LIBRI

Le storie segrete di cinquanta famosissimi capolavori dell’arte

Cosa sappiamo veramente delle opere d’arte più famose al mondo? La Gioconda, La ragazza con l’orecchino di perla, ma anche Notte Stellata, l’Urlo di Munch o il bacio di Klimt. Celebrati talvolta anche dall’arte contemporanea, sono quadri famosissimi al punto da tramutarsi in vere e proprie icone della cultura pop mondiale raffigurate in ogni dove: dai calendari alle agende, dalle cartoline ai gadget più disparati, passando per le cover degli smartphone e arrivando persino alle emojii di WhatsApp.

Capolavori della storia dell’arte la cui fama gli ha dato una vita propria, che trascende il nome dell’artista che le ha create e la propria epoca, acquisendo una modernità senza tempo.

Eviscerati da qualsiasi tecnologia, riprodotti su qualsiasi superficie e riproposti in ogni salsa, questi dipinti sono costantemente sotto gli occhi di tutti. Ma quanto ne sappiamo davvero a riguardo?

A questa domanda ha provato a rispondere Lauretta Colonnelli che arriva in libreria con Cinquanta Quadri – i dipinti che tutti conoscono. Davvero? Come suggerisce il sottotitolo, la giornalista del Corriere della sera si domanda e ci domanda se li conosciamo veramente, e presenta al pubblico una selezione di cinquanta tra i dipinti più “usurati”, raccontandone storia, aneddoti, curiosità, segreti e notizie su opere che tutti vediamo, ma che, molto probabilmente, pochi conoscono.

Un esempio su tutti i due angioletti “imbronciati”, spesso visti da soli, fanno in realtà parte della Madonna Sistina di Raffaello.

Erroneamente creduta una tela, la Gioconda è invece un olio su tavola (di pioppo), che lo stesso Leonardo Da Vinci portò con sé alla corte di Francesco I cui la vendette durante il suo soggiorno.

I noti volti dei due Duchi di Urbino (che di recente ho visto agli Uffizi), dipinti da Piero Della Francesca nascondono un segreto: sono stati ritratti di profilo in quanto il committente, Federico da Montefeltro, si sfigurò parte del viso durante un torneo, e aveva chiesto all’artista di ritrarlo soltanto dal profilo buono, il sinistro.

Spesso sfondo dei desktop dei nostri laptop, La Notte Stellata di Van Gogh fu dipinta dall’artista olandese all’interno del manicomio di Saint Remy in Provenza (Francia). Pennellate vigorose e violente, date probabilmente durante i suoi momenti di follia, che hanno reso immortale la campagna sottostante che l’artista vedeva dalle grate della finestra della sua stanza.

Ma sono davvero tante le opere che sono mostrate sotto una luce nuova, di una conoscenza che va al di là della mera percezione visiva.

Quadri che custodiscono in sé storie segrete che, con questo volume, vengono adesso rivelate. A tutti.

Il libro è edito da Edizioni Clichy. Per maggiori informazioni:

www.edizioniclichy.it

CINEMA, LIBRI

Napoli protagonista della serie tratta da “L’Amica geniale” di Elena Ferrante

Probabilmente i suoi libri hanno destato scalpore più per la sua identità di scrittrice, nascosta ai più, che per la trama in sé. Sto parlando di Elena Ferrante, che dal 2011 ad oggi è in testa alle classifiche di vendita di tutto il mondo con la saga de L’Amica geniale (edizioni e/o), senza tuttavia aver mai rivelato il suo vero nome.

Divisa in due parti, infanzia e adolescenza, la storia dei romanzi percorre la vita di due bambine, le due amiche Elena Greco e Raffaella Cerullo, che inizia nella Napoli dei primi anni ’50. L’una povera, figlia di un umile calzolaio, costretta ad interrompere gli studi; l’altra, Elena, figlia di un usciere comunale, riesce invece ad arrivare fino al liceo. Entrambe le ragazzine si mostrano insofferenti alle regole del “rione” in cui vivono, e spesso le loro vite si ritroveranno ad intrecciarsi fino al matrimonio di Lila, Raffaella, che chiude il primo capitolo della quadrilogia letteraria.

