ART NEWS, LIBRI

Il mistero svelato dell’orecchio di Van Gogh

Bernadette Murphy Van Gogh's Ear True Story book cover - internettualeIn molti conoscono la storia di Van Gogh e di quel suo orecchio che si tagliò in un momento di follia, facendosi un nuovo autoritratto. Ma nessuno sa che fine abbia fatto quell’orecchio. Oggi dopo 130 anni ce lo svela The Art Newspaper. Il giornale d’arte infatti ci fa un racconto più dettagliato di quella notte del 23 dicembre 1888, in cui il maestro del ‘900 si tagliò un orecchio.

Secondo alcune controversi ricostruzioni, a tagliargli l’orecchio fu l’amico-rivale Gauguin, dopo averlo inseguito a tentare di tagliargli un orecchio, ma vi avrebbe rinunciato quando il suo amico si è voltato.

Sarebbe stato lo stesso Van Gogh, in preda ad alcune allucinazioni, a tagliarselo, e a consegnarlo a Rachele, una prostituta di un bordello frequentata dai due grandi pittori del secolo scorso. Van Gogh sarebbe poi ritornato a dormire normalmente a casa sua. Il mattino seguente la polizia lo avrebbe fatto ricoverare in ospedale, dal quale sarebbe uscito soltanto il 7 gennaio del 1889.

Van Gogh orecchio arte - internettualeSono molti tuttavia i critici che confutano questa teoria, ritenendo che sia clamorosamente errata. Tra questi due storici di Amburgo, Hans Kaufmann e Rita Wildegans, autori del libro L’orecchio di Van Gogh, Paul Gauguin e il patto del silenzio, sostengono che fu proprio Gauguin a tagliare l’orecchio all’amico dopo una lite.

Oggi nuove luci, e probabilmente nuove ombre, sono gettate su questo controverso episodio della storia dell’arte. Secondo il saggio di Bernadette Murphy, Van Gogh’s Ear: The True Story, L’orecchio di Van Gogh: la vera storia, uscito ai primi di luglio, in cui dice, avallando la teoria dell’autolesionismo e della follia, che la vera ragazza cui il maestro dei Girasoli consegnò il proprio orecchio sarebbe stata Gabrielle Berlatier, figlia di un contadino che avrebbe lavorato solo come cameriera nel bordello che l’autore era solito frequentare. Secondo la Murphy infatti Gabrielle era troppo giovane per potersi prostituire, ed era stata in cura per rabbia all’interno dell’Istituto Pasteur. L’autrice non ne rivelava il nome poiché aveva promesso ai discendenti della donna di non farlo. È stato il magazine d’arte a risalire al suo nome attraverso i registri dell’Istituto Pasteur a Parigi, aggiungendo un nuovo paragrafo ad una storia che senza dubbio farà ancora discutere.

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