ART NEWS, CINEMA

La magia del cinema sui tetti di Milano: dall’11 maggio ritorna il “Cinema Bianchini”

Arriva il caldo e ritornano i drive in e i cinema all’aperto, vero must delle serate estive. Se siete a Milano poi, quella che è quasi una tradizione della bella stagione non poteva che essere trendy e glamour, e mettere in relazione il cinema con l’architettura.

A partire dal prossimo 11 maggio ritorna, per la terza edizione, il Cinema Bianchini, rassegna cinematografica che porta sui tetti della Galleria Vittorio Emanuele II a Milano capisaldi del cinema italiano e statunitense, in perfetta linea con il clima torrido dei mesi caldi.

Da Sabrina a Vacanze Romane, da Colazione da Tiffany a A Qualcuno piace Caldo, passando per Woody Allen e Sorrentino. Una retrospettiva, questa, che guarda ai classici e al cinema contemporaneo, proponendo commedie come Tutta colpa di Freud e Perfetti Sconosciuti, offrendo ampia visibilità al cinema italiano.

Ma quella del Cinema Bianchini non è mera visione di un film all’aperto, ma un’esperienza nel cuore di Milano. Un’occasione per ammirare il tramonto sui tetti del capoluogo lombardo, e trascorrere una serata in compagnia di chi si ama. Nell’attesa che il sole tramonti e abbia inizio la magia del cinema, si potranno gustare dolci amaretti Panarello, in un’atmosfera che un po’ sogno di una notte di mezza estate.

I film qui si fanno di pura sostanza onirica, e non deve essere un caso se ad inaugurare questa interessante rassegna, che accompagnerà i milanesi fino al prossimo 11 giugno, ci sia Miracolo a Milano, perché a giudicare dalla bellissima atmosfera il miracolo si è compiuto.

Per il programma completo, ecco il link.

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CINEMA

L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, il film che Rupert Everett ha girato a Napoli

Qualche giorno fa vi avevo parlato di tutte le produzioni che hanno interessato e interessano Napoli in queste settimane: spot pubblicitari, fiction, film. Tutti sembrano volere un pezzetto di questa città e della sua magica atmosfera.

Ultimo, solo in ordine cronologico, Rupert Everett, che esordisce alla regia con The Happy Prince – L’ultimo ritratto di Oscar Wilde, pellicola già presentata alla Berlinale, e che arriva finalmente domani, 12 aprile, al cinema.

L’attore di Sai che c’è di nuovo?, che tanto ha risentito dell’influenza dello scrittore inglese nella sua cinematografia, basti ricordare i bellissimi Un marito ideale e L’importanza di chiamarsi Ernest.

Con questo film l’attore oggi vuole proporre quasi un ritratto inedito del noto scrittore inglese, che ha fatto della libertà personale, al pari delle sue stesse opere letterarie, un vero e proprio manifesto.

Dichiaratamente omosessuale, Wilde è stato un personaggio sopra le righe per la società britannica del XIX secolo. Anche Napoli non sarà estranea alla sua prorompente personalità, al punto che, al suo arrivo nella città di Partenope (dove in parte Everett ha girato il suo film) la stessa Matilde Serao ne scriverà sul quotidiano Il Mattino.

Questo film vuole raccontare il periodo più cupo della vita dell’autore di Dorian Gray, compresa la sua prigionia per la sua omosessualità con l’accusa di gross public indecency.

Sono gli anni del De profundis, quelli in cui Wilde seguirà il suo amante, Alfred Douglas a Napoli, soggiornando con lui a Villa Del Giudice a Posillipo.

Come Wilde, anche Rupert Everett ha da tempo fatto il proprio coming out. Lui, che del film oltre che regista è anche interprete, incarna perfettamente lo spirito del noto aforista e giornalista inglese, e quella personalità eccentrica che lo ha reso famoso in tutto il mondo. La sua sembra quasi una catarsi, professionale e personale, attraverso la quale tenta probabilmente di riscattarsi artisticamente e assurgere a quel posto nell’Olimpo dorato che Hollywood finora non gli ha propriamente riconosciuto.

In un’epoca in cui ancora si combatte per il riconoscimento della parità dei diritti civili, o ancora si tenta di negarli, The Happy Prince, Il Principe Felice, è un film di grande spessore per la comunity LGBT, che mostra la difficoltà di essere se stessi.

Insieme a Everett un cast di attori straordinario: dal Premio Oscar Colin Firth, nel ruolo di Reggie Turner, a Emily Watson che interpreta Constance Wilde. A interpretare l’amante dello scrittore de Il fantasma di Canterville Alfred Bosie Douglas, l’attore britannico Colin Morgan, famoso in Italia per la serie televisiva Merlin.

La pellicola è distribuita in Italia da Vision Distribution. Girato in Baviera, in Francia, in Belgio e a Napoli, il film promette anche location suggestive e panorami mozzafiato a strapiombo sul mare, che aggiunti allo straordinario cast di attori, rappresenta senza dubbio un valore aggiunto e un motivo in più per riscoprire una storia e un autore straordinariamente contemporaneo.