La copertina del libro “L’amica geniale” di Elena Ferrante

A far da contorno alle vicende delle due protagoniste, tanti scorci e usanze di Napoli, che nel volume, sin dalla copertina, si fa quasi silenziosa terza protagonista, dalle miserie del dopoguerra fino ad una timida ripresa economica negli anni del boom, vessata dalla malavita organizzata.

Un racconto che si fa quello di una intera città, e che diventerà una serie televisiva. Lo annuncia oggi l’ANSA, sulle cui pagine si legge che si sono aperti i casting a Napoli per ricercare le due bambine protagoniste della serie che sarà diretta da Saverio Costanzo.

L’inizio delle riprese è previsto per questa estate. Le location non sono ancora state confermate dalla Film Commission Campania, che si augura possano svolgersi tutte a Napoli, e se ciò dovesse trovare conferma, il capoluogo partenopeo si trasformerà in un vero e proprio set a cielo aperto quest’anno, poiché protagonista anche delle riprese di Napoli Velata, il nuovo film che il regista Ferzan Ozpetek inizierà a girare subito dopo la promozione di Rosso Istanbul ora nelle sale.

Titolo internazionale di quest’opera è The Neapolitan Novels, prodotta dalla Fandango e Wildside insieme ad altri partner stranieri.

Ad occuparsi dei casting sarà Laura Muccino che, come cognome suggerisce, è sorella dei ben più noti Muccino registi, e che in questi giorni sarà alla ricerca delle bambine che daranno il volto alle protagoniste del romanzo.

Un progetto di ampio respiro che è riuscito a destare l’attenzione anche delle autorevoli pagine del New York Times dal quale si apprende che la serie si suddividerà in quattro stagioni, così come i volumi della Ferrante, ogni stagione consterà di otto episodi, per un totale di trentadue puntate da cinquanta minuti ciascuna, e coprirà un arco temporale che va dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni 2000.

Insieme a Francesco Piccolo e Laura Paolucci ci sarebbe anche la misteriosa Elena Ferrante a collaborare alla stesura della sceneggiatura.

Ancora poco si sa sulla messa in onda dello sceneggiato, che potrebbe arrivare sugli schermi Rai già nel 2018, e rappresenterebbe per Napoli una delle più grandi produzioni degli ultimi anni.

Un’ottima cosa per Napoli, reduce dal successo della fiction poliziesca I Bastardi di Pizzofalcone, che ha battezzato il turismo “cinematografico” alla volta delle location che hanno fatto da sfondo alle avventure del commissario Lojacono e i suoi agenti.

Con questa nuova produzione, che sarà trasmessa anche all’estero, potrebbe incrementarsi il turismo nella città di Partenope, che torna ad essere grande protagonista di arte, cultura, letteratura e cinema.

LIBRI

Yeong-hye, la donna che vuole diventare una pianta

La vegetariana«Yeong-hye è una donna che si vuole trasformare in una pianta e rifiuta la razza umana». È così che Han Kang, raggiunta dall’agenzia italiana ANSA, parla del suo romanzo, La Vegetariana, edito in Italia da Adelphi, nella traduzione di Milena Zemira Ciccimarra.

Il libro, scelto tra ben 155 lavori editoriali, ha vinto il Man Booker International Prize 2016, per la sua “potenza e originalità indimenticabili”, raggiungendo con successo anche il nostro Paese.

