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Al Museo del Bargello a Firenze una mostra sulle porcellane Richard Ginori

Nata per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1735, l’omonima fabbrica di prestigiose porcellane sorse in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi Sesto Fiorentino), trasformandosi in breve tempo in una delle più raffinate manifatture europee. I discendenti del marchese continueranno ad occuparsene fino al 1896, quando il marchio si fonderà con la milanese Richard, dando origine a quella che oggi è Richard Ginori.

Maniffattura di Doccia (Gaspero Bruschi).Venere dei Medici (dall’antico), porcellana

Una lavorazione di pregio, con decorazioni e disegni originali che troveranno la massima espressione nelle decorazioni pittoriche “a veduta”, ad opera del fiorentino Ferdinando Ammannati, già pittore nella Reale Fabbrica di Re Ferdinando di Borbone, il quale trasferirà a Doccia il gusto neoclassico appreso e apprezzato a Napoli.

Famose le decorazioni con le vedute tipiche del tempo: dalle rovine di Pompei che caratterizzarono l’arte nella metà del ‘700 alternandosi a scene mitologiche, alla raffigurazione di piazze e palazzi di Napoli, Roma e del territorio toscano in genere.

Chi mi conosce sa che amo particolarmente questa fabbrica, a mio avviso tra le più raffinate e belle d’Italia, non solo per la sua produzione ormai storica, ma anche per le porcellane contemporanee dall’intramontabile gusto classico. Oggi alcune di quelle creazioni di pregio sono visibili all’interno del Museo di Capodimonte a Napoli, ma sono felice di segnalare una bellissima iniziativa culturale.

Il Museo Nazionale del Bargello a Firenze inaugurerà il prossimo maggio una mostra sulle statue di porcellana prodotte a Doccia. La fabbrica della bellezza. La manifattura Ginori e il suo popolo di statue, questo il titolo, è la prima rassegna in Italia che pone al centro il noto marchio.

Dal 18 maggio fino al prossimo 1 ottobre 2017 i visitatori potranno ammirare la produzione di sculture prodotte nel primo periodo, che dialogheranno così con le collezioni permanenti del museo, ma anche con una serie di cere, terrecotte e bronzi che le hanno ispirate e ne hanno fatto da modello per la loro realizzazione.

Il percorso si articola in due principali nuclei, che racconteranno la storia di questa fabbrica, la sua nascita e la formazione e la trasformazione di una invenzione di scultura in porcellana.

Ma la mostra non ha soltanto un ruolo culturale, ma anche il compito sociale di porre l’accento sul Museo di Doccia, chiuso dal maggio del 2014, e tentare di scuotere l’opinione pubblica non solo dei i fiorentini, ma di tutti i visitatori, affinché riscoprano il valore di un orgoglio tutto italiano.

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Helmut Newton, tra moda e erotismo al PAN di Napoli fino al 18 giugno

È imprescindibile per un amante della fotografia o un semplice appassionato imparare dai grandi maestri che di quest’arte hanno fatto scuola e ne hanno fatto la storia. Uno fra tutti Helmut Newton, cui il Palazzo delle Arti di Napoli ha dedicato un’ampia retrospettiva, aperta al pubblico fino al prossimo 18 giugno.

FOTOGRAFIE White Women / Sleepless Nights / Big Nudes, questo il titolo della rassegna, che in tre sezioni ripercorre le principali fasi della carriera del noto fotografo americano, ispirate ai primi tre volumi pubblicati da Newton tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

Helmut Newton, French Vogue, Melbourne 1973

Scatti glamour, che hanno catturato volti, sguardi, espressività di top model, attrici e artisti, da Charlotte Rampling a Andy Warhol.

Chi mi segue su instagram ha già visto qualche scatto, ma chi non ha visto questa mostra dal vivo ignora che ti immergi non solo in un’altra epoca, guardando le fotografie di Newton, ma in un altro mondo.

Lusso e bellezza. È con questo binomio che si potrebbe riassumere la fotografia di Newton, le cui immagini sono patinate, eleganti, vagamente erotiche e trasgressive, ma mai volgari.

Tre sezioni in cui, a dispetto dei numeri che contraddistinguono le opere, non c’è un vero e proprio percorso di visita, ma tutto è fluido, liquido, come l’acqua delle piscine spesso fotografate da Helmut. Sì, la piscina, che in Newton si fa totem irraggiungibile del lusso, un luogo misterioso, in cui avvengono incontri. Un elemento che è quasi un’ossessione per il fotografo tedesco naturalizzato statunitense.

In questi anni Newton osa, porta la fotografia di moda fuori dagli studi di posa e dalle fredde luci dei bank.

