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Lory Del Santo: «The Lady è la raffigurazione del bene e del male»

Lory Del Santo muove i suoi primi passi artistici al cinema, recitando, alla fine degli anni ’70, in pellicole come Geppo il folle di Adriano Celentano, Caro papà diretta da Dino Risi. Ma è negli anni ’80, con il programma Tagli, ritagli e frattaglie al fianco di Renzo Arbore e Luciano De Crescenzo, che si fa notare dal grande pubblico nel ruolo di segretaria sexy e svampita. Arriverà poi la consacrazione con il ruolo di conturbante bigliettaia che scaldava gli animi nel programma di Antonio Ricci, Drive In.

Negli anni la Del Santo cambia pelle. Cambiano i tempi, cambiano le mode, si passa dai varietà comici ai reality, e Lory non ha paura di mettersi in gioco. Nel 2005 partecipa (e vince) all’Isola dei Famosi, trasformandosi per i tempi a venire in arguta opinionista dei salotti televisivi.

Ma Lory Del Santo ama le sfide, e lo scorso anno, insieme al suo giovane compagno, Marco Cucolo, ha preso parte alla quinta edizione del docu-reality di RaiDue, Pechino Express, in cui i concorrenti, divisi a squadre di due, devono fare l’autostop da Bogotà al Messico, attraversando tre nazioni e una serie di prove per puntata.

Ma il cambiamento è insito della natura della poliedrica showgirl, e nel frattempo Lory si reinventa ancora una volta e, nell’era di quello che è stato definito internet 2.0, diventa regista di una controversa webserie che distribuisce su YouTube, The Lady. Tante le critiche da parte della stampa e le parodie sul web che la prendono di mira: apoteosi del trash e trama inesistente. Sono queste le accuse che la stampa specializzata e non fa al serial. Ma Lory, all’alba dei dieci episodi della terza stagione, continua a difendere con coraggio e coerenza una creatura che è completamente sua, e che ha saputo conquistare oltre cinque milioni e mezzo di visualizzazioni con le prime due stagioni.

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Lory Del Santo (foto dalla pagina facebook ufficiale)

Inutile negarlo. La sua “The Lady” ha attirato sin dalla prima stagione le critiche, a tratti ironiche, della stampa: perché?

«Perché è giusto criticare, fa parte del lavoro che lo impone. È anche credibile che spesso si sia prevenuti, soprattutto contro chi non nasce regista, ma prima di diventarlo ha fatto altro. The Lady, poi, si differenzia dai prodotti usuali, e quindi è più difficile da collocare e capire».

Molti critici l’hanno definito “nonsense”, paragonandolo, per paradosso, ad una produzione di David Lynch: come risponde a questi giudizi?

«Sì concordo con l’osservazione. Sembra così perché la serie ancora non si è conclusa, ma sono certa che con l’avvicinarsi della fine, tutto risulterà più chiaro. Certamente per chi avrà voglia di pensare e riflettere».

Lei stessa una volta ha paragonato il suo The Lady a “La Grande Bellezza”: si sente un po’ una Sorrentino incompresa?

«Sì, penso che lui si sia conquistato il potere di poter esprimersi e la possibilità di avere i mezzi per farlo. È un visionario e per questo mi piace».

Come nasce l’idea di girare una serie e come, invece, quella di pubblicarla sul web?

«L’idea della serie nasce dal fatto che per far vivere un progetto bisogna avere il tempo di raccontarlo, e sul web perché è l’unica forma di libertà indipendente che esula da divieti talvolta incomprensibili».

La sceneggiatura, la fotografia, la regia, la produzione e il montaggio sono interamente suoi: “The Lady” è la rielaborazione inconscia di un mondo interiore o il racconto di una parte di quell’ambiente patinato che ha avuto modo di conoscere?

«The Lady è la raffigurazione del bene e del male come l’ho visto da quando ho modo di pensare e osservare il mondo e gli esseri umani. Ho descritto tutti non solo il lusso e la ricchezza».

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Natalia Bush in una immagine del trailer di “The Lady 3”

Nonostante le recensioni, però continua a mietere successi e visualizzazioni…

 «La chiave è una sceneggiatura scorrevole, veloce, chi guarda si deve lamentare che l’episodio è troppo corto»

Nella sua carriera c’è tanta televisione, ma anche cinema con collaborazioni e lavori con grandi nomi, da Adriano Celentano a Dino Risi. Perché la decisione di mettersi dietro la macchina da presa?

«Ho sempre pensato che tutti i lavori che ho fatto erano carenti nei concetti e le battute, senza reale spessore e allora ho voluto vendicarmi a modo mio»

Tra i suoi interpreti c’è Costantino Vitagliano, già massacrato dalla stampa per il suo film “Troppo Belli” con Daniele Interrante: perché questa scelta provocatoria?

«Per la prima serie ho scelto lui perché si deve far parlare in qualche modo di ciò che si propone e poi si può procedere su una strada diversa. Lui però era giusto per il personaggio che cercavo».

La serie è già alla terza stagione: come ha tratto ispirazione per i capitoli successivi?

«Questa serie ha le radici per essere infinita… io potrei non esaurirmi mai. Ma ho deciso di chiuderla per cominciare a pensare a qualcosa d’altro».

natalia-bush-the-lady-3-trailer-lory-del-santo-youtube-2-internettualeÈ già in cantiere una quarta stagione?

«No, finisce qui».

Quanto impiega a produrre una stagione?

«Servono almeno sei mesi di lavoro a orario pieno per poter arrivare alla realizzazione del progetto, senza weekend o feste»

lory-del-santo-foto-pagina-facebook-ufficiale-internettualeCome sceglie le location e i luoghi che contribuiscono a dare vita alle sue storie?

«Per caso o mi vengono suggeriti. Molti amici mi prestano le location gratuitamente»

C’è qualche colpo di scena che può anticipare?

«Ogni scena è un piccolo colpo di scena. È la struttura del film».

Ciò che senza dubbio si percepisce guardandola in video è che lei è una donna genuina, che si propone al pubblico per ciò che è, senza filtri, parlando anche delle sue relazioni, vivendo pienamente la sua vita. Ma chi è oggi Lory Del Santo?

«Sono consapevole di aver conquistato la possibilità di essere me stessa, potendo fare e dire ciò che voglio. Su questo mai ho fatto un compromesso, la popolarità derivata dall’essere ovvi non mi è mai interessata».

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