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Le fragranze ispirate dai profumi della costiera amalfitana

Un momento magico per la costiera amalfitana, fucina di set cinematografici internazionali, e fonte di ispirazione per stilisti italiani e non. Se Dolce&Gabbana si concentrano sul folclore napoletano, Tom Ford si sposta un po’ più a sud, e sceglie i sentori fruttati della costiera per la sua nuova fragranza, Mandarino di Amalfi. La nuova fragranza si propone di catturare l’essenza delle ville imbiancate che caratterizzano la costa. Gli agrumi riproducono i profumi che durante il giorno inebriano i visitatori di Amalfi, con un retrogusto che ricorda invece le fragranze delle fioriture notturne, che si uniscono ad un fresco mix di menta e timo e fiori di campo.

Ma l’elegante Tom Ford non è il solo stilista che si è ispirato alla Costiera Amalfitana. Nel 2010 anche Giorgio Armani decise di lanciare Acqua di Gioia, corrispettivo femminile della sua famosa Acqua di Giò, vede tra i suoi sentori predominanti proprio il limone di Amalfi e la menta, che qui vengono ad amalgamarsi con le note di gelsomino, pepe rosa e peonia. Base di questo profumo il Labdano Francese, Cedro della Virginia e Zucchero.

Se preferite la linea italiana Acqua di Parma, la vostra scelta allora ricadrà su Blu Mediterraneo Arancia di Capri, una fragranza caratterizzata da note fresche e frizzanti dell’arancio e del mandarino, con i sentori freschi dei limoni di Sorrento e del pompelmo. Un profumo che si fa tropicale nell’aroma delle foglie di matè e del profumo fresco e deciso del cardamomo. Un’altra base dolce, composta dal caramello che qui trova le note più sensuali del muschio.

Li ho citati in apertura del mio post e non posso non menzionare, in questa breve lista di profumi ispirati alla mia terra, il noto Light Blue di Dolce & Gabbana. Il duo italiano della moda, infatti, non ha solo scelto i faraglioni dell’isola azzurra quale ambientazione del noto spot televisivo, ma ad essa si è ispirata per questo profumo che mescola sapientemente l’Arancio amaro alla buccia del cedro e al bergamotto, che inebriano l’olfatto insieme al profumo dolce del Neroli e l’Accordo Marino. Ma, a differenza degli altri, qui non abbiamo una base dolce. Ad accompagnare questi ingredienti c’è il legno di cedro e il vetiver, che fanno di questa fragranza maschile un classico intramontabile, che racchiude nell’ormai iconica tondeggiante bottiglia l’essenza di Capri.

Ma non si può parlare dei profumi ispirati alla nostra terra e ai suoi profumi, senza menzionare ancora Carthusia, oggi noto brand partenopeo, le cui radici affondano nel 1380. Secondo la leggenda infatti il padre priore della Certosa di San Giacomo, colto alla sprovvista dalla notizia dell’arrivo sull’isola di Capri di Giovanna D’Angiò, preparò dei fiori che rimasero in acqua per tre giorni. L’acqua era profumata, e il priore allora si rivolse al religioso erudito alchemico che individuò quel profumo nel garofilium silvestre caprese. Fu il primo, forse involontario, dei profumi che ebbero una prima produzione a cominciare dal 1948, quando nella stessa certosa furono rinvenute delle antiche formule di profumi che, su licenza del Papa, furono svelate ad un chimico di origine piemontese, che diede vita al piccolo laboratorio denominato Carthusia, ovvero Certosa.

Oggi sono tantissimi i profumi di questa linea, che qui voglio rappresentare parlando di Aria di Capri, che ho avuto il piacere di annusare, essendo una fragranza femminile, durante uno dei miei soggiorni sull’isola.

Una fragranza che vuole racchiudere l’essenza della fresca brezza marina dell’isola, e che trova il profumo un po’ aspro della mimosa al giaggiolo, che si uniscono, anch’essi come gli altri profumi, al limone e l’arancio, che si addolciscono nel profumo della pesca.

Fragranze che sono particolarmente adatte per le vacanze o per l’estate o per chi, anche d’inverno, vuole ricordarsi della bella stagione, come una griffata madeleine di proustiana memoria.