Giardini rinascimentali, dimore storiche, prati si trasformano in inconsapevoli scenari di pose plastiche e amori saffici. Ma anche uffici, suite, alberghi e sedi di grandi brand di moda.

a sinistra Helmut Newton, Elsa Peretti, 1970 a destra Ariana Grande 2016

È un mondo lezioso quello che racconta Newton, che lo documenta e lo eviscera fino a farne quasi fredda parodia di sé stesso. Un mondo a tratti fetish, che occhieggia al bondage con straordinaria modernità. Impressionante quanto l’eredità di Newton si faccia sentire ancora oggi. Basta guardare le immagini promozionali dell’album Dangerous Woman del 2016, della cantante Ariana Grande, per percepire una chiara impronta newtoniana.

Helmut Newton, Tied Up Torso, Ramatuelle 1980

Attrici, grandi metropoli statunitensi o scorci italiani. Da Parigi a Berlino, da Nizza al Senegal. La fotografia di Helmut ha girato tutto il mondo, rivoluzionando il mondo della moda.

Quasi imbarazzano lo spettatore i Big Nudes per la loro potenza. Donne completamente nude a grandezza naturale, i Big Nudes sono una serie fotografica ispirata ai manifesti diffusi dalla polizia tedesca per ricercare gli appartenenti al gruppo terroristico della RAF. Helmut ebbe l’idea di catturare dei nudi con una macchina fotografica di dimensione media con l’intento di farne delle gigantografie.

Dopo una grande rassegna su McCurry, il PAN ospita un altro grande nome del panorama fotografico mondiale.

sopra Helmut Newton, Bergstrom over Paris, 1976 sotto Velasquez, Venere allo specchio, 1648

Una fotografia colta, quella di Newton, i cui potenti nudi occhieggiano all’eroicità della nudità greca, affondando le radici nella storia dell’arte italiana con omaggi a tratti impercettibili, altre volte invece un chiaro riferimento a quei grandi maestri che hanno tracciato il percorso da dove ha avuto origine tutto.

Curata da curata da Matthias Harder e Denis Curti, l’idea nasce nel 2011 da June Newton, vedova del fotografo. Promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, la mostra è organizzata da Civita Mostre in collaborazione con la Helmut Newton Foundation, e accompagnata da una pubblicazione edita da Marsilio.

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Bill Viola: “Rinascimento Elettronico” a Palazzo Strozzi a Firenze fino al 23 luglio

Un fuoco. Una videoinstallazione di un grande incendio, i cui crepitii si propagano in tutta la sala, e per un momento Palazzo Strozzi sembra bruciare davvero. Non poteva che iniziare così la mostra di Bill Viola, Rinascimento Elettronico, a Firenze fino al 23 luglio 2017, dove sono stato ospite durante il mio soggiorno fiorentino

Una performance di Phil Esposito, proveniente dallo studio dell’artista, che si lascia idealmente divorare dalle fiamme, diventando egli stesso fuoco. Un fuoco che è passione, un fuoco che è purificazione, un fuoco che è luce, morte, rinascita, rinascimento.

Fuoco, che si trasforma in acqua dall’altra parte della sala, dove specularmente è proiettato un video dove tutto invece è travolto dall’acqua. L’acqua, l’elemento principe nella video-art di Viola, con cui si misurerà sin dai primi esordi alla fine degli anni ’70.

Due facce della stessa medaglia, due aspetti del ciclo vitale: l’acqua e il fuoco, componenti essenziali, e talvolta devastatrici, della vita stessa dell’Uomo.

Bellissimo il dialogo dell’artista italo-americano con la Visitazione di Carmignano del Pontormo, che con i suoi video al rallenty che si ripetono in loop, sembrano riportare in vita il dipinto cinquecentesco, facendoci riflettere sul vento che gonfia le vesti delle donne ritratte dal pittore italiano, e al contempo ci restituisce un’idea fedele dei gesti, i sorrisi, le espressioni che il maestro della videoarte traspone in una indefinita contemporaneità.

Sorprende Il Sentiero, che mostra degli uomini e delle donne attraversare un bosco percorrendo in silenzio lo stesso cammino che, idealmente, si ritrova a percorrere anche il visitatore stesso per spostarsi nell’altra sala, quasi a diventare tutt’uno con l’arte di Viola.

Viola. Un cognome, che tradisce l’origine italiana del maestro americano. Viola, come il colore di una città, Firenze, cui questa mostra è intrinsecamente legata.

Il Rinascimento Elettronico di Viola è davvero un nuovo Rinascimento, contemporaneo, forte, che pone l’uomo al centro del suo lavoro, e che oggi come all’ora continua a far riflettere. Il raffronto con Andrea Di Bartolo pone l’accento proprio sul tempo e la spiritualità, con l’alternarsi delle stagioni, in una giornata, quella della stanza di Caterina che, metaforicamente, diventa la vita intera di ognuno di noi.

L’apice di questo percorso di storia dell’arte contemporanea è probabilmente il confronto con Masolino da Panicale, Cristo in Pietà, che nella versione di Bill diventa un’Emersione, che qui si fa manifesto dell’intera rassegna. Cristo che emerge dal sepolcro come un inerme eroe greco sconfitto in battaglia: diafano, indifeso, nudo, che tuttavia non vuole essere scabroso o scandalistico. Accanto a lui una Maria e una novella Maddalena, archetipi di quei legami incondizionati che derivano dal sangue e dall’amore.

