INTERNATTUALE

Amatrice, da borgo più bello d’Italia a paese fantasma

Era il perfetto affresco dell’Italia nel mondo, Amatrice, piccolo comune di poco più di duemila anime nella provincia di Rieti, non solo per quel sugo, eletto nel 2015 tra i borghi più belli d’Italia secondo l’associazione omonima che ne ha apprezzato le architetture, l’atmosfera, la gente.

Era, perché Amatrice è stato duramente colpito da un violento sisma di magnitudo 6.0 nella notte del 24 agosto. Un paese che, come fu per Pompei in questo stesso giorno di 2000 anni fa con l’eruzione del Vesuvio, è stato polverizzato da uno di quei terremoti che non perdonano. Questo week-end Amatrice avrebbe celebrato quel piatto, L’Amatriciana, cui dà il nome, diventato simbolo della romanità nel Bel Paese, nel cinquantesimo anniversario di una sagra particolarmente attesa quest’anno.

Amatrice Torre Terremoto 2016 - internettuale
Amatrice, corso: prima e dopo il terremoto

Tutto adesso è morte e distruzione. Bambini, uomini, donne, intere famiglie hanno perso la vita o sono state tragicamente spezzate, perdendo ogni cosa. Le proprie case, i propri affetti, gli oggetti di una vita che nessun indennizzo, nessuna assistenza, nessun accampamento per la notte potrà mai restituire.

Chiesa Sant'Agostino Amatrice 2016 terremoto - internettuale
Chiesa di Sant’Agostino, Amatrice – prima e dopo il terremoto

Come quelle strutture amatriciane simbolo del paese: la Chiesa di Sant’Agostino, eretta nel XV secolo per volere dei monaci Agostiniani, la cui costruzione è attribuita a Giovanni dell’Amatrice. Sarà nel XVIII secolo che il complesso ecclesiastico verrà dedicato a Sant’Agostino.

La chiesa aveva già subito diversi danni a seguito di un incendio nel ‘600 e nel ‘700, e svariati rimaneggiamenti dal 1845 fino al 1930, quando l’originaria apertura rettangolare della facciata venne sostituita dall’odierno rosone. Il terremoto della scorsa notte l’ha fatta crollare come una casetta di marzapane, e della chiesa, crollata per lo più su se stessa, restano adesso solo le fondamenta.

terremoto Amatrice
Amatrice, orologio

La Torre Civica del XII secolo, che adesso svetta sui tetti di una cittadina distrutta, e il suo severo orologio, il quale, come un drappo di lutto, segna ancora il momento in cui alle 3.36 l’inferno si è scatenato sulla terra.

Sono oltre 120 le vittime in continua crescita di questa ennesima catastrofe naturale tutta italiana, in una zona, quella appenninica, che già nel 2009 mostrò la sua furia alla vicina L’Aquila.

Ha il volto di una città fantasma adesso, Amatrice, dalle cui macerie ancora si odono le grida straziate di chi, scampato alla morte, chiede aiuto dalle case che l’hanno inghiottito.

Sono impressionanti le immagini che giungono dalla rete o dalla televisione, che si sono propagate velocemente dai social in primis: twitter, e poi i notiziari che a mano a mano hanno provato a ricostruire e dare un senso ad un cataclisma che un senso proprio non ce l’ha.

Amatrice, 24 agosto 2016 (AP Photo/Alessandra Tarantino)
Amatrice, 24 agosto 2016
(AP Photo/Alessandra Tarantino)

La terra ha tremato da Rimini fino a Napoli, dove le case sono state scosse, le porte hanno scricchiolato, i lampadari hanno dondolato, lasciando una popolazione sgomenta che presagiva in quelle oscillazioni nel cuore della notte una catastrofe ben più grave.

PEZZOPANE Amatrice Fidanzato selfie - internettualeIronia, polemiche, un po’ di cattivo gusto. Internet si trasforma per scherzo o solidarietà in un macabro luogo di necrologi virtuali, dove c’è chi si scatta selfie vicino ai palazzi crollati, tra coloro che si ergono a improbabili giornalisti di cattive notizie e quelli che invece si credono testimonial mediatici incitando, per moda, gli amici su facebook ad essere solidali.

Amatrice uomo maglia rossa simbolo terremoto 2016 - internettualeAmatrice è oggi il volto di un’Italia ferita, un’Italia che, al pari di una donna che trascura sé stessa, vede sfiorire la sua bellezza: gli occhi dei suoi monumenti si chiudono, l’anima della sua gente si spegne per sempre, il suo volto sfregiato dal dolore.

Il copione della vita si ripete: le autorità che esprimono il loro inutile cordoglio di circostanza, i soccorsi che celermente estraggono sopravvissuti e cadaveri, SMS solidali. Macerie, macerie ovunque.

Amatrice come Aleppo. A guardarla oggi sembra una città bombardata, una città in guerra, sepolta da sé stessa e dalla negligenza di uno Stato cui non basta la ciclicità di tragedie come questa, il ripetersi di dinamiche che sono sempre uguali a loro stesse. L’immagine dell’Italia, come nel 2009 e nel 2012 e in questo 2016, continua ad essere quella di un Paese che non sa prendersi cura dei suoi cittadini, dei suoi tesori, di sé stesso e, come in una tragedia Shakespeariana, le pene dei padri continuano a ricadere sui propri eredi.

Amatrice Terremoto Pietà simbolo 2016 - internettuale

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