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Phone-Case in legno, elegante accessorio di tendenza e di qualità

Chi ama la moda lo sa bene, il mondo del fashion non è fatto soltanto di stili, fantasie e colori, ma anche di materiali, e uno dei trend maggiori degli ultimi anni è sicuramente il legno. Occhiali da sole, orologi, bracciali, ma anche cover per telefoni. Sì, ci fanno letteralmente di tutto, ed anche io mi sono fatto prendere da questa wood-mania che sta spopolando.

Ho scelto così una cover per il mio iPhone, fedele compagno di viaggio e strumento indispensabile per i miei racconti sul web.

Mi piaceva l’idea del legno perché credo sia un materiale resistente, raffinato, che rappresentasse una elegante protezione per il mio telefono.

Ho navigato per un’ora circa il sito woodnstuffonline.com, letteralmente ammaliato dalle diverse tipologie di scocca per il mobile, e dai tanti accessori glamour del loro catalogo virtuale.

Alla fine la mia scelta è ricaduta su di una cover TITIKATA in legno di palissandro. Una basic, non particolarmente lavorata o rifinita come altre, che dà soprattutto risalto alle venature nerastre di questo prezioso legno di origine brasiliana.


Perfettamente integra nel suo involucro di polistirolo, la cover è arrivata dopo appena qualche giorno con un pacco ordinario da firmare, una vera garanzia per chi come me è sempre in giro e non ha il portiere, perché rappresenta la certezza di ricevere o rintracciare comunque il proprio pacco e, a limite, andare a ritirarlo.

È stato il perfetto regalo di bentornato dopo il mio viaggio a Milano. Chi mi segue su instagram lo sa già, sono stato nella capitale lombarda per qualche giorno, alla scoperta delle ultime tendenze culturali e non solo, e dopo aver visto tendenze e stravaganze post-fashion-week sono felice di pubblicare un post su di un accessorio come questo phone-case, che è assolutamente bello da vedere, al punto che la mia nuova tentazione è quella di poggiare al contrario il telefono sulla mia scrivania, ma è anche molto piacevole al tatto. Liscio, resistente, che si adatta perfettamente alle forme del mio smartphone, e che non ostruisce in alcun modo i tasti laterali di funzionamento, quello di accensione o fori vitali come quelli di carica e cuffia, spesso ostacolati o parzialmente coperti da cover di scarsa qualità o farlocche.

Alta qualità e basso costo, è soprattutto questo il binomio di woodnstuffonline.com che presenta una grande varietà di modelli, per gli amanti di Samsung o della mela di Cupertino, ma anche per tutti coloro che non rinunciano a seguire la moda senza per questo dover spendere tanto o troppo.

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Milano Fashion Week: Donatella Versace fa la storia ricordando il fratello Gianni

È una sfilata celebrativa quella della maison Versace, conclusasi poche ore fa durante la Milano Fashion Week. Non solo e non tanto per la voce di Donatella Versace che ha accompagnato i capi della stagione SS2018, ripetendo in loop “Gianni, this is for you”, Gianni, questo è per te, tra trance-track e musica techno durante il catwalk per ricordare il fratello scomparso, ma anche e soprattutto per una collezione, quella primavera/estate del prossimo anno, che ha saputo declinare in chiave moderna i capi cult della casa della Medusa, quelli creati negli anni tra gli anni ’80 e ’90 dall’estro di Gianni Versace, capostipite della fortunata casa di moda. I modelli sono qui riproposti in un mix di continuità e innovazione che non annoia e che, in tempi di revival televisivi e reboot cinematografici, non invecchia, ma cavalca sapientemente l’onda della nostalgia degli anni ’90.

Dal mitico chiodo borchiato, il giacchetto di pelle nera con le effigi della maison italiana, alle famosissime stampe technicolor, dalle fantasie barocche e animalier allo stile un po’ pop-art con la testa di Marilyn e James Dean, forse i modelli a mio avviso meno riusciti, finendo con i giubbetti in denim.

Una collezione dove i bianchi e i neri sono accostati a colori vivaci, a tratti fluo, ma anche tanto oro, riuscendo a cogliere l’essenza di un ventennio fa della casa di moda italiana, riportando in passerella lo spirito dell’amato e compianto Gianni Versace, morto prematuramente a cinquant’anni, assassinato il 15 luglio del 1997 nella sua villa a Miami.

Bella Hadid, sulla passerella per Versace

Versace riscopre così le sue radici, puntando su modelli iconici e su tessuti che hanno contribuito a portare lo stile italiano nel mondo, permettendo alla maison di affermarsi a livello globale nell’industria del fashion.

