LIFESTYLE

L’arte fa bene alla nostra salute. Lo dice la medicina

Sì, di primo acchito può sembrare uno di quei titoli per fare condivisioni. Ma è tutto assolutamente vero.

A Montreal, Sud del Canada, i medici hanno cominciato a prescrivere ai propri pazienti delle visite nei musei gratuiti. Secondo questa nuova concezione della medicina, se è vero che riso fa buon sangue, ed è la migliore cura, anche l’arte avrebbe degli effetti terapeutici e dunque benefici sul corpo e sulla mente. I medici canadesi pare che stiano iniziando a prescrivere visite nei musei per le patologie più disparate, dal diabete alle malattie croniche passando per la depressione.

«Nel XXI secolo – dice Nathalie Bondil, direttore generale del Museo delle Belle Arti di Montreal – la cultura sarà ciò che l’attività fisica è stata per la salute nel ventesimo secolo».

I visitatori potranno così creare un programma personalizzato per promuovere il benessere attraverso l’arte, e prestarsi volontariamente per creare delle collaborazioni di ricerca con i medici per studiare gli effettivi benefici sulla salute delle visite museali.

Pare infatti che l’associazione dei medici di Montreal abbia unito le proprie forze affinché sia possibile “prescrivere arte”: «Ci sono sempre più prove scientifiche sull’arte come terapia – ha spiegato Hélène Boyer, vice presidente dell’associazione medica».

Ogni prescrizione consentirà ad un massimo di due adulti e due bambini di età non superiore ai 17 anni, di entrare gratuitamente in un museo fino a 50 volte l’anno. In molti credono, sbagliando, che queste possano essere cure per i soli problemi mentali, in realtà sono tanti i benefici che la visita in un museo può apportare: «L’arte infatti – continua la Boyer – aumenta il nostro livello di cortisolo e il nostro livello di serotonina. Noi secerniamo ormoni quando visitiamo un museo e questi ormoni sono responsabili del nostro benessere».

Chissà se presto anche in Italia avremo prescrizione a base di musei e non più di psicofarmaci. Nel frattempo però siamo paghi del fatto che entrare in un museo è un vero toccasana non solo per l’anima, ma anche per il benessere di tutto il nostro corpo.

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LIFESTYLE

Cotonella, l’intimo di qualità che rispetta l’ambiente

Siamo ormai in autunno inoltrato, le foglie cadono, i viali si colorano d’arancio, e i primi venti autunnali rinfrescano le nostre giornate. La maggior parte di noi, rientrati da tempo a lavoro, è proiettata verso i colori caldi di questo periodo dell’anno, mentre l’aria più frizzantina del mattino sui mezzi pubblici o rientrando la sera a casa, ci fa capire che è tempo del cambio di stagione.

Se, come me, vivete questi sbalzi climatici, e volete essere preparati a questa mezza stagione (eh già, a quanto pare, esistono ancora!), allora la vostra scelta deve essere Cotonella.

Chi non ricorda questo marchio come ambasciatore di bellezza nel nostro Paese?! Nato in Italia, a Edolo per la precisione, agli inizi degli anni ’70, con la sua linea underwear si è ben presto imposto come leader nel settore dell’intimo, diventando subito portabandiera di quel made in Italy che vuole essere soprattutto sinonimo di alta qualità.

Il brand bresciano ben presto si è evoluto, espandendo lo spettro di prodotti che oggi vanno dall’intimo alla maglieria, offrendo così ai suoi clienti una vasta gamma di articoli tra cui scegliere, di diverse forme, colori, modelli e tessuti.

40 anni di esperienza che hanno portato Cotonella a sviluppare e produrre articoli per uomo, donna e bambino che vanno dall’underwear alla corsetteria, dalla maglieria ai pigiami. Una capacità produttiva tale che ha portato l’azienda a toccare le 50.000 unità giornaliere, e la cifra record di 12 milioni di pezzi nel 2011.

Un marchio di valore e di valori, quello di Cotonella, da sempre attento a combattere lo sfruttamento della manodopera minorile, e selezionando un personale maggiorenne altamente qualificato.

Tra i fiori all’occhiello dell’azienda, un laboratorio qualità interno che, attraverso test e strumentazioni sofisticate, è attento alla selezione e alla qualità delle materie prime. Ma Cotonella vanta anche tanti altri primati, tra cui l’utilizzo di cotone biologico, test in laboratorio e il riconoscimento Certificazione Oeko-Tex (fiducia nel tessile), che attesta un riconoscimento che sancisce l’osservanza di tutte le normative igieniche ed ecologiche.

Un motivo in più per scegliere prodotti Cotonella, per chi vuole il pieno rispetto dell’ambiente e della persona. Ma il brand dell’arco di Brescia farà soprattutto la gioia delle Signore, da sempre più attente al mondo del fashion e alle nuove tendenze, con un’ampia selezione di maglie e di abiti Cotonella, che coniugano moda, stile e, soprattutto convenienza, rappresentando un ampio ventaglio di capi per trovare quello che meglio si addice alla propria personalità ed esprimere completamente se stesse.

INTERNATTUALE, LIFESTYLE

Starbucks Milano: caffè, design e tradizione italiana. Ecco perché vale la pena andarci

Una nuova multinazionale fa il suo ingresso nel mercato italiano, e tutti a puntare il dito sulla nostra perdita di identità. Starbucks ha aperto ufficialmente le sue porte al pubblico a Milano, diventando così il primo store nel nostro Paese e, pare, secondo i bene informati non sarà l’ultimo.

Da sempre paradiso di frappuccini e muffin, da quando nel lontano 1971 Howard Schultz diede il nome del primo ufficiale di coperta di Moby Dick al primo store di Seattle, in origine fondato da tre studenti universitari.