CINEMA, INTERNATTUALE

Le prime immagini di “L’Amica Geniale”, la serie che Saverio Costanzo sta girando a Napoli

Sembrano quasi due scugnizze Lenù e Lila, le due protagoniste di L’Amica Geniale, serie tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, di cui stanno girando le prime esterne a Napoli proprio in queste ore.

Le ha presentate ufficialmente mamma RAI, che con HBO produce il serial che sarà distribuito anche negli States.

Sono Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, che daranno il volto rispettivamente alle piccole Elena (detta appunto Lenù) e Raffaella (soprannominata Lila), che appariranno per la prima volta sullo schermo.

Un romanzo di formazione, quello della Ferrante, misteriosa autrice che continua a nascondersi dietro questo pseudonimo, che muove i primi passi dagli anni ’50, e giunge quasi agli anni ’90 ritrovando le due protagoniste adulte.

A dare il volto all’adolescenza di Lila e Lenù saranno invece Gaia Girace e Margherita Mazzucco.

La serie traspone in otto puntate il primo romanzo della quadrilogia della Ferrante edita in Italia da e/o, per la regia di Saverio Costanzo, che ha diretto tra l’altro PrivateLa solitudine dei numeri primiHungry Hearts.

Un kolossal, questo, da 150 attori e 5000 comparse. Molto lungo anche il periodo di casting, per una produzione particolarmente sentita, che ha visto impegnati gli addetti ai lavori per circa 8 mesi, durante i quali hanno provinato 9000 bambini e 500 adulti in tutta la Campania.

A giudicare dalle automobili d’epoca (che ho più volte postato sul mio canale instagram, se vi va seguitemi) i costi e la produzione è di altissimo livello, che ha visto un dispiego di tecnici e addetti ai lavori di 150 persone, che hanno ricreato ben 20.000 metri quadri di set in appena cento giorni di lavoro. Un lavoro che ha ricostruito 14 palazzine, 5 set di interni, una chiesa e un tunnel, e l’intero quartiere Luzzatti dove è ambientata la prima stagione.

Fedele al romanzo, la storia ruota intorno alla scomparsa di Raffaella Cerullo, la cui migliore amica, Elena Greco, una signora anziana immersa in una casa piena di libri, scrive al computer la storia di una vita e di un’amicizia. Le due si conoscono in prima elementare nel 1950.

Napoli qui è vista come una città pericolosa, caratterizzata da un humus di criminalità, diffidenza e omertà, ma appare anche affascinante e borghese.

Pagina dopo pagina, Elena ripercorre gli ultimi sessant’anni della sua vita, raccontando di Lila, la sua amica geniale, ma anche la sua peggior nemica.

Sono invece 1500 i costumi, che si suddividono tra creazioni originali e quelle di repertorio.

Oltre alle già citate HBO e RAI, il progetto vede coinvolta anche TIMVISION.

Prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e da Domenico Procacci per Fandango in co-produzione con Umedia Production, la serie sarà è stata sceneggiata dall’autrice del libro, Elena Ferrante, insieme a Francesco PiccoloLaura Paolucci e lo stesso regista Saverio Costanzo.

Produttore esecutivo, Jennifer Schuur.

Un progetto di ampio respiro, che porterà Napoli nel mondo, grazie alla distribuzione internazionale ad opera di FremantleMedia International, che ci porterà in tutto il mondo una Napoli d’altri tempi.

CINEMA

Saverio Costanzo gira a Napoli “L’Amica Geniale” di Elena Ferrante

Altro set, altra fiction. Sono partite oggi, 12 marzo, le riprese della prima stagione di The Neapolitan Novels, titolo internazionale della mini-serie co-prodotta da Rai e HBO, tratta dalla teatralogia di Elena Ferrante. La prima serie porterà sul piccolo schermo le pagine di L’Amica Geniale, primo romanzo della serie della misteriosa scrittrice napoletana, la cui identità resta ancora un segreto. E come il suo vero nome anche della serie nulla o poco si sa.

Ho letto il primo romanzo proprio questa estate e posso anticiparvi che, se il serial sarà fedele al libro, le location (salvo ricostruzioni negli studi) dovrebbero aggirarsi oltre che nel centro storico, dove in queste ore sono state riprese le prime esterne, anche in Via Filangieri, Via Toledo, il Gambrinus, e molti luoghi-manifesto della città di Napoli, come Piazza dei Martiri, la Biblioteca Nazionale, il Lungomare e Posillipo.

Le prime riprese, pare, hanno visto protagonista la Galleria Principe di Napoli, da qualche tempo oggetto di recupero strutturale e funzionale, e il Palazzo Gravina, sede della Facoltà di Architettura, trasformato per l’occasione nella scuola anni ’50 frequentata da una delle due protagoniste, Elena Greco detta Lenù.

La storia infatti parla dell’amicizia tra le piccole Lenù e Lila, che pagina dopo pagina diventano ragazze e donne che affrontano i primi amori e la dura vita in un difficile quartiere della periferia di Napoli, Gianturco.