Kaia Gerber, figlia di Cindy Crawford sulla passerella per Versace

Ma la sfilata è stata anche un ideale passaggio di testimone dalle vecchie alle nuove generazione della passerella, che trovano affermazione sulle riviste di moda. Tra le modelle infatti i volti noti, anzi famosissimi, di alcune delle top del momento, come Gigi Hadid figlia della top model Yolanda Hadid, tra le più attese a questa settimana della moda milanese, ma anche la bellissima e giovanissima Kaia Gerber, figlia (quasi clone) di Cindy Crawford.

E a chiudere quella che è stata una sfilata pressoché perfetta, destinata ad entrare negli annali della storia, c’era proprio lei, mamma Cindy, insieme alle sue colleghe super top degli anni ’90, Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Helena Christensen e Carla Bruni, vere e proprie divinità nell’olimpo della moda, fasciate come dee in abiti di maglia metallica dorata, capo cult della maison, che con Donatella hanno chiuso questo quadro moda che fa la storia, celebrando degnamente la figura di un indimenticato Gianni.

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Thor of Sweden, l’Ancora dal design minimal svedese

Oggi è iniziata la Milano Fashion Week, la settimana della moda che porta nella capitale lombarda, fino a lunedì 25, l’haute couture che vedremo nella prossima stagione.

Due maxischermi in città, uno in Piazza San Babila e l’altro in Piazza Gae Aulenti, per seguire un evento che porta quest’anno ben 63 sfilate e 159 collezioni, per trovare tra le nuove proposte il proprio stile personale senza però rischiare di apparire demodé e antiquati.

Mentre ci toccherà aspettare ancora qualche giorno prima che magazine patinati e riviste di settore ci suggeriscano le tendenze migliori da indossare, ecco un accessorio di cui fashion blogger e fashionisti, non possono più fare a meno, e lo abbinano frequentemente alle loro mise quotidiane e agli outfit che propongono sui loro social network.

Chi gira su instagram come me lo sa bene, i bracciali con le Ancore sono già da qualche anno ormai un vero e proprio must per gli amanti del fashion. Questo accessorio è diventato nel giro di poche stagioni un classico intramontabile, che ognuno, soprattutto nella bella stagione, vuole sfoggiare al polso per sentirsi alla moda.

Sono tanti i falsi e le imitazioni da cui guardarsi. Se volete un oggetto di design, ma soprattutto di alta qualità, allora dovreste preferire lo stile minimal-chic del brand svedese di Thor of Sweden.

bracciale Thor of Sweden, instagram @marianocervone

Ho ricevuto questo bellissimo bracciale questa mattina e subito sono stato preso dalla smania di parlarvene.

Non appena l’ho indossato ho subito percepito quella piacevole sensazione di accessorio esclusivo, un oggetto di lusso, ma non per questo proibitivo.

Questo marchio produce nel suo studio e nella sua fonderia di Stoccolma una vasta linea di bracciali unisex accomunati dal tipico design dell’ancora stilizzata riconoscibile anche sul celebre logo.

Il disegno scandinavo coniuga perfettamente l’eleganza alla modernità, realizzando un gioiello classico senza tempo.

Come il celebre martello della divinità teutonica Thor, questi bracciali si propongono di incarnare la forza, la potenza, l’autostima, il successo e la determinazione per chi li indossa, e sono pensati per chi vuole un design sofisticato e innovativo al tempo stesso, esternando quella forza interiore che si trova in ognuno, sviluppando e migliorando la propria attrazione.

Materiali di grande durezza e resistenza, che vanno dall’oro 18 carati all’argento, passando per il rodio dando vita ad una collezione che si declina perfettamente con ogni stile.

Tante le combinazioni di colori e rifiniture, dall’oro rosato al grigio chiaro, dal bianco al nero per adattarsi perfettamente a qualsiasi genere, età, abbinamento.

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L’eyewear alla moda e di qualità con sconti fino al 70%. Ecco dove:

Nice to see you, dice così la mia confezione che mi è stata appena recapitata per posta, piacere di vederti. Un gioco di parole che mi anticipa già il contenuto dell’involucro. È così che si presenta GlassesUSA.com ai suoi clienti che ordinano occhiali, da vista e da sole, attraverso l’omonimo sito web.

