INTERNATTUALE

La Gaiola a Napoli: storia dell’isola maledetta che abitò anche Virgilio

A Napoli primavera fa rima con Gaiola. Con l’arrivo della stagione degli amori e i primi caldi, gli adolescenti e gli studenti che marinano la scuola, ma anche tutti coloro che vogliono rubare qualche raggio di sole in anticipo hanno un solo rituale: andare alla Gaiola.

Situata di fronte alla costa di Posillipo, l’Isola della Gaiola, oggi è parte del Parco Archeologico di Posillipo, dove è possibile visitare anche l’omonimo Parco Sommerso della Gaiola.

Il piccolo isolotto, vera e propria quinta teatrale di uno scenario marino da sogno, è ascritto anche negli annali della storia. Sulle sue coste infatti si schiantò il sommergibile Giacinto Pullino, che comportò la cattura del tenente di vascello Nazario Sauro, che trovò così la morte.

E proprio la morte o la sventura sarà un tema ricorrente su queste piccole isole collegate tra loro solo da un ponticello incuneato tra gli scogli, dove oggi sorge la villa che Filippo Negri fece costruire nel 1874, che la rivendette a seguito del suo fallimento.

Da questo momento la villa continuerà a passare di mano in mano, portando un triste destino ai suoi proprietari.

Negli anni ’20 è lo svizzero Hans Braun, proprietario dell’immobile, che viene ritrovato morto e avvolto in un tappeto. Anche la moglie non ebbe sorte migliore. Di lì a poco infatti annegò, attraversando il mare con la seggiovia che la collegava alla terraferma.

Negli anni ’30 anche un collegio di orfanelli trova la morte nelle acque della Gaiola, mentre erano in barca per una gita.

La villa passa così nelle mani di Otto Grunback, che muore d’infarto proprio durante un suo soggiorno nella villa. La stessa sorte tocca anche all’industriale farmaceutico Maurice-Yves Sandoz, morto suicida in un manicomio in Svizzera per aver saputo del fallimento della sua azienda. Non era vero, ma l’industriale non lo ha mai saputo.

Successivo proprietario della villa un altro industriale, dell’acciaio questa volta, il barone Paul Karl Langheim, il quale fu trascinato sul lastrico dai festini e dagli efebi di cui amava circondarsi.

Ma sono tanti anche i nomi noti che l’hanno abitata, da Norman Douglas, scrittore inglese autore di Terra delle Sirene, a Giuseppe Paratore, senatore della Repubblica Italiana, passando per Gianni Agnelli che subì la morte di molti familiari, tra cui quella del figlio Edoardo, e Jean Paul Getty, il cui nipote, Jean Paul Getty III (come racconta anche l’ultima pellicola di Ridley Scott, Tutti i soldi del mondo) fu rapito a Roma dalla ‘drangheta, e subì, durante i lunghi mesi di prigionia, l’amputazione dell’orecchio. La maledizione della villa sembra aver seguito il nipote di Getty fino in America, dove anni dopo ebbe problemi celebrali in seguito a una overdose di droga.

Rilevata la villa, Gianpasquale Grappone vede fallire la sua società di assicurazioni, Lloyd Centauro, nel 1978.

Messa all’asta, l’isola diventa definitivamente proprietà della Regione Campania, ponendo fine, o forse è più corretto dire “sospendendo” la maledizione.

Ma quale sarebbe il motivo di tanta negatività?

Nel 1960 Paratore avrebbe rinvenuto nei fondali dell’isola il volto di una Gorgone, un affresco di muro datato, secondo un esperto dell’epoca, II secolo d.C. e questa sarebbe una delle origini della maledizione. Il senatore, inorridito dalla raffigurazione lo avrebbe fatto murare nella villa sulla terraferma.

Ma secondo una tesi molto più accreditata, e diffusa, la colpa sarebbe tutta di Virgilio. Sì, il poeta dell’Eneide, che tanta parte della sua vita avrebbe trascorso nella città di Napoli, secondo alcuni biografi si sarebbe avvicinato al neopitagorismo, una corrente filosofica molto diffusa in Magna Grecia, e nell’antica Neapolis sua colonia.

Ad accreditare tale tesi ci sarebbe anche, nel 1700, la frequentazione di questo posto da parte del Principe di SanseveroRaimondo De Sangro, grande estimatore del poeta latino, che qui vi giungeva con la carrozza e i cavalli per fare dei rituali esoterici.

Sul piccolo isolotto della Gaiola, il poeta avrebbe infatti fondato la sua scuola, la cosiddetta Scuola di Virgilio, dove il poeta-mago avrebbe (condizionale d’obbligo) praticato arti magiche e fatto pozioni che ne avrebbero inquinato le acque intorno e l’aura, dando origine alla maledizione che contribuisce perpetuarne il fascino.

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