Alla stesura della produzione televisiva ha preso parte la stessa Ferrante, mentre la regia è stata affidata a Saverio Costanzo, che sposterà verso l’estate le riprese sull’Isola di Ischia, dove la giovane protagonista trascorre proprio le vacanze estive.

I primi ciak si sono svolti nel casertano, dove è stato ricostruito il quartiere delle due ragazze, nell’ex area industriale Saint Gobain, a Marcianise, trasformata in studios cinematografici con tanto di strade, edifici, chiese.

l’attrice Valentina Acca

Mistero anche sul cast. Non è dato sapere chi interpreterà le due protagoniste da ragazzine né da adulte. Secondo alcune indiscrezioni, riportate oggi da Repubblica Napoli, potrebbero esserci (il condizionale è d’obbligo) Valentina Acca, presumibilmente nel ruolo di Lila (seguendo la descrizione che la Ferrante ne fa nel suo romanzo) e Imma Villa, presumo, per esclusione, nel ruolo di Lenù.

l’attrice Imma Villa

La serie di quattro romanzi della Ferrante vedrà una trasposizione di altrettante stagioni da otto episodi ciascuna, per un totale di trentadue puntate, che porteranno nel mondo non solo la storia di queste due donne che crescono, ma di una città, Napoli, che cambia con loro.

Non resta che aspettare le prossime settimane di riprese e le prime indiscrezioni che trapeleranno dal set.

CINEMA

Le prime immagini di LORO, il nuovo film del premio Oscar napoletano Paolo Sorrentino

I parti in piscina, i trofei sportivi in bella vista, Roma. Sulla falsariga de La grande bellezza, è stato diffuso qualche ora fa il primo teaser trailer di LORO, nuovo attesissimo film del premio Oscar Paolo Sorrentino, che ritorna in coppia con Toni Servillo per dare vita ad una biografia, assolutamente non autorizzata, di Silvio Berlusconi.

Una Veronica Lario triste e c’è persino il cane, Dudù, assurto agli onori delle cronache per aver giocato, a Palazzo Grazioli, con Vladimir Putin.

Insomma promette bene il nuovo film del regista napoletano, che racconta il suo Silvio Berlusconi.

Toni Servillo nel film LORO di Paolo Sorrentino

Il film è stato girato tra il Lazio, la Toscana e la Sardegna, vanta un cast ricchissimo che, oltre al protagonista di La Grande Bellezza, vede recitare anche Riccardo Scamarcio nel ruolo di Gianpaolo Tarantini, l’imprenditore barese che portava da Patrizia D’Addario ad altre ragazze, Elena Sofia Ricci nel ruolo di una Lario particolarmente triste, alla cantante Chiara Iezzi, ex del duo Paola & Chiara, che prosegue il suo percorso attoriale e qui interpreta una speaker.

Ma vedremo anche Ricky Memphis, che interpreta l’imprenditore Stefano Ricucci, ma dovrebbe vedere anche la partecipazione di Fabrizio Bentivoglio e dell’ex letterina Alessia Fabiani.

Prodotto da Indigo FilmPathé e France 2 Cinéma, sarà distribuito da Universal Pictures, ma poco o nulla ci dice il teaser, che non svela nemmeno quando potremo andare a vederlo nelle sale.

ART NEWS, CINEMA

Viaggio in Italia: Roberto Rossellini racconta Napoli

Non so voi, ma io sono sempre alla ricerca di nuove suggestioni e ispirazioni, e così, spinto da questo entusiasmo, ieri sera ho visto Viaggio in Italia, film di Roberto Rossellini del 1954.

Una conquista fatta in età adulta, per me che non avevo mai visto questo film in bianco e nero con Ingrid Bergman e George Sanders, che mi ha piacevolmente sorpreso. Si tratta di una delle prime pellicole con le quali Rossellini suggella un sodalizio artistico prima, e amoroso poi, con l’attrice di origine svedese.

Cimitero delle Fontanelle, da una scena di Viaggio in Italia

Tre volte premio Oscar, la Bergman ha voluto lavorare con Rossellini dopo essere rimasta folgorata dal suo Roma città aperta. Da qui nascerà una collaborazione con il regista italiano non propriamente proficua, che porta alla realizzazione di pellicole per lo più ignorate da grande schermo. Tra queste proprio Viaggio in Italia.

Ambientata prevalentemente a Napoli, guardando la pellicola comprendo come mai il pubblico ai tempi ne ha preso le distanze. Il film parla della crisi di una coppia di inglesi, giunti in Italia per un lascito. Da qui un gioco, che ai posteri ricorderà il più recente Napoli Velata, che pone al centro l’archeologia e l’arte italiana come metafora di sentimenti e sensazioni.

E come nel film di Ferzan Ozpetek, per il personaggio di Katherine Joyce, interpretato dalla Bergman, il viaggio, e l’arte, si fa pretesto per una introspezione personale attraverso i luoghi che visita come turista alla ricerca della bellezza e di sé stessa.

il Museo Archeologico Nazionale di Napoli in una scena del film

Non manca, e non poteva mancare, in entrambe le pellicole, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, tempio dell’archeologia nel nostro Paese, che con la sua bellissima collezione farnese, celebrata da Ozpetek e da Rossellini, offre uno straordinario spaccato dell’arte romana.