Un ampio catalogo virtuale, che offre decine di brand tra cui scegliere e centinaia di modelli, tra i quali riuscirete a trovare sicuramente il vostro stile, ottenendo sconti che arrivano fino al 70% su prezzi al dettaglio, e per i nuovi clienti che vogliono ricevere sconti e promozioni possono ricevere coupon e promo sottoscrivendo la newsletter dal sito.

Un paio di occhiali da vista, con montatura e lenti, costa appena 48 $, con la prescrizione gratuita delle lenti inclusa con ogni montatura.

io indosso gli occhiali MUSE, seguite la mia pagina instagram: @marianocervone

Ray-Ban, Oakley, Armani, Gucci, Persol, Prada sono soltanto alcune delle griffe che è possibile trovare navigando le pagine del sito internet. Una selezione vastissima con oltre 2500 stili diversi. Modelli classici, iconici, che hanno fatto la storia dell’eyewear, e che continuiamo inconsciamente ad ammirare nei film della vecchia Hollywood, sulle copertine dei rotocalchi d’epoca, sulle riviste patinate. Ma anche montature dal taglio moderno, contemporaneo, quasi futuristico, per chi invece è alla ricerca di un accessorio stiloso, fashion, particolare.

Ma GlassesUSA.com è un sito completo per l’eyeglasses, che affianca agli occhiali una vasta scelta di lenti, trattando con i principali produttori. Da Acuvue a Biomedics, da Avaira a Air Optix. Per chi vuole vedere con chiarezza, ma con discrezione, o chi per sfizio, noia o gioia vuole cambiare il colore dei propri occhi.

Lenti fatte da ottici professionisti presso i laboratori della casa. Standard, bifocali, progressive. Ce n’è per tutti i gusti e le esigenze.

uno dei tanti modelli che potete trovare su GlassesUSA.com

Ai più grandi e blasonati marchi, c’è tutta una serie di produzioni proprie di GlassesUSA.com come Ottoto, MUSE, Amelia E. Due linee con due stili molto diversi: la prima è l’ideale per chi vuole un design che omaggia la nostra Italia, le sue forme, la sua moda. Occhiali da vista, con lenti di qualità, ma anche da sole per il mare, la città, il tempo libero. In metallo o in plastica, squadrati o tondeggianti, per vestire l’essenza del tricolore e di quell’allure italiano senza tempo.

MUSE invece è per chi ama quello stile vintage, un po’ retro, a metà tra James Dean e Lana Del Rey. Occhiali che solcano un modo di essere come un bambino ricalca un disegno, e lo fa proprio, rivisitandolo con la sua personalità.

Chi mi conosce sa bene che non poteva che ricadere su questa seconda linea la mia scelta, optando per un modello che mi ricorda quelli anni ’60 di John Fitzgerald Kennedy.

È palpabile la qualità di questa montatura, che già al tatto sento robusta, forte, ed è letteralmente visibile la qualità delle lenti attraverso le quali vedo un’immagine nitida, pulita, non distorta, ma allo stesso tempo mi sento schermato e protetto dai raggi UV.

i miei nuovi occhiali MUSE, da GlassesUSA.com

Un colpo di fulmine. Questi occhiali da sole sono resistenti e leggeri. È una sensazione bellissima quella di passeggiare per le vie della mia città, con un paio di occhiali confortevole, che mi fa sentire bene con me stesso, mi fa sentire a mio agio con il mio volto, donandomi quella sicurezza di indossare un accessorio che riesce a trasmettere quella sensazione da cui nasce il vero benessere. Quella che ti fa sentire a proprio agio, più protetto e, soprattutto, anche più alla moda.

Il sito offre inoltre un simpatico quanto utile strumento, quello dello specchio virtuale, attraverso il quale caricare una propria fotografia e provare virtualmente ogni montatura, per scegliere quella più adatta al proprio viso.

Se siete ancora titubanti sugli acquisti on-line, sappiate che questi sono acquisti a zero rischi: il trasporto e la restituzione sono gratuiti, garantendo il rimborso totale della spesa al 100% entro 14 giorni dalla consegna, senza dover motivare il reso.

Chiudo la scatola, e mi accorgo che sotto c’è scritto see you next time, ci vediamo la prossima volta. Sì, sono sicuro che questa non sarà l’ultima. Arrivederci, GlassesUSA.com.

Sfogliate il catalogo e comprate gli occhiali dei vostri sogni risparmiando fino al 70%.