«In Corea – spiega la scrittrice all’agenzia di stampa – essere vegetariani è considerato strano, non è molto frequente» tuttavia, prosegue la scrittrice coreana «non è considerata invece una cosa strana quella di trasformarsi in qualcosa di diverso da un essere umano. Si può essere stati un uccello nella vita precedente e ci si chiede cosa si potrà essere nella vita futura. Nel caso di Yeong-hye la situazione è differente perché lei vuole trasformarsi in un’altra cosa rispetto a quello che è nella sua vita adesso».

La sua protagonista è una donna comune, una moglie rispettosa ed ubbidiente, di una persona comune. Una di quelle tipiche donne da cui, leggendo, quasi non ci si aspetta nulla.

L’embrione del cambiamento si insinua nella mente di Yeong-hye dopo aver fatto uno strano sogno di sangue e boschi scuri. Da quel momento la donna non mangia carne e si rifiuta di cucinarla, nutrendosi di soli vegetali.

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Han Kang, foto del New York Times, maggio 2016

Leggendo le pagine della Kang, realtà e finzione si mescolano in un mondo indefinito dove è difficile distinguere ciò che è vero da ciò che invece è frutto dell’immaginazione. Yeong-hye si immerge lentamente in un mondo onirico, e il lettore con lei, allontanandosi pian piano dalla realtà.

È terribile la reazione del marito all’astrazione mentale e fisica della donna, che arriva fino al sadismo sessuale.

Un libro fatto di fiaba e sogni, che Han Kang, 46 anni, ci descrive in tre atti: «C’è un racconto breve coreano, non una fiaba, che parla di un uomo che torna a casa e si trova davanti a una miriade di piante e fiori e parla con loro, cerca attraverso questo contatto la pace interiore. Ma è l’universo onirico a essere determinante. Anche nella terza sezione la narratrice, che è la sorella della protagonista, fa riferimento al sogno e al fatto che occorrerà risvegliarsi».

La Kang ritornerà in libreria, sempre per Adelphi, con Human Acts che uscirà nel 2018. Nel frattempo la scrittrice prosegue il suo lavoro di ricerca, introspezione, scrittura, lavorando su di un trittico incentrato su persone alla ricerca della propria dignità nel mondo contemporaneo.

Figlia dello scrittore Han Seungwon, la Kang è molto sensibile all’attuale condizione degli artisti nella Corea del Sud: «È venuta alla luce una lista nera di artisti, scrittori, registi, controllati dal governo, che si oppongono all’attuale regime. È stato un vero shock. Ci vorrà molto tempo perché cambi qualcosa».

CINEMA, LIBRI

La storia di Nojoud, sposa bambina che sognava il divorzio e la libertà di giocare

Nojoud piemme libro copertina - internettualeNojoud Ali è una ragazza yemenita di diciotto anni. Il suo nome è balzato agli onori delle cronache di tutto il mondo quando nel 2008 all’età di dieci anni ha intrapreso una causa per divorziare da suo marito. Grazie alla collaborazione con la giornalista franco-iraniana Delphine Minoui, la sua storia è diventata un libro Moi Nojoud, 10 ans, divorcée, pubblicato anche in Italia da Piemme (nel 2009) con lo stesso titolo, Io, Nojoud, dieci anni, divorziata. Best-seller tradotto in quindici lingue quella biografia e quel libro hanno ispirato un film indipendente che è riuscito ad arrivare con una distribuzione limitata lo scorso maggio anche nel nostro paese, La Sposa Bambina.

Con una fotografia assente, una sceneggiatura debole e una regia casareccia, la pellicola probabilmente non vincerà mai l’Oscar come film dell’anno. Tuttavia Khadija Al-Salami, giovane regista che esordisce con questo lungometraggio, ha il pregio di aver riportato in auge il delicato tema delle spose bambine, in un film, a tratti semplicistico e un po’ naif, anche a quel popolo yemenita cui il film originariamente si rivolge.

