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I Tesori Nascosti di Vittorio Sgarbi a Napoli fino al prossimo 28 maggio

Dal 5 dicembre, alla Basilica di Santa Maria Maggiore a Napoli, detta la Pietrasanta, arrivano i Tesori Nascosti di Vittorio Sgarbi. Una mostra che mette insieme opere di collezionisti privati nel cuore del capoluogo partenopeo, a due passi da San Gregorio Armeno e la storica Via dei Tribunali, l’antico decumano greco-romano che attraversa il centro storico della città.

Un’esposizione, questa, dal retrogusto civico, che mette insieme autori quali Tino di Camaino, alla corte di Roberto D’Angiò a Napoli dove è morto, Caravaggio, che soggiornò nella città di Partenope per un anno intero agli inizi del XVII secolo, o il napoletano Gemito, attivo nella città natale fino al successo dei Salons di Parigi a fine ‘800. Sono soltanto alcuni dei nomi, degli stili e delle epoche che ritroveremo nell’evento curato dal noto critico italiano che in merito ha detto: «Un luogo ritrovato di Napoli, la Basilica di Santa Maria della Pietrasanta una chiesa che è stata dimenticata, vicino a San Gregorio Armeno nel cuore di Napoli – commenta Sgarbi – e lì, in uno spazio che diventa museo, andranno i Tesori Nascosti».

La mostra infatti è allestita all’interno del complesso di Santa Maria Maggiore, primo edificio di culto, a Napoli, dedicato alla Vergine, a pochi metri dalla Cappella del Pontano e dell’adiacente Cappella del Santissimo Salvatore, dell’Arciconfraternita del Cappuccio alla Pietrasanta.

L’edificio sorge sui resti di una Basilica Paleocristiana del VI secolo, a sua volta costruita su di antico tempio di Diana, i cui marmi sono ancora incastonati nel campanile in laterizio nella piccola piazza antistante la Chiesa, risalente all’XI secolo.

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La Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta di Napoli (2016) – dal profilo instagram di @marianocervone

La facciata dell’edificio è attribuita all’Architetto Cosimo Fanzago, che nella metà del XVII secolo ne diede una rilettura in chiave barocca.

Il suo soprannome, Pietrasanta, è dovuto ad una leggenda secondo la quale al suo interno sarebbe stata custodita una pietra che procurava l’indulgenza a chi la baciava. La tradizione inoltre indica la chiesa come luogo di sepoltura di Papa Evaristo, quinto Vescovo di Roma tra il 96 e il 106 d.C.

La basilica è stata per lungo tempo oggetto di veri e propri atti vandalici: lasciata all’incuria del tempo e all’indifferenza di cittadini assuefatti all’overdose d’Arte della città, è stata anche arbitrariamente utilizzata come crossodromo urbano.

In un’ottica di recupero dell’edificio, la Curia di Napoli ha affidato la basilica al Dottor Raffaele Iovine, imprenditore napoletano, oggi Presidente della Fondazione Pietrasanta.

«Grandi capolavori della pittura italiana e soprattutto napoletana – prosegue il critico nella presentazione del progetto – che non si vedono, ma non sono nascosti o privati per cupidigia, ma appartengono a fondazioni, collezioni, istituzioni bancarie che hanno un loro patrimonio, ma non hanno un proprio museo come Palazzo Zevallos, che sia il luogo naturale in cui farli vedere».

Ed è proprio un istituto bancario, il gruppo CREDEM, il main sponsor di questo evento, che si preannuncia tra i più interessanti, se non IL più interessante del calendario culturale napoletano, e che gode del patrocinio dell’Arcidiocesi della Città di Napoli, della Regione Campania e del Comune e della città Metropolitana di Napoli.

La mostra sarà presentata alla stampa lunedì 5 dicembre, cui parteciperà Vittorio Sgarbi, guida d’eccezione per i presenti di questi capolavori, il Presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, l’assessore alla cultura Nino Daniele, il produttore esecutivo della mostra, Gianni Filippini, il presidente del Gruppo Credem, e il Dottor Raffaele Iovine.

Napoletani e turisti potranno invece ammirare queste straordinarie opere a partire da martedì 6 dicembre fino al prossimo 28 maggio 2017.

Una selezione molto attenta quella del noto critico italiano, che ha idealmente percorso la storia dell’arte dal ‘300 al ‘900, che costituiscono un museo vero e proprio, una temporanea pinacoteca in cui le opere, non legate ad una storia predefinita, sono affiancate con l’intento di aprire uno squarcio su opere nascoste, ma non per questo clandestine, ritrovate in una Chiesa ritrovata.

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