Ecco il link!

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Aroundly, l’app gratuita che trasforma lo smartphone in guida turistica virtuale personalizzata

È la storia di un sogno, di un’amicizia e di riscatto del Sud, quella di Aroundly, applicazione mobile che sta rapidamente scalando le classifiche di download negli store digitali, che permette di trasformare un viaggio in un percorso esperienziale e, al tempo stesso, social. Un nuovo modo di scoprire la propria città grazie a chi la conosce meglio o scoprirne di nuove attraverso gli occhi di chi le conosce meglio, e che trasformerà la propria visita in un’esperienza da condividere.

Disponibile per iOS e Android dallo scorso dicembre, Aroundly è un fenomeno anche virale che si sta rapidamente diffondendo sui profili instagram dei travelblogger di tutta Italia, ed io, in quanto viaggiatore novizio che si appropinqua a scoprire le bellezze della nostra penisola, non potevo esimermi dall’intervistare il suo creatore, Vito Santarcangelo.

Ingegnere informatico di 30 anni e PhD Student in Computer Vision presso l’Università di Catania, Vito decide nel 2014 di fondare la iInformatica S.r.l.s. insieme al suo migliore amico Giuseppe Oddo, conosciuto nelle aule del politecnico di Bari. Oggi la società è composta da un team di ragazzi provenienti dal Sud (tra cui un napoletano) e si propone come obiettivo quello di realizzare esperienze digitali, che hanno una particolar vocazione per l’innovazione. Ad aiutarli nell’impresa tutto un team di programmatori.

Partiamo dall’inizio: che cos’è Aroundly?

«È un esperimento scientifico e sociologico innovativo di guida turistica virtuale personalizzata».

Negli store si legge che Aroundly consente di scoprire percorsi inediti: come funziona esattamente?

«Il progetto brevettato dalla iInformatica è un sistema di navigazione personalizzato sulle caratteristiche del singolo viaggiatore, considerando anche sesso, età, compagnia, stile di viaggio e tempo a disposizione. E dà la possibilità di condividere il proprio tour con altre persone in un’ottica di “leader-followers”».

Perché un viaggiatore, o traveller come si definiscono oggi, dovrebbe scaricarla?

«Aroundly ha una base di conoscenza costruita da esperti del posto. In ogni città sono stati coinvolti ragazzi esperti del proprio territorio. L’applicazione, infatti, annovera molti brillanti giovani delle varie accademie delle belle arti italiane. Non è la classica app con un elenco o mappa di monumenti da visitare, ma rappresenta una esperienza egocentrica costruita su misura che accompagna il viaggiatore come un amico del posto».

Come nasce l’idea di quest’app?

«L’idea è ben rappresentata dalla frase del video di lancio, realizzato dal regista Nicolò Montesano: “buon istante a tutti i viaggiatori”. L’obiettivo dell’app è quello di valorizzare ogni istante del proprio viaggio e regalare emozioni in una esperienza digitale completamente nuova».

Qual è il concept che c’è dietro?

«In un mondo caratterizzato da una forte attenzione alla singola persona (basti pensare ad instagram, social network egocentrico per antonomasia), abbiamo pensato di voler rendere unica l’esperienza del viaggio, cercando di fornire contenuti utili anziché generici che caratterizzano la maggior parte delle app turistiche e i siti on-line. Il tutto finalizzato ad una valida promozione e valorizzazione del nostro territorio, in cui spesso il turista, straniero e non, si trova disorientato».

L’app è per ora disponibile per alcune città del Sud Italia: quali sono le prossime città in cui sarà possibile utilizzarla?

«L’app annovera dieci città del sud e un solo esperimento al nord, con Trieste. Sbarcherà a giorni in Puglia con il lancio di Alberobello e Lecce. Per la Basilicata ci sarà il lancio di Maratea. È anche previsto un esperimento all’estero, nella città bulgara di Plovdiv, che sarà capitale europea della cultura del 2019 insieme alla mia Matera. Stiamo raccogliendo numerosissime proposte di molti ragazzi per l’estensione di Aroundly in altre città, e ciò ci rende notevolmente orgogliosi e fiduciosi sul futuro dell’app».

Non solo travel, ma anche, se vogliamo, “social”…

«Conoscere nuova gente e condividere l’esperienza sono gli ingredienti vincenti per vivere al meglio il proprio viaggio».

