INTERNATTUALE

Ecco perché la storia di Lapo Elkann è un insulto per i giovani italiani

Lapo Elkann, rampollo della facoltosa famiglia Agnelli, finge il proprio rapimento per chiedere 10.000 euro ai suoi. L’episodio è successo qualche giorno fa a New York e, scoperto immediatamente l’inganno, la notizia ha subito fatto il giro del mondo. Lapo è stato infatti trovato con una escort transgender, e i soldi gli occorrevano per pagare l’ennesimo festino a base di sesso, alcol e droga. La vicenda avviene a dieci anni esatti da un altro scandalo che lo travolse nel 2005, quando il nipote del fondatore della Fiat fu ritrovato in fin di vita con un’altra transessuale dopo aver consumato l’ennesimo festino degli eccessi.

Scampato alla morte per miracolo, ma non a quella che fu una vera gogna mediatica, Lapo, qualche anno più tardi, avrebbe raccontato a magazine e giornali della sua rinascita personale, reinventandosi come designer di moda e icona del fashion nel mondo, aggiudicandosi più volte l’appellativo di “uomo più elegante”.

Racconterà poi di aver subito degli abusi in collegio all’età di tredici anni. Fisici e sessuali, di quelli che ti solcano dentro e, attraverso le crepe dell’anima lasciano insinuare mostri che ti divorano a poco a poco tutta la vita. Sarebbero state le violenze subite infatti a trascinare l’uomo in questo vortice perverso e, l’aver vissuto il suicidio del suo migliore amico, anch’egli violentato in questo “college degli orrori” all’età di 10 anni, lo segnerà per sempre.

Un racconto agghiacciante, quello di Elkann, che ha provato così a giustificare, o quantomeno far comprendere, le sue trasgressioni. Lui, che in collegio c’era stato mandato per la sua dislessia.

“Eccentrico”, creativo, icona di stile. Sono queste le parole usate dalle trasmissioni per dipingere Elkann, quasi a voler attutire il colpo, quasi a voler ricercare a tutti i costi un razionale motivo che porti ogni volta Lapo al punto di partenza, o ad uno di non ritorno.

Ma è davvero questo il problema?

Qui non si mettono in discussione i gusti sessuali, i continui festini (poiché, a questo punto sarebbe impossibile per chiunque ritenere che quelli ribaltati alle cronache siano i soli casi isolati) e il ripetuto uso di alcol e droga. Ma il fatto che un manager, un imprenditore, nonché designer di successo possa essere così poco accorto da non riuscire per tempo a procurarsi il denaro liquido necessario per la sua vita di eccessi.

Si dice che i ricchi generino nel popolo sempre un certo grado di antipatia. Forse questo è vero in parte, perché ciò che è realmente antipatico è che un personaggio negativo venga in un certo senso idolatrato dai media. È pur vero che le fiction televisive degli ultimi anni e personaggi quali Fabrizio Corona ci hanno un po’ abituato a questa fascinazione del male, ma ciò che forse più di tutto sgomenta è la disponibilità, l’accomodante accoglienza di questi finti, è proprio il caso di dirlo, riscatti.

«L’unica colpa di Lapo Elkann è quella di essere ricco in un Paese in cui la ricchezza è una colpa, in un paese in cui c’è la criminalizzazione della ricchezza» ha detto l’opinionista Carmelo Abbate questa mattina alle telecamere di MattinoCinque in discolpa di Elkann.

Un po’ come è successo a Fabrizio Corona: in prigione per ricatti ed estorsioni, aveva ritenuto che la sua pena esemplare fosse sproporzionata rispetto alla reale gravità del fatto, riuscendo a sollevare l’opinione pubblica che, attraverso i social, continuava a chiedere giustizia per lui, in prigione, rapportando il suo caso ad altri ben più gravi e con sentenze meno pesanti. Due libri, interviste, un percorso di recupero sotto la luce dei riflettori, tra pagine dei rotocalchi rosa per i flirt e la bella vita. Poi un nuovo arresto qualche mese fa, la patinata vita di un redento non troppo convinto, che sotto la nuova copertina racconta sempre la stessa storia: la voglia di eccessi e di vivere sopra le righe, al di là delle regole e del rispetto degli altri.

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Lapo Elkann (frame da un servizio di MattinoCinque del 30/11/2016)

Imprenditori di sé stessi, uomini di successo. Lapo e Fabrizio, due facce della stessa medaglia che in comune non hanno solo l’abitudine di lasciare le costose auto in sosta vietata, ma la discendenza da famiglie abbienti e possibilità, non soltanto economiche, che altri potrebbero soltanto sognare e che, anziché vivere e godere di ciò che la vita, forse gratuitamente, gli ha dato, sbagliano adducendo i loro comportamenti a traumi e patologie.

Ma se è vero, e assolutamente legittimo, che i ricchi possono fare ciò che vogliono della loro vita e del proprio denaro, è altrettanto vero che televisioni e giornali non dovrebbero in alcun modo mostrare tanta indulgenza verso questi cattivi esempi, né dovrebbero fare di un modello comportamentale deviato una sorta di anti-eroe della scena contemporanea, in attesa della sua redenzione e delle sue dichiarazioni profumatamente pagate. E non dovrebbero farlo nel rispetto di quel pubblico di giovani che dicono di difendere, che si arrogano il diritto di rappresentare con le loro inchieste. Non dovrebbero farlo per tutti quei ragazzi che una laurea l’hanno conquistata davvero e con sudore e sono costretti a partire all’estero, non dovrebbero farlo per tutti quei giovani brillanti che vorrebbero lanciare una start-up e non possono perché non hanno i finanziamenti necessari, non dovrebbero farlo per quegli stessi giovani e uomini che le copertine e le pagine dei giornali le meriterebbero per il loro impegno e il loro ingegno, e invece sono costretti a vivere con fatica all’ombra delle vite al limite dei tanti “Lapo” e “Fabrizio”, in Italia e nel mondo, che possono farlo soltanto per una sorta di diritto dinastico acquisito.

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2 thoughts on “Ecco perché la storia di Lapo Elkann è un insulto per i giovani italiani”

    1. mah… guarda, io ne ho citato soltanto una, ma ho notato che è un atteggiamento un po’ diffuso, da più parti: questo voler scavare dentro, questa voglia di giustificare atti irrazionali e trovare a tutti i costi una logica.

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