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Nell’Antica Pompei emerge il prezioso altare del culto dei Lari

Uno scorcio del Giardino Incantato rimerso a Pompei durante i lavori di scavo a ridosso di Porta Vesuvio

Continua a riservare grandi sorprese Pompei, la città sommersa dal Vesuvio, protagonista qualche settimana fa dell’ultimo speciale di Alberto Angela su raiuno. Sommersa dalla furia del vulcano campano nel 79 d.C., la città cominciò a riemergere solo nel XIX secolo grazie alle prime campagne di scavo borboniche.

Da allora sono emersi negli anni affreschi, mosaici e sculture che ci hanno restituito un’immagine più nitida che mai, facendone “la più viva delle città morte”.

Ultimo grande regalo che il Parco Archeologico di Pompei ci ha fatto è un altare per il culto dei Lari. Si tratta di spiriti protettori degli antenati defunti che, secondo la tradizione romana, vegliavano sulla famiglia.

Ce ne parla in anteprima esclusiva l’ANSA, dove è possibile vedere le prime immagini dello straordinario rinvenimento. Sull’altare è raffigurata anche una coppia di serpenti, un pavone e degli animali in lotta con un cinghiale.

La scoperta è stata fatta nella Regio V di Pompei, e rappresenta un vero e proprio “giardino incantato”, e si inserisce nel consolidamento dei lavori del Grande progetto Pompei: «Questi straordinari ritrovamenti che continuano a regalare grandi emozioni, rientrano nel più vasto intervento di manutenzione, quello della messa in sicurezza dei

Uno scorcio del Giardino Incantato rimerso a Pompei durante i lavori di scavo a ridosso di Porta

fronti di scavo – ha detto Massimo Osanna, direttore degli scavi – che sta interessando i circa 3 km di fronti che delimitano l’area non scavata di Pompei».

In linea con il gusto del tempo, interno ed esterno si confondono in una raffigurazione che porta la natura all’interno dell’antica domus, dove scorgiamo uccelli che volano, un pozzo, una grande vasca colorata e il ritratto di un uomo con la testa di cane, che ai più potrebbe ricordare il culto egizio di anubi: «Una stanza meravigliosa ed enigmatica – commenta Osanna – che ora dovrà essere studiata a fondo».

Il rinvenimento rappresenta ad oggi il più grande Larario del mondo romano, e presenta ancora i resti carbonizzati delle offerte fatte a queste divinità.

Nulla però è dato sapere su chi fosse il proprietario della opulenta domus romana, ma rappresenta senza dubbio un affascinante enigma per gli studiosi.

Le foto sono dell’ANSA, scattate per l’occasione da Ciro Fusco.

Qui il link per la gallery completa.

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