Quanto impegno richiede oggi sviluppare un’applicazione?

«Aroundly ha richiesto uno sviluppo di oltre un anno. App più semplici come iPlaya, una delle nostre prime app, realizzata per la gestione degli stabilimenti balneari e prenotazione degli ombrelloni, ha richiesto quattro mesi».

Chi sono gli sviluppatori?

«L’app ha visto la firma dei nostri brillanti dipendenti Michele Di Lecce e Vincenzo Ribaudo. Alcune delle nuove funzionalità sono state sviluppate da Alberto Tuzzi e Diego Sinitò. Tutta la grafica invece è stata realizzata da Antonio Ruoto».

Quanto è difficile fare impresa al Sud oggi?

«È uno scenario complesso, ma dalla sua complessità nascono sfide altamente motivanti. Il team tutto made in Sud, siciliani, campani, sardi e lucani, è sicuramente il nostro punto di forza oltre che motivo di orgoglio».

Cosa speri per il futuro di questa app?

«Aroundly è un’iniziativa no-profit e mi auguro possa estendersi su tutto il territorio nazionale e possa diventare anche un punto di riferimento per i turisti oltre i confini della nostra nazione».

Cosa suggerisci a chi viaggia con Aroundly?

«Di raccontarsi ad Aroundly. È la cosa migliore per modellare un percorso personalizzato, grazie all’intelligenza artificiale della nostra app».

Un viaggio che ognuno dovrebbe fare nella vita…

«Consiglio a tutti un tour del Sud Italia. La nostra Italia meridionale regala sempre esperienze magiche grazie ai suoi posti unici, che raccontando di storia, culture e tradizioni restituiscono esperienze sensoriali fatte di immagini, suoni e profumi indimenticabili».

Per maggiori informazioni:

www.aroundly.it

www.iinformatica.it

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Weekend a Venezia, tra arte, cultura e suggestioni arabeggianti

Il mio viaggio a Venezia inizia con lo stupore. Sì, perché il treno, poco prima di arrivare nella Stazione di Venezia Santa Lucia, sembra quasi planare sull’acqua. Ai lati c’è solo il mare, e dinanzi a te l’isola una città di mattoni che a mano a mano diventa più grande fino ad avvolgerti.

Quando esci dalla stazione è invece il silenzio a sorprenderti: qui non ci sono le sirene delle ambulanze, i motori delle macchine, i clacson, e se senti suonare con veemenza, è probabilmente quello di qualche taxi che vuole farsi spazio tra una gondola e l’altra, mentre i motori sono quelli delle imbarcazioni che attraversano i canali della città. Persino la metropolitana qui viaggia sull’acqua, e i suoi vagoni sono battelli che traghettano cittadini e turisti da una parte all’altra, o forse sarebbe più corretto dire da una sponda all’altra.

Sento una comitiva di ragazzi ridere, divertirsi. Sono quasi tutti uomini e indossano delle t-shirt bianche con su scritto “amici della sposa”. È un addio al nubilato, la sposina è vestita di fucsia, e tenta di vendere dei biscotti ad 1€. Non ha molta fortuna, pare, ma si fanno scattare una foto tutti insieme all’arrivo in stazione. Probabilmente anche il loro weekend, come il mio, è appena iniziato.

Passeggiando tra i vicoli, scorgo piante e rampicanti spuntare da balconi e finestre: come fa una natura tanto rigogliosa a crescere in quei piccoli spazi? Il che è un paradosso se si considera che Venezia, è stata costruita sopra una laguna di acqua salata, dove persino gli alberi sono radi per le strade.

Entro nella Chiesa di Santa Lucia, impossibile non farlo. Al suo interno stanno celebrando un matrimonio con rito bizantino. La messa è tutta cantata, non so in che lingua, non riconosco le parole, ma ne percepisco la sacralità. È quasi il momento dell’“incoronazione degli sposi”, che baciano i paramenti sacri mentre il sacerdote continua a cantare una cantilena strascicata. Faccio qualche foto, esco.

È molto forte il retrogusto orientale tra i vicoli di questa città, di fondazione bizantina che tanti rapporti ha avuto con il mondo arabo, che le ha lasciato tracce visibili sulle facciate dei palazzi che ancora si fregiano del caratteristico gotico veneziano, che rasenta una casbah.

