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Il Museo Bagatti Valsecchi a Milano, gioiello rinascimentale del XIX secolo

In Via Gesù 5, a due passi dal glamour di Via Montenapoleone a Milano, c’è un portone di uno dei palazzi storici del capoluogo lombardo. È quello di Palazzo Bagatti Valsecchi, oggi Museo, che racconta la storia dei due fratelli che l’hanno abitato, Fausto e Giuseppe, che nel cuore della Milano del XIX secolo sognavano di vivere in un’altra epoca.

Ho avuto il privilegio di essere ospitato dal museo durante il mio soggiorno milanese. Se seguite il mio profilo instagram, avrete già visto delle foto e curiosità sul museo.

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Galleria elle armi

Una capsula del tempo all’interno di una capsula del tempo. Come in un gioco di scatole cinesi infatti la Casa-Museo Bagatti Valsecchi, per molti semplicemente Museo BaVa, è un edificio storico settecentesco, con fogge e stili del rinascimento italiano al suo interno. Un errore di datazione, verrebbe da pensare di primo acchito, e invece no, una precisa volontà da parte dei due fratelli Bagatti Valsecchi di ricreare le suggestioni del passato declinato nelle moderne conquiste del tempo.

Il loro però non era il desiderio di fare un falso, quanto il tentativo di conferire una maggiore prospettiva storica ad un casato, il loro, nobile soltanto da poco tempo.

Un gioco architettonico con il quale i Bagatti-Valsecchi si sono dilettati fino al 1974, anno in cui l’ultimo discendente della famiglia, Pasino, figlio di Giuseppe, decise di farne un museo a vantaggio di milanesi e visitatori che desideravano visitare la loro casa.

Ed è proprio la voce di Fausto quella che, attraverso un’audioguida inclusa nel biglietto d’ingresso, quella che ci dà il benvenuto in questi lussuosi ambienti.

È facile essere tratti in inganno in questa casa, dove i soffitti sono molto alti e gli spazi molto grandi, che sa quasi più di castello che di palazzo. Salendo la bellissima scala in ferro battuto, si ha la sensazione di un ambiente medievale scorgendo il corridoio delle armature. Ma il percorso inizia dalla parte opposta, e si comincia così ad indagare quelli che erano gli ambienti di Fausto, il fratello scapolo.

È forte il desiderio di far rivivere il Rinascimento in questa rievocazione fastosa di dimora lombarda.

Passeggio tra gli ambienti privati di Fausto, lo studio, dove è ancora affissa la carta da parati originale, con il Fiore di Cardo, fatta adattare dalle maestranze dell’epoca.

Molto forte nel XIX secolo era il desiderio, un po’ moda, di revival di stili del passato. Il Rinascimento, epoca di un luminare quale Ludovico il Moro, secondo i fratelli era l’epoca più rappresentativa dei fasti italiani.

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Museo Bagatti Valsecchi, vasca da bagno
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Museo Bagatti Valsecchi, conchiglia uno dei fiori è il getto della doccia

Uno sfarzo che ha saputo coniugare tradizione e innovazione, con i comfort dell’allora Era moderna in forme squisitamente rinascimentali. Come il bagno, la cui vasca in marmo, finemente scolpito, nascondeva nella conchiglia sovrastante un moderno getto della doccia, o il pesante bacile in ferro, in realtà moderno lavabo con acqua corrente che scorreva dalle catene cave. Invenzioni, queste, cui gli stessi Fausto e Giuseppe, assertori al tempo stesso della modernità, hanno contribuito a dare vita, così come l’energia elettrica, presente nel palazzo sin dalla fine dell’800, facendo del Bagatti-Valsecchi una delle prime residenze private ad essere dotata di elettricità.

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camera da letto matrimoniale di Giuseppe Bagatti Valsecchi

Gli ambienti di Giuseppe invece presentano la chiara impronta femminile di sua moglie Carolina, a cominciare dalla camera da letto, in cui troneggia il bellissimo letto siciliano in ferro battuto e velluto rosso del ‘700. Un po’ asincrono per lo stile della casa, ma contornato da suppellettili e mobili anche a misura di bambino.