Da allora Starbucks si è trasformato in un marchio di successo esportato in tutto il mondo: da New York a Parigi, dall’Inghilterra all’India, rivoluzionando il modo di bere caffè e creando un vero e proprio standard.

Bibitoni da sorseggiare lentamente durante la mattinata, stringendo tra le mani bicchieroni di carta, è questo nell’immaginario di noi europei, e probabilmente di tutto il resto del mondo, un’immagine simbolo del sogno americano.

Ultimi Paesi in cui la bella sirena del caffè tostato approda sono proprio l’Italia e l’Uruguay. Ma attenzione: a differenza di altre catene giunte nel nostro Paese da anni che con i loro prodotti hanno esportato anche il proprio stile, basti pensare a McDonald’s o Burger King, in cui ogni punto vendita è uguale all’altro, la storica catena di caffè americana qui arriva con una Starbucks Reserve Roastery, come a Seattle e a Shangai, una vera e propria sede di torrefazione del caffè lasciata a vista dei clienti, che vuole contribuire a rendere quello del caffè un momento esperienziale.

Sede deputata a questo importante debutto milanese è Palazzo Broggi, meglio noto come il Palazzo delle Poste in Piazza Cordusio 3. L’edificio fu costruito in occasione del rifacimento della piazza alla fine del XIX secolo, e faceva parte di un piano regolatore con cui si riorganizzava e ristrutturava la zona tra Piazza Duomo e il Castello Sforzesco.

A progettare il palazzo l’architetto che gli diede il nome, Luigi Broggi, e fu inaugurato nel 1901. La facciata è in stile umbertino, declinazione italiana del neo-barocco, corrente eclettica che mette insieme elementi gotici e barocchi originari del Rinascimento. Un’architettura che ben potrebbe ricordare i palazzi ottocenteschi newyorkesi. Tuttavia gli architetti non hanno ceduto al fascino di fare di questa sede un’omologa statunitense, bensì hanno deciso di rendere omaggio alla città e alla nazione che li ospita. A cominciare dal design, che non poteva che essere stiloso nella capitale del design italiano, con influenze anni ’70, marmi che richiamano i colori del Duomo di Milano e luci che vogliono ricordare invece il Castello Sforzesco.

Qui tutto ruota intorno ad un bancone bakery che sforna prodotti del panificio Princi di Milano.

The “clacker board” is shown at the Starbucks Reserve Roastery in Milan, Italy on Sunday, August 02, 2018. (Joshua Trujillo, Starbucks)

Ma non è bastato questo omaggio all’Italia, e alla sua tradizione, ai benpensanti che hanno commentato la diretta facebook di Corriere che mostrava i locali per la prima volta. Spiriti patriottici che inneggiano al caffè italiano (e alcuni al caffè napoletano addirittura, benché siamo in terra lumbard), mostrando un alto senso civico e nazionalista.

Molti hanno invocato il “bar sotto casa”, gridando al caro vecchio espresso.

Eppure è lecito chiedersi se tutte queste persone abbiano sempre preferito il pescato italiano al sushi, i mobili di Cantù all’IKEA, le Geox alle Nike.

La verità, che ci piaccia o no, è che le multinazionali e i franchising esistono, e spesso generano nel nostro Paese più lavoro di quanto imprenditori e aziende italiane non facciano: questa sede infatti offre lavoro a 300 persone.

Qui non si vuole insegnare a noi italiani a bere, né tantomeno fare, il caffè. Questa è una catena che viene nel nostro Paese in punta di piedi, con umiltà, senza imporre né esportare frappuccini e muffin per i quali è diventato famoso, ma ha deciso di presentarsi con un concept unico nel suo genere, ambendo quasi a diventare sede divulgativa, mostrando il processo di tostatura di quei chicchi che danno origine a quella miracolosa miscela nera, fondamentale per i nostri momenti di pausa, unendo il design e quel senso di lusso squisitamente italiano e milanese in particolare (qui un caffè costa 1.80 € mentre uno americano 3.5 €).

E nella patria dell’Happy Hour il bar del piano alto non poteva che essere dedicato all’aperitivo. Perché qui non c’è ostentazione del marchio o dei cappuccini giganti. Starbucks Milano si fa momento esperienziale, per scoprire che oltre il nero bollente di una tazza di caffè c’è tutto un mondo, genuinamente italiano.

LIFESTYLE

Chiara Ferragni, storia della principessa della moda e del suo matrimonio da favola

Chiara Ferragni aveva capito subito le potenzialità del web, e lo aveva capito quasi un decennio fa quando app e social non erano così democratici. Era il 2009 quando aprì un blog, The Blonde Salad (l’insalata della bionda, letteralmente) dove parlava della sua vita e di ciò che amava, ma soprattutto dove parlava di moda. Sì, perché tutto per Chiara Ferragni è iniziato in questo modo: indossando abiti e facendosi fotografare dall’allora fidanzato Riccardo Pozzoli.

Chiara Ferragni in un abito pre-nuziale di Prada

Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti: una linea di scarpe nel 2010, ospite degli MTV TRL Awards, guest judge nella trasmissione statunitense Project Runway condotta da Heidi Klum. Merito, forse, di madre natura che le ha donato una innegabile bellezza, per lei che è bionda, magra e con gli occhi azzurri; o merito della sua intuizione, che le ha fatto abbandonare gli studi di Giurisprudenza alla Bocconi di Milano, per dedicarsi anima e corpo ad un sogno, o merito anche del suo perfetto inglese con cui sin dagli esordi parlava ai suoi lettori, poi follower, e che l’ha portata negli anni a diventare addirittura testimonial per brand internazionali come Pantene, Swarovski, Pomellato, affermando non solo il gusto di fashion blogger, prima italiana nota in tutto il mondo, ma anche le sue innate qualità di modella.