Restaurato nel 1995, il film del regista italiano è oggi un prezioso documento che restituisce una Napoli post-bellica, fiera e povera, che sfoggia vestige barocche e la miseria più nera. Ma quali sono i luoghi che Rossellini ci fa scoprire attraverso gli occhi di Inrgid?

Antro della Sibilla, scena del film Viaggio in Italia
Ingrid Bergman, Tempio di Apollo (Cuma) – da Viaggio in Italia

Durante il suo soggiorno italiano Katherine farà visita alla grotta della Sibilla, e al Tempio di Apollo, poco distante. È un sito, quello di Cuma, tra i più suggestivi e forse non perfettamente collegati con tempi di attesa molto lunghi per i bus (soprattutto d’estate), ma che, nonostante tutto, vale assolutamente la pena vedere.

Siti archeologici, ma anche naturalistici. In questo viaggio italiano, Rossellini ci mostra anche la Solfatara, campo fumarolico di origine vulcanica, che si trova nei pressi di Pozzuoli. Un sito, questo, noto soprattutto per le sue emissioni di vapori e gas e la forte componente sulfurea.

Ve ne ho parlato di recente, le ho ritrovate anche qui. Ingrid Bergman nei suoi “pellegrinaggi” fa visita anche al Cimitero delle Fontanelle, ed è affascinata dalla storia dei teschi senza nome adottati dai cittadini napoletani.

Un piccolo Grand Tour, che porta la coppia a far tappa anche nel Parco Archeologico di Pompei. Ed è una vera e propria testimonianza archeologica la scena in cui un gruppo di archeologi riempie la terra con del gesso per riportare alla luce i calchi delle vittime della furia del Vesuvio del 79 d.C. Una tecnica nata dalla geniale intuizione di uno dei direttori dell’area, Fiorelli, più di mezzo secolo prima, e che ha restituito la fotografia esatta degli abitanti dell’antica cittadina romana al momento dell’eruzione.

Scavi di Pompei, da Viaggio in Italia (1953)

Nel film è possibile scorgere lo stato degli Scavi, iniziati per volere di Carlo III di Borbone nella seconda metà del XVIII secolo.

Ma il film di Rossellini non disdegna qualche riferimento all’architettura e all’arte. Tra le citazioni l’Hotel Excelsior sul lungomare di Napoli, tra i complessi alberghieri di lusso della città.

Tra i monumenti riconoscibili, la Fontana del Gigante in Via Partenope, opera di Pietro Bernini (padre del più famoso Gian Lorenzo).

Per George Sanders invece il viaggio si fa digressione, che lo porterà sull’isola di Capri alla ricerca del piacere e di quella voglia di sedurre.

Fontana del Gigante, Viaggio in Italia

Un Mangia Prega Ama ante litteram, Viaggio in Italia di Roberto Rossellini oggi è un film cult, una pietra miliare del cinema neorealista italiano, e la perfetta fonte di ispirazione per scoprire una città fatta di arte e bellezza ora come allora.

CINEMA

La Forma dell’Acqua, l’amore (im)possibile della favola gotica di Guillermo Del Toro

È un omaggio a La Bella e la BestiaLa Forma dell’Acqua, l’ultimo film di Guillermo Del Toro che è riuscito a conquistare ben 13 nomination agli Oscar. E non si può non pensare anche a Tim Burton o alle atmosfere del regista francese Jean-Pierre Jeunet e del suo favoloso mondo di Amélie Poulain, sospeso tra una realtà dal fascino vintage e un sogno a tratti confuso.

È così che conosciamo Elisa Esposito (sì, avete letto bene, Esposito), interpretata da Sally Hawkins, giovane inserviente delle pulizie in un centro di ricerca di Baltimora, protagonista muta di questa favola gotica.

Octavia Spencer, e Sally Hawkins in La forma dell’acqua (2017)

Accanto a lei Octavia Spencer, attrice premio Oscar per The Help, amica protettiva che con la protagonista condivide il lavoro e i sogni.

A far da sfondo a questa vicenda la Guerra Fredda, gli anni in cui Stati Uniti e Russia si combattevano a suon di scoperte scientifiche e spionaggio industriale.

Ad irrompere la routine di Elisa, che ogni mattina con gioia e spensieratezza si appresta ad andare al lavoro, tra canzoni anni ’50 e vecchi spettacoli televisivi, arriva una strana creatura dalla forma umana, portata nei laboratori in gran segreto da un gruppo di scienziati che vogliono studiarla al fine di poterla inviare sullo spazio proprio come i russi hanno mandato Laika, la cagnolina che fu mandata in orbita in via sperimentale nel novembre del 1957.

Elisa e questa strana creatura anfibia cominciano silenziosamente ad interagire, accomunati dal non uso della parola, dimostrando al pubblico che l’amore non solo può trascendere l’aspetto, ma anche il linguaggio stesso e il modo di comunicare. Lo sguardo, i gesti che a poco a poco si fanno sensazioni, che giorno dopo giorno si trasformano in sentimento vero e proprio.