Mentre io a stento riesco ad orientarmi tra questi meravigliosi vicoli e canali, c’è persino chi invece trova la direzione di La Mecca durante la ṣalāt, la preghiera canonica islamica, e si inginocchia su di un tappeto in un angolo appartato.

Se come me avevate visto Venezia solo virtualmente giocando a Tomb Raider 2 negli anni ’90, comprenderete che la finzione non è molto diversa dalla realtà: come nel videogame persino trovare Piazza San Marco può trasformarsi in un gioco di piccoli indizi scritti talvolta addirittura a penna sui muri o tra l’insegna luminosa di un negozio.

Sembra infatti che Venezia abbia sviluppato una propria segnaletica: qui non ci sono cartelli turistici marroni cui siamo abituati, ma segnali in giallo che indicano la direzione: Rialto, l’Accademia, San Marco diventano punti cardinali di una topografia intricata.

I sestrieri di Venezia, le sei zone della città, sono composti da circa 121 isole, collegate tra loro da 435 ponti. Nessun ponte è uguale all’altro. Pur avendo la medesima funzione, sembra che ognuno la esprima nel proprio personalissimo modo: di pietra, di ferro, di legno, con parapetto, ringhiera o balaustra. Ogni ponte è un piccolo scorcio, il che potrebbe portarvi per tutto il soggiorno la smania di catturare il ponte perfetto, con la luce perfetta, con la gondola perfetta.

Le gondole. Questa caratteristica imbarcazione nera dalla forma oblunga che sfila sull’acqua, è una delle attrazioni principali per i turisti, non solo per quelli che, in ombrellino bianco e occhi sorridenti, decidono di attraversare i canali, ma anche per quelli che dalla terraferma li ammirano esterrefatti cercando inutilmente ogni volta di fotografare questa magia.

Ogni gondola è come un piccolo mondo a sé, con un proprio tema, un proprio “arredamento” che rispecchia la personalità e l’estro del gondoliere. Che ricordi la Cina, con dragoni e le fantasie cinesi dei salottini, che sia tappezzata di damasco rosso o d’oro.

Tra le chicche di Venezia c’è quella della Libreria Acqua Alta, elogiata da più siti come una delle librerie più belle del mondo. Quasi sommersa, si trova in un negozio raso terra, la cui uscita secondaria dà direttamente su di un canale. È una suggestiva atmosfera quella che attira lettori e curiosi che accorrono qui a vedere gondole e vasche da bagno piene di volumi, e scale fatte di libri che è possibile salire, scalando idealmente il sapere umano.

Forse l’80% dei negozi veneziani sono botteghe di souvenir o vere e proprie boutique di creazioni di Murano, i coloratissimi vetri preziosi che tanta fortuna nel mondo hanno fatto di questo luogo magico. Ed è imprescindibile andare a Venezia senza fare una capatina all’Isola di Murano, così mi sono diretto a Fondamenta Nove per prendere la “metro” che mi avrebbe portato a Murano Colonna, con una fermata intermedia a San Michele, il cimitero della città, manco a dirlo un’isola del riposo eterno.

Appena approdi a Murano sono tanti gli uomini che ti invitano a vedere la creazione dal vivo nelle fornaci del vetro di Murano. Alcuni laboratori vi adescheranno con il solo proposito di portarvi in negozi meno in vista e spingervi a comprare, altri, come un vero e proprio documentario in diretta, vi mostreranno la lavorazione del vetro soffiato e del vetro massello, con tanto di presentazione in doppia lingua. Alla fine dello spettacolo il proposito è quello, la vendita, e se consideravo cari i negozi a Venezia, sperando di trovare a Murano un più diretto contatto tra produttore e consumatore, devo ricredermi: il “listino” è più o meno lo stesso, e anche all’interno di alcuni laboratori di produzione di vetro, bisogna stare attenti che sulle mensole delle esposizioni non vi siano microscopiche etichette che indicano che in realtà il prodotto sia stato importato dall’estero. Non ci sono mezze misure: o bisogna pagare tanto per acquistare un pezzo senza dubbio artigianale, o si finisce col prendere un soprammobile a 20 € per poi scoprire che è made in China.

Naturalmente non si può venire a Venezia senza passare dalla mastodontica Piazza San Marco per apprezzarne l’aristocratica architettura, lo storico Caffè Florian, il leone simbolo della Serenissima, la colossale Basilica che dà il nome allo spiazzo.