Oggi Chiara, che è nata a Cremona trentuno anni fa, si divide tra Milano e Los Angeles, ed ha messo su un piccolo impero da oltre 10 milioni di euro l’anno, dividendo la sua fortuna con gli amici di sempre, oggi parte inscindibile dello staff TBS Crew.

Chiara Ferragni The Ferragnez Fedez matrimonio wedding Dior dress Maria Grazia Chiuri - internettuale
Chiara Ferragni con il papà Marco

La bella bionda è passata dal blog ad instagram, raccontando quotidianamente la sua vita con foto, stories seguite da 14 milioni di utenti. Lo share di un Festival di Sanremo su raiuno, per intenderci. Tutti i giorni.

Una strategia di marketing vincente, la sua, che ha puntato tutto sullo storytelling personale, facendo della personalità la carta vincente, ma anche della chiacchierata storia con il cantante italiano Fedez, al quale è legata da due anni ormai, o della nascita del primo figlio lo scorso 19 marzo, Leone Lucia, che tanti follower e like in più le ha fatto guadagnare in questi mesi.

E non poteva mancare un matrimonio faraonico, organizzato rigorosamente sotto le attente telecamere degli smartphone che ne hanno documentato ogni istante: dall’addio al nubilato a Ibiza con tutta la redazione del suo blog on-line, con hashtag #ChiaraTakesIbiza, al fatidico Sì, in un sontuoso abito haute couture Dior by Maria Grazia Chiuri, che si è probabilmente ispirata agli abiti di Grace Kelly e Kate Middleton, proponendo un corpetto a manica lunga completamente lavorato ed una gonna in tulle che ha riservato poi la (non proprio) sorpresa di diventare un mini-dress-pantaloncino.

Chiara Ferragni con Angelo Tropea

Quando lo sposo e gli ospiti della coppia sono volati su di un aereo customizzato Alitalia, dalla Lombardia alla scoperta di Noto, in Sicilia, terra d’origine della mamma di lei, Marina Di Guardo. La coppia per l’occasione si è ribattezzata The Ferragnez, con tanto di logo, mossa un po’ hollywoodiana con cui gli sposi si sono immersi nell’opulenza di un matrimonio al Sud dell’Italia, e forse in una strategia che punta all’internazionalizzazione dei due.

A dispetto dell’Italia e dell’italianità espressa, anche il Sì è stato un po’ “statunitense”, pronunciato in un giardino nella bellissima Dimora delle Balze, dove gli sposi, circondati da fiori, si sono scambiati reciprocamente le promesse che sono già citazione Chiara Ferragni The Ferragnez Fedez matrimonio wedding Alitalia aereo Leone Lucia - internettualesenza tempo sul web: «Non ho bisogno che il mondo mi ami – ha detto la fashion blogger – perché ci sei tu».

Insomma una promessa che per un istante ha messo da parte il patinato quanto un po’ finto mondo del web e della fotografia, ed ha evidenziato il fatto che i sentimenti, quelli veri, non passano attraverso i social, e che a dispetto dell’amore di milioni di persone è solo quello dell’unica persona speciale del cuore che conta veramente.

secondo abito Dior, con il brano di Fedez scritto per la Ferragni e i simboli della loro storia e del loro amore.

Sembra quasi la storia di una contemporanea Cenerentola, quella di Chiara Ferragni, che anziché perdere la scarpetta se n’era disegnata una collezione di grido tutta sua, che non ha aspettato il principe azzurro che la salvasse, ma ha afferrato con coraggio diadema e scettro diventando prima una principessa della moda, e poi ha coronato il suo sogno d’amore. Perché in questa favola moderna non ci sono dame svenevoli e principi su destrieri bianchi, ma una ragazza di successo che ha creduto in se stessa, ed ha fatto della felicità e l’amore gli amuleti contro tutte le avversità, ed ha sposato il suo principe per vivere per sempre felici e contenti.

Auguri!

 

LIFESTYLE

Alla scoperta dei colori di Peschici e dei sapori del Gargano

Chi mi segue sui social, e su instagram in particolare (se non lo avete ancora fatto, fatelo qui!), lo sa già: la mia prima parte d’estate l’ho trascorsa a Peschici. Si tratta di un biancheggiante paesino arrampicato sulla roccia chiara del Gargano, a nord della Puglia.

Passeggiando per i suoi vicoli di sole e di azzurro, non si ha la sensazione di una piccola località nel sud dell’Italia, ma nell’arcipelago greco delle Cicladi, al quale, questi luoghi, non hanno assolutamente nulla da invidiare.

Con le sue case bianche e le imposte cobalto, Peschici ricorda Santorini o Mykonos. Sono soprattutto questi i colori e le sensazioni che caratterizzano le abitazioni di questi luoghi, dove si arrampicano su pergole e ingressi sgargianti buganvillee. Si passeggia nella storia, tra quelle che dovevano essere le vecchie case dei pescatori e antichi palazzi le cui decorazioni e stucchi narrano ancora di una decaduta nobiltà.

Non fatevi trarre in inganno dalla radice del suo nome, Peschici, che parrebbe alludere alla pesca, perché avrebbe in realtà un’origine slava. Pès, infatti, fa riferimento al suolo sabbioso di questa piccola cittadina pugliese.

Ogni scorcio, ogni angolo, è una pittoresca tela bianca, punteggiata dalle coloratissime ceramiche che gli artigiani del Gargano realizzano nelle loro botteghe.

Peschici, ceramiche

Come in molte altre località del basso Adriatico, tra le costruzioni più caratteristiche della costa peschiciana, ritroviamo i trabucchi. Quelli del Gargano però, a differenza degli omologhi abruzzesi o molisani, sono sempre ancorati alla roccia, agli scogli, e si affacciano sul mare sfidando la gravità e l’equilibrio grazie a sofisticate ponteggiature in legno come palafitte.