E così mentre il freddo raziocinio degli studiosi impone un approccio distaccato, scientifico, vedendo in questa creatura soltanto una cavia da vivisezionare, ferendola più volte con un pungolatore elettrico, come un animale da circo da domare, Elisa con semplicità e tenerezza riuscirà a stabilire un rapporto che ha dell’umano, lasciando crescere un amore che forse ha addirittura del divino.

Due solitudini che si incontrano, due anime che si tengono per mano nella loro diversità, e trovano un modo di parlare, condividere interessi, ascoltarsi, sentirsi.

Richard Jenkins e Sally Hawkins in La forma dell’acqua (2017)

Impossibile non segnalare la prorompente presenza di Richard Jenkins, che ci regala l’interpretazione di Giles, inquilino gay e confidente di Elisa, che offre al pubblico un’intensa riflessione sulla vita, sul tempo, e su quell’amore che spesso per paura si nega a se stessi.

Leone d’Oro alla 74esima Mostra del Cinema di Venezia, La Forma dell’Acqua si contende, tra l’altro, l’ambita statuetta di miglior film, con una sceneggiatura che omaggia le pellicole degli anni ’60 e persino i musical degli anni ’40 con Ginger Rogers e Fred Astaire.

Straordinario l’uomo-anfibio, interpretato dal mimo Doug Jones, attore prediletto dal regista messicano, con il quale aveva già lavorato in Hellboy e Il Labirinto del Fauno.

Ad accompagnare la pellicola la bellissima colonna sonora del premio Oscar Alexandre Desplat, che si rifà proprio ai musical e alle composizioni oniriche polistrumentali.

Un horror romantico, quello di Del Toro, che non manca di momenti un po’ splatter e colpi di scena, che scuotono l’animo dello spettatore fino all’epilogo finale di quello che senza dubbio uno dei migliori film della stagione.

CINEMA

I David di Donatello parlano napoletano. Boom di nomination per Napoli

David di Donatello, gli Oscar del cinema italiano, quest’anno parlano napoletano. C’è molto della mia città nella cerimonia che Carlo Conti ha riportato nella prima serata di raiuno. E sono particolarmente orgoglioso di sapere che per il ritorno sulle reti di Stato di questi prestigiosi awards italiani ci sia molto di una città, Napoli, che negli ultimi anni tanto si è data, e si sta dando, alla fiction e, soprattutto, al cinema del nostro Paese, con produzioni importanti come I Bastardi di PizzofalconeSireneIn punta di piedi (visto di recente), ma anche Napoli Velata di Ozpetek, che tanto ha colto del centro storico, con un thriller sospeso tra credenza popolare e esoterismo. Ed è proprio il film del regista turco-italiano uno dei film che ha conquistato il maggior numero di nomination. Sono ben 11 le statuette che potrebbe portare a casa, tra cui miglior regia, migliori attori protagonisti, per Giovanna Mezzogiorno (attrice tra l’altro napoletana) e Alessandro Borghi, e non protagonisti.

Alessandro Borghi in Napoli velata (2017)

A detenere il record di candidature è però Ammore e Malavita con Serena Rossi, per la regia di Manetti Bros, che ha collezionato ben 15 nomination, tra cui quella di miglior film dell’anno.

Nomination a miglior film anche a La Tenerezza, il film che il regista Gianni Amelio ha ambientato (manco a dirlo) a Napoli, con Micaela Ramazzotti e Elio Germano.

Tanti anche gli attori partenopei che si sono aggiudicati una candidatura quest’anno: dalla già citata Giovanna Mezzogiorno a Peppe Barra, passando per Carlo Buccirosso e Valeria Golino.

Gatta Cenerentola (2017) – locandina

Non poteva mancare Gatta Cenerentola, il cartoon-musicale tutto napoletano, che ha sapientemente riletto la favola di Giambattista Basile, ispirandosi all’opera teatrale di Roberto De Simone, in gara tra l’altro agli Oscar 2018 del 4 marzo come miglior film d’animazione.

Bene anche per musicisti e compositori, le cui colonne sonore hanno ottenuto delle candidature, tra le quali quella di Pasquale Catalano per Napoli VelataAntonio Fresa per Gatta Cenerentola.

Un’edizione, questa, che vede la presenza dei partenopei anche nelle categorie tecniche, quelle dedicate agli addetti ai lavori, tra cui quella per i migliori costumi di Daniela Salernitano.

È un bel riconoscimento, non solo cinematografico, per il lavoro dei partenopei che hanno dimostrato e continuano a dimostrare di essere altamente competitivi e poter offrire tanto non solo sul piano nazionale, ma anche sul fronte internazionale portando un po’ di quella cultura, squisitamente partenopea, nel dorato mondo di Hollywood.

Intenso e misterioso, Napoli Velata potrebbe rivelare non poche sorprese, con un cast che ha sapientemente incarnato un’oscura borghesia napoletana, e i colori, i suoi e le tradizioni della città che ha fatto da sfondo a questo thriller.

Più intimo e psicologico La Tenerezza (in cui recita tra l’altro proprio Giovanna Mezzogiorno) che affronta un non facile rapporto padre-figlia in una Napoli che invece sembra appena abbozzata.

