MUSICA, TELEVISIONE

La seconda (soporifera) serata del Festival di Sanremo 2017

Non c’è innovazione o cambiamento che tenga: la seconda puntata del Festival di Sanremo, dopo il brio della prima, resa per lo più entusiasmante dall’attesa di un anno intero, ha sempre l’effetto di una liturgia cantata. Soporifera. I pochi momenti di emozione pura arrivano dall’ospitata di Robbie Williams, che ha “inaspettatamente” baciato la co-conduttrice Maria De Filippi, e Giorgia, la quale, nonostante sia ritornata sul palco dell’Ariston dopo sedici anni con un abito scomodissimo che avrà maledetto ogni minuto della sua esibizione, ha tenuto una performance tra vecchi e nuovi successi da vera fuoriclasse, ricordando agli spettatori in platea e i telespettatori a casa cosa vuol dire essere oggi un vero Artista.

Le undici canzoni in gara null’altro hanno aggiunto a quelle della serata precedente, mostrando un Sanremo, quello del Carlo Conti 3.0, all’insegna di una monotona tradizione.

Non sono serviti i rapper come Clementino e Nesli, finiti immediatamente nella zona “rischio eliminazione”, né i duetti ibridi figli di talent e altri programmi televisivi immediatamente scartati.

Tra gli abiti più bizzarri della serata di certo c’era quello di Giorgia Luzi, per molti vestita come un ombrello, tra le più eleganti, forse un po’ a sorpresa invece, la giovane Alice Paba.

A dispetto di una canzone orecchiabile scritta dal leader dei Modà e vincitore di Sanremo, Francesco Silvestre, Bianca Atzei proprio non riesce a piacere al pubblico sanremese, che ha subito fatto cadere in zona rossa la sua Ora esisti solo tu.

Visibilmente invecchiato, e forse un po’ seccato, Keanu Reeves, il noto Neo di Matrix, è apparso un po’ annoiato nel corso dell’intervista con Maria De Filippi, durante la quale non ha trasmesso nulla che potesse giustificare il suo probabilmente lauto compenso per presenziare.

Tra le esibizioni più curiose quella di Gabbani, che quest’anno, tirato fuori un maglioncino arancione della passata stagione, ha ballato sul palco con una scimmia. D’altronde, avrà pensato, che se nelle passate edizioni è riuscito a vincere persino un “Piccione”, perché non tentare con un brano che sembra uscito da una raccolta di Cristina D’Avena.

Per l’Italia abituata a talent ed eliminazioni dirette, non c’è gusto nel seguire una gara in cui i concorrenti temono di essere eliminati, inventando strani gironi che, a conti fatti, e dopo ben tre serate, eliminerà soltanto due brani, lasciandone ancora in gara ben venti.

Insomma il terzo giro di Carlo Conti ha comunque annoiato, e non è servito l’allure della De Filippi, che continua a presentare ospiti e cantanti come se fossero guest di C’è Posta per Te. La verità è che Sanremo 2017, a dispetto degli ascolti alti, non ha molto altro da offrire: Carlo, hai dato al festival tutto ciò che potevi, forse è giunto il momento di dedicarti ad altro.

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