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“Amori Divini”, nelle sale mai viste del MANN fino al 16 ottobre a Napoli

Peliki e crateri a figure rosse, V sec. a.C.

È un momento di grande vivacità questo per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, a pochi giorni dall’inaugurazione della nuova Sezione Epigrafica, è già pronto a riaprire altre sale finora rimaste chiuse. È successo in occasione di Amori Divini, la nuova mostra che da oggi, 7 giugno, fino al prossimo 16 ottobre animerà il museo napoletano.

Fil rouge di questa esposizione è il tema della seduzione e trasformazione, proponendo un percorso che analizza e attraversa il mito greco nella fortuna di quelle storie vedono miti amorosi accomunati da un episodio fondamentale: almeno uno dei due protagonisti, uomo o dio, muta forma trasformandosi in un animale, in una pianta, in un oggetto o in un fenomeno atmosferico.

Una narrazione cronologica che muove i primi passi dalla letteratura e dall’arte greca, attraversando via via il poema delle “forme in mutamento” di Ovidio, fino alle contemporanee interpretazioni della psicologia: dal mito di Danae a quello di Leda, da Dafne a Narciso arrivando al complesso racconto di Ermafrodito. Storie note, ormai entrate nell’immaginario collettivo.

Curata da Anna Anguissola e Carmela Capaldi, con Luigi Gallo e Valeria Sampaolo è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con l’organizzazione di Electa.

al centro Symplegma di Satiro ed Ermafrodito, dal Parco Archeologico di Pompei

Un percorso espositivo che ha raccolto e messo insieme circa 80 opere che provengono dalla Magna Grecia, dai siti vesuviani, da alcuni dei più importanti musei italiani e stranieri, tra cui il Louvre e l’Hermitage di San Pietroburgo, fino al Getty Museum di Los Angeles.

Manufatti antichi di soggetto mitologico: pitture vascolari e parietali, sculture in marmo e in bronzo, gemme preziose e suppellettili. Ogni opera dialoga con una selezione di venti altre opere tra dipinti e sculture più recenti, risalenti al sedicesimo e diciassettesimo secolo, mostrando le fasi salienti nella storia dell’arte della ricezione del mito: Baccio Bandinelli, Bartolomeo Ammannati, Nicolas Poussin, Giambattista Tiepolo sono soltanto alcuni degli artisti che il visitatore ritroverà lungo il percorso.

pavimento policromo nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Salgo verso il Salone della Meridiana. Conosco bene gli ambienti, così ignoro, benché per me sia sempre un delitto, tutto quanto per addentrarmi verso questa nuova esposizione temporanea. Amori Divini, è così che c’è scritto a caratteri cubitali all’ingresso di sale che sono rimaste chiuse per anni e di cui persino io, che del MANN sono un habitué, ne ignoro l’aspetto. Dinanzi a me un bellissimo pavimento policromo, caratterizzato da pregiati “sectilia” a motivi geometrici messi in opera all’interno del museo nella prima metà dell’800, adattando alla dimensione degli spazi. Queste preziose testimonianze della ricchezza del passato sono state rinvenute durante le campagne di scavo del XVIII secolo in area vesuviana, ma anche a Capri e in altri territori dell’allora regno. Certa è la provenienza del “belvedere” della Villa dei Papiri di Ercolano.

La mia voglia di entrare e vedere è così forte che quasi dimentico dove mi trovo. Mi ci vuole la voce della hostess che, leggendomi in faccia stupore, mi chiede se sono italiano, invitandomi ad indossare dei copri-scarpe monouso in t.n.t. di polipropilene bianca o a toglierle. Indosso la protezione, che serve a preservare questa straordinaria testimonianza dalle suole sporche di modernità, e mentre entro nelle sale scorgo una turista dall’aspetto teutonico passeggiare candidamente a piedi nudi. Probabilmente non ha resistito all’idea di calpestare e sentire sotto la pelle una vera opera di duemila anni.

Ganimede che abbevera l’aquila, Bertel Thorvaldsen 1817

L’allestimento, le luci e lo stesso pavimento pompeiano sono così belli che quasi tolgono la scena alla mostra e ai suoi straordinari reperti, che quasi mi sembra di trovarmi in un luogo altro. È qui che comprendo l’alta qualità e il potenziale dei nostri musei che non hanno nulla da invidiare ai più blasonati stranieri, anzi…

Amori Divini si articola in due parti, due capitoli che suddividono queste narrazioni amorose in amori rubati, come quello di Danae, Leda, Ganimede, in cui la trasformazione si fa espediente di conquista; amori negati, come quello di Dafne e Apollo, Narciso ed Eco, Ermafrodito e Salmacide, dove la trasformazione è quasi un rifugio, frutto di sentimenti contrastanti, che rifiutano le lusinghe dell’amore.

Ma per la gioia di appassionati e studiosi, e di chi come me in questo museo lascia ogni volta un pezzo di cuore, la mostra è soltanto il preludio di una campionatura della vasta collezione vascolare del MANN che nel 2018 sarà nuovamente visibile grazie ad un nuovo allestimento, che darà nuovo risalto alle opere provenienti dalla Magna Grecia, per un progetto scientifico a cura di Enzo Lippolis, che, insieme ai vasi, collocherà anche bronzi, terrecotte, ori e lastre tombali dipinte.

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