Trabucco Monte Pucci

Importati addirittura dai Fenici, i primi trabucchi si diffondono in Abruzzo nel XVIII secolo, quando i pescatori dovettero escogitare una nuova tecnica di pesca che non fosse soggetta alle condizioni meteomarine della zona. Grazie alla loro sporgenza e alla posizione a strapiombo sulla costa, i trabucchi permettono una pesca senza inoltrarsi in mare aperto. Queste costruzioni affascinarono persino lo scrittore Gabriele D’Annunzio, che alla fine del XIX secolo ne diede un’ampia descrizione nel suo romanzo Il trionfo della morte.

Oggi molti trabucchi sono stati riconvertiti in suggestivi bistrot sul mare, dove è possibile mangiare uno squisito pescato, accompagnato da pregiati vini locali. Tra questi c’è il Trabucco Monte Pucci, che domina la costa e il panorama di Peschici, dal quale potrete assistere ad uno dei tramonti più belli del Gargano, e gustare una squisita cena rigorosamente a base di pesce.

Tappa assolutamente obbligatoria per chi visita o soggiorna lungo la costa garganica sono le Isole Tremiti.

Questo piccolo arcipelago secondo la leggenda sarebbe stato originato da Diomede, al punto da essere chiamate isole Diomedee. L’eroe greco, di ritorno da Troia, avrebbe gettato in acqua tre giganteschi massi che sarebbero riemersi sotto forma di isole, e che corrispondono alle isole di San Domino, San Nicola e alla Capraia.

All’acquisto dei biglietti per la traversata in traghetto, alcune agenzie cercheranno di vendervi anche la visita guidata alle grotte, che naturalmente include un supplemento. Il mio consiglio? Scegliete senza indugio di sbarcare all’Isola di San Nicola, l’isola piatta, che si affaccia sul mare per un’altezza massima di 75 metri. Qui infatti anche gli appassionati di archeologia saranno soddisfatti da alcune tracce di insediamenti protostorici del I millennio a.C. e dell’Età del ferro del IX – VII sec. a.C. Oltre alla necropoli, di grande interesse è il complesso abbaziale di Santa Maria a Mare che domina il promontorio dell’isola. Quasi del tutto abbandonato, con suggestivi scorci, è costruito intorno all’omonima chiesa, che sarebbe stata fondata dall’eremita San Nicola nel III secolo d.C.

Ma anche la terraferma non è priva di spunti per gli amanti della cultura, che potranno trovare nel bellissimo Castello bizantino di Peschici, ricostruito da Federico II di Svevia nel XIII secolo, un affascinante quanto spaventoso Museo delle Torture. E se la minuziosa descrizione dei supplizi nelle didascalie vi inquieta, potrete rifarvi con una delle vedute più belle della cittadina garganica.

Peschici si trova a due passi dalla più caotica Vieste, preferita spesso dai giovani in cerca di divertimento. Qui sicuramente farete tappa come me per scoprire Pizzomunno, mastodontico faraglione che caratterizza il profilo viestano, reso ancora più celebre da un brano del cantautore Max Gazzè, la Leggenda di Cristalda e Pizzomunno, che ripercorre favolisticamente tutta la storia.

I colori viestani virano più sul giallo, qui si ha quasi la sensazione di percorrere delle strade scoscese di un piccolo paesino siciliano, con fichi maturi e succosi e un mare da togliere il fiato.

Se siete a caccia di souvenir, vi anticipo che Peschici è la città dei fischietti. Qui infatti ne troverete in terracotta di ogni colore e foggia: dai mestieri agli animali, mentre se volete portare con voi un portafortuna da queste terre, allora dovreste scegliere un Pumo.

Tra i liquori tipici dovete assolutamente assaggiare il Veleno del Gargano, una dolce libagione, aromatizzata con prugno selvatico, venduta in una elegante bottiglia trasparente che ben ne esalta il colore dorato.

Non lasciatevi ingannare dalla tranquillità per famiglie di Peschici, di notte la movida prende vita. Sono tanti i locali e i bar incuneati nelle strade e vicoli del centro storico, che offrono musica dal vivo, ottimi drink ed una suggestiva atmosfera.

Must di questa stagione è stato il Moscow Mule, rigorosamente in piazzetta, tra le luminarie di Sant’Elia e gli squisiti gelati artigianali della Gelateria Michel, dove i gelati del territorio hanno i sapori tipici di questa terra.

Tra i sapori da scoprire la burrata pugliese, rivale della mozzarella campagna, che ben accompagna e rappresenta la gastronomia del territorio.

Se le mie papille e pupille sono state ampiamente soddisfatte, tra panorami mozzafiato e specialità tipiche, un po’ meno lo è stata la mia linea telefonica, che spesso non mi ha consentito l’accesso ad internet e nemmeno una semplice telefonata. Piccolo scotto da pagare per un luogo da sogno immerso nella natura.

Peschici, costa garganica

E per gli amanti del mare, le spiagge del Gargano sono belle, ben organizzate e offrono divertimenti e musica ai bagnanti. Un consiglio: noleggiate un pedalò e fate un giro della costa e delle calette, potrete scorgere persino dei pescatori di fortuna che si immergono per pescare polipi.

Faraglioni, natura e sabbia dorata. Sono queste le componenti che rendono queste coste uniche e che renderanno il vostro soggiorno indimenticabile.

Potrete vedere altre immagini di Peschici e dei luoghi che visito su instagram:

@marianocervone

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CINEMA, LIFESTYLE

10 documentari per comprendere meglio l’arte, la letteratura, la moda

La settimana scorsa ho parlato dei film estivi da vedere per sentirsi già in vacanza. Poi ho scoperto il sito streaming CHILI, che senza abbonamento, mi permette di vedere film e serie TV pagando il solo spettacolo. Un catalogo ricchissimo, con offerte che partono da 90 centesimi anche per film recenti. Sfogliando il catalogo mi sono appassionato alla sezione documentari, e così ho stilato un decalogo di dieci documentari da non perdere assolutamente per conoscere meglio il mondo dell’arte, della letteratura, della moda.