Nella videoarte di Bill Viola la realtà è sospesa, a tratti stravolta e capovolta, ma resta intatta la sua forza di comunicazione.

Lungo il percorso museale trovano posto anche le opere più vecchie dell’artista, quelle su nastro, fino alle moderne tecnologie dell’alta definizione e dei pannelli LED.

La mostra, come nuova moda museale impone, presenta diverse appendici in giro per Firenze, negli Uffizi, ma anche nel Museo del Duomo, dove Viola incontra la Maddalena Penitente di Donatello, e ci mostra una donna, che spiritualmente ne eredita il ruolo, che nella forza dell’acqua ritrova quella catarsi, che alla fine di questo straordinario percorso diventa anche quella del visitatore stesso.

ART NEWS, LIFESTYLE

Un weekend sotto il sole di Firenze

Avete presente il film con Raoul Bova e Diane Lane, Sotto il sole della Toscana? Ecco, proprio quello, dove loro si innamorano tra colline e cipressi. Dimenticatelo. Perché oltre i verdeggianti panorami bucolici c’è molto di più.

Non so che idea avessi di Firenze prima. Forse, scorgendola ogni volta solo attraverso il finestrino di un treno, accompagnata da quei caratteristici colori giallo-verde che scorrono dietro il vetro, dagli alberi che tracciano la terra battuta, me l’ero immaginata un po’ così: una piccola cittadina dai tetti rossi incastonata nella natura. Buon cibo, quei sapori tipici del centro Italia, dove il gusto selvatico della cacciagione è accompagnato dal sapore corposo di un buon vino rosso.

la ribollita della trattoria il Contadino, a Firenze – (instagram @marianocervone)

È così che è iniziato il mio viaggio. Chi mi segue su instagram, già sa che ho trascorso il mio ultimo weekend nella città di Dante, e il mio primo amore non poteva che essere la Ribollita. Un piatto povero della tradizione italiana, fatto con pane raffermo e verdure, ma denso come un risotto, ricco e saporito, che mi ha conquistato al primo assaggio.

Ho scoperto per caso la Trattoria Il Contadino, nei pressi di Santa Maria Novella. TripAdvisor dice che ha il miglior rapporto qualità/prezzo. Diffido sempre un po’ da quanto c’è scritto nelle recensioni, e invece devo dire che è assolutamente vero. L’ambiente è piccolo, intimo, ma abbastanza largo da non stare accalcati gli uni sugli altri come in molti locali moderni, che non garantiscono nemmeno il minimo spazio vitale per una intima conversazione a due. I camerieri simpatici, il menù è ricco, composto per lo più, e non poteva essere altrimenti, da piatti tipici fiorentini, il che mi ha spinto a ritornarci anche una seconda volta. Alla mia gustosa Ribollita, ho fatto seguire una bistecchina di maiale davvero ottima, accompagnata da un contorno di piselli, pancetta e cipolle e, naturalmente, del buon vino della casa. Ma ho avuto modo di assaporare anche delle buonissime tagliatelle con carne di cinghiale, seguite da un buonissimo Peposo all’Impruneta, paese tipico delle colline toscane da cui prende il nome, a base di vitello, con grani di pepe nero e cotto nel vino. Davvero delizioso.

Firenze è piccola, contenuta, una città a misura d’uomo, punteggiata da caffè storici come Scudieri, dove l’antichità di questo bar, nato nel 1939, la si percepisce sin dagli arredi, ed è un obbligo morale per un visitatore prendere almeno un caffè in questo locale, godendosi il sole caldo di una mattina di marzo.

È probabilmente questo il periodo migliore per scoprire la città e i suoi monumenti, quando il freddo comincia a cedere il passo ai primi cieli tersi della primavera.

il Campanile di Giotto, dalla Cupola di Brunelleschi (instagram @marianocervone)

Il mio soggiorno fiorentino è stato a metà tra percorso di storia dell’arte ed excursus interiore, dove ogni gradino fatto, era parte di una ascensione non solo turistica, ma spirituale. Grazie ad un biglietto cumulativo, ho infatti percorso i gradini che mi hanno portato sulla cuspide della Cupola del Brunelleschi prima, dove ho avuto Firenze ai miei piedi, vincendo persino il mio senso di vertigine, e il Campanile di Giotto poi. Un’esperienza quasi mistica, che aveva un retrogusto del Cammino di Santiago; uno di quei percorsi in cui ti ritrovi quasi corpo a corpo con la gente, in comunione con il mondo intero, attraverso piccoli gradini secolari, cunicoli stretti, il panorama, la luce. È la luce, in una straordinaria giornata di primavera in anticipo, quella che mi ha avvolto, ripagandomi della fatica delle scale, degli spazi angusti, del caldo. La luce, che ti mostra un lato inedito della città, dall’alto, a contatto con il vento, a contatto con il sole, a contatto con te stesso.

