INTERNATTUALE

Napoli, poche metro e vagoni affollati: l’altra faccia delle “Stazioni dell’Arte”

Treni sovraffollati e attese lunghissime. In queste settimane c’è un gran parlare in televisione della metropolitana di Roma e del suo cattivo funzionamento, ma io, cittadino del mondo, scorgo con dispiacere che c’è una situazione ben più grave, quella di Napoli, di cui non si parla altrettanto.

A cominciare dall’attesa dei treni della Linea 1 sotto le banchine, lunghissima, dieci minuti in media, con punte di sedici. Se Sliding Doors fosse stato girato nel capoluogo partenopeo, Gwyneth Paltrow nell’attesa tra una corsa e l’altra avrebbe avuto il tempo di rifarsi la messa in piega e cambiare addirittura paese, più di quanto non abbiano fatto i pochi minuti dei treni londinesi nella pellicola originale.

piscinola-secondigliano-metropolitana-napoli-linea1-internettuale
banchine piene e tempi di attesa lunghi

Pochi controlli. In alcune stazioni (Piscinola, Dante, Museo/Sottopasso Cavour) i varchi sono perennemente aperti e, a dispetto della voce che di tanto in tanto ripete dagli interfoni che i titoli di viaggio di qualsiasi fascia, titolo e durata devono essere convalidati di volta in volta, sono pochi quelli che lo fanno davvero, tra gente che si lancia incauta facendosi impropriamente passare per abbonati (un po’ furbetti).

metropolitana-napoli-linea1-vagoni-folla-affollati-disagio-2017-internettuale
un affollatissimo vagone durante le ore 8.40 circa

I vagoni sono affollatissimi. Attraversare la città o semplicemente spostarsi da una zona all’altra si trasforma in un viaggio della speranza, dove non viene garantito nemmeno lo spazio vitale minimo dei passeggeri, costretti a viaggiare stipati come sardine gli uni sugli altri e, spesso, a litigarsi il proprio posto di fortuna (in piedi, naturalmente) indispensabile per reggersi agli appositi sostegni e evitare di respirarsi addosso, tra la maleducazione dei ragazzi che indossano gli zaini, occupando, di fatto, due posti, e di chi invece, incurante di una già tragica situazione, si arroga lo strafottente diritto di voler leggere un libro o un giornale.

Una situazione paradossale e tragicomica per una città che continua orgogliosamente a promuovere le proprie Stazioni dell’Arte, vantando, secondo la critica, il titolo di stazione più bella d’Europa, quella di Toledo, la quale vede viaggiare i suoi passeggeri sempre con maggior disagio, aggravati da corse che saltano e frequenze incostanti.

Nel fine settimana, se da una parte i treni sono sgombri e ci si può finalmente sedere, dall’altra l’attesa è ancora più estenuante e perdere una corsa può significare anche un quarto d’ora di attesa per quella successiva, costringendo i viaggiatori ad anticiparsi di molto sugli orari per raggiungere in tempo le proprie destinazioni. Tutt’altro che comodo.

Se la nostra città è elogiata per la bellezza delle sue stazioni, secondo uno studio le spetta però anche il triste primato di maglia nera per i tempi di attesa. Arrivano a 27 in media i minuti di attesa per un autobus, con picchi di quarantacinque, testati sulla mia pelle, senza nemmeno ricorrere alle diverse applicazioni citate dall’articolo di GQ.

Inutile provare a chiamare al contact center 800 639525 per chiedere informazioni o lamentarsi dei disservizi: il numero, che dovrebbe essere attivo dalle ore 6.15 alle ore 20.15, è invece costantemente staccato, e quando si prova a rintracciare un numero interno dell’azienda, bisogna sottostare all’ironia degli interlocutori che, al danno di non fornire alcune spiegazione, aggiungono la beffa di una malcelata risposta in malo modo.

carrozze-piene-affollate-metropolitana-napoli-linea1-internettuale
passeggeri costretti ad aspettare la corsa successiva

E per una stazione, quella di Toledo, che si fregia del titolo di più bella, ce n’è una, quella di Scampia che può invece fregiarsi di quello di più degradata. Costruita a metà degli anni ’90, la stazione ha visto spostarsi fino a nascondersi del tutto agli occhi dei passeggeri, lo stazionamento degli autobus, che spariscono letteralmente come inghiottiti da buchi neri. All’originaria struttura si è aggiunto uno scheletro d’acciaio e delle scale mobili che avrebbero dovuto collegare la parte di Scampia con la zona alta di Piscinola, ma di fatto mai completate, costringendo i passeggeri non soltanto a fare più strada per raggiungere i treni, ma a camminare su pavimenti decisamente scivolosi in circostanze normali che peggiorano notevolmente nei giorni di pioggia, e di cui i lavori si sono inspiegabilmente fermati, lasciando l’ennesima opera incompiuta nel solo quartiere periferico di Scampia. Viene dunque da chiedersi perché le autorità locali sono disposte a stanziare fior fior di milioni per abbattere le Vele di Scampia e a non impiegarli prima per rendere il trasporto di quegli stessi cittadini più civile al pari delle altre città italiane.

Se la civiltà e la qualità della vita di una città si misura anche dai suoi trasporti, allora Napoli ha decisamente fallito e, a dispetto della bellezza e arte delle proprie stazioni, i cittadini non possono che domandarsi se non sia il caso di investire in treni, corse e macchinisti ciò che in media l’amministrazione spende in architetti stranieri e designer di grido.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...