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Nicca Iovinella, tra arte contemporanea e classicità il 2 marzo al MANN

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un museo in continua evoluzione. Prosegue infatti il connubio, felice direi, tra archeologia e arte contemporanea, alzando di volta in volta il livello della qualità. Se finora il MANN ha ospitato nelle sue sale opere contemporanee in dialogo con le collezioni archeologiche, il prossimo evento è una vera e propria performance, per vivere appieno l’arte e il contatto con l’artista.

nicca-iovinnella-iam-mann-museo-archeologico-di-napoli-2017-internettualeSuccederà il 2 Marzo alle 18.30, quando le sale del museo adiacenti al giardino delle camelie si trasformeranno nella scena teatrale di Ancient Freedom, antiche libertà, di (e con) Nicca Iovinella. Una performance che, come la divinità greca Giano, incarna due anime: classica e contemporanea, corporea e digitale, naturale e artificiosa, in perfetta linea con il fil rouge del museo napoletano.

afrodite-venere-mann-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-internettualeIl museo diventerà per l’occasione scenario bucolico dove l’artista indagherà temi cari alla sua poetica, come l’affermazione del sé, dell'”abitare”, delle “ferite” di un universo femminile più volte calpestato dalla volontà altrui. Un tema quanto mai attuale, e che diventa la perfetta occasione per festeggiare e celebrare degnamente in anticipo la festa della donna che ricade proprio a marzo.

La performance, che sarà ripresa in diretta, nasce in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e si trasformerà poi in una video-installazione, visibile fino al prossimo 2 aprile, attraverso un proiettore e schermi ad hoc.

Ad accompagnare la mostra un testo critico di Adriana Rispoli, che dice: «Come i grandi personaggi tragici femminili della mitologia – da Didone a Cleopatra, da Cassandra a Medea – Nicca interpreta (è) una donna dilaniata dallo sforzo di vivere e di affrontare le forti contraddizioni dell’animo umano. Indubbiamente Eros e Thanatos si fondono in quest’operazione polisemica, sintesi di un percorso di vita che diventa racconto universale».

La performance che Iovinella proporrà al pubblico dell’archeologico è, in un certo senso, la prosecuzione di I AM, esibizione tenuta dall’artista al Parco dei Camaldoli di Napoli nel 2014. Qui i sentieri di allora si fanno immaginari e immaginifici, i cui passi sono oggi scanditi da un nuovo ritmo, da una nuova consapevolezza, da quel vissuto, diverso da quello di ieri, che inevitabilmente continua ad influenzare il suo lavoro e la sua ricerca.

Una sola costante, due cappi: una corda appesa ad un ramo ed un secondo, invece, alato. Non ci sono particolari artifizi in scena, ma materiali semplici offerti dalla natura: foglie e rami.

Nicca penderà dalla corda, un gesto simbolico che disorienta lo spettatore, lasciandolo sospeso con lei in un groviglio sensoriale tra leggerezza e riflessione.

Durante la performance saranno proiettate su Nicca, vestita completamente di bianco, le figure di alcune delle Veneri acefale conservate all’interno del MANN: un omaggio alla scultura classica del museo, certo, ma anche un tentativo di storicizzare questa performance, che riecheggerà delle sofferenze delle donne, delle loro conquiste nel tempo, della sofferenza che si perpetua ancora dall’Antica Grecia ad oggi.

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