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una scena del film “La Sposa Bambina”

La Sposa Bambina racconta la storia della giovane Nojoud, costretta a sposarsi all’età di dieci anni a causa della famiglia che versa in condizioni economiche precarie, che riceve in cambio una lauta somma di denaro, con la promessa che la bambina avrà il suo primo rapporto sessuale solo dopo aver raggiunto la pubertà. Il patto, come di consueto secondo la legge della Sunna, avviene solo tra uomini, con il solo padre della sposa e futuro marito che, in compagnia di due testimoni e di un capo spirituale decidono i dettagli di questa trattativa.

Ma il marito di Nojoud infrange il patto e abusa della bambina ripetute volte, picchiandola. Nojoud trova la forza di ribellarsi a questo triste destino che, secondo una stima tocca milioni di bambine in tutto il mondo: dall’Africa all’Asia, dall’America Latina all’Europa Orientale.

Secondo la legge yemenita il limite di età per sposarsi è fissato a 15 anni, ma, grazie ad un emendamento del 1999 che fa riferimento al matrimonio tra Maometto e Aisha, una bambina di nove anni, ci sarebbe la clausola di contrarre matrimonio anche al di sotto dell’età prefissata.

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Nojoud Ali

Assistita dall’avvocato Chadha Nasser, Nojoud riesce ad ottenere ugualmente l’annullamento del suo matrimonio. Se è vero che la stessa sorte tocca tante e tante ragazzine vittime dei cosiddetti matrimoni forzati con il consenso della legge, è altrettanto vero che questa vieta i rapporti sessuali fino al raggiungimento della pubertà delle giovani spose.

Nel 2008 il tribunale annulla il matrimonio della bambina, accordando una somma di mille riyal (circa 360 euro) da restituire al marito quale risarcimento per la rescissione del contratto matrimoniale. Somma che viene raccolta grazie allo Yemen Times, che sopperisce all’ingente povertà della famiglia della ragazza. Restituendo a Najoud la libertà di giocare come una qualsiasi altra bambina.

ART NEWS, LIBRI

Il mistero svelato dell’orecchio di Van Gogh

Bernadette Murphy Van Gogh's Ear True Story book cover - internettualeIn molti conoscono la storia di Van Gogh e di quel suo orecchio che si tagliò in un momento di follia, facendosi un nuovo autoritratto. Ma nessuno sa che fine abbia fatto quell’orecchio. Oggi dopo 130 anni ce lo svela The Art Newspaper. Il giornale d’arte infatti ci fa un racconto più dettagliato di quella notte del 23 dicembre 1888, in cui il maestro del ‘900 si tagliò un orecchio.

Secondo alcune controversi ricostruzioni, a tagliargli l’orecchio fu l’amico-rivale Gauguin, dopo averlo inseguito a tentare di tagliargli un orecchio, ma vi avrebbe rinunciato quando il suo amico si è voltato.

Sarebbe stato lo stesso Van Gogh, in preda ad alcune allucinazioni, a tagliarselo, e a consegnarlo a Rachele, una prostituta di un bordello frequentata dai due grandi pittori del secolo scorso. Van Gogh sarebbe poi ritornato a dormire normalmente a casa sua. Il mattino seguente la polizia lo avrebbe fatto ricoverare in ospedale, dal quale sarebbe uscito soltanto il 7 gennaio del 1889.

Van Gogh orecchio arte - internettualeSono molti tuttavia i critici che confutano questa teoria, ritenendo che sia clamorosamente errata. Tra questi due storici di Amburgo, Hans Kaufmann e Rita Wildegans, autori del libro L’orecchio di Van Gogh, Paul Gauguin e il patto del silenzio, sostengono che fu proprio Gauguin a tagliare l’orecchio all’amico dopo una lite.

