CINEMA

Due alternative a “Fuocoammare” per far vincere l’Oscar all’Italia

L’ANICA, l’Associazione Nazionale delle Industrie Cinematografiche e Audiovisive, ha deciso che all’89esima edizione degli Academy Awards a rappresentare l’Italia ci sarà il film Fuocoammare. La pellicola, diretta da Gianfranco Rosi, entra così a far parte della lista di titoli candidati alla cinquina per miglior film straniero. Bisognerà aspettare martedì 24 gennaio per sapere se il documentario vincitore dell’Orso d’Oro al Festival di Berlino, riuscirà ad entrare nella short-list dei film in gara domenica 26 febbraio.

Una scelta, quella di Fuocoammare, che punta soprattutto su un dramma tristemente attuale, quello dei migranti, con cui l’Italia si augura di portare a casa l’ambita statuetta, vinta l’ultima volta da La Grande Bellezza di Paolo Sorrentino nel 2014.

Una selezione, quella di quest’anno, che ha mietuto non poche vittime, a cominciare dalla lista dei magnifici sette che erano in lizza per la scelta finale, e che ha lasciato delittuosamente fuori film come La Pazza Gioia.

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La Pazza Gioia (2016) di Paolo Virzì

Il film di Paolo Virzì infatti è un elogio alla follia di erasmiana memoria, un piccolo gioiello del cinema italiano, che fa sorridere e riflettere, e ha portato sul grande schermo due straordinarie prove d’attrice, quella esilarante di Valeria Bruni Tedeschi e l’immensa Micaela Ramazzotti, che si cala nei panni di una madre alle prese con una depressione post-partum. Due donne consumate dalla vita e dall’amore fino al limite della ragione, e che camminano in equilibrio su di un filo sospeso tra lucidità e follia.

Tanti i colpi di testa e di scena, che tengono lo spettatore incollato allo schermo, che lo portano a indagare la mente umana, e cosa la porti ad entrare in un labirinto di eventi che continuano a ripetersi e succedersi in un infinito loop.

Un film che alterna sapientemente dramma e commedia, elegante, che riesce a rievocare le suggestive atmosfere degli anni ’50 nella contemporaneità di un’epoca, la nostra, in cui a dominare sono spesso smartphone e internet.

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Perfetti Sconosciuti (2016) di Paolo Genovese

È quello che succede anche in Perfetti Sconosciuti, film corale di Paolo Genovese, con un cast di attori straordinari, capitanati da Marco Giallini. Un film di stampo teatrale, che trova il suo punto di forza in una sceneggiatura che porta lo spettatore a riflettere su quanto si conoscano davvero le persone e quanto di noi è nascosto nei nostri smartphone, che registrano la nostra vita come scatole nere. Sublimi le donne che da Anna Foglietta a Alba Rohrwacher, passando per Kasia Smutniak, danno vita a figure femminili complesse e controverse. Un successo di pubblico, e critica, che ha portato molti paesi stranieri dalla Francia agli Stati Uniti a chiederne i diritti per realizzare un remake. Già questo segnale, da solo, è un chiaro sintomo di quanto sia un film qualitativamente alto che avrebbe potuto degnamente rappresentare l’Italia.

Fuocoammare è senza dubbio un film di qualità, che ha già portato a casa un premio da uno dei più prestigiosi festival del cinema del mondo, ma l’ANICA sembra aver puntato su Rosi per vincere l’Oscar per lo stesso motivo per cui i programmi del sabato sera sperano di alzare lo share: l’effetto-lacrima.

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