Mentre Gatta Cenerentola ha dimostrato che i produttori partenopei non hanno nulla da invidiare nemmeno a Walt Disney.

Ammore e Malavita è senza dubbio il film che con il suo en plein di nomination e consensi potrebbe portare a casa, e a Napoli, il maggior numero di statuette. Ma per scoprirlo dobbiamo attendere ancora fino al prossimo 21 marzo, giorno di primavera, quando potremo vedere la cerimonia di consegna dei premi in diretta su raiuno.

CINEMA, LIBRI

Chiamami col tuo nome, l’acclamato film di Luca Guadagnino

Chiamami col tuo nome – poster

Quando ho finito il romanzo di André Aciman, Chiamami col tuo nome, mi sono sentito fisicamente male tanta era la sofferenza e il pathos che l’autore ha saputo imprimere in quelle pagine. Era l’estate del 2011, e divorai il libro in appena un giorno e mezzo, immedesimandomi in quella sorta di diario segreto che quasi mi sembrò di aver trovato per caso.

Un’infatuazione estiva che a poco a poco si trasforma in un tormento interiore, in quella sofferenza squisitamente adolescenziale che nasconde accenni di un sentimento ben più radicato e profondo.

Potrei riassumerla così la trama di questo libro ambientato agli inizi degli anni ’80 in una imprecisata località di villeggiatura del nord Italia (forse la costa ligure, nel romanzo invece la campagna lombarda), che racconta con spietata crudezza la storia d’amore tra due ragazzi.

Non era facile dunque per Luca Guadagnino trasporre nel film tanta carica emotiva. Il regista ci ha provato con l’aiuto di un veterano del genere, James Ivory, che con lui ha tratto dal libro la sceneggiatura di un film, in uscita da noi il 25 gennaio, che sta raccogliendo consensi e premi in ogni dove.

Era naturale dunque che, con queste premesse, fossi particolarmente incuriosito di vedere questo film, che è riuscito a portare un po’ del nostro Paese persino nelle categorie principali dei Golden Globe e, forse, potrebbe rappresentarci anche agli Oscar bissando quell’impresa che fu di Roberto Benigni e del suo La Vita è Bella ormai ben vent’anni fa.

Non starò qui a fare la solita tiritera su quanto il libro sia superiore al film, perché chiaro che ogni lettore lascia nelle pagine anche un po’ di sé stesso, facendo sua la storia che legge. Ma qui, più di ogni altro romanzo, Luca Guadagnino aveva l’ingrato compito di portare sul grande schermo un’interiorità emotiva diversa.

La sua è una regia asciutta, scevra da artifizi hollywoodiani, da colonne sonore ingombranti o sensazionalismi amorosi.

Tutto avviene lì, davanti agli occhi dello spettatore che quasi ha la sensazione di osservare la scena da dietro una siepe in giardino, un angolo in penombra della casa, la serratura di una porta.

Amira Casar, Michael Stuhlbarg, Armie Hammer, and Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome (2017)

Luca Guadagnino ci riporta negli anni ’80, e non si avvale solo di auto vintage e ambientazioni perfettamente ricostruite, restituendo fedelmente un momento storico-politico italiano, ma introduce un elemento in più, che nel libro di Aciman forse mancava, i riferimenti musicali. Radio Varsavia, J’adore Venise, ma anche Paris Latino e Lady Lady Lady. Battiato, Berté, Bandolero, Giorgio Moroder ci fanno ricordare esattamente come dovevano essere le serate estive nei locali all’aperto delle piccole cittadine di vacanza. Fumosi, chiassosi, con lampadine colorate e senza particolari controlli né pericoli. Un senso di libertà perduta, che si fa chiaro manifesto di un’epoca.

I lettori del romanzo come me, forse si aspettavano una voce narrante che desse corpo ai pensieri del giovane Elio, così come Aciman li ha delicatamente tracciati sulle pagine del suo romanzo, ed è forse questo ciò che manca alla pellicola, che è perfettamente calata nello stile di Guadagnino, così come l’intenso finale del romanzo, che sfuma nel film in una scena che probabilmente non rende davvero giustizia al viscerale climax sapientemente delineato dall’autore statunitense.

Luca Guadagnino è tuttavia riuscito a cogliere l’essenza del romanzo, e dare alla storia la materica consistenza della realtà.

Armie Hammer and Timothée Chalamet in Chiamami col tuo nome (2017)

E se il regista di Io sono l’Amore ha mantenuto la scomoda scena della pesca (chi ha letto il libro sa bene di cosa parlo), altre parti della storia sono state narrate o tagliate con una maggiore licenza poetica, tramutando Roma in Bergamo e tralasciando intellettualismi letterari per rispondere, forse, alle leggi dell’odierna cinematografia.

Molto bravi i due interpreti, Armie Hammer (Oliver) e il giovane Timothée Chalamet (Elio), a dispetto di una non proprio felice pronuncia nelle scene in italiano, che hanno però saputo dare vita a questa passione segreta, quest’amore proibito vissuto con la discrezione di chi teme la luce del sole e le convenzioni sociali, ma con il disinibito desiderio di due amanti segreti che continueranno a cercarsi.

