ART NEWS, CINEMA

Piero Portaluppi: l’architetto simbolo di Milano raccontato in un film al cinema da marzo

La Fondazione Piero Portaluppi celebra il cinquantenario dalla morte del noto architetto milanese di cui porta il nome, con un documentario, L’Amatore, in uscita nelle sale italiane da marzo 2017. Presentato al Festival del Cinema di Locarno lo scorso agosto, il film è un’opera girata dallo stesso Portaluppi nel 1929, anno in cui l’architetto acquistò una cinepresa, filmando la realtà che lo circondava e da cui, probabilmente, traeva ispirazione per le sue architetture.

Lo scorso anno ho avuto l’opportunità di vedere ben due costruzioni di Portaluppi interamente disegnate da lui. Per chi ha avuto modo, come me, di visitare queste architetture, come la bellissima Casa Boschi-Di Stefano o la straordinaria Villa Necchi (di cui sono stato ospite), entrambe a Milano, si sarà probabilmente fatto l’idea di un uomo a tratti un po’ serioso, estremamente creativo, di talento, che propagava la passione per il suo lavoro attraverso infinitesimali dettagli che rendono uniche le sue creazioni, e ne hanno fatto delle vere e proprie icone del ventennio fascista durante il quale l’architetto milanese ha mosso i suoi passi.

Linee pulite, forme, colori, geometrie. Sono senza dubbio questi gli elementi che hanno caratterizzato l’inconfondibile mano di Portaluppi, che ha saputo coniugare la voglia di modernità della sua epoca con quel fascino classico senza tempo, sapendosi adattare con maestria alle diverse atmosfere degli ambienti che creava. Che fosse un appartamento nel cuore del capoluogo lombardo o una villa, Portaluppi sapeva distinguersi nella sua (im)percettibile maniera.

Piero Portaluppi con la sua cinepresa
Piero Portaluppi con la sua cinepresa

Portaluppi diviene in poco tempo l’architetto dell’alta borghesia. La sua vita può essere quasi suddivisa in due tempi: in un primo momento il successo, le donne, il talento, l’adrenalina degli anni ruggenti; all’improvviso però Piero sembra perdere tutto. Suo figlio muore nei mari di Algeri. La sua vena creativa inesorabilmente si spegne.

È lo stesso Portaluppi a raccontarci la sua storia, attraverso le riprese in 16mm montate con cui filmava la sua vita, rivenute dal nipote omonimo, Piero Portaluppi, all’interno di una cassapanca.

L’immagine che ne viene fuori è quella di un uomo brioso, ironico, di fascino, che amava la vita e sapeva godersela.

Ai filmati originali si alternano le riprese odierne delle sue architetture, che si trasformano in questo documentario in contenitori silenziosi di un’epoca, espressione di pietra di un paese che svela la propria identità mutevole attraverso le architetture e le sue costruzioni.

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Maria Mauti, la regista

A dirigere la pellicola Maria Mauti, già collaboratrice del canale satellitare Sky Classica HD, autrice di produzioni legate alla musica contemporanea italiana, al teatro d’opera e alla danza, che debutta con quest’opera nel lungometraggio: «Quando più di dieci anni fa un pronipote di Piero Portaluppi scoprì le cento bobine dentro una cassapanca, fu dato a me il compito di visionare tutto questo materiale – racconta la regista – mi sono avvicinata non sapendo cosa avrei potuto incontrare, con il pudore che sentiamo quando ritroviamo i diari segreti di una persona e ci chiediamo se abbiamo il diritto di addentrarci nella sua vita. Nello stesso tempo siamo sedotti dall’opportunità di guardare nell’intimità di qualcuno».

Una vera e propria indagine su di un percorso artistico e personale, in cui emerge la vera persona e personalità del celebre architetto: «Portaluppi è un personaggio potente e scomodo, pieno di luci e ombre. Di lui ci interessa mostrare il lato personale, “guardare dentro l’uomo”, rispettandone il mistero. E poi Portaluppi porta con sé l’eccellenza e la fragilità di una classe sociale che raramente è oggetto di racconto, l’alta borghesia. È l’emblema di una città, Milano, che qui si mostra fuori dagli schemi che tutti conoscono».

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