Primo fra tutti Così parlò De Crescenzo. Anno 2017, questo documentario è da vedere assolutamente, in vista dei 90 anni del filosofo, attore, fotografo e regista Luciano De Crescenzo, che negli anni ha sapientemente unito tutte le sue passioni, per raccontare l’essenza di Napoli e del popolo napoletano. Non mancano naturalmente riferimenti all’amata filosofia, ma anche all’arte, analizzata e talvolta dissacrata, e a quel modus vivendi squisitamente napoletano.

Ve ne ho parlato su instagram e anche qui fino allo sfinimento e, in vista della fiction rai che vedremo in autunno, non posso non suggerirvi Ferrante Fever, un documentario che vi porta ancora una volta nei vicoli di Napoli, in cui la misteriosa scrittrice partenopea, che si nasconde dietro lo pseudonimo di Elena Ferrante, ha ambientato la sua quadrilogia della serie L’Amica Geniale, di cui a breve vedremo i primi otto episodi. Un viaggio che vede tra le testimonianze di questo documentario personalità come Roberto Saviano, i registi Mario Martone e Roberto Faenza e molti altri.

Tra quelli che mi ha incuriosito di più c’è MaradoNapoli La città racconta il mito, in cui si ripercorre la vita, la storia calcistica e le gesta di un calciatore, Maradona, che a Napoli è venerato come un Dio vivente, e il cui ricordo, nel cuore dei napoletani, negli anni è rimasto immutato.

Chiusa la doverosa parentesi partenopea, sono tanti i documentari in catalogo che parlano anche di arte, a cominciare da Alla ricerca di Van Gogh, dove Zhao Xiaoyong, ex contadino cinese diventato un pittore, ci parla del mercato dell’arte in Cina, dove sono molto richieste e duplicate le opere del pittore olandese, e di cosa significa la poetica e l’iconografia di questo straordinario artista celebre in tutto il mondo.

Forse non molti sanno che il noto quanto misterioso artista Banksy è passato anche da Napoli, dove ha dipinto una Madonna con una pistola sui muri della città, che il popolo napoletano ha fatto proteggere apponendo un vetro affinché non se ne perdano le tracce. Ma il documentario che vi suggerisco, Banksy does New York, della HBO analizza il percorso artistico di questo artista che con le sue iconiche opere non soltanto ha segnato un’epoca, ma rappresenta una voce contro i poteri forti e la politica, parodiando spesso scelte, situazioni, persone e personaggi.

Per ultimo ma non ultimo, Il sale della Terra. Documentario che ho visto in prima tv sulla rete di stato RAI5, che ha ripercorso le fotografie e tutto il lavoro che c’è dietro del famoso fotografo naturalista Sebastião Salgado, che racconta in prima persona cosa vuol dire aspettare la luce e il momento giusto per raccontare quell’istante che poi farà la storia della fotografia. Una finestra sul suo mondo per apprezzare ulteriormente lo straordinario sforzo di raccontare paesaggi e panorami spesso sconosciuti ai più, che rappresentano non soltanto un momento alto per la fotografia, ma anche una preziosa testimonianza documentaristica.

La moda. Chi mi segue sui social sa che per me la moda è più un vettore culturale, che non un mero apprezzamento estetico in sé, e che bisogna conoscere anche la moda per capire meglio la storia dell’arte e i riferimenti da cui stilisti e addetti ai lavori traggono continuamente ispirazione. Per capire meglio questo mondo il mio primo consiglio è Franca chaos and creation, dedicato alla figura della compianta Franca Sozzani, leggendario direttore di Vogue Italia, che analizza le scelte editoriali e le copertine spesso controverse e provocatorie del noto magazine di moda italiano.

Dior and I (2014)

Il 1 luglio del 2012 Raf Simons ha debuttato come direttore creativo della maison di moda Dior. Il documentario Dior and I ripercorre le sette settimane di lavoro che hanno portato alla creazione della sua prima collezione di haute couture per la casa di moda francese. Uno straordinario spaccato per sbirciare nel backstage e nella parte preparatoria di una collezione, e quanto lavoro si nasconde dietro alla parola “lusso”.

About face. Se la moda è la vostra passione non potete non vedere questo documentario, che racconta la vita delle più famose modelle del Novecento. Tra le protagoniste la bellissima Carmen Dell’Orefice, una delle signore della moda, che all’età di 87 anni continua a calcare copertine e passerelle di tutto il mondo. Perché forse è vero ciò che diceva Coco Chanel “la moda passa, lo stile resta”.

E dopo questa tripletta di terzine tematiche, un suggerimento dettato dalla curiosità: Il naufragio dell’Andrea Doria – La verità tradita. Sono un amante dei disastri e delle teorie complottiste che spesso si nascondono dietro. L’Andrea Doria è di certo uno di quei casi che ha segnato tutta un’epoca, restando ancora oggi vivo nella memoria storica di noi italiani e delle cronache dei giornali. Questo documentario del 2006 prova a svelarci il perché di questo affondamento e quali furono le vere cause che hanno portato questa nave ad inabissarsi nelle acque.

Ma qualsiasi siano le vostre scelte, siate curiosi. Ma soprattutto siate.

LIFESTYLE

I 10 film da vedere in estate per sentirsi già in vacanza

Quando non sono in giro per vedere mostre e musei, uno dei miei passatempi preferiti è vedere un buon film. Se d’inverno è facile godersi l’atmosfera di una bella pellicola anche davanti al televisore, d’estate è sicuramente difficile restarsene chiusi in casa. Ma quali sono i più adatti alla canicola estiva?

