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Ritratto in due parti: Antinoo a Palazzo Altemps a Roma fino al 15 gennaio

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Antinoo raffigurato come Osiride, al British Museum

È una delle poche icone dell’arte antica giunte fino a noi. Il suo volto è considerato un canone di bellezza in tutto il mondo. Sto parlando di Antinoo, giovane amante sfortunato dell’Imperatore Adriano, che morì prematuramente annegato nelle acque del Nilo. E se molti libri di storia romana/archeologia ancora oggi liquidano il giovane con l’appellativo di “favorito” dell’imperatore, opere come Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar ne hanno fatto uno dei simboli dell’omosessualità contemporanea.

Alla figura di questo giovane innamorato, la cui leggenda ne attribuirebbe la scomparsa ad un tentativo fallito di castrazione per preservare l’efebica bellezza, è dedicata oggi una bellissima mostra.

Antinoo. Un ritratto in due parti. È questo il nome della rassegna che fino al 15 gennaio 2017 mette insieme due frammenti in relazione tra loro, un volto e un busto, identificati come il ritratto del giovane amante dell’imperatore. L’uno conservato all’Art Institute di Chicago, l’altro al Museo Nazionale Romano. Entrambi trovano adesso posto nella mostra di Palazzo Altemps.

Quello di Antinoo è un volto assorto, malinconico, dai folti riccioli e una straordinaria bellezza. Un’icona, la sua, che ha attraversato ben tre Stati, dopo la morte, incarnando i culti locali che vanno dall’ideale bellezza greca alla personificazione del Dio Osiride in Egitto. È probabilmente facile capire, guardando la molteplice e varia ritrattistica antica, come abbia fatto Adriano, l’imperatore romano così tanto affascinato dalla Grecia, ad invaghirsi di questo giovane di origine orientale. Oggi quel volto dell’originaria collezione di Villa Ludovisi, acquisita dal museo romano agli inizi del ‘900, ritrova anche il suo busto, che alla fine dell’800 invece ha attraversato l’oceano per far parte della collezione del primo presidente dell’Art Institute di Chicago.

Ci vorrà l’ipotesi dell’egittologo Raymond Johnson dell’Università di Chicago nel 2005, e gli studiosi del J. Paul Getty Museum, quasi dieci anni dopo, per confermarlo.

I due frammenti, ricostruiti in fedelissimi calchi in gesso 1:1 sono così idealmente composti, ricostruendo idealmente l’aspetto originario dell’opera di età romana.

Alla morte di adriano il mito del giovane svanì con lui. Occorsero gli studi antiquari di J.J. Winckelmann, padre della moderna archeologia, sedotto dalla bellezza di quella scultura romana dal sapore greco. L’immagine di Antinoo riprende vita, e si fa visione erotica, vagamente sensuale, capace di ispirare i versi malinconici di Irwing, di Wilde, di Pessoa.

A rendere omaggio al giovane è oggi questo evento promosso dalla Soprintendenza Speciale per il Colosseo e l’area archeologica centrale di Roma e dal Museo Nazionale Romano insieme ad Electa. L’iniziativa è a cura di Alessandra Capodiferro.

Se la storia omosessuale tra l’Imperatore di Roma e il giovane non destò scandalo, molto stupore suscitò invece il lutto dell’imperatore e condottiero, che volle trasformare la figura del giovane in Dio, diffondendone il culto in tutto l’impero: da Roma alla Grecia, passando per l’Egitto: Osiride, Dioniso, Apollo, Asclepio fino alle divinità agresti minori. Sono tante le iconografie attraverso le quali è passato il volto di Antinoo, rosa di gozzana memoria, rimpianto di quell’imperatore che dall’alto del suo trono trascorse il resto dei suoi giorni, come un Petrarca ante saecula, nel dispiacere di ciò che poteva essere e non è stato.

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