ART NEWS, CINEMA

Napoli Svelata: i luoghi, i culti, le credenze e le citazioni del film di Ozpetek

Spinto dalle tante condivisioni e commenti al mio post su Napoli Velata, ho deciso di scriverne uno per svelarvi, letteralmente, tutto ciò che c’è dietro al film. A cominciare dalle location che hanno animato l’ultima pellicola di Ferzan Ozpetek in questi giorni nelle sale, e i posti dove i protagonisti, Giovanna Mezzogiorno e Alessandro Borghi, hanno dato vita a questa storia a metà strada tra culto, occulto e superstizione.

Un articolo dunque a vantaggio dei tanti appassionati di cinema alla ricerca dei set dei loro film preferiti e di quanti invece amano fare turismo cinematografico che, in una città come Napoli, è un valore aggiunto ai già tanti posti che è possibile vedere.

Palazzo Mannajuolo
(foto instagram da @marianocervone)

E non posso che cominciare dai crediti del film, e dal trailer che impazza in televisione, con quella scala ellittica che tanto sta entusiasmando gli appassionati d’architettura. Si tratta della scala elicoidale di Palazzo Mannajuolo, storica dimora della borghesia di Napoli, posta ad angolo tra Via Filangieri e Via dei Mille, strade dello shopping di lusso per antonomasia. Il palazzo, in squisito stile liberty, è stato costruito tra il 1909 e il 1911 ad opera dell’architetto Giuseppe Ulisse Arata, che ha realizzato questa straordinaria architettura che si adatta perfettamente allo snodo a Y delle strade in cui è posta.

Chiesa del Gesù Nuovo
(foto instagram da @marianocervone)

Non poteva mancare Piazza del Gesù, con la facciata dell’omonima Chiesa del Gesù Nuovo e il suo caratteristico bugnato, costituito da piramidi aggettanti, che ne fanno una delle architetture più note della città e, insieme all’obelisco dedicato all’Immacolata posto al centro della piazza, anche uno dei luoghi esotici ed esoterici più affascinanti.

Museo Archeologico Nazionale di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

I napoletani e quanti hanno vissuto la città la scorsa estate lo sapevano già. Alcune delle riprese del film sono state fatte all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che sta vivendo una vera e propria seconda giovinezza, tra record di visitatori, arte contemporanea e persino applicazioni per smartphone. Giovanna Mezzogiorno si muove sinuosa tra le sale del gabinetto segreto, quelle in cui sono custoditi gli affreschi pompeiani provenienti dai lupanare, i bordelli del tempo, che avevano il compito di sollecitare la fantasia e l’erotismo. Una citazione, quella di Ozpetek, che dopo la Centrale Montemartini di Roma che apre il suo film Le Fate Ignoranti, ritorna tra la scultura classica e la pittura romana, esaltando le forme eroiche del nudo virile e l’erotismo millenario che lega gli esseri umani gli uni agli altri.

Stazione di Toledo – Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Non mancano le ormai note stazioni dell’arte della metropolitana. Toledo. Già vista in altri corti, film e fiction televisive come Sirene, quella che è stata definita la stazione più bella d’Europa, ritorna prepotentemente anche nel film di Ozepetek, che non cede però alla tentazione di riprenderne l’ormai arcinoto foro che riproduce i fondali marini. Il regista rende omaggio agli artisti che hanno creato opere site specific proprio per le stazioni delle metro di Napoli, da Michelangelo Pistoletto alla stazione Garibaldi, inquadrato di sfuggita a Oliviero Toscani e la sua Razza umana/Italia che troneggia nel sottopasso di Montecalvario.

Nei meandri di sotterranei è stata invece allestita (probabilmente – se ne sapete di più i vostri commenti sono ben accetti) la bottega d’antiquariato di una torbida Isabella Ferrari e Lina Sastri, che collezionano sculture, dipinti, arredi e monili preziosi.

Il monumentale ingresso dove Adriana rivede Andrea è di Palazzo Carafa della Spina, architettura del XVII secolo di Via Benedetto Croce disegnata probabilmente dall’architetto Domenico Fontana. Secondo alcuni l’ingresso, rimaneggiato nel corso del XVIII secolo secondo un gusto barocco, è da addurre a Martino Buonocore, mentre secondo altri sarebbe addirittura di Ferdinando Sanfelice che nello stesso periodo si occupò anche di Palazzo Filomarino sulla stessa strada.

Le vie dove passeggiano Adriana e sua zia sono invece quello dello shopping borghese, anche queste già viste in Sirene. Parlo di Via Calabritto, passo che collega Piazza Vittoria a Piazza dei Martiri.

I napoletani l’hanno ribattezzato Lido Mappatella: da sempre spiaggetta libera in cui partenopei e non si bagnano nelle acque di Napoli, caratterizza la scena dove la protagonista ha un colloquio privato con un poliziotto, con il Castel dell’Ovo a far da sfondo alla soleggiata scena, che ha dato uno scorcio sulla Riviera di Chiaia.