Oggi nuove luci, e probabilmente nuove ombre, sono gettate su questo controverso episodio della storia dell’arte. Secondo il saggio di Bernadette Murphy, Van Gogh’s Ear: The True Story, L’orecchio di Van Gogh: la vera storia, uscito ai primi di luglio, in cui dice, avallando la teoria dell’autolesionismo e della follia, che la vera ragazza cui il maestro dei Girasoli consegnò il proprio orecchio sarebbe stata Gabrielle Berlatier, figlia di un contadino che avrebbe lavorato solo come cameriera nel bordello che l’autore era solito frequentare. Secondo la Murphy infatti Gabrielle era troppo giovane per potersi prostituire, ed era stata in cura per rabbia all’interno dell’Istituto Pasteur. L’autrice non ne rivelava il nome poiché aveva promesso ai discendenti della donna di non farlo. È stato il magazine d’arte a risalire al suo nome attraverso i registri dell’Istituto Pasteur a Parigi, aggiungendo un nuovo paragrafo ad una storia che senza dubbio farà ancora discutere.

LIBRI

Paulo Coelho racconta Mata Hari nel suo nuovo romanzo “La Spia”

È uno degli autori più amati di sempre. Da L’Alchimista a Veronika decide di morire i suoi romanzi sono diventati dei veri classici della letteratura contemporanea. Sto parlando di Paulo Coelho, lo scrittore brasiliano più tradotto al mondo che torna adesso in libreria con la sua ultima fatica letteraria, dal titolo La Spia, dedicato alla figura di Mata Hari. E già ci fa respirare, sin dalla copertina con il profilo della donna in eleganti e sfarzose vesti, la rivoluzionaria atmosfera francese d’inizio ‘900 della danzatrice e noto agente segreto cui questo romanzo è liberamente ispirato.

Il libro infatti, in prima persona, parte da quella che sarebbe l’ultima lettera scritta dalla Hari una settimana prima della sua esecuzione. “Sono pronta”. Queste le ultime parole della donna che, rifiutando di farsi bendare, preferì guardare con coraggio il suo plotone di esecuzione.

“Una delle prime femministe” è così che ne parla Coelho, che spiazza i suoi fan, tracciando un profilo di questo suo nuovo personaggio letterario sul quale ha dovuto lavorare molto: «Mi sono ritrovato con una montagna di documenti in mano ma anche con una domanda: “cosa scrisse Mata Hari in queste lettere? E come era finita in mezzo a tante trappole, ordite da amici e nemici?”».

Un viaggio che parte dalla curiosità dell’autore di scoprire di più su questa donna che con le sue grazie ha sedotto gli uomini più potenti e influenti della guerra mondiale, si è ribellata a moralismi e costumi dell’epoca, pagando le sue scelte a caro prezzo ma con coerente orgoglio, mai pentita, paga del fatto di aver vissuto.

Paulo Coelho Mata Hari Museum - internettualeEd è straordinariamente moderna la figura di questa donna che nella sua vita annovera la perdita di un figlio, forse avvelenato, e il divorzio dal marito, il capitano Rudolph Mac Leod, dal quale divorziò perdendo la custodia dell’altra figlia, Jeanne Louise detta Non, per sbarcare il lunario a Parigi con il nome di Lady Mac Leod. Qui inizia come modella di un pittore, e qualche piccolo ingaggio. Ma il successo sembra non sorriderle subito, e non si esclude che la donna possa essersi prostituita per sopravvivere prima di diventare l’amante del barone Henri de Marguérie, grazie al quale entra in contatto con l’aristocrazia del tempo, cominciando ad esibirsi nelle case dei nobili francesi in occasione di feste mondane. Durante una delle sue performance venne notata dall’industriale e collezionista d’oggetti d’arte orientale monsieur Guimet, che le chiede di esibirsi nei saloni del suo museo dove custodiva i suoi oggetti d’arte. È qui che la giovane Margaretha Geertruida Zelle, questo il suo vero nome, viene artisticamente ribattezzata Mata Hari, dal malese, letteralmente occhio dell’alba, e dunque per traslato Sole. Il successo fu tale che la donna cominciò ad esibirsi nelle più esclusive case degli aristocratici del tempo, nonché in famosi locali quali il Moulin Rouge, il Trocadéro, il Café des Nations.