Curiosa l’usanza beneaugurale di inserire una monetina nella bocca del porcellino (in realtà cinghiale) dell’omonima Fontana del Porcellino, sotto la loggia del Mercato Nuovo di Firenze. Datata 1633, ad opera di Pietro Tacca, secondo la leggenda per ricevere il buon auspicio la moneta, una volta rilasciata deve cadere nella grata ai piedi del cinghiale dove scorre l’acqua: se la oltrepassa, la fortuna è assicurata.

David di Michelangelo, Gallerie dell’Accademia (instagram @marianocervone)

Nell’immaginario collettivo la statua del David di Michelangelo si trova agli Uffizi. In realtà è alle Gallerie dell’Accademia, che ho visitato, spezzando un po’ il fiato con un percorso museale. Ho ammirato anche io l’archetipo di quella ieratica virilità rinascimentale che ha oscurato persino la perfezione della statuaria greca. Ma le Gallerie dell’Accademia sono una rivelazione, con la bellissima gipsoteca di monumenti funerari o celebrativi, e le languide donne ritratte in una pudica e maliziosa nudità.

ragazzi che aspettano il tramonto sulle scale di Piazzale Michelangelo a Firenze

Dopo l’ampia parentesi culturale di monumenti e opere fiorentine, ho proseguito il mio giro con quello che è forse un cliché del turista a Firenze: Piazzale Michelangelo, il colle dal quale si può godere di una vista su tutta Firenze. Un’esperienza sensoriale bellissima. Aspettare che il sole si inchini alla Cupola, al Campanile a Palazzo Vecchio, allungando le ombre e colorando d’arancio il panorama circostante. Sono rimasto colpito dal numero di persone che erano lì ad aspettare che il sole calasse, a scattarsi foto a farsi selfie. Tanti i turisti che hanno aspettato il crepuscolo scandendo il tempo con bicchieri di vino o di birra, acquistati dagli ambulanti all’ombra del David di bronzo che troneggia al centro della piazza. Anch’io non ho potuto esimermi dal voler portare a casa un personale scatto del tramonto, ma l’ho fatto catturando anche quella folla di amici e fidanzatini felici, che mi hanno trasmesso la frizzantina aria dell’attesa.

Nascita di Venere, Gallerie degli Uffizi (instagram @marianocervone)

Se il giorno prima ho aspettato che il sole tramontasse sulla città, la mattina seguente la mia visita è iniziata con la visita alle Gallerie degli Uffizi (il consiglio è quello di prenotare il biglietto on-line. C’è un sovrapprezzo di 4€, ma risparmierete ore di fila e di attesa). Non avevo mai riflettuto su perché si chiamano “gallerie”, e solo percorrendole ho capito. Due corridoi, gallerie, che percorrono tutta la storia italiana, adornate di statue classiche.

Entrare negli Uffizi è come sfogliare un volume di storia dell’arte. Un’ampia pagina della cultura italiana che va da Giotto a Caravaggio, passando per Botticelli e Leonardo. Qui è racchiusa la vera Arte italiana, che trova il più straordinario compimento in quella Primavera e Venere diventate icone capaci di catalizzare l’attenzione di centinaia di visitatori che attoniti osservano la loro maestosità. Sì perché forse quelli del Botticelli sono dipinti la cui fama non tradisce le aspettative. Ma sono tanti gli artisti, prevalentemente toscani, che hanno fatto scuola, influenzando pittori di ogni epoca e nazione.

Per uno studente di storia dell’arte è un’emozione unica trovarsi faccia a faccia con quelle opere che ha visto soltanto sui libri, la materializzazione di un sogno che trova negli Uffizi il più completo compimento.

Ponte Vecchio a Firenze (instagram @marianocervone)

Un suggerimento: Ponte Vecchio visitatelo anche di notte. Le botteghe orafe, con i loro stipiti e porte in legno, sono davvero molto suggestive.

Tra le esperienze gastronomiche da fare, per un turista alla scoperta di Firenze, quella del gelato Buontalenti è un must. Nato, secondo la leggenda, ad opera di Bernando Buontalenti, architetto alla corte dei medici con la passione per la cucina, che lo avrebbe inventato nel ‘500 in occasione del banchetto nuziale di Maria de’ Medici, dando così origine alla nota crema fiorentina a base di zabaione e frutta.

Ultima tappa, per me, è stato il Museo del Duomo, un modo per finire così come ho iniziato, fatto però in un secondo momento. Approfittando della durata di 48ore dalla prima vidimazione del biglietto acquistato on-line, ho deciso di riservarmi per il mio ultimo giorno di permanenza, la visita al Museo del Duomo di Firenze. Una sorpresa, una rivelazione dove antico e contemporaneo coesistono in uno spazio sospeso tra passato e futuro. Bellissima la ricostruzione della facciata originale del Duomo all’interno del museo, dove le sculture originali, preservate dall’incuria del tempo, ritrovano le originarie collocazioni, offrendo ai visitatori una luminosa visione.