Se siete costretti o semplicemente volete un giorno di relax, ecco qualche consiglio di film che anche a casa vi faranno sentire in vacanza:

Meryl Streep, Christine Baranski, e Julie Walters in Mamma Mia! (2008)

Mamma mia! Sono passati esattamente dieci anni da quando Meryl Streep insieme ad Amanda Seyfried e un bellissimo cast hanno portato sul grande schermo l’omonimo musical ispirato alle più famose canzoni degli ABBA. Grazie alla suggestiva ambientazione sull’isola di Kalokairi, in Grecia, al blu del mare e ai cieli azzurri, questo film vi farà sentire già in vacanza. Ottimo durante una serata estiva accompagnato da un calice di buon vino bianco. Ghiacciato, naturalmente.

Katharine Hepburn in Tempo d’Estate (1955)

Tempo d’estate. Anno 1955. Protagonista una straordinaria Katharine Hepburn alla soglia dei cinquant’anni, e Rossano Brazzi. Una attempata turista americana, quella che oggi definiremmo una zitella, va a Venezia da sola in cerca di emozioni e, forse, di quell’amore che durante gli anni della fanciullezza non è riuscita a trovare. Bellissima la colonna sonora di Alessandro Cicognini, sospesa tra echi di vecchie canzoni e atmosfere da sogno. Bellissimi i ponti e gli scorci di una Venezia agli albori di quel turismo che dagli anni ’60 ad oggi ne farà meta preferita di tutti, almeno una volta nella vita.

Se come me amate i vecchi film, allora dovete assolutamente vedere anche Torna a Settembre. Rock Hudson, con la nostra Gina Lollobrigida, danno vita ad una delle antesignane delle commedie

Rock Hudson e Gina Lollobrigida in Torna a Settembre (1961)

romantiche. Siamo sulla costa ligure. Una storia d’amore tra risate, equivoci e situazioni tragicomiche. Nel cast c’è anche Sandra Dee.

Se alla Lollobrigida avete sempre preferito la Loren, allora non perdete Pane amore e…, penultimo capitolo di una quadrilogia iniziata proprio con la Lollo. Vittorio De Sica, che interpreta il Maresciallo Carotenuto, ritorna nella sua natia Sorrento, dove si imbatte nella bella Smargiassa, affittuaria della sua abitazione.

Non posso non citare Sapore di mare, pietra miliare del cinema. Il compianto Carlo Vanzina, scomparso proprio qualche giorno, ha realizzato un film che è il manifesto di un’epoca. Realizzato nel 1983, la pellicola racconta un’estate degli anni ’60 in Versilia, fotografando mode e manie. Un cast straordinario che vede tra gli altri una bellissima Virna Lisi, ai tempi quasi cinquantenne, e una giovanissima Isabella Ferrari, poco più che maggiorenne. Bellissimi i brani che compongono la colonna sonora: da Mina a Riccardo del Turco, sono ancora oggi dei “tormentoni” intramontabili (meno iconico, ma altrettanto simpatico, anche il seguito, Sapore di mare 2, dove si aggiunge Eleonora Giorgi).

Non posso non citare Vacanze Romane, con la “principessa” Audrey Hepburn in visita nella capitale, che si lascia trascinare e travolgere dalla città eterna, tra monumenti, moda e notti romane. Con lei nel cast Gregory Peck.

Pierce Brosnan e Trine Dyrholm in Love is all you need

Le pagine della nostra vita. Tratto dall’omonimo romanzo di Nicholas Sparks, il film vede Ryan Goslin e Rachel McAdams vivere un flirt estivo che a mano a mano si trasforma in una storia senza tempo. Un film che emoziona e commuove come solo una storia di Sparks sa fare, anche sul grande schermo.

Ryan Gosling e Rachel McAdams in Le pagine della nostra vita(2004)

Se d’estate amate il brivido, allora vi consiglio Alla deriva. Con Eric Bane (Dottor Bollore di Grey’s Anatomy), la pellicola parla di un gruppo di amici che per festeggiare il compleanno di un amico vanno in barca in mare aperto, facendo un bagno dimenticando la scaletta per risalire. Una scarica di adrenalina.

Se non volete rinunciare a quel piglio di cultura anche durante l’estate, allora scegliete Sogno di una notte di mezza estate. Tratto dall’omonima pièce teatrale di William Shakespeare è una storia onirica, a metà tra mitologia e fantasy. Nella pellicola del 1999 c’è Kevin Kline, Michelle Pfeiffer, Rupert Everett e Stanley Tucci.

Love is all you need. Ancora Sorrento, ancora Pierce Brosnan che, smessi i panni di 007, si cala in questa commedia danese del 2012 in cui il suo è l’unico nome di richiamo e veramente noto. Ambientato tra Copenaghen, Napoli e la costiera sorrentina è un film fresco, che vi farà sognare il profumo dei limoni.

E infine se volete correre al cinema, tra due settimane c’è Mamma mia! Here we come again, un po’ seguito un po’ remake che al cast del primo fortunatissimo film vede aggiungersi la cantante-attrice Cher e la giovane Lily James, che reinterpretano ancora una volta i più famosi brani degli ABBA.

LIFESTYLE

La mia esperienza con iliad

Qualche settimana fa nella metropolitana di Milano, avevo visto la strabiliante offerta di iliad, nuovo gestore di telefonia mobile, che si propone di conquistare una buona fetta di mercato italiano con una proposta, come direbbe il padrino, che non possiamo rifiutare: 5,99 € (poco sotto la soglia dei 6 € al mese) per minuti e SMS illimitati, e 30 GB di internet in 4G. Per sempre.

