CINEMA, TELEVISIONE

Il giovane Papa di Paolo Sorrentino. Ecco com’è davvero The Young Pope

the-young-pope-2016-poster-internettualePortare la vita di un Papa sul piccolo schermo non era facile. Portarne una di un Papa inventato, dopo aver vinto un Oscar, lo era ancora meno. Eppure il regista Paolo Sorrentino è riuscito nell’impresa. Dopo La Giovinezza, con un cast di stelle da Michael Caine a Jane Fonda, il regista de La Grande Bellezza ritorna a Roma per raccontare la vita di Papa Pio XIII, immaginario pontefice statunitense che in giovane età si ritrova a guidare la comunità cristiana. È questa a grandi linee la trama di The Young Pope, serial già cult andato in onda per la prima volta ieri su Sky Atlantic HD e Sky Cinema, e che vede nel cast nomi come Jude Law, nel ruolo di Papa Belardo, e Diane Keaton in quelli di Suor Mary.

Il serial di Sorrentino è una coproduzione internazionale, con HBO, che, al contrario di ciò che è stato qualche giorno fa per I Medici su RaiUno, dove gli attori stranieri erano di fatto una sorta di specchietto per le allodole, riesce a mutuare dalle produzioni statunitensi tecnica, dialoghi, atmosfere, personaggi. Suor Mary infatti ricorda vagamente la Suor Jude di Jessica Lange nel telefilm American Horror Story. Un personaggio forte, che fuma, che indossa t-shirt come un’adolescente, e della quale s’intravede ancora, sotto il velo, la bellezza di una giovinezza che comincia a sfiorire.

the-young-pope-2016-internettualeIl protagonista invece è uguale a nessun altro personaggio ecclesiastico visto finora al cinema o in TV. Nulla ha a che vedere con i pontefici del Sorriso, del Saluto o della Misericordia cui ci hanno abituato i biopic televisivi. Lenny è un Papa che vuole riportare soprattutto l’autorevolezza di una Chiesa che deve affrontare i problemi del XXI secolo. E così infatti esige di essere chiamato Santità, di mantenere distanze formali con i membri del suo staff e di dare ordini a destra e a manca. Rigido, intelligente, astuto. Un Papa, questo, che ricorda più un politico che un pontefice, e Jude Law riesce a incarnarne l’ambiguità e l’ambivalenza perfettamente.

Con Law tutta una serie di nomi, anche italiani, che danno vita ad una storia che si preannuncia già interessante. Come Silvio Orlando, il Cardinal Voiello, diviso tra fede per Dio e quella per la sua squadra del cuore, il Napoli. È a lui che il regista partenopeo ha affidato un ruolo a tratti caricaturale, che porta brio e folklore in una produzione che nulla ha da invidiare a quelle estere.

Bellissima la fotografia e l’ambientazione. Se il Vaticano infatti aveva prevedibilmente negato i permessi di girare nei propri luoghi la storia di un Papa e di una Chiesa controversa, Sorrentino non s’è perso d’animo e ha letteralmente ricostruito il Vaticano negli studi di Cinecittà, unendo coerentemente e sapientemente luoghi diversi per riprodurre una fedelissima Città del Vaticano.

E unico, The Young Pope, lo è davvero. Nessun regista e nessuna produzione infatti aveva mai affrontato il tema religioso inventandosi un Papa così fuori dagli schemi. Sorrentino cavalca felicemente questo filone televisivo e fa con la Chiesa ciò che House of Cards e Scandal fanno con la Casa Bianca o The Royals fa con la Corona inglese: inventa una realtà parallela, distorta ma non per questo meno inverosimile e rende reale l’ipotesi di un Capo Spirituale più umano che divino, che guida la Chiesa con l’arroganza di chi si crede Dio in persona e il dubbio di chi teme di essere soltanto un qualsiasi altro essere umano.

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