TELEVISIONE

Se la RAI ci insegna a maltrattare i monumenti…

Dallo scorso 16 novembre su Rai4 va in onda il programma Monument Crew. Quattro appuntamenti per altrettante settimane per sdoganare in TV la disciplina del Parkour attraverso un gruppo di ragazzi. Se lo show rai ha avuto il merito di far conoscere agli italiani uno “sport” nato in Francia negli anni ’90, che consiste nel proseguire sul proprio percorso saltando gli ostacoli che si incontrano lungo il proprio cammino (generalmente) urbano, le intenzioni falliscono miseramente quando questo non è più un vero e proprio contesto urbano, ma un ambiente storico-artistico svilito come mero trampolino di lancio. Sì, perché se il parkour è anche un processo di meditazione che dovrebbe insegnare a non arrendersi, nelle puntate in onda nella prima serata della quarta rete di stato, è soltanto un susseguirsi stanco di salti e acrobazie intervallati da spiegazioni fondamentalmente tecniche.

monument-crew-rai4-recensione-video-frame-foto-roll-puntate-internettualeLo show si è trasformato in un gruppo di teppistelli autorizzati che saltano (letteralmente) da un monumento all’altro, come il Castel dell’Ovo di Napoli o i Sassi di Matera, generando soltanto l’idolatria da parte dei giovani e un processo di emulazione di un modello comportamentale sbagliato atto soltanto a danneggiare i monumenti, depauperati della propria storia e del proprio valore artistico, che qui sono considerati soltanto come ostacolo da saltare.

Nel corso delle puntate infatti non c’è un reale fine educativo, né un vago tentativo di ripercorrere quantomeno la storia delle città o dei monumenti che i ragazzi intendono utilizzare.

monument-crew-rai4-recensione-video-frame-foto-napoli-puntate-internettualeIl gruppo non fa nemmeno il minimo sforzo di tacitare o almeno nascondere la propria ignoranza, con il solo beato desiderio di saltare su qualcosa di cui probabilmente non conoscono nemmeno il reale valore e artistico e materiale.

Monument Crew non ha il senso del racconto, di una vera narrazione che possa tenere incollato il telespettatore allo schermo: i ragazzi vagano per le strade delle città senza una meta, senza uno scopo, cercando soltanto il monumento di turno da calpestare.

È svilente per un napoletano vedere il Castel dell’Ovo usato come una piattaforma di tuffi e, come italiano, guardare i sassi di Matera, Capitale della Cultura 2019, scenario di pellicole come La Passione di Cristo, considerati solo da un punto di vista metrico.

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Elefante danneggiato in Piazza della Minerva a Roma, Gian Lorenzo Bernini

Il programma è il tentativo di una televisione stanca che paradossalmente vuole adesso somigliare ad un canale YouTube, dove i video, spesso sensazionalistici, sono fatti per calamitare lo spettatore allo schermo, al di là dell’etica, del valore, dell’utilità. Non si tratta di un naturale processo di influenza tra media, ma dell’esperimento fallito di veicolare un linguaggio, quello web, in un mondo, quello televisivo, i cui contenuti dovrebbero avere, rispetto ad un video virale che circola in rete, un maggior controllo di qualità e, in una rete di stato, anche di servizio pubblico.

Non basta il “gergo parkour” e qualche parola distratta in inglese per nobilitare uno show che di fatto andrebbe cancellato dai palinsesti, e non basta nemmeno scrivere in sovrimpressione che “saltare sui monumenti senza autorizzazione è vietato”, perché farlo dovrebbe esserlo SEMPRE, altrimenti è inutile poi stupirsi che vengano danneggiate opere quali quelle del Bernini a Roma, se poi la televisione italiana continua ad essere una cattiva maestra.

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