Sul per sempre avrei qualche riserva, d’altronde tante volte Wind-Infostrada ha promosso e promesso offerte a tempo indeterminato, per poi cambiarle in ultimo adducendo colpe e responsabilità a normative che cambiano. Ma, dando per scontato che sia davvero “per sempre”, l’incognita, a questo punto, che ha afflitto, e che continua ad affliggere molti, era ed è naturalmente la ricezione. D’accordo, il prezzo è sicuramente concorrenziale, e in vista del recente rincaro dopo la presa in giro delle tariffe a 28 giorni, rappresenta di certo un motivo in più per fare un tentativo.

Con questo spirito e tali premesse, ho cercato un po’ di informazioni su Google, scoprendo che si tratta di un operatore francese nato nel 1990, e che ha deciso di investire oltre un miliardo di euro nelle telecomunicazioni italiane, a seguito della fusione Wind-Tre e della conseguente dismissione di alcune antenne con relative frequenze, diventando di fatto il nostro quarto operatore di telefonia mobile.

Dal sito, www.iliad.it, la copertura del territorio sembra per lo più totale. Fatta eccezione per alcune zone montuose, la cui cattiva ricezione è quasi fisiologica per tutti gli operatori, l’Italia sembra per coperta.

Trattandosi, almeno per ora, di un gestore “virtuale”, ovvero senza negozi fisici, ma con chioschetti elettronici e una piattaforma on-line, mi sono affidato direttamente alla seconda. Su www.iliad.it ho compilato, seguendo delle chiarissime istruzioni, il form per ottenere la portabilità gratuita del mio numero telefonico, pagando 5,99 € per il primo mese e soli 9.99 € per la sola carta SIM, già sagomata in diverse misure da adattare a qualsiasi dispositivo o smartphone.

In appena tre giorni un corriere Bartolini mi ha consegnato la scheda, con un foglio di benvenuto che mi diceva che da quel momento potevo richiederne l’attivazione on-line dalla mia area personale, con l’account e la password ottenuti al momento della registrazione sul sito.

Un SMS (che in realtà personalmente non ho ricevuto) avverte della richiesta di attivazione, da quel momento bisogna aspettare.

Non è passato molto dal lunedì pomeriggio al giovedì mattina (oggi, 28 giugno 2018), giorno in cui la mia vecchia scheda SIM ha smesso di funzionare per lasciare spazio al mio nuovo gestore.

iliad. Il mio iPhone può così parlare non soltanto in Italia con tutti i telefoni fissi e mobili, ma anche verso i fissi di mezzo mondo, e verso fissi e mobili di Alaska, Canada, USA e Hawai. Insomma, bisogna essere proprio sfigati per non avere almeno un Paese straniero di proprio interesse incluso già nel pacchetto.

Ma come se non bastasse, con iliad ritornano tanti servizi cui avevamo imparato a rinunciare a causa dell’introduzione del sovrapprezzo, e che qui ritornano completamente gratuiti: la segreteria telefonica (che personalmente non ho mai utilizzato) mi richiami, nessun prezzo di scatto alla risposta, nessun extra per il piano tariffario, hotspot (che molti operatori fanno pagare) il controllo del credito residui (ecco, qui bisogna memorizzare e familiarizzare con un po’ di numeri) e la disattivazione di tutti i servizi a pagamento.

Ottima la ricezione a Napoli, sia per la linea voce che internet. Ho già effettuato alcune chiamate a Napoli e da Napoli. Chiara la ricezione, segnale ottimo e più che ottimale per fare brevi o lunghe conversazioni.

Anche la navigazione sembra non risentire di particolari problemi. Ho testato alcune app, in particolare, con da iPhone: instagram in primis, ma anche facebook, più una navigazione on-line ed è tutto molto scorrevole e veloce.

L’offerta è valida però soltanto per 1MILIONE di utenti. Ad oggi non sappiamo, una volta concluso il lancio, quali saranno le prossime offerte e in che modo iliad resterà sul mercato. Tuttavia con questo ingresso trionfale e una campagna che punta soprattutto sul risparmio, è facile capire perché l’hashtag utilizzato sia #Rivoluzioneiliad e come qualsiasi rivoluzione è impossibile non sentire il forte richiamo di cambiamento.

LIFESTYLE

CEWE, un fotolibro per ripercorrere l’itinerario delle vacanze

Con l’arrivo dell’estate pensiamo già alla meta delle nostre vacanze. Se alcuni dovranno aspettare ancora qualche settimana, molti, archiviati esami e lavoro, si stanno già godendo il sole, postando le prime, immancabili, immagini sui social. Smartphone, instagram e filtri alla mano, per dare sfogo alla propria creatività e, giorno dopo giorno, raccontare le proprie esperienze e luoghi visitati.

Forse non tutti sanno che da qualche tempo c’è un modo per farlo con originalità. La fotografia digitale ci ha senza dubbio dato quell’immediatezza che la pellicola analogica non aveva, eppure ci ha tolto, al tempo stesso, quel fascino senza tempo di sfogliare e toccare con le nostre mani le immagini che produciamo. Quelle dei nostri figli, dei posti in cui siamo stati, dei cuccioli che giocano al parco.

Se volete recuperare la sensazione di sfiorare con le vostre dita le immagini delle vacanze, mentre bevete gli ultimi mojito con gli amici, allora CEWE è quello che fa per voi.

Si tratta di un servizio di stampa on-line, che vi consente, tra l’altro, di creare e impaginare dei bellissimi fotolibri.

Oltre a tutte le immagini che desiderate, CEWE vi permette anche di poter includere nel vostro fotolibro anche delle mappe, per tracciare l’itinerario dei vostri viaggi, o semplicemente ricordare dove si trovava il ristorantino di quella cenetta speciale che non dimenticherete mai più.

