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Pompei e la maledizione delle pietre rubate

No, non è il nuovo titolo di un film di Indiana Jones.

Pompei e le opere rubate. In questi giorni non si fa che parlare della sicurezza all’interno del noto parco archeologico campano, che ha visto “scipparsi” una borchia in bronzo del VI secolo a.C. in pieno giorno, durante l’orario di apertura al pubblico e sotto gli occhi dei visitatori, nell’ambito della mostra, ora in programma, Pompei e i Greci.

Si trattava di un antico ornamento di una porta che era attaccato ad un supporto in legno e protetto da un plexiglass, ma pare non sia bastato a proteggere il reperto dalle grinfie dei malintenzionati che sono riusciti a sottrarlo senza troppi problemi.

Del diametro di 7,3 cm, datata tra il VI e gli inizi del V secolo a.C., la borchia era applicata su di una riproduzione della porta di Torre Satriano, e proveniva dal Museo Archeologico Nazionale della Basilicata Dinu Adamesteanu di Potenza.

Un oggetto non di grande valore, che, secondo la Soprintendenza, era assicurato per un valore di appena 300 euro.

E mentre sull’accaduto indaga il nucleo investigativo di Torre Annunziata, si apre il dibattito sulla sicurezza a Pompei.

Non solo crolli e danni, ma anche furti, per uno dei siti più visti al mondo, che, con la sua storia, le domus e i reperti che ha restituito negli anni, raggiunge una media di 3.000.000 di visitatori l’anno.

Ma che si tratti di opere di pregio o semplici sassi, sono tanti i “pezzi” che vengono sottratti all’area archeologica quotidianamente. Ma forse, dopo aver letto questo articolo, bande e ladruncoli ci penseranno bene prima di rubare ancora un reperto da rivendere sul mercato nero o portare a casa un souvenir aggratis in ricordo della visita.

Pare infatti che aleggi una vera e propria Maledizione degli Scavi sulla testa di chi porta via anche una piccola pietra da una strada dell’antica cittadina pompeiana. Migliaia le pietre rubate da milioni di visitatori che hanno visitato l’area a partire dagli anni ’60, e centinaia quelli che dagli anni ’90 hanno cominciato a restituirle per posta allegando lettere che fanno riferimento a presunte maledizioni e sfortuna: «Immensa è la sfiga che mi è capitata da quando lo trovai per le strade di Pompei. Liberandomene ve la restituisco con l’auspicio che in un futuro venga fissata dov’era. LO SFIGATO» si legge in uno scritto che accompagna una pietra. Italiani, ma anche stranieri. Sono tantissimi i turisti che non resistono alla tentazione di portare con sé un millenario pezzo di storia che è ritornato alla luce dopo la famigerata eruzione del Vesuvio del 79 d.C. al punto che Massimo Osanna, direttore della Soprintendenza autonoma dell’area, sta pensando di farne una vera e propria mostra intitolata Quello che mi porto via da Pompei: tessere di mosaico, conchiglie decorative, monete, pietre vulcaniche, ma anche frammenti di materiale fittile e intonaci. Sono tanti e variegati i reperti e i pezzi che vengono rubati e di tanto in tanto per coscienza o soltanto superstizione restituiti via posta.

Come un turista inglese che ha scritto dopo aver letto un articolo sul Times del 2015 che parlava di un vero e proprio maleficio delle pietre rubate. E se l’onestà e il rispetto per l’arte e la storia non bastano, mi auguro che il timore della sfiga possa almeno servire da incentivo per far sì che non si ripetano più colpi o inutili furtarelli.

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2 thoughts on “Pompei e la maledizione delle pietre rubate”

  1. la mancanza di rispetto per l’ambiente e per il bene pubblico è indice di emerita ignoranza…sorvegliare un sito ampio ha certamente un costo, ma visti i precedenti qualche provvedimento dovrebbe esser preso

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