La Basilica di San Marco. Una monumentale costruzione fatta di oro, di pietre preziose, di statue e colonne, e di quelle cupole che mi riportano di nuovo in oriente, a Istanbul, a Santa Sofia.

All’interno della basilica è vietato fare foto.

Non si può fotografarla, San Marco, ma nemmeno raccontarla. Sarebbe d’altronde riduttivo provare a catturare in una foto tutto il suo splendore, così come riassumere la sua maestosità in poche righe. Tuttavia il senso di spiritualità è così forte, e così profondo, che si ha la sensazione di percorrere una basilica di luce e di oro. Giro su me stesso, e non è San Marco quella che vedo, ma Santa Sofia. Con le sue prospettive, gli scorci, gli ori, persino i tappeti persiani dei suoi musei, raccontano di un tempo in cui, proprio come una moschea, dovevano adornarla. Forse è più sottile di quanto crediamo la linea di demarcazione tra religioni e culture.

Il sapore glamour di Venezia è senza dubbio il Bellini. Questo noto cocktail nato nel 1948 all’Harry’s Bar del capoluogo veneto, è a base di prosecco e polpa di pesca bianca; il suo inventore, Giuseppe Cipriani, intitolò al pittore Giovanni Bellini, che dipinse la toga di un santo dello stesso colore rosa che caratterizza questo drink. La fama mondiale la si deve a personaggi quali Ernest Hemingway e Orson Welles, che ne sarebbero stati consumatori abituali. Ho amato il sapore fruttato di questo cocktail, la cui polpa lo rende più corposo e denso, perfetto per un aperitivo di metà serata tutto italiano.

La sera non può che concludersi in Piazza San Marco, al Caffè Florian o in piazza, ascoltando le orchestrine dei caffè in piazza che intonano arie classiche o noti brani italiani, aspettando l’imponente ingranaggio della Torre dell’Orologio segnare le ore, accarezzati dalla brezza marina sotto un cielo terso d’agosto di stelle cadenti.

Camminare di notte a Venezia è come muoversi attraverso la colossale scenografia di un teatro. Non è un caso che questa città sia anche la patria della Commedia all’italiana e che abbia dato i natali a geni come Goldoni: di notte qui tutto è teatralità, quinta, inedito backstage, persino un topolino che silenziosamente scappa in un vicolo o lo scroscio delle scure di un canale smosse dal remo di un gondoliere, si fanno spettacolo di cui sei parte anche tu.

Per altre immagini di Venezia e non solo, seguitemi su instagram @marianocervone

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Da Cosnature il siero anti-età vegan che aiuta a combattere i primi segni del tempo

Sole, mare, caldo. Ma anche inquinamento e cambiamenti stagionali. I millennials come me sanno bene che, superata la boa dei trenta, bisogna far fronte allo stress cui è costantemente sottoposta la nostra pelle e i primi, visibili, segni del tempo. E se nelle foto delle vacanze possiamo rimediare con un filtro instagram e qualche app dello smartphone, lo specchio al mattino ci ricorda invece che nella vita vera non c’è Photoshop, e che dobbiamo cominciare a correre ai ripari e prenderci cura di noi stessi, prima che sia troppo tardi.

Mi sono accorto col tempo dell’importanza di valutare bene un cosmetico e, in tempi di siliconi e prodotti inutilmente aggressivi, scopro il valore di applicare sul viso una crema completamente naturale.

È così che ho scoperto CosNature Naturecosmetik, brand teutonico, già sinonimo di garanzia, che crea i suoi prodotti esclusivamente con ingredienti naturali, compatibili con le più avanzate tecnologie della cosmesi e compatibili con l’ambiente. A riprova di ciò il logo “Vegan” ben visibile sulla confezione, per sottolineare ulteriormente una produzione completamente biologica.

Ho così provato il multi anti-aging serum Sand Dorn, letteralmente Spina di Sabbia.

Un flacone da 30 ml di siero, per cominciare a combattere le prime rughe e linee sottili, ma anche una pelle disidratata e cedevole. Insomma un vero toccasana, soprattutto dopo l’estate in cui tendiamo (in)consapevolmente a sacrificare la salute della nostra pelle per un po’ di tintarella.

Ho lavato bene il viso e ho steso un po’ di prodotto sulle mani. Da subito mi è apparso un fluido, morbido, odoroso, in cui il sentore forte dell’arancio (che ne caratterizza anche parte della confezione) si confonde con il burro di karité e