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letto matrimoniale in ferro battuto del ‘700 (camera matrimoniale di Giuseppe Bagatti Valsecchi)

È incredibile pensare che tra lo sfarzo di mobili, già d’antiquariato e preziosi ai tempi, e in questa camera da letto, i Bagatti Valsecchi avessero un televisore attraverso il quale hanno assistito, nel 1969, allo sbarco sulla luna, insieme ai vicini e a chi, meno fortunato, il televisore, oggetto per pochi, ancora non l’aveva.

Percorrendo stanze e passaggi è impossibile non notare le iscrizioni e i motti di tipo moraleggiante disseminati un po’ ovunque: dai camini alle pareti, sono tanti i moniti anche in latino tanto cari ai due fratelli.

Al pari dei nobili del tempo, anche i Bagatti-Valsecchi avevano un giorno per ricevere. Il giovedì infatti era destinato agli ospiti, che potevano intrattenersi attoniti dallo sfarzo di questo bellissimo posto.

Curioso il Nettuno raffigurato sul camino, pezzo d’antiquariato che mostra anche lo spirito di adattamento dei due appassionati, così come il pianoforte, camuffato da credenza, per non intaccare lo spirito rinascimentale dell’ambiente con invenzione di chiara epoca successiva.

Negli ambienti di Giuseppe si percepiscono le influenze artistiche di Sondrio, che restituiscono le atmosfere valtellinesi di cui erano originari i fratelli.

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foto della quotidianità della famiglia all’interno della Casa Bagatti Valsecchi

Bellissimo il raccordo tra gli appartamenti dei due fratelli, sovrastato da una cupola che funge da lucernario, in cui porcellane e piatti finemente dipinti fanno sfoggio sulla mobilia.

Gli ambienti sono stati ricostruiti grazie ad un libro illustrato del 1918, con le immagini di ogni singola stanza, oggi esposto.

Bellissimi gli arazzi a mo’ di carta da parati che raffigurano il re persiano Ciro nella camera da pranzo in cui le porcellane sono ancora lì, sul tavolo, con una quotidianità palpabile.

Oggi il Museo ospita eventi, concerti per camera, esposizioni di arti applicate giapponesi, mostre temporanee e presentazioni, avvalendosi anche di tecniche digitali che, tra mappe, video e pannelli didattici hanno animato le sale del museo.

museo-bagatti-valsecchi-milano-app-iphone-internettualeSeguendo il filo dell’innovazione, oggi il museo ha anche una comodissima app per iOS e Android che ci guida sullo smartphone in ogni stanza e pezzo del museo, facile, intuitiva, bella.

Da segnalare la tradizione di eventi ogni giovedì.

A chiudere il percorso è la prima sala che ho intravisto salendo, il corridoio delle armi, con armature e armi rinascimentali. Non ci sono armi da fuoco, ma lance, spade, scudi. Di grande interesse uno scudo in pelle.

Non deve stupire la raffigurazione di una scarpa tra gli stemmi dei vetri istoriati del salone: colti quanto umoristici, i Bagatti-Valsecchi vollero la rappresentazione di una scarpa su di uno stemma per rendere omaggio al proprio cognome: bagat, infatti, significa proprio questo, scarpa.

Emozionante, in chiusura, la voce di Fausto che saluta i visitatori come ospiti della sua casa, che nel 1974 fu donata alla Fondazione omonima Bagatti Valsecchi cui fa capo e che, grazie agli Amici-volontari Bagatti Valsecchi, fa sì che questo gioiello sia preservato per le generazioni future.

Per maggiori informazioni:

www.museobagattivalsecchi.org

hashtag ufficiali: #museobava #museobagattivalsecchi

il museo è presente altresì su instagram, twitter e facebook con immagini, curiosità e news.

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