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Al Museo Archeologico di Napoli riapre la sezione egizia dal 7 ottobre

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Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sezione egizia 2006

L’hanno chiamato il Ritorno dei Faraoni. Ed è davvero un ritorno molto atteso, quello della Sezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, chiusa al pubblico e ridotta a “scantinato” da troppo tempo. Seconda in Italia solo al Museo Egizio di Torino, quelle dei Borgia e Picchianti sono due prestigiose raccolte che affondano le loro radici nell’antiquaria mentalità settecentesca e in quella positiva dell’Ottocento.

La collezione Borgia è tra le più antiche del collezionismo europeo: venduta a Ferdinando I di Borbone, mostra un interesse per l’Egitto ben prima che le spedizioni napoleoniche diffondessero un gusto, quello neo-egizio, che influenzò anche l’architettura, e la passione per l’egittologia.

La collezione Picchianti è quella più recente tra le due, il cui nucleo originario è stato raccolto da Giuseppe Picchianti, viaggiatore di origine veneta che risalì il Nilo, toccando i maggiori siti archeologici egiziani, da Giza a Saqqara passando per Tebe. È a lui che si devono i sarcofagi in legno, i vasi canopi e le mummie che oggi fanno parte della collezione permanente del MANN, che acquistò parte di questa immensa raccolta dalla sua vedova, la Contessa Angelica Droso, mentre un’altra parte fu venduta dallo stesso Picchianti al British Museum di Londra.

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Naoforo Farnese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (foto da instagram di marianocervone)

Precursore delle due collezioni, il naoforo farnese, della cinquecentesca collezione Farnese, già all’interno del museo ben prima dei due nuclei.

Prima della modesta sala attuale, in cui era esposta solo la mummia di un bambino della XXIII dinastia donata da Emilio Stevens, la collezione egizia era ubicata nelle due sale sotterranee oltre la galleria degli imperatori, dove, oltre il naoforo, trovavano posto gli oltre 2500 reperti che dal prossimo 7 ottobre ritroveranno la primigenia collocazione in un rinnovato allestimento, per il quale sono stati stanziati duecentomila euro.

Già da qualche anno ormai, il Museo Archeologico di Napoli è interessato nelle aree nord dell’edificio da lavori di ristrutturazione, che stanno riqualificando ali che amplieranno il percorso, corredandolo, probabilmente, di un’area ristoro che proietterà il museo negli standard europei di concept museale contemporaneo.

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Museo Archeologico Nazionale di Napoli, sezione egizia 2006

Un ritorno molto atteso, quello dei “faraoni”, che restituisce all’Archeologico il prestigio di un museo nazionale che nulla ha da invidiare ai maggiori omologhi europei, e che si prepara adesso ad una nuova età dell’oro. Faraonica, s’intende.

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