le ore passate in macchina bloccati nel traffico prenatalizio, i regali dopo li compriamo ugualmente.
    Invitiamo invece tante grandi imprese a venire a Napoli per organizzare grandi eventi e spingerli ad utilizzare il lavoro dei nostri giovani e non , perché in quanto ad iniziativa non siamo secondi a nessuno.

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    1. io credo che non dovremmo “accontentarci” di una Napoli pulita occasionalmente a uso e consumo della moda per qualche giorno. Molto meglio una Napoli “sporca” è coerentemente uguale a se stessa, piuttosto che la rivisitazione glamour di qualche giorno che lascerà comunque il solito volto a Napoli.

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  2. Date a Cesare quel che è di Cesare e togliete a giggino quel che non è di giggino!
    Ho fatto delle piccole considerazioni a proposito dell’evento a Napoli di D&G: dove avrebbero potuto trovare una location che avesse le caratteristiche di Napoli e che non fosse la Sicilia che hanno già abbondantemente sfruttato? Poteva essere il Marocco, la Turchia, forse la Grecia o la Tunisia? Ma tutti paesi a rischio terrorismo quando a casa loro (Italia) potevano stare tranquilli tranquilli e risparmiare anche sulla Cosap grazie a giggino (sempre che non l’abbiano “pagata” diversamente !) avendo comunque uno scenario naturale unico al mondo! Dunque non ci rompete più con l’elemosina che D&G avrebbero fatto a Napoli! Napoli si è regalata a D&G come al solito col sacrificio di chi non è “Uip”!

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  3. I vantaggi che derivano da un’iniziativa del genere sono infinitamente maggiori di inevitabili temporanei disagi. D&G, vera bandiera dell’alta moda italiana, peraltro totalmente scagionata da ogni accusa di evasione fiscale, ha portato invece un messaggio potente, riscattando valori estetici che appartengono all’Italia del Sud, figlia della Magna Grecia. Attingere al Barocco, all’opulenza policromica ed alla creativita’ capace di fondere mille materiali disomogenei, ridefinendo in chiave moderna un linguaggio formale alternativo ad uno pseudo-minimalismo imperante che si auto-proclama universalmente unica forma possibile d’Eleganza – nella Moda, nel Design, nell’Architettura – e’ gesto di rottura e di affermazione di identita’. Chi ha la fortuna e l’onore di essere nato o di amare il Meridione d’Italia, dovrebbe essere attento anche a questo. Dispiace che vengano solo critiche e solo riflessioni dal sapore un po’ politico, da menti colte e raffinate, ma evidentemente incapaci di parlare anche di valori estetici (ma la Moda non e’ cultura, finche’ non arriva in un Museo) e di aggiungere spunti e consigli utili magari a migliorare alcuni aspetti o a far riflettere. Napoli non ha certamente bisogno solo di un evento fantastico come quello organizzato da D&G, verissimo. Ma ha bisogno di azioni concrete, che ne rivalutino anche l’immagine a livello mondiale, come e’ puntualmente successo. Una Casa di Moda non e’ una onlus ne’ un’associazione benefica ed e’ chiaro (speriamo) che D&G tragga beneficio da queste celebrazioni Napoletane: e allora? Qual’e’ il problema? Grazie Dolce & Gabbana, per aver raccontato al Mondo, per qualche ora, la bellezza della nostra Citta’ e della nostra Gente.

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    1. Non so tu cosa intenda per riflessioni dal sapore politico. Le mie, più che altro, sono le riflessioni logistiche di un napoletano che ama la propria città è cui è stato negato per un weekend di poterla vivere liberamente. Poca cosa, certo, se si considera che il disagio è durato solo qualche giorno, tutt’altro sapore invece acquista la mia critica se consideri che c’era un evento importante e cari amici che per la prima (e probabilmente unica) volta sono venuti a Napoli, ai quali è stata negata la possibilità di passeggiare liberamente, vedere musei, strade. Allora mi sono immedesimato nei panni non di chi come me ha la possibilità di rimediare in un qualsiasi altro giorno della sua vita poiché qui ci vive, ma in quelli dei tanti turisti stranieri, italiani di passaggio e persino ragazze che hanno contratto matrimonio (e si sa, di giorno più bello ce n’è solo uno, mentre per D&G sfilate e eventi di questo genere saranno tanti altri) che non hanno potuto vivere Napoli e probabilmente non potranno più nella vita o senza dubbio non nell’immediato. Chiaro che era impensabile pretendere che un evento elitario di questa portata potesse vedere fianco a fianco Madonna, Nicole Kidman, Kylie Minogue e tutti i 500 invitati vip con il popolo napoletano, ma tranciarlo fuori anche dalle sue strade, e da monumenti e strade pubblici, patrimonio dell’UNESCO come il centro storico, mi è sembrata una barbarie irrispettosa per residenti e ospiti della città usati come animali allo zoo per foto a favore di camera, che a molti ha rovinato la vacanza e il ricordo di una città per un’intera vita.

