CINEMA, INTERNATTUALE

Giornata della Memoria: 5 lezioni di vita che possiamo imparare dalla Shoah

Libri, eventi televisivi, film al cinema. Sono tanti i modi in cui viene celebrato il 27 gennaio, la Giornata della Memoria, della Shoah, del ricordo delle tante vittime, per lo più ebree, torturate e morte nei campi di concentramento nazisti. Auschwitz, quello più famoso, ma anche Birkenau e Monowitz. Sono soltanto alcuni, tra i più noti, dove hanno trovato la morte oltre sei milioni di persone tra il 1941 e il 1944.

Questa mattina in metropolitana osservavo una donna leggere un libro. Bambino N° 30529, una di quelle edizioni della Newton Compton Editori. Che fosse una coincidenza, una inconscia commemorazione o la volontaria voglia di ricordar questa simbolica data non lo so, fatto sta che noi esseri umani siamo strani: ci sforziamo di essere buoni per un giorno e poi quello seguente ritorniamo a farci la guerra. È come per il Natale, quando ci diciamo che “siamo tutti più buoni”, the war is over, la guerra è finita, cantava John Lennon, e poi una volta rimossi gli addobbi e spente le luminarie ritornano le miserie buie del mondo e dell’animo umano.

Ma cos’è che dovremmo imparare veramente da un giorno come la Shoah?

Sono tante le volte in cui me lo sono chiesto e, anniversario a parte, ho provato questa volta a rispondere a questa annosa domanda attraverso quelle storie che hanno raccontato un momento storico tanto delicato ed importante quanto, per fortuna, lontano. Almeno cronologicamente. Sì, perché quando sento al notiziario storie come le torture nelle prigioni di Guantanamo, gli attentati da parte dell’ISIS, l’avidità di una classe politica che sa più di oligarchia autocratica che di vera democrazia, qualche dubbio ce l’ho. Penso ai migranti e mi chiedo se gli anni delle deportazioni siano finiti davvero; penso ai cervelli in fuga e immagino come dovessero sentirsi i nostri nonni alla ricerca di fortuna all’estero; penso alle tante discriminazioni e mi chiedo se questa sia davvero l’era contemporanea che tutti sognavano dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Attraverso quei film come Anna Frank, La Vita è Bella, Il Bambino con il pigiama a righe, pellicole che hanno raccontato l’orrore di una pagina di storia da tenere a mente come monito per il futuro, ho così provato a trarne delle lezioni che tutti dovremmo ricordare. Per la vita, e non soltanto per un giorno:

millie-perkins-and-joseph-schildkraut-in-il-diario-di-anna-frank-1959Il Diario di Anna Frank, film biografico del 1959, che racconta la storia di Anna che trova rifugio per due anni, insieme alla sua famiglia, in una soffitta su di una fabbrica nel cuore di Amsterdam, scrivendo su di un diario quest’esperienza di prigionia e salvezza che si concluderà purtroppo con la deportazione. Scoperto il nascondiglio nel 1944, le truppe dell’SS deportano Anna nei lager, dove insieme alla sua famiglia troverà la morte. Unico sopravvissuto il padre Otto, che, trovato il diario di sua figlia alcuni anni dopo, desidera farlo conoscere al mondo, perché l’orrore non si può e non si deve dimenticare.

ben-kingsley-in-schindlers-list-1993Nel 1994, agli Oscar è stata la volta di Schindler’s List: Steven Spielberg racconta la storia vera di Oskar Schindler, basata sul romanzo omonimo di Thomas Keneally. L’imprenditore tedesco Schindler, approfittando delle leggi che vietavano agli ebrei polacchi di avere delle proprie attività commerciali, decide di impiegarli per avviare una fabbrica che produce pentole e tegami per l’esercito. Da principio un tornaconto personale, man mano un modo per salvare vite sottraendole alla deportazione nei campi, insegnando che “chiunque salva una vita, salva il mondo intero”.

la-vita-e-bella-1997-internettualeQualche anno dopo arriva La Via è Bella. Film premio Oscar di Roberto Benigni del 1997, in cui un padre italiano e suo figlio, di religione ebrea, vengono deportati in un campo di sterminio. Durante la prigionia, il padre insegnerà a suo figlio a sorridere sempre di tutte le avversità e cattiverie dell’uomo, perché in fondo, come recita il titolo, la vita è bella. Nonostante tutto.

carice-van-houten-and-sebastian-koch-in-black-book-2006-internettualeNel 2006 il controverso regista Paul Verhoeven impiega 20 milioni di euro per realizzare il film più costoso, e più visto di sempre, dei Paesi Bassi, Black Book. La pellicola racconta della storia della cantante Carice van Houten, che dopo aver perso tutta la sua famiglia scappa da Berlino per rifugiarsi nei Paesi Bassi. Un viaggio di sopravvivenza che porterà la donna ad “allearsi” con i tedeschi, ad unirsi alla resistenza e a combattere per difendere la propria vita fino alla fine della Guerra. La pellicola culmina undici anni dopo, in un kibbutz in Israele, dove la donna è riuscita a rifarsi una vita e una famiglia. Il film ci insegna a fare tesoro anche, e forse soprattutto, degli eventi tragici che segnano la nostra vita e a lottare sempre, arrendersi mai.

jack-scanlon-in-il-bambino-con-il-pigiama-a-righe-2008Nel 2008 è il regista Mark Herman ad adattare il romanzo omonimo di John Boyne, Il Bambino con il Pigiama a righe, in cui narra l’amicizia tra un ragazzino prigioniero di un indefinito campo di concentramento, e il figlio di un tenente dell’SS che lo amministra, che vive dall’altra parte del filo spinato. Tra i due, nonostante le differenze sociali, religiose e di condizione, nasce un’intensa amicizia. [ATTENZIONE SPOILER] Il film si concluderà con Bruno, figlio del generale, che oltrepassa la recinzione per aiutare l’amico a ritrovare suo padre scomparso. I due ragazzini si ritroveranno rinchiusi in una camera a gas il cui ordine dell’eccidio è dato proprio dal padre di Bruno, generando nello spettatore un senso di appagata giustizia, ingiusta vendetta, tristezza, che non può che insegnarci una grande lezione di vita: non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi stessi.

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