INTERNATTUALE

San Gennaro, vita, morte e miracolo del Santo Patrono della città di Napoli

saint_januarius-san-gennaro-caravaggio-internettualeSanto Patrono e vera e propria icona, è proprio il caso di dirlo, di Napoli e dei suoi abitanti, che da sempre hanno un rapporto personale quanto particolare, che trascende il mero credo religioso. San Gennaro è infatti da anni la fonte di ispirazione per affreschi, dipinti, sculture, bronzi e soprattutto argenti, come dimostra il busto-reliquario d’argento dorato, ad opera degli orafi francesi Stefano Godefroy, Guglielmo di Verdelay e Milet d’Auxerre commissionato da Carlo II d’Angiò. Sì perché la devozione è del popolo quanto dei suoi sovrani che nei secoli ne hanno accresciuto il mitico tesoro con donazioni ed ex-voto.

La figura di San Gennaro è passata dalle tradizionali immagini votive ai graffiti sulle facciate dei palazzi dei quartieri storici di Napoli, passando per la pop-art di strada, ispirando artisti della scena contemporanea come Jorit e tutta una scuola di artisti che si dilettano a ritrarlo come un novello supereroe dei fumetti che con il potere del suo miracolo protegge la sua città.

Secondo la tradizione partenopea è il 19 settembre il dies natalis, il giorno in cui si compie il miracolo della liquefazione del sangue del santo contenuto in una preziosissima ampolla.

Le reliquie sarebbero state portate a Napoli nel V secolo da Giovanni I presso le Catacombe di Capodimonte, che ne presero il nome, diventando un vivo centro di culto per i fedeli.

Nel 1497 è il Cardinale Oliviero Carafa, della omonima e potente famiglia napoletana, a volere la costruzione del Duomo di Napoli, per ospitare degnamente le reliquie del santo, facendo costruire, in corrispondenza dell’altare maggiore, una cappella, la Cappella del Succorpo, in puro stile rinascimentale.

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San Gennaro di Jorit, Napoli, foto instagram di marianocervone

Nella prima metà del 1500 una terribile pestilenza colpisce la città di Napoli, è in questo momento che i napoletani si votano al Santo in cerca di salvezza, promettendo in cambio la costruzione di una nuova e più maestosa Cappella del Tesoro, all’interno del Duomo, la cui costruzione sarà completata soltanto nel 1646.

È antichissima l’origine della liquefazione del sangue, che risalirebbe addirittura all’epoca di Costantino, quando le ampolle con il sangue si sarebbero trovate vicino alle ossa per la prima volta.

Un documento del 1389, Chronicon Siculum, parla esplicitamente del miracolo come se si ripetesse già da molto tempo.

Il nome del Santo deriverebbe dal latino Ianuarius, che letteralmente significa consacrato al dio Giano, attribuito generalmente ai bambini nati in gennaio (Ianuarius, appunto), mese sacro alla divinità.

Il sangue è contenuto in due diverse ampolle montate in un’unica reliquia: una è riempita per circa ¾ l’altra invece poco meno della metà, poiché parte del sangue in essa contenuta fu sottratto da Carlo Borbone, il quale, divenuto re, volle portarlo con sé in Spagna.

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San Gennaro, manifesto pop-art. San Gregorio Armeno (Napoli), foto da instagram di marianocervone

L’avvenuto miracolo sarebbe auspicio di prosperità e pace per Napoli e i suoi abitanti. Il mancato miracolo infatti sarebbe invece presagio di sciagura per la città.

La funzione è officiata ogni anno dal Vescovo della città, tra le nenie delle “parenti”, donne così chiamate che intonano canti al santo, e le folcloristiche grida di chi prega a “faccia ‘ngialluta”, faccia gialla, dal colore del busto, dorato appunto e dunque giallo, utilizzato durante le processioni.

Ma quello delle reliquie all’interno del Duomo non sarebbe la sola liquefazione del giorno. Secondo il credo religioso, un analogo miracolo avverrebbe anche a Pozzuoli, nella omonima Chiesa di San Gennaro nei pressi della Solfatara, dove su di una lastra marmorea, sulla quale sarebbe stato decapitato il santo impregnandola di sangue.

Credo, folclore, storia. Quella di San Gennaro è la storia di una città che vive aspettando ogni giorno un miracolo dal suo patrono.

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