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Perché è giusto pagare un biglietto di ingresso per musei e monumenti

In questi giorni fa molto discutere la decisione di Dario Franceschini di introdurre un biglietto di ingresso per il Pantheon a Roma. La proposta del Ministro dei Beni Culturali, che dovrebbe essere attuata entro fine mandato, arriva a ridosso di un’altra notizia, quella della sospensione dei lavori di ampliamento del MET di New York.

Il noto museo sulla quinta strada stava infatti espandendo un’area, sotto le direttive dell’archistar britannico David Chipperfield, che avrebbe dovuto ospitare la collezione di arte moderna e contemporanea del magnate del beauty Leonard Lauder.

Il progetto però pare, almeno per il momento, congelato fino al 2024. La spesa per la nuova ala si aggira infatti intorno ai 600 milioni di dollari. Troppo per un museo, il cui accesso al pubblico è a contributo volontario, che sembra avere tagliato i costi di spesa di circa 31milioni di dollari, con conseguenti rallentamenti per mostre ed eventi, tagli al personale e stop delle assunzioni.

A darne notizia allo staff lo stesso Daniel Weiss. Il direttore del MET, chiamato qualche anno fa per risanarne i conti, lo ha infatti comunicato in una nota ufficiale.

Nonostante queste sembrino notizie apparentemente distanti, e per collocazione geografica e per tipologia di museo, è innegabile il fatto che esse pongano il punto di domanda sui costi della cultura.

È vero che è compito di una Nazione garantire la fruizione dei beni architettonici, artistici e culturali ai suoi cittadini, ma è altrettanto vero che monumenti e musei hanno dei costi, spesso molto alti, di mantenimento e manutenzione, non soltanto per il personale che ne gestisce le strutture, ma anche per il restauro delle opere in esse contenute.

Alla luce di questa notizia è facile dunque spiegare il prestigioso prestito fatto dal Metropolitan a Capodimonte, quello de La donna con il liuto del fiammingo Vermeer, attualmente esposto nel museo napoletano.

Se consideriamo che il Pantheon a Roma ha una media di sette milioni di visitatori l’anno, che accedono alla struttura senza pagare alcun biglietto d’ingresso, e che il Metropolitan Museum of Art è il secondo museo più visto al mondo con oltre sei milioni visitatori, che vi accedono con un contributo volontario, sarà facile comprendere quanto l’introduzione di un biglietto fisso, porterebbe un grande beneficio alle due strutture che conseguentemente potrebbe portare minori costi per la gestione e manutenzione. Con un biglietto di ingresso infatti si garantirebbe l’accesso alle opere soltanto a chi è veramente interessato a contemplarle e, implicitamente, contribuire al loro mantenimento, riducendo, allo stesso tempo, l’afflusso incondizionato di chi vi accede anche solo per curiosità, spinto dalla gratuità della struttura.

Inserendo un ticket, che potrebbe aggirarsi intorno ai 12 dollari per il MET, a scomputo degli attuali 25 suggeriti sul sito ufficiale, e un costo, magari anche solo simbolico, per il Pantheon a Roma, si garantirebbe alle due sedi di poter fidare su di una rendita più o meno fissa, dalla quale attingere per coprire quantomeno i costi di intervento ad opere e strutture e, nella più rosea delle prospettive, riuscire anche a finanziare piccole esibizioni temporanee.

Se avete di continuo ospiti nella vostra casa, con il passare del tempo persino le sedie e il pavimento risentiranno dell’usura di chi viene a trovarvi, con un notevole aumento dei costi di manutenzione annui della vostra abitazione.

Gli italiani dovrebbero andare oltre il perbenismo un po’ snob che guarda con disprezzo ai guadagni che provengono dalla cultura e alla sua commercializzazione, ed entrare in una forma mentis più imprenditoriale, che sappia “vendere” l’arte al pubblico, nel rispetto dei luoghi, delle opere e del loro valore artistico-culturale.

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