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Dietro la “favola” del pianista Emanuele Fasano

Ieri sera, durante la finalissima del Festival di Sanremo, Maria De Filippi, co-conduttrice d’eccezione dello show insieme a Carlo Conti, ha presentato con semplicità e nonchalance la bellissima favola di Emanuele Fasano, ragazzino poco più che ventenne, che durante un suo viaggio Milano-Roma, mentre aspettava il treno per raggiungere suo padre, si è seduto ad un pianoforte in stazione e ha intonato una sua originale composizione. Casualmente un regista ha filmato tutto con il suo smartphone e dopo averne caricato il video on-line ha totalizzato tre milioni di visualizzazioni. Tra gli spettatori l’etichetta Sugar, di Caterina Caselli, vera talent scout di voci come Elisa, che ascoltato il ragazzo l’ha immediatamente messo sotto contratto. Lo scorso anno il ragazzo ha già un disco e ha inaugurato quest’anno esibendosi addirittura sul palco dell’Ariston con la sua performance.”Le cose te le devi prendere – ha detto il ragazzo a Maria De Filippi – ma credo sia Dio che te le mandi”. La favola di Cenerentola, avrà pensato il pubblico in teatro e quello televisivo, avvezzo alle storie raccontate il sabato sera dalla nota conduttrice Mediaset a C’è posta per te.

E invece no: insospettito da tutti questi colpi di fortuna, il regista in stazione prima e l’etichetta della Caselli poi, mi sono fatto un rapido giro della rete per capire se oltre la favola c’è di più, ulteriormente insospettito dalla domanda di Carlo Conti al ragazzo: “Fasano Fasano?”.

Con non molto stupore apprendo infatti che il giovane Cenerentolo, Emanuele, è figlio di Franco Fasano, cantautore che ha esordito proprio sul palco dell’Ariston nel 1981.

Tra i numerosi successi di Fasano-padre ci sono traguardi importanti come la vittoria al Festival con Ti lascerò, cantata da Anna Oxa e Fausto Leali, le bellissime Io amo e Mi manchi di Leali, Certe cose si fanno, inclusa nell’album Veleno di Mina ed è stato Direttore Artistico del prestigioso Premio Mia Martini nel biennio 2005-2007, che si svolge a Bagnara Calabra dal 1995.

Il suo repertorio è vastissimo, e dalla pagina Wikipedia è possibile vedere quanto sia variegato, spaziando dai testi per la Tigre di Cremona alle sigle dei cartoni animati per Cristina D’Avena, come Calimero, Piccoli problemi di cuore e Rossana per citarne solo alcuni.Che Emanuele sia figlio di Franco però non è contenuto nella pagina dell’enciclopedia on-line, ma grazie a pochi click e facebook, è stato facile scoprire che il ragazzo si esibiva proprio in coppia con il padre ad alcuni spettacoli che, manco a dirlo, sì intitolavano “Di Padre in Figlio”, ma scorrendo invece YouTube è facile vedere le ospitate di padre e figlio su TV nazionali come TV2000.

Insomma la nuova favola di Cenerentola sostituisce la scarpetta con la discendenza. Il colpo di fortuna oggi non è in realtà trovarsi al posto giusto al momento giusto, ma essere il “figlio di…” giusto con la promozione giusta, augurandosi che il pubblico della televisione e del web sia troppo pigro per scoprire che dietro la favola del ragazzo che suonava per caso il piano in stazione c’è di più. Purtroppo.

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3 thoughts on “Dietro la “favola” del pianista Emanuele Fasano”

  1. Io dai miei genitori ho eriditato 2 cose : DNA nella musica e coscienza di sapere cosa devo farmi scivolare addosso.
    SE CI TIENI A SAPERLO ERO IN PROCINTO DI PARTIRE PER LONDRA PER CERCARE LAVORO E SUONARE LA SERA NEI LOCALI O A FARE ANCHE IL COMMESSO PUR DI MANTENERMI , ALTRO CHE SOLDI DI PAPÀ E MAMMA CHE SI FANNO UN MAZZO TANTO DALLA MATTINA ALLA SERA PER NON FARMI MANCARE NIENTE , MA SICURAMENTE NON SONO RICCHI E NON HANNO BISOGNO DI INVENTARSI PALLE COME COLUI O COLEI CHE HA SCRITTO L’ARTICOLO , PROVEREI UNA GRANDE VERGOGNA SE FOSSI IN TE.
    ASPETTO LE TUE SCUSE, CIAO

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    1. Carissimo Emanuele,
      il mio nome è Mariano Cervone, puoi leggerlo nella pagina di presentazione del mio blog. Innanzitutto ti ringrazio per aver letto il mio articolo. Come avrai avuto modo di leggere con i tuoi occhi, la mia non voleva essere, né credo lo sia, un’invettiva nei tuoi confronti, ma una riflessione su favole che ci propinano i media di “Cenerentole” che in realtà sono “figli di…”. Non metto in dubbio che i tuoi genitori si facciano il “mazzo” dalla mattina alla sera, come tu giustamente mi scrivi, né credo di aver messo in discussione il tuo talento o la tua esibizione a Sanremo, ma sta di fatto che tuo padre non è l’operaio che lavora in fabbrica otto ore al giorno, ma un privilegiato che, per suo talento certo, ha avuto la fortuna di vivere d’arte e che ha scritto tra l’altro alcune delle più belle pagine della canzone italiana. La mia riflessione nasce dai tanti pianisti e artisti di strada, figli di nessuno, che la loro occasione la stanno ancora aspettando e continuando a suonare in piazze e stazioni del nostro Paese, a molti dei quali è toccata la sorte cui tu, invece, sei fortunatamente scampato, e lavorano nei bar, augurandosi di trovare all’estero quel riscatto che il nostro Paese non ha saputo offrirgli; quella stessa possibilità che tu hai casualmente avuto.
      Il mio articolo ha semplicemente ripercorso la straordinaria carriera di tuo padre, senza nulla aggiungere a quanto non riporti già Wikipedia, riflettendo su di un legittimo sospetto sul fatto che piova sempre sul bagnato, mentre media, televisioni e magazine parlano di fato.
      Mi piacerebbe però, se ti va, di darti l’opportunità di poter dire la tua a riguardo intervistandoti. Inviami una mail a info@bloginternettuale.it e, se l’idea ti piace, concordiamo un’intervista in merito al mio articolo, con un approfondimento sulla tua carriera e progetti per il futuro.
      Non ritengo di aver scritto nulla di offensivo, e pertanto non sento in cuor mio di dovermi scusare. Ma senza dubbio sono dispiaciuto se tu ne abbia avuto a male, leggendo il post.
      Posso però farti i migliori auguri per il tuo album, per la tua carriera, per la tua vita.

      Mariano

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