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    2. E comunque non so quanto sia vero del noto vantaggio infinitamente maggiore di temporanei disagi. È un po’, tanto per restare in tema “moda”, come quelle agenzie scadenti che propongono a professionisti del settore e modelle di lavorare gratis in cambio della “visibilità” e del “ti faccio un sacco di pubblicità” con il risultato che si finisce per lavorare a titolo gratuito senza un reale ritorno di immagine. La verità è che D&G aveva bisogno di allontanarsi dall’idea ormai usurata della (loro) Sicilia, e scegliere una location che richiamasse comunque l’idea del barocco e dell’italianità. Sostituendo paesaggi e casolari con vicoli, tradizioni e superstizioni. E Napoli era probabilmente la sola città adatta a farlo: abbastanza nota al mondo per i suoi trascorsi recenti di grande Capitale (decadente) del Mezzogiorno, ma relativamente “nuova” (nemmeno più di tanto a dire il vero per loro) da rappresentare l’essenza delle loro creazioni. Sull’onda di un rinnovato interesse che non solo D&G, ma quest’anno anche Mario Testino per Vogue ad esempio, e molti altri, hanno avuto per il suggestivo è bellissimo capoluogo partenopeo. Quindi bisogna valutare attentamente queste promesse di ritorno di immagine, visibilità e pubblicità varie che, spente le luci della ribalta, spariscono lasciando solo la scia di coriandoli dorati che da due giorni è rimasta sui lastricati del centro storico e del lungomare di una città che (non) amano.

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  4. Delle volte mi chiedo perche nel nostro amato Sud le cose non vadano bene. Quando leggo articoli come questi (ed i relativi commenti) capisco pienamente il perche.

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    1. Il fatto è che spesso al Sud ci si accontenta. Ci accontentiamo che D&G, “per grazia ricevuta”, ci onorino della loro presenza, premurandosi però di escludere i napoletani dai loro eventi, monopolizzando strade e monumenti a loro piacimento. È (anche) per tutta questa accondiscendenza, che le cose vanno male, e che c’è bisogno di articoli e commenti come quelli che leggi.

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  5. Nessuno qui, abbagliato da mero provincialismo, ha notato che dopo DG , Givenchy e Ferrero sono scesi a Napoli indicendo campagne pubblicitarie. Nessuno di voi dice ( e forse e’ a conoscenza) del fatto che Villa Pignatelli e’ stata prenotata per feste private dagli ospiti presenti all’ evento (creando indotto e turismo ) Un evento che ha ripulito il volto di Napoli…in una sola settimana il jet set mondiale dal Qatar agli States si e’ seduto nel cuore piu autentico e verace di questa citta’ magnetica. Nessuno parla di 200.000 euro devoluti al restauro del campanile, chiesa, mosastero etc…nessuno dice dei regali che l intero entourage degli stilisti ha acquistato per farne omaggio ai loro ospiti VVIP (promuovendo l’ artigianato campano) Critiche e sentenze gettate li giusto per essere sempre i soliti bastian contrari, I Roberto Saviano della situazione. Dio benedica DG e tutti quelli che insieme hanno mostrato al mondo il lato autentico di Napoli. (DOPO L EVENTO DG, NAPOLI E’ STATA LA PAROLA PIU RICERCATA SU GOOGLE PER 7 GIORNI) ed i dati delle prenotazioni di feredalberghi confermano il trend di crescita nel capoluogo campano a segutio dell’evento. Gli eterni disfattisti incontentabili. La popolaxione non e’ stata invitata….a fare cosa? A sfilare?

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    1. da napoletano, che la sua città la vive quotidianamente, e non la legge soltanto sui giornali o sul web, posso dire che D&G durante il loro soggiorno hanno apportato dei disagi alla popolazione, bloccando strade e monumenti a loro piacimento. E oltre qualche intervista di facciata, non ho trovato tutta questa partecipazione dei napoletani che hanno tanto sbandierato sui giornali.
      Forse è il caso di chiedersi se il fatto che altri stilisti abbiano scelto Napoli sia strettamente collegato a D&G o se più semplicemente gli stilisti stanno seguendo una moda che già da “Mangia Prega Ama”, “Angeli e Demoni” e tante altre produzioni, andava già avanti da sé nel cinema per poi approdare soltanto adesso nel mondo della moda.

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