La consacrazione arriva nel 1905 con una esibizione che farà la storia all’Olympia di Parigi, e che la porterà in tour anche in Spagna.

Ai giornali che iniziavano ad interessarsi a lei raccontava mezze verità e molte menzogne, costruendo un personaggio volitivo, dal fascino esotico, di cui lei stessa, forse restò vittima.

«Paulo non ha mai scritto lo stesso romanzo, e ogni volta ha avuto il coraggio di cambiare, restando, così, sempre fedele a se stesso. Mi sembra, tuttavia, che ci sia un filo rosso: ha sempre raccontato donne esuberanti, controverse, ma straordinariamente libere» ha detto Elisabetta Sgarbi, che è riuscita a strappare Coelho a Bompiani e a portarlo sulla sua “nave”, la sua casa editrice, La nave di Teseo che lo pubblicherà per l’Italia il prossimo 10 novembre: «Il suo nuovo romanzo, “La spia”, è l’esaltazione di questo aspetto, attraverso una figura storica, Mata Hari. E il riferimento alla verità storica rende il romanzo, se possibile, ancora più capace di incidere in un mondo che alle donne deve maggior rispetto».

L’ultimo desiderio di Mata Hari, dalla prigione di Parigi dove fu condannata, fu quello di avere carta e penna per scrivere, forse per riassumere quella sua vita vissuta pericolosamente che l’aveva portata dietro alle sbarre di una cella parigina in attesa della sua esecuzione capitale.

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La “Malamusica” di Michelangelo Pascali, analisi sociale tra neomelodia e criminalità

Pscali Malamusica Neomelodia e Legalità libro cover copertina - internettualeA due anni dal suo esordio, la serie Gomorra, ispirata al romanzo omonimo di Roberto Saviano, è ritornata in questi giorni sugli schermi Sky, e con sé ha riportato in auge tutta una fenomenologia della “mala”, dai modi di dire del clan Savastano, che si fanno gergo popolare persino tra i ragazzini, alla colonna sonora diventata cult: musica rigorosamente neomelodica, in dialetto napoletano, che canta spesso la disperazione e i nuovi drammi dell’hinterland napoletano contemporaneo. È probabilmente quello che prova ad indagare Michelangelo Pascali nel volume “Malamusica” dal sottotitolo Neomelodia e Criminalità (Liguori Editore), illustrando al lettore la stretta connessione tra musica neomelodica e criminalità, e di quanto la seconda influisca ed influenzi fortemente la prima.

L’approccio è quello scientifico, di chi, con onestà intellettuale, si pone con rigore metodologico dinanzi ad una materia di studio e ricerca le evidenze: «Ogni fenomeno non si rende completamente trasparente al nostro sguardo e ogni cosa invita a trascendere le apparenze» suggerisce la studiosa Luigina Mortari.

La ricerca di Pascali dunque mira a portare alla luce il lato nascosto delle cose, il loro intimo significato non sempre evidente. Ed è su queste basi che poggia lo stesso titolo del volume, Malamusica, che nasconde in sé stesso vari strati di significato: “mala” infatti come degrado sociale e morale, che fa di quel mal comune mezzo gaudio, un unico disastro collettivo verso cui cammina la società contemporanea percependolo come uno stato di benessere comune, il massimo grado di felicità cui si può ingannevolmente tendere.

Un malessere corrosivo che fa di modelli malati degli esempi da imitare: e così il “guappo” è sinonimo della persona furba, che sa affrontare di petto la vita e le persone, così come i “boss”, visti come autorità massime che trovano nella violenza, spesso nella “vendetta”, nell’omicidio e nella criminalità la propria forma di giustizia.

