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Il Caravaggio della discordia

Da circa due giorni Il Mattino di Napoli sta versando fiumi di inchiostro gettando ombre sull’attribuzione a Caravaggio di una Maddalena Addolorata, attualmente esposta nella Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta nell’ambito della mostra i Tesori Nascosti, curata dal noto critico d’arte Vittorio Sgarbi.

A più riprese, il quotidiano partenopeo ha raccolto le voci dello storico dell’arte Nicola Spinosa, molto scettico a riguardo, e di Sylvain Bellenger, storico d’arte francese, da oltre un anno Direttore del Museo di Capodimonte.

Secondo Spinosa la città, già in possesso di tre Caravaggio non ha bisogno di altre (vere o presunte) opere del maestro milanese: «La gente andasse a vederle al Pio Monte, a Palazzo Zevallos e a Capodimonte» dice il critico, ritenendo che queste siano soltanto operazioni per “richiamare le folle”.

caravaggio_maddalenaaddolorata_1605-1606Dal canto suo, lo stesso Vittorio Sgarbi, curatore della mostra, tiene a precisare di non aver personalmente attribuito l’opera a Caravaggio, sul quale vige sempre l’opinabilità, ma che la paternità del quadro gli è stata attribuita da Francesco Petrucci, curatore di Palazzo Chigi, che ha riconosciuto in questo dipinto la mano del maestro lombardo.

Per Bellenger invece il problema non è tanto quello di portare altri due o tre Caravaggio nella città di Partenope, quanto quello di indagare il percorso artistico dell’artista a Napoli, senza tentativi di fare “un colpo di natura quasi esclusivamente mediatica”.

Il vero problema, aggiunge il direttore del Museo di Capodimonte, è la poca promozione del museo del Real Bosco: «Come si può accettare – si chiede Bellenger – che non ci sia nemmeno una segnalazione del museo di Capodimonte in città?».

Dunque sarebbe tutta colpa della scarsa segnaletica e della poca sensibilità da parte di enti e cittadini verso un museo, quello di Capodimonte che, oltre alla Crocifissione di Caravaggio, custodisce al suo interno i più importanti autori della scuola napoletana, Tiziano, Giotto e tanti altri autori della Storia dell’Arte italiana e non solo.

La Reggia di Versailles in Francia, dista dal centro di Parigi circa 21 chilometri, percorribili in media in quaranta minuti in auto e oltre cinquanta in treno, e quasi 20 € per accedervi. Eppure, nonostante la non facile posizione, il lungo tragitto in auto o in treno, riesce a registrare una media di cinque milioni di visitatori annui all’interno dello château e quasi otto milioni per i suoi bellissimi giardini.

I chilometri che separano il Museo di Capodimonte dal centro di Napoli sono quasi 5, che diventano appena 2 e mezzo se consideriamo come punto di riferimento il Museo Archeologico Nazionale. Con un costo di accesso al pubblico di 12 euro, riesce però a registrare soltanto poco più di 920.000 visitatori all’anno.

Poca promozione nel cuore del centro storico della città o scarsa attenzione alla comunicazione da parte del museo? Benché con alcuni eventi, come il prestigioso prestito di Vermeer, La donna con il liuto, dal Metropolitan di New York, Capodimonte stia riuscendo ad attirare l’attenzione dei giornali e addetti ai lavori, al museo pare ancora mancare quel quid che lo renda attraente per il grande pubblico. Se il Museo Archeologico è, nominalmente, associato all’archeologia, il Museo di Capodimonte, per un turista, è soltanto l’ennesimo museo nel mondo dalle collezioni indefinite. I turisti infatti non immaginano l’importanza degli autori che esso racchiude e custodisce: da Giotto a Tiziano, da Caravaggio a Warhol. Tutta colpa della poca attenzione che Capodimonte presta alla comunicazione e i social. Lo dimostra un logo non proprio avveniristico, che somiglia ad un effetto Wordpad degli anni ’90, lo dimostra anche il non aver fatto di alcun autore il proprio “manifesto”.

Si pensi alla Gioconda e a Leonardo Da Vinci, inconsciamente associati al Museo del Louvre, o alla Ragazza col Turbante (più nota ormai come Ragazza con l’Orecchino di Perla) di Vermeer, simbolo del Mauritshuis in Olanda.

Non una mancanza di rispetto verso le altre opere e ben altri autori, ma la volontà di trasformare nella propria “icona” un’immagine immediatamente riconoscibile, e che attragga i visitatori per una fama che va oltre gli stili pittorici o il valore in sé dell’opera stessa.

È questa la strategia, che Bellenger ha definito “Operazione San Gennaro”, utilizzata dalla Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta e dalla mostra i Tesori Nascosti: un’opera, un nome, che più di altri possa attirare il pubblico. Rendersi immediatamente riconoscibili, trasformando una sola opera nella “copertina” di un’antologia di ben altri e tanti autori di grande valore e talento.

Lungo il percorso espositivo infatti non c’è soltanto Caravaggio, ma autori quali Tiziano, Guercino, lo Spagnoletto, i quali però senza la giusta spinta probabilmente non avrebbero destato la curiosità ed il successo che la mostra invece sta riscuotendo in queste settimane.

È facile invece per un turista riconoscere il percorso caravaggesco a Napoli, a cominciare dal Pio Monte della Misericordia, prestigiosa quadreria partenopea, che prende proprio il nome dall’opera omonima del maestro lombardo, o a Palazzo Zevallos-Stigliano a Via Toledo, che dell’ultimo Caravaggio, Il Martirio di Sant’Orsola, ha fatto la sua punta di diamante.

caravaggio_-_la_morte_della_vergineSe, come annunciato da Vittorio Sgarbi lo scorso 5 dicembre, dovesse dunque arrivare l’Adorazione dei Magi al museo d’arte contemporanea MADRE, nulla toglierebbe agli altri Caravaggio in città, arricchendo un percorso storico-artistico cui si dovrebbe invitare i visitatori a scoprire con maggior sinergia e meno senso di competizione, poiché se tradizionalmente consideriamo Caravaggio un contemporaneo precursore della fotografia, è già per questo “moderno”, senza la necessità di ricercare forzatamente altri dialoghi con le collezioni permanenti del Museo Donna Regina.

Per quanto concerne invece l’autenticità dell’opera della Maddalena Addolorata, attualmente esposta alla Pietrasanta, non è possibile attribuirla con certezza certo, ma non è altrettanto possibile sconfessarla. Sì, è vero, forse Caravaggio non ha mai fatto studi preparatori delle sue opere, né ha mai replicato sé stesso, ma non è possibile escludere a priori che, in una determinata fase della sua carriera e ricerca artistica, per un motivo che oggi ancora ignoriamo, non ne abbia sentito il bisogno, e che dunque la Maddalena alla Pietrasanta non sia l’eccezionalità del caso. Se così fosse, sarebbe per questo motivo di grande e forse maggiore valenza artistica. La mancata documentazione scritta dunque può essere spiegata da quello che l’artista credeva solo un lavoro “estemporaneo” di preparazione per un’altra opera, la Morte della Vergine al Museo del Louvre a Parigi, dove la stessa Maddalena è posta in primo piano al capezzale della Vergine al centro della scena, e che questo dipinto potesse dunque servirgli per ritrarre una delle tante donne che hanno affollato la sua vita ed il suo letto.

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