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Sala nuova per la “Tomba del Tuffatore” nel Museo di Paestum

Il tuffatore dell’omonima tomba ritorna finalmente a casa. Dopo essere stato parte della mostra itinerante Mito e Natura che l’ha portato da Milano a Napoli, il noto affresco, stacco di una tomba a cassa magnogreca datata tra il 480 e il 470 a.C., sarà nuovamente esposto nell’originario Museo Archeologico di Paestum in una rinnovata sala dedicata a Mario Napoli, che l’ha scoperta nel 1968 a Tempa del prete, a pochi chilometri da Paestum.

A darne notizia un emozionato direttore del museo, Gabriel Zuchtriegel, che in merito a questo restauro ha detto: «Esprime la nostra filosofia che ci guiderà per i prossimi anni».

Una filosofica spending review, che aborra grossi e costosi interventi di restauro, a vantaggio di una “riqualificazione del ricchissimo patrimonio archeologico, architettonico e artistico che abbiamo” dice Zuchtriegel.

La ristrutturazione della sala Napoli infatti è avvenuta grazie alla donazione di 25.000 euro da parte di un privato, Antonio Palmieri, della tenuta Vannullo.

La tomba del tuffatore al museo di PaestumLa tomba del tuffatore consta di alcune lastre calcaree in travertino locale, interconnesse al momento del ritrovamento e opportunamente staccate. Il pavimento invece era costituito dello stesso basamento roccioso di cui è fatta la tomba.

La raffigurazione di questa cassa funeraria ricorda molto quella dei crateri a figure rosse greci, ritraendo, sulle pareti lunghe, degli uomini con delle kylikes in mano, distesi sulle tipiche klinai, durante un simposio, un tradizionale banchetto greco. Altri invece impugnano degli strumenti musicali e sono intenti a rallegrare i commensali.

Tomba del Tuffatore, dal profilo instagram @marianocervone
Tomba del Tuffatore, dal profilo instagram @marianocervone

Il noto tuffatore, un virile uomo nudo ritratto nell’atto di lanciarsi in acqua, rappresenta la copertura. Fortissima la valenza simbolica, metafora di un trapasso ultraterreno. La stessa piattaforma da cui si lancia l’uomo della tomba rappresenterebbe le colonne di Ercole, confine dello scibile umano, che termina là dove comincia l’ignoto del mondo dei morti.

Un’opera squisitamente locale, che risente tuttavia dell’influenza greca, nelle fattezze esotiche degli uomini che la animano, la cui somiglianza si fa lampante se si confronta quest’opera con la Tomba della Caccia e della Pesca di Tarquinia.

Il nuovo allestimento della Tomba del Tuffatore vedrà l’affiancamento della cosiddetta Tomba delle Palmette, scoperta tempo fa, ma ancora oggetto di studi.

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