Per quanti desiderano affrontare questo fenomeno musicale e sociologico, l’autore presenterà il suo volume martedì 17 maggio al Palazzo Pacanowski a Napoli, alle ore 13.30. Con lui saluteranno i presenti il Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza Federico Alvino, il Coordinatore del Dottorato di ricerca in “Diritto e istituzioni economico-sociali” Francesco Di Donato, in un dibattito che sarà animato da Federico Vacalebre, giornalista de Il Mattino e personalità di spicco dell’ambito giuridico e giornalistico, moderati da Alberto De Vita, Ordinario di Diritto penale, Università degli Studi “Parthenope”.

Un appuntamento da non perdere per i cultori della musica, della giurisprudenza, della sociologia.

LIBRI

Le cinque regole per essere felici secondo il metodo konmari

96 lezioni di felicita'
96 lezioni di felicita’

Quante volte abbiamo desiderato di riordinare la nostra vita per essere realmente felici? Spesso questo pensiero arriva a fine anno, quando ci illudiamo tra un countdown e l’altro di ricominciare. “Anno nuovo, vita nuova”. È questa la frase che si sente nominare più spesso la notte di Capodanno, con la promessa di palestre e diete puntualmente interrotte a metà gennaio. Troppa fatica, troppo sacrificio, troppo travolti dalla routine quotidiana che è sempre la stessa dell’anno precedente, con un senso di frustrazione che cresce e le promesse, sempre le stesse, la notte del 31 dicembre dell’anno dopo.

Un circolo vizioso senza soluzione di continuità, che prova ad interrompere Marie Kondo, autrice da tre milioni di copie con il Magico potere del riordino, che ritorna quest’anno con 96 lezioni di felicità (ancora da Vallardi editore), libro in cui la scrittrice prova a spiegare con semplicità il metodo konmari, il suo metodo.

L’autrice, oggi trentunenne, vuole insegnare la sua filosofia di vita, che parte dal “liberarsi del superfluo”, il riequilibrio della propria vita che passa attraverso il riordino della casa: «La vita comincia solo dopo aver messo ordine in casa – dice la scrittrice giapponese – solo quando imparerete a circondarvi di oggetti che vi trasmettono felicità riuscirete a mettere in atto il vostro stile di vita ideale».

Ecco le cinque regole fondamentali del riordino.

1. Prendetevi l’impegno di riordinare

Il metodo può apparire un po’ estremo all’inizio, ma se si decide di intraprendere questo cammino, allora bisogna avere il coraggio e assumersi l’impegno di intraprenderlo fino in fondo.

2. Delineate il vostro ideale di vita

«Pensate al tipo di casa in cui amereste abitare e a come vorreste viverci. In altre parole, delineate il vostro stile di vita ideale. Se vi piace disegnare, fate uno schizzo. Se preferite scrivere, annotatelo su di un quaderno. Potete anche ritagliare delle immagini dalle riviste. […] Quando immaginate il vostro stile di vita ideale, chiarite a voi stessi perché volete riordinare e identificare il tipo di esistenza che desiderate ottenere quando avrete finito.»

3. Per prima cosa, finite di buttare via

Uno degli errori più comuni, secondo l’autrice, è quello di iniziare a buttare all’impazzata cose che riteniamo inutili, nulla di più sbagliato: «Il segreto per riuscire a riordinare – dice – sta nel finire, prima, di buttare. Potete decidere dove riporre le vostre cose solo quando avrete scelto cosa conservare e cosa scartare, perché solo allora avrete un’idea precisa della quantità di oggetti da mettere via».

4. Riordinare per categoria, non per collocazione

Un altro degli errori più comuni è quello di riordinare per singola stanza, finendo soltanto con lo spostare oggetti da una parte all’altra della casa, che magari appartengono ad una sola categoria: «L’approccio giusto consiste nel riordinare per singola categoria. Ciò significa fare ordine tra tutti gli oggetti della stessa categoria, in un’unica tornata». Riordinando dunque abiti, o libri, il primo passo dunque è quello di riunire tutti gli oggetti di un’unica categoria in un solo luogo, per averne una visione d’insieme.