Museo del Duomo di Firenze

L’architettura del museo dialoga con la vera Cupola del Brunelleschi, che si mostra inquadrata da un lucernario e alla terrazza, con un allestimento davvero suggestivo avveniristico. Scenica la musealizzazione delle porte del battistero ad opera di Lorenzo Ghiberti e Andrea Pisano, il cui oro risplende in tutta la magnificenza di un viaggio che mi è rimasto nel cuore, e che conquisterà chiunque voglia intraprenderlo.

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L’Art Déco, l’amore per il lusso e la modernità in mostra a Sogliano al Rubicone

per BROWSER e DESK queste tre foto titolo L'Art Deco' nella collezione Parenti
Vogue, Collezione Parenti

Dopo Caravaggio, la moda museale del momento è sicuramente l’Art Déco. Sono ben due, tutte in territorio romagnolo, le rassegne dedicate allo stile che negli anni ’20 ha segnato un’epoca, rappresentando, ancora oggi, una fonte di ispirazione per architetti e artisti di ogni decennio a venire.

Fino al prossimo 16 luglio, al Museo di Arte PoveraSogliano al Rubicone (in provincia di Forlì-Cesena), sarà infatti possibile ammirare Art Deco nella collezione Parenti. Moda e pubblicità nell’epoca dorata successiva al Liberty, questo il titolo della rassegna che mette insieme l’ampia Collezione Parenti, oltre 300 opere.

Sono molto legato a questi luoghi, chi mi segue su instagram lo sa bene.

Lavori grafici dal tratto inconfondibile, che raccontano una smodata passione per il lusso, una ricerca estetica del bello, esprimendo la gioia per la vita e la voglia di godersela in quelli che erano gli anni ruggenti, che ambivano soprattutto alla modernità. Automobili certo, ma anche abiti dal taglio moderno, per donne che iniziavano ad emanciparsi dal semplice ruolo di mogli e madri, ma anche una velata ricerca di sensualità e piacere.

art-deco-museo-di-arte-povera-sogliano-al-rubicone-internettualeLa mostra incontra un’altra importante rassegna su questo stile, quella dei  Musei di San Domenico a Forlì fino al prossimo 18 giugno.

All’interno di Palazzo Marcosanti i visitatori potranno ammirare le opere allestite, che raccontano la fioritura di una creatività che si diffuse presto in tutta Europa, e che in Italia ebbe una notevole influenza non soltanto negli stili architettonici, ma anche nelle arti decorative e nell’industria, rappresentando un germe di quello che fu la fioritura del design italiano.

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Storia e fede nelle Catacombe di San Gennaro a Napoli

Una visita alle Catacombe di San Gennaro a Napoli è un’esperienza spirituale per un napoletano. Se fatta in notturna poi, con tanto di aperitivo, può diventare un conviviale evento mondano da condividere con gli amici. È quello che è successo venerdì 3 marzo, durante una delle tante visite serali organizzata dalla Cooperativa La Paranza, che si occupa del sito archeologico dal 2010.

È caldo e accogliente l’ambiente del ticket office, a metà tra un lounge bar, con sedute e divani vintage, e un moderno bazar, dove sono esposti gadget e libri sulla città di Napoli e i suoi sotterranei.

L’aperitivo dura poco, per noi forse arrivati un po’ troppo all’ultimo minuto, che in silenzio ascoltiamo il consiglio del personale di mangiare in fretta prima che cominci la visita del primo turno. Mangiamo e beviamo in piedi, appoggiandoci ad una delle botti-tavolino. Siamo attoniti e impazienti di scoprire il sotto.

Birra alla spina, artigianale diceva l’evento sui social, e fritto di terra. Pretesti culinari per ingannare l’attesa facendo quattro chiacchiere, distendendo magari le tensioni di una giornata di lavoro.

La visita ha inizio dopo un po’. È una tiepida serata di marzo, il cielo è terso e, a dispetto delle luci della città che rischiarano la collina di Capodimonte, s’intravedono anche le stelle incamminandosi verso l’ingresso dell’antico cimitero paleocristiano.

Ci addentriamo all’interno, dove i gradini di pietra sono sostituiti a mano a mano da una scala di vetro, e improvvisamente siamo catapultati nel II secolo. E quasi sembra di respirare la sacralità della terra di Napoli, avvolti dal profumo del tufo giallo, scavato nella collina per dar vita a questi luoghi.

A differenza delle anguste catacombe di Roma, quelle di San Gennaro sono ampie e ariose, illuminate dalla luce del giorno quanto suggestive al chiaro di luna.

