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Intervista all’artista napoletana Roxy in the Box: «L’arte deve far ragionare»

In un mondo in cui sembra sia stato detto e fatto tutto, è sempre più difficile affermarsi sulla scena dell’arte contemporanea. Sono pochi gli artisti che con originalità e voglia di comunicare portano con successo la loro arte tra la gente. Tra questi c’è sicuramente Roxy in the Box, al secolo Rosaria Bosso, artista napoletana che quasi vent’anni anni è riuscita a imporsi ed esporre in alcuni dei musei più importanti della sua città e non solo, trasformando le sue opere in vere e proprie icone dell’arte contemporanea.

Da Madonna a Sophia Loren, da Maria Callas a Anna Magnani sono tanti i volti dei miti cui si è ispirata per il suo progetto Chatting: coloratissimi stencil sui muri, che felicemente ha portato e rielaborato in giro per i vicoli di Napoli.

Il suo ultimo progetto è The other side of the T-Pop, linea di T-SHIRT per il brand napoletano Silvian Heach, in cui parla di donne e di se stessa.

Come nasce l’idea di collaborare con il brand Silvian Heach?

«L’idea di collaborare con Silvian Heach è partita da loro. Un giorno mi hanno contattata e chiesto un progetto, gliel’ho presentato ed è piaciuto molto, quindi realizzato!».

Cosa raccontano le t-shirt e perché?

«”The other side of the T-Pop“, questo è il nome del progetto, parla di 7 donne dal 1300 ad oggi inclusa me. Questo è un progetto narrativo: 7 donne – 7 biografie. Per ognuna di esse all’interno delle magliette c’è stampata una loro biografia, tutte scritte dalla storica dell’arte Anita Pepe. La mia idea è che chiunque si trovi a stirare o stendere le T-shirts alla rovescia si trova qualcosa da leggere, qualcosa da imparare in un momento inaspettato».

Anche Gucci ha deciso di creare una linea di magliette in edizione limitata in collaborazione con l’artista Angelica Hicks: come mai la moda sta guardando all’arte di strada secondo lei?

«La moda guarda alla street art in quanto la strada è il migliore social su cui comunicare».

In che modo pensa stia cambiando la concezione che la moda ha della street-art?

«Ma la moda prende tutto quello che le serve, non si tratta di concezione, dove conviene là va. La moda è tendenza, oggi la street-art è tendenza, ed ecco fatta l’accoppiata! Poi per fortuna c’è chi oltre alla tendenza vuole raccontare altro».

Quanto è difficile oggi fare arte a Napoli?

«Ma perché si deve sempre pensare ad un aspetto difficile solo perché sono un’artista di Napoli? È difficile essere artista in tutto il mondo, perché combatti tutti i giorni con te stessa. Se poi decidi che oltre ad essere artista vuoi anche fare arte, allora devi imparare tante cose, e queste tante cose non riguardano solo la città di Napoli, ma ogni città del mondo».

Non era facile rimanere. Come mai ha deciso di restare?

«Decidere di restare nella mia città per me non è stata una scelta difficile. Si sta tra la propria gente, resti con i tuoi amici di una vita, che spesso rappresentano una protezione importante, e poi c’è la famiglia sempre in soccorso per ogni necessità o guaio che combino! Quindi più che difficile a me è sembrata una scelta facile».

Tante esposizioni in passato, che hanno portato la tua opera dalla Cappella Sansevero al PAN: c’è un luogo dove Roxy vorrebbe portare la sua arte?

«Mi piacerebbe esporre un giorno nei grandi musei. Inutile nascondersi: il museo è il tempio assoluto dell’arte, ma penso che prima di avvicinarvici bisogna percorrere tanti altri luoghi, altrimenti diventa soltanto una scatola da riempire».

Intanto la tua arte trova una naturale galleria nelle strade: in che modo i personaggi che racconti ti ispirano?

«La strada è pop, in quanto popolare. Se decidi di mettere qualcosa su strada ci vogliono elementi familiari, dal colore all’immagine, dalla scritta al messaggio che vuoi lanciare o lasciare. La pop art è un’immediata relazione su cui creare qualcosa».

Quanto è importante per un artista diventare popolare e quanto invece semplicemente esprimere se stesso?

«Allora se volevo solo esprimere me stessa, restavo chiusa in casa, invitavo parenti ed amici a mostrare le mie creazioni insieme magari a dei babà e caffè. Ma non è stato così!».

Molti street-artist, si pensi a Banksy, utilizzano la loro arte per lanciare messaggi contro la guerra o la violenza…

«Banksy è uno giusto, a me piace tantissimo, l’arte deve far ragionare e lui le racconta tutte a tutti!»

Come sta evolvendo e che direzione prenderà la sua arte?

«Non lo so che direzione prenderà il mio lavoro. Tutto dipende anche da cosa si vive, e oggi è tutto così talmente veloce che è difficile fare una previsione».

Può anticiparci qualche progetto per il futuro?

«Tutta l’estate lavorerò a un progetto sperimentale che ho scritto per un museo d’arte contemporaneo tedesco e più precisamente nella cittadina di Osnabruck. Vediamo cosa succede…».

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