Farlo è molto semplice. Grazie ad internet e a Google Maps, potrete infatti cercare i luoghi o gli indirizzi esatti dei posti che vi interessano. Sarà possibile selezionare con precisione l’area che vi interessa, zoomando su di una zona specifica o spostare e allineare la parte di cartina che desiderate.

Potrete scegliere tra diversi stili di rendering grafico, per mostrare un’intera città o anche i suoi rilievi e paesaggi circostanti. Dopo averla aggiunta al vostro fotolibro, potrete impaginarla come più vi piace all’interno della vostra composizione, muovendovi liberamente tra i margini delle pagine a vostra disposizione.

Grazie a questa nuova funzione, sarà così possibile ripercorrere quell’avventura on-the-road sulla Route66, tracciare la vostra Parigi-Dakar, ma anche ricordare i punti che avete visitato durante i vostri viaggi e vacanze.

Per creare e impaginare i vostri bellissimi album fotografici, CEWE mette a disposizione un software gratuito, facile ed intuitivo, che è possibile utilizzare da qualsiasi piattaforma: che si tratti di un PC, un tablet o persino uno smartphone, potrete così divertirvi a creare il vostro album comodamente dalla sdraio sotto al vostro ombrellone.

Se volete capire meglio come funziona, ecco un tutorial video:

ART NEWS, LIFESTYLE

Artigianato e Palazzo, aristocratico viaggio nella bellezza. A Firenze fino al 20 maggio

Inglese. Sono anglofone le prime parole che sento, mentre varco i cancelli di Giardino Corsini a Firenze, e subito respiro un’aria da british da campagna inglese. È qui che si svolge Artigianato e Palazzo, è qui che da 24 anni, si riscopre quella squisita manualità che è passione, che si fa arte. In questo luogo la bellezza trova casa nella bellissimo Casino Cinquecentesco dei Principi Corsini, promotori e custodi di quel l’arte fiorentina da proteggere e promuovere.

È proprio il volto sorridente della Principessa Giorgiana Corsini, quello che vedo per primo. La Signora Giorgiana parla al telefono in un fluente francese, mentre saluta gli ospiti che dal 17 maggio fino a domenica 20 invadono la sua bellissima tenuta con stand pelli pregiate, stoffe preziose, gioielli e vetri molati, come in una grandiosa wunderkammer che si apre a tutti i visitatori.

È solo partecipando ad un evento come questo, che è possibile apprezzare e osservare con i propri occhi il lavoro certosino, preparatorio e di ricerca, che si nasconde dietro ogni oggetto. I materiali assumono forma e consistenza, mentre le storie si intrecciano proprio come le fibre di Capim d’Oro di Martina Levis, che lavora il Capim Dourado, una rara fibra vegetale di origine brasiliana, dal colore naturale dell’oro: «Tutto è iniziato da un regalo di Natale – ci spiega emozionata Martina – che mi ha fatto conoscere questa fibra, che raggiunge il massimo della lucentezza dorata a settembre». Gioielli, borse, accessori. Gli oggetti creati da Martina brillano di luce propria, come grano nelle messi d’estate.

E poi c’è Tiki Taka, che ricrea un mondo incantato che mescola sapientemente teatro, poesia e meccanica e che dal 2016 produce oggetti che sembrano raccontarti una storia. Vecchie sedie in legno e altri oggetti ritrovano, letteralmente, una nuova vita diventando scenario di piccole barche a vela o battelli che si muovono in mari in tempesta tra gabbiani e altri elementi naturali.

Sono 10 e tutti under 35, questi bravissimi ragazzi che con creatività e coraggio realizzano i loro sogni e ci fanno sognare. Ma ci sono anche tanti altri artigiani/artisti, che realizzano delle vere e proprie opere d’arte, come Artea Legno, che ha esordito quest’anno vincendo il premio come migliore allestimento, dove Silvia e Rosalia trasformano vecchie tavole di legno, pavimenti di barche e costruzioni abbandonate rinvenute nella laguna di Venezia.

C’è anche un po’ di Napoli in questa edizione, Dea Sandals Capri, infatti nell’isola Azzurra produce sandali personalizzati coniugando il concetto di haute couture a quello di prêt-à-porter, offrendo la possibile di avere, in poco tempo e sotto i propri occhi, un sandalo completamente personalizzato.

Ma ci sono anche i giovanissimi Alessandro e Riccardo di Penko, bottega orafa di Firenze, che porta avanti una straordinaria tradizione di famiglia, o le macchine da scrivere di Qzerty, che ha messo insieme iconici modelli della dattilografia: dalla Wander-Werke Continental del 1924 alla famosa Lettera 22 di Olivetti.

Tra i momenti più belli della rassegna, Ricette di Famiglia, cooking show inaugurato in questa edizione da Madame Drusilla Foer, che ha condiviso con i presenti ricordi e risate, con l’elegantissima Annamaria Tossani, mentre la chef prediletta di Desinare, Michela Starita ha rielaborato per i presenti la ricetta del Chapati.

Ricette di FamigliaLa rassegna di quest’anno è all’insegna di Richard-Ginori, storico marchio che dal 1735 è vero vanto non solo Toscano, ma italiano, con una eccezionale produzione ceramica. Lungo il percorso infatti è stato allestito un Donamat, un “bancomat al contrario” così come l’ha definito la Signora Corsini, con cui è possibile fare anche piccolissime donazioni e aiutare l’associazione gli Amici di Doccia a riaprire il Museo di Sesto Fiorentino, recentemente acquistato da Mibact, dove sono custoditi alcuni dei pezzi più belli di questo storico brand.

Artigianato e Palazzo è un viaggio, è pura emozione, è una aristocratica esperienza che tutti dovrebbero fare almeno una volta nella vita, per scoprire l’eccellenza e la vera essenza di una intramontabile bellezza.