I loro ambienti non ci raccontano soltanto di un’epoca, ma ci parlano al contempo di una inedita storia del santo patrono della città, San Gennaro, appunto, che va oltre il miracolo che ogni 19 settembre si rinnova all’interno del Duomo.

catacombe-di-san-gennaro-napoli-internettualeÈ così che, grazie ad Anna, la nostra guida per la serata, impariamo che dopo la costruzione, sulla tomba di Agrippino, di quella che è una vera e propria basilica cimiteriale, Giovanni I, primo vescovo di Napoli, fa trasportare le spoglie di San Gennaro, che vengono collocate nella parte inferiore della cripta. Scopriamo che, oltre a quello noto del 19 settembre, il santo compie il miracolo di sciogliere il sangue nelle ampolle del Duomo anche il sabato che precede la prima domenica di maggio (e negli otto giorni successivi) e il 16 dicembre.

Secondo la leggenda San Gennaro, durante le persecuzioni a Nola incontra il perfido giudice Timoteo, il quale prima ordina che sia gettato in una fornace, dalla quale il Santo esce illeso così come le sue vesti, ragion per cui diverrà patrono di Napoli per l’ideale capacità di opporsi alla forza lavica del Vesuvio, poi successivamente viene portato nell’anfiteatro di Pozzuoli, affinché sia sbranato dalle fiere, le quali però una volta dentro si inchinano in gesto di reverenza.

Sono bellissimi gli affreschi che decorano le volte delle, dove si può ammirare un unicum come la raffigurazione delle tre virtù teologali che costruiscono un palazzo con pietre dopo averle bagnate in acqua: le pietre rappresentano i cristiani che, una volta battezzati, fanno parte del muro della cristianità.

Oggi le catacombe non contengono più le reliquie di San Gennaro, eppure questi luoghi trasudano della sua presenza, nelle tombe più costose di chi voleva essere sepolto accanto al santo per avvertire, nell’aldilà, una vicinanza non più corporea, ma di anime. È quello che devono aver pensato anche i vescovi, che hanno voluto i loro raffinatissimi arcosolia proprio sulla tomba di San Gennaro.

Il racconto delle Catacombe di Napoli è quello della Napoli stessa: credo e potere, avidità e fede. Una storia millenaria che si perpetua ancora attraverso i suggestivi racconti delle guide, che ci fanno scoprire le nostre radici con un aperitivo alla mano.

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Festa della Donna: musei gratis per le donne l’8 marzo

C’è un’inversione di tendenza da qualche tempo a questa parte. Se negli ultimi anni la Festa della Donna si era trasformata da commemorazione e festa dei diritti a becero raduno negli stripclub per sole signore, dallo scorso anno l’8 Marzo è invece l’occasione per avvicinarsi alla cultura gratuitamente.

TORINO. MUSEI REALI - PALAZZO REALE MARIA JOSÈ PRINCIPESSA DI PIEMONTE 1929
TORINO. MUSEI REALI – PALAZZO REALE
MARIA JOSÈ PRINCIPESSA DI PIEMONTE
1929

Grazie a una bellissima iniziativa del Ministero dei Beni Culturali infatti, le donne potranno entrare gratuitamente in tutti i musei statali. L’annuncio arriva tramite una campagna social che sceglie volti femminili che hanno fatto la storia: da Saffo a Jane Burden Morris, da Artemisia Gentileschi a Madame de Stael. Sono oltre trenta le locandine che animeranno i canali social @MuseiItaliani fino all’8 marzo.

Nel frattempo si rinnova anche la consueta caccia al tesoro cui il ministero invita i cittadini in visita nei musei. L’hashtag di questa occasione sarà #8marzoalmuseo attraverso il quale è possibile condividere contenuti in tema, catturando con il proprio smartphone e condividendolo su instagram, il social network deputato alla fotografia, ritratti di donne di tutte le epoche nei dipinti, le sculture, i vasi figurati, arazzi, affreschi di tutte le collezioni museali.

Nel frattempo domenica 5 marzo, si rinnova la consueta prima domenica del mese, durante la quale tutti i cittadini potranno accedere gratuitamente nei principali musei nazionali del nostro Paese.

per maggiori informazioni:

http://www.beniculturali.it/8marzo

ART NEWS, INTERNATTUALE

Museo Egizio di Torino a Catania: ecco perché è un errore parlare di “scippo egizio”

Qualche settimana fa avevo orgogliosamente parlato della “sezione egizia” che il Museo Egizio di Torino avrebbe idealmente aperto a Catania, nel Convento dei Crociferi, consentendo l’esposizione di alcune opere contenute nei depositi, per creare un dialogo tra nord e sud, che non fosse soltanto culturale, ma ideologico, unendo due mondi apparentemente lontani come il nord e il sud del nostro Paese sotto il segno della cultura e del benessere di tutti.

A quanto pare però non è esattamente così. Nei giorni a venire infatti un Comitato ha raccolto oltre 3500 firme on-line contro quello che è stato definito “lo scippo Egizio”.

Obiettivo naturalmente quello di impedire che alcune opere del museo torinese vengano trasportate a Catania, dove, d’accordo con il Ministero dei Beni Culturali, la Fondazione del Museo Egizio in collaborazione con il Comune avrebbero voluto aprire una sorta di sede satellite.