5. Seguite l’ordine giusto

Fondamentale, per la Kondo, seguire l’ordine giusto: «Vestiti, libri, carte, komono (oggetti misti) e, infine, ricordi». Un metodo che ottimizza il tempo, per non imbattersi in vecchie foto che portano via ore di riflessione e pensieri, che aiuta a perfezionarsi nel capire cosa rende felici e cosa invece no: «Gli abiti sono l’ideale per fare pratica, mentre le fotografie e altri oggetti con particolare valore affettivo sono proprio l’esempio di ciò che non dovreste toccare finché non avete perfezionato la vostra tecnica».

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Giornata Mondiale del Libro: fenomenologia social di un fenomeno in calo

Oggi è la Giornata Mondiale del Libro, e subito la ricorrenza si trasforma in fenomeno social virale. L’hashtag #WorldBookDay è in cima ai trendtopic di twitter, così come #DalLibro con cui gli utenti hanno citato le pagine e le frasi dei loro romanzi o scritti preferiti. Ma quanti sono i lettori italiani?

Sono quasi 24 milioni, quelli dai sei anni in su che ammettono di aver letto almeno un libro negli ultimi dodici mesi, per motivi che esulano il dovere scolastico o professionale. Una cifra che lo scorso anno ha fatto registrare un -1,6% rispetto al 2014, ovvero meno della metà della nostra popolazione. Un po’ meglio per le lettrici. Le donne infatti rappresentano il 48% di coloro che hanno letto almeno un libro all’anno, mentre gli uomini sono fermi a circa il 34,5%.

Farà piacere ai più sapere che sono i giovanissimi a portare alta la bandiera da coloro che leggono abitualmente: i ragazzi tra gli 11 e i 19 anni sono circa il 50%, e tra gli 11 e i 14 la percentuale di lettura tocca addirittura quota 53,5%.

Secondo lo studio ISTAT pubblicato nel gennaio del 2016 a condizionare l’amore per le pagine è fortemente l’ambiente familiare: i ragazzi tra i 6 i 14 anni che leggono e hanno genitori lettori arrivano al 66,9%, mentre quelli che i genitori non leggono sono meno della metà, il 32,7%.

Più lettori al nord che al sud. Nel Mezzogiorno infatti i lettori sono in numero inferiore: solo una persona su tre nel Sud e nelle Isole. I lettori sembra siano diffusi di più nel cuore delle metropoli con il 50,8%, vedendo drasticamente scendere la percentuale in comuni che hanno meno di 2000 abitanti, che arrivano al 37,2%.

Insomma più social e meno realtà. La lettura sembra relegata al ruolo di moda estemporanea da condividere on-line, e sebbene è costante il numero dei lettori tra 2015-2016, il 10% della popolazione non possiede alcun volume, mentre solo il 63,5% ne conta un centinaio.

LIBRI

“Il Bacio”: la bellissima poesia scritta da Pablo Neruda

Ti manderò un bacio con il vento

e so che lo sentirai,

ti volterai senza vedermi ma io sarò li

Siamo fatti della stessa materia

di cui sono fatti i sogni

Vorrei essere una nuvola bianca

in un cielo infinito

per seguirti ovunque e amarti ogni istante

Se sei un sogno non svegliarmi

Vorrei vivere nel tuo respiro

Mentre ti guardo muoio per te

Il tuo sogno sarà di sognare me

Ti amo perché ti vedo riflessa

in tutto quello che c’è di bello

Dimmi dove sei stanotte

ancora nei miei sogni?

Ho sentito una carezza sul viso

arrivare fino al cuore

Vorrei arrivare fino al cielo

e con i raggi del sole scriverti ti amo

Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno

tra i tuoi capelli,

per poter sentire anche da lontano

il tuo profumo!

Vorrei fare con te quello

che la primavera fa con i ciliegi.

 

Pablo Neruda, Il Bacio