Galleria Principe di Napoli
(foto instagram da @marianocervone)

Ozpetek è ritornato anche in un posto molto amato dal cinema e dagli sceneggiati televisivi, la Galleria Principe di Napoli, di fronte al Museo Archeologico Nazionale, dove Giovanna Mezzogiorno assiste ad un suggestivo spettacolo di tamburi. Maltrattata e trascurata, la galleria sta oggi rifiorendo come centro delle arti, ed è già stata protagonista di film come Il Talento di Mr. Ripley, con Matt Damon, e la fiction Pupetta con Manuela Arcuri.

Farmacia degli Incurabili a Napoli
(foto da trailer Napoli Velata)

Il luogo dove Pasquale, alias Peppe Barra, fa un’affascinante visita guidata a degli interessati turisti, è la Farmacia degli Incurabili, realizzata da Bartolomeo Vecchione, ospita oltre 400 vasi maiolicati realizzati all’epoca da Donato Massa, ceramista artefice del più noto Chiostro di Santa Chiara, della Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco e, più avanti sulla stessa via, della Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta.

Il luogo dove avviene una caratteristica tombola napoletana è invece la terrazza della Certosa di San Martino, con una straordinaria vista sul Vesuvio e su Napoli.

Adriana incontra Pasquale verso la fine del film nel cuore della Napoli popolare, il quartiere Mercato, nei pressi della Stazione Centrale.

A chiudere questa carrellata di monumenti c’è Cappella San Severo, nota per la scultura del Cristo Velato ad opera di Giuseppe Sanmartino.

Se invece eravate tra quelli che si chiedevano dove fosse il sontuoso appartamento della zia, interpretata da una bellissima Anna Bonaiuto, sappiate che si tratta dell’appartamento privato di un’amica del regista che, per l’occasione ed esigenze di copione, ha acconsentito che fosse completamente ri-arredato secondo il gusto baroccheggiante mostrato nella pellicola, e che nella realtà si trova a Piazza del Gesù.

I più attenti avranno senza dubbio notato che alcune riprese del film si sono svolte a Palazzo Sanchez de Leon. Ozpetek ha ottenuto dal proprietario, il principe Caracciolo, di poter girare in questi luoghi che, nella loro storia hanno visto due sole altre produzioni cinematografiche, quella di L’oro di Napoli, con Vittorio De Sica, e Viaggio in Italia di Rossellini. È qui che sarebbe ubicata la casa di zia Adele.

Straordinaria la gentilezza di Rosaria Vaccaro, attrice che ha recitato proprio in Napoli Velata, che, leggendo il mio post, raccoglie la mia richiesta, e tiene a farmi due precisazioni. E come non aggiungere con piacere questo prezioso contributo?! Così apprendo che la scena in cui Adriana incontra Pasquale è sì nel Quartiere Mercato, ma più propriamente alle spalle di Porta Nolana, caratteristica strada di pescivendoli, più nota al popolo napoletano come ‘ngoppe ‘e mure (sulle mura).

Sono felice invece di apprendere una cosa che ignoravo: la scena dove Adriana aspetta per il consulto con la veggente, interpretata magistralmente da una enigmatica Marialuisa Santella, è il Lanificio accanto a Santa Caterina a Formiello.

Parto dei Femminielli
(foto da trailer Napoli Velata)

Si è parlato di un film colto, quello di Ozpetek, che con questa pellicola ha forse messo in luce le somiglianze tra Napoli e la sua natia Istanbul. E lo è. Napoli Velata, infatti, con citazioni e riferimenti a culti misterici, si apre con il tradizionale parto dei femminielli, rito apotropaico pagano che, proprio attraverso un velo, consente di intravedere soltanto il momento cruciale della nascita: «La verità non va guardata in faccia nuda e cruda ma la devi sentire, intuire. Il velo non occulta, ma svela» quasi ricordando quel velo di Maya teorizzato dal filosofo Arthur Schopenhauer.

Ma il tema del velo è ricorrente in tutto il film, e ricompare anche durante la visita guidata di Pasquale, alla Farmacia degli Incurabili che, secondo la leggenda, sarebbe stata costruita lungo un percorso di iniziazione massonica che attraverserebbe un velo sorretto da due angeli, che rappresenterebbero i misteri della magia e dell’alchimia, concludendosi con un altorilievo che rappresenta un utero, ricollegandosi direttamente a questo tema della nascita e della vita.

A chiudere il film è un altro velo, l’ultimo, quello marmoreo scolpito da Sanmartino, che ha avuto il pregio di riprodurre fedelmente nella pietra dura la Sacra Sindone, in un tema di morte e resurrezione che si rincorrono in un eterno ciclo di vita che si rinnova, e che si conclude nel vicolo San Severo con il rumore dei passi di Adriana, rimandando direttamente a quella leggenda, squisitamente napoletana, che vuole che a mezzanotte, nei vicoli di Spaccanapoli si odano ancora il rumore degli zoccoli e della carrozza del principe Raimondo de Sangro che continua, con il suo alone di mistero, a proteggere questa Napoli velata che Ozpetek ha saputo raccontare.

Le immagini provengono dal mio account instagram @marianocervone

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