«Dire che i pezzi destinati al prestito non sono esposti ma vengono dai magazzini – ha detto Carlo Comoli, portavoce del comitato – è arrampicarsi sui vetri, ogni grande museo ha reperti nei depositi. Avallare questa operazione significa creare un precedente pericoloso per tutti i grandi musei italiani. L’Egizio è parte dell’identità di Torino, i suoi tesori devono restare qui. La Sicilia, che trabocca di beni culturali, pensi a valorizzarli anziché scippare quelli altrui».

Mi fa sorridere l’idea di Comoli secondo il quale il museo farebbe parte dell’identità di Torino, perché ciò è vero soltanto in parte. Se la costituzione dell’edificio intesa come sede museale e la formazione delle collezioni ivi contenute possono far parte in qualche modo del tessuto cittadino e della sua storia, ciò, per evidenza di cose, non è così per le opere stesse, egiziane, di certo più vicine al territorio siciliano, che non alla fredda terra del Piemonte. Pertanto è ridicolo appellarsi all’identità della città.

Non bisogna dimenticare inoltre che la moda per l’Egitto dilagò in tutta Europa, pertanto non solo a Torino, a partire dal XIX secolo, all’indomani delle campagne napoleoniche nella terra delle piramidi, che portò un nuovo gusto architettonico, ma anche di design oltre che di mero collezionismo di reperti antichi, con particolare attenzione a quelli di provenienza egizia.

Dunque quella dell'”Egitto-mania” torinese non era un fenomeno sviluppatosi nel solo capoluogo piemontese, ha semplicemente portato personalità come Vitaliano DonatiBernardino Drovetti, console generale di Francia durante l’occupazione in Egitto, più vicini alla possibilità di reperire, accumulare e collezionare opere dalle sabbie del Sahara, mettendo insieme 8000 pezzi, acquistati in un secondo momento dal re Carlo Felice, che li unì ad altri reperti collezionati dalla Casa Savoia.

Il Museo Egizio, voluto dal re savoiardo, è dunque l’espressione di una moda, squisitamente europea, che dilagava in quegli anni, e che ha portato anche città come Napoli ad erigere edifici secondo il gusto del momento, come il Mausoleo Schilizzi in stile neo-egizio, o portando nello stesso periodo personalità come Gioacchino Murat a contribuire alla formazione della seconda collezione egizia, dopo Torino, più importante in Italia, oggi custodita ed esposta nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Quella di Torino dunque non è una storia unica che caratterizza la sola città del nord Italia, ma l’espressione più compiuta di un fenomeno diffuso.

È un errore parlare di “scippo egizio” in quanto Catania, con la sua sede egizia di provenienza torinese, diverrebbe un valido vettore per veicolare e incuriosire i turisti a spingersi fino al nord Italia per ammirare le straordinarie collezioni del museo torinese, oltre che a dare la possibilità di ammirare pezzi che altrimenti stazionerebbero nei polverosi depositi del museo e dare un esempio di grande collaborazione tra due identità apparentemente così diverse tra loro.

Con questa apertura nulla è tolto a Torino e al prestigioso Museo Egizio, che rappresenta, e continuerà a rappresentare sempre e a prescindere, un caposaldo, per archeologi o semplici appassionati, dell’Egittologia in Italia e nel mondo. Una sede collaterale a Catania potrebbe invece rappresentare un biglietto da visita per quanti nel sud del paese vogliono saggiare solo una minima parte dell’intero potenziale che il museo invece esprime pienamente.

ART NEWS

Nicca Iovinella, tra arte contemporanea e classicità il 2 marzo al MANN

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è un museo in continua evoluzione. Prosegue infatti il connubio, felice direi, tra archeologia e arte contemporanea, alzando di volta in volta il livello della qualità. Se finora il MANN ha ospitato nelle sue sale opere contemporanee in dialogo con le collezioni archeologiche, il prossimo evento è una vera e propria performance, per vivere appieno l’arte e il contatto con l’artista.

nicca-iovinnella-iam-mann-museo-archeologico-di-napoli-2017-internettualeSuccederà il 2 Marzo alle 18.30, quando le sale del museo adiacenti al giardino delle camelie si trasformeranno nella scena teatrale di Ancient Freedom, antiche libertà, di (e con) Nicca Iovinella. Una performance che, come la divinità greca Giano, incarna due anime: classica e contemporanea, corporea e digitale, naturale e artificiosa, in perfetta linea con il fil rouge del museo napoletano.

afrodite-venere-mann-museo-archeologico-nazionale-di-napoli-internettualeIl museo diventerà per l’occasione scenario bucolico dove l’artista indagherà temi cari alla sua poetica, come l’affermazione del sé, dell'”abitare”, delle “ferite” di un universo femminile più volte calpestato dalla volontà altrui. Un tema quanto mai attuale, e che diventa la perfetta occasione per festeggiare e celebrare degnamente in anticipo la festa della donna che ricade proprio a marzo.

La performance, che sarà ripresa in diretta, nasce in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli e si trasformerà poi in una video-installazione, visibile fino al prossimo 2 aprile, attraverso un proiettore e schermi ad hoc.

Ad accompagnare la mostra un testo critico di Adriana Rispoli, che dice: «Come i grandi personaggi tragici femminili della mitologia – da Didone a Cleopatra, da Cassandra a Medea – Nicca interpreta (è) una donna dilaniata dallo sforzo di vivere e di affrontare le forti contraddizioni dell’animo umano. Indubbiamente Eros e Thanatos si fondono in quest’operazione polisemica, sintesi di un percorso di vita che diventa racconto universale».

La performance che Iovinella proporrà al pubblico dell’archeologico è, in un certo senso, la prosecuzione di I AM, esibizione tenuta dall’artista al Parco dei Camaldoli di Napoli nel 2014. Qui i sentieri di allora si fanno immaginari e immaginifici, i cui passi sono oggi scanditi da un nuovo ritmo, da una nuova consapevolezza, da quel vissuto, diverso da quello di ieri, che inevitabilmente continua ad influenzare il suo lavoro e la sua ricerca.

Una sola costante, due cappi: una corda appesa ad un ramo ed un secondo, invece, alato. Non ci sono particolari artifizi in scena, ma materiali semplici offerti dalla natura: foglie e rami.

Nicca penderà dalla corda, un gesto simbolico che disorienta lo spettatore, lasciandolo sospeso con lei in un groviglio sensoriale tra leggerezza e riflessione.

Durante la performance saranno proiettate su Nicca, vestita completamente di bianco, le figure di alcune delle Veneri acefale conservate all’interno del MANN: un omaggio alla scultura classica del museo, certo, ma anche un tentativo di storicizzare questa performance, che riecheggerà delle sofferenze delle donne, delle loro conquiste nel tempo, della sofferenza che si perpetua ancora dall’Antica Grecia ad oggi.

ART NEWS

Leonardo Da Vinci Experience, il museo che porta la Gioconda in Italia

Per chi studia storia dell’arte Leonardo Da Vinci rappresenta il genio assoluto dell’Umanesimo. La sua tecnica pittorica, l’alone di mistero intorno alla sua figura e le sue invenzioni geniali, hanno contribuito a dargli una fama senza eguali, a metà strada tra artista puro e scienziato vero e proprio.

leonardo-da-vinci-experience-il-cenacolo-internettualeGrazie a Leonardo Da Vinci Experience, in Via della Conciliazione 19 a Roma, adesso anche gli italiani potranno ammirare dal vivo le sue opere: la Gioconda, il Cenacolo, le due versioni de La Vergine delle Rocce, sono soltanto alcuni dei ventitré dipinti certificati dal Maestro finalmente riuniti in un unico grande ambiente. Non si tratta di prestiti, bensì di vere e proprie riproduzioni degli originali, non solo nei materiali, gli stessi utilizzati da Leonardo, ma anche con la medesima tecnica da lui operata.

Cinquecento metri quadri suddivisi in cinque aree tematiche, che comprendono un’antologia dei dipinti più noti, ma anche cinquanta macchine inedite progettate dal Genio Universale.

Il Museo si propone di essere un percorso tra arte e scienza, un viaggio tra pittura, meccanica, proiezioni, ologrammi e audio didattici per restituire al pubblico tutto il mondo vinciano.

leonardo-da-vinci-experience-la-sala-delle-macchine-internettualeLa Sala delle macchine del volo e L’Ultima Cena, la Sala delle macchine da guerra, la Sala della prospettiva, la Sala dei principi e la Sala della pittura. Sono queste le sezioni attraverso le quali si muoverà il visitatore, in un’esperienza che coniuga arte, scienza, cultura, istruzione e intrattenimento.

A realizzare le opere pittoriche Bottega Artigiana Tifernate, fornitore ufficiale per il museo del Louvre, il British Museum ed il Metropolitan Museum of Art di New York, che ha ricreato i capolavori vinciani con la rivoluzionaria tecnica della pictografia e dipinti a mano, a tutti gli effetti riconosciuti conformi agli standard del Ministero dei Beni Culturali.

Ogni macchina e ogni dipinto sono accompagnati da proiezioni e pannelli multilingua esplicativi, con informazioni e immagini 3D.

«La posizione di questo museo, la quantità e la fedeltà dei capolavori riprodotti ed esposti al suo interno, fanno di Leonardo Da Vinci Experience un’occasione unica al mondo per immergersi nella vita e nelle opere del più grande genio di tutti i tempi – spiega Leonardo La Rosa, presidente della società Arte e Cultura – Il percorso espositivo è rivolto a un pubblico senza confini di età e provenienza: una mostra viva, dinamica e in continua evoluzione, che intendiamo arricchire costantemente e proiettare verso il futuro in vista del 2019, anno in cui ricorreranno le celebrazioni per il cinquecentenario dalla morte di Leonardo».

Per maggiori informazioni:

www.leonardodavincimuseo.com