INTERNATTUALE

Università: il 66% dei programmi dei corsi supera la soglia dei 12 CFU

Introdotti nel sistema universitario nel 1999 con il D.M. 509/99, i CFU, credito formativo universitario, sono l’unità di misura della difficoltà, o mole di studio, per ogni singolo esame. Ogni facoltà infatti consente di sostenere la tesi di laurea, o esame finale, al raggiungimento medio di 180 CFU che, a seconda del corso di studio, si suddividono in un indeterminato numero di esami da sostenere.

Ma se l’introduzione dei crediti rappresentava l’adeguamento di un mondo formativo che si evolve insieme ad un’Europa che cambia, sostituendo di fatto il concetto antiquato di “annualità” e “semestralità”, così non era stato per il numero di esami da sostenere e, a dispetto dell’introduzione dei corsi di laurea triennale (o laurea breve), per alcune facoltà sono rimasti letteralmente invariati dal vecchio sistema, oscillando intorno ai 42 esami con un credito formativo per ogni singolo esame molto basso che si aggirava da 4 a, addirittura, 2 CFU al massimo.

Dalla Guida dello Studente ufficiale compare la spiegazione in dettaglio di cosa rappresenti effettivamente 1 CFU, dove si legge che esso è pari a 25 ore di lavoro, il che significava poterli acquisire anche attraverso attività di laboratorio o di tirocinio.

Poco male, dunque, avranno pensato gli studenti, considerando facile o comunque fattibile in un paio di settimane di studio un esame da 4 CFU.

Ma i CFU misurano davvero l’effettivo carico di lavoro richiesto allo studente?

Secondo la Guida dello Studente le ore di lavoro sarebbero mediamente ripartite in un rapporto di 1 a 4: per ogni cinque ore di lezione, esercitazioni, seminari, laboratorio ne dovrebbero corrispondere 20 di studio individuale. Per tanto ad ogni ora in classe ne comporterà 5 di studio a casa.

Con il definitivo aggiornamento delle lauree triennali dagli originari 40-e-passa esami agli attuali 20 dei corsi di studio, si hanno ora esami che in media oscilleranno tra i 6 e i 12 crediti formativi. Per ogni esame dunque gli studenti dovranno lavorare per circa 150/300 ore di cui 30 o 60 di formazione con il docente.

In una giornata di 24ore, escludendo 8 ore di sonno per un benessere psicofisico ideale, e eliminandone altre sei per necessità fisiologiche e di altro tipo, restando in media 10 ore buone di studio al giorno, e dunque un esame da 12 crediti richiederebbe circa 24 giorni effettivi di lavoro, studiandoci per gran parte della giornata.

Se si calcola una media di capacità di studio di circa 30 pagine al giorno, conferendo per assurdo la stessa difficoltà ad ogni tipologia di materia, lo stesso esame da 12 crediti dovrebbe oscillare intorno alle 720 pagine totali, comprese di eventuali dispense, monografie o “parti speciali”, per consentirne lo studio in poco meno di un mese.

Applicando questa tabella di calcolo, crediti per esame, pagine da studiare, ore di studio previste e ore di studio effettive, sono andato a verificare i programmi della facoltà di Archeologia e Storia delle Arti dell’Università agli Studi Federico II, dal sito ufficiale del Dipartimento degli Studi Umanistici, reperendo invece il numero di pagine dei testi da studiare dalla descrizione fisica dei libri dal servizio OPAC o siti come libreriauniversitaria.it.

Avvalendomi della Guida dello Studente 2015/2016, disponibile in PDF, escludendo gli insegnamenti che non riportavano i programmi, ho scoperto che: su 12 programmi osservati, sono soltanto 4 i corsi che si tengono largamente al di sotto della media di pagine stimate per esame (720). Due i corsi da 12 CFU che si aggirano intorno alle 500 pagine (con un risparmio di 220 pagine), mentre sono poco più di 300 quelle per i due da 6 CFU.

Sono ben 8 invece i corsi di studio da 12 CFU che superano largamente la stima (del tutto approssimativa, certo) di 720, superando, spesso più del doppio le pagine totali da studiare, con programmi che sfiorano addirittura le 1500 pagine complessive.

Se si considera che questo è un semplice calcolo statistico, che non tiene conto delle peculiari difficoltà di ogni singolo esame (date da ricordare, nomi da memorizzare, conoscenze pregresse da acquisire), sarà facile comprendere come il 66% dei corsi supera anche più del 206% il numero di pagine che è umanamente possibile studiare in 240 ore, i cui giorni (24) sono stati ricavati calcolando un’alta media di ore di studio (10) escludendo tutte le altre attività di uno studente ivi compresa la vita sociale e le uscite.

A queste difficoltà puramente statistiche, vanno aggiunte varianti di professori troppo esigenti, bocciature, problemi personali e/o familiari che possono fortemente incidere sulla propria carriera universitaria.

È dunque una conseguenza quasi fisiologica per molti degli studenti, che oltre allo studio hanno anche altre attività lavorative e/o sociali, finire tra i 700.000 fuori corso, non riuscendo a completare il percorso di studio entro i tempi stabiliti.

Premesso che è giusto, oltre che doveroso, per gli Atenei italiani formare delle persone che abbiano un livello di conoscenza e preparazione, non solo culturale, altamente competitivo per gli standard europei. Va detto però che bisognerebbe entrare nell’ottica del “sapere fare” e non solo in quella del sapere, e che per alcune nozioni è giusto che si continuino a consultare i libri, anziché apprenderle da uno sterile studio mnemonico che andrà comunque via col tempo. Occorrerebbero dunque programmi più concentrati e snelli. Gli studenti e futuri laureati non devono invecchiare sui libri giungendo sul mercato del lavoro in età avanzata, ma dovrebbero apprendere velocemente quegli strumenti necessari per sapere esattamente come e dove reperire le informazioni che gli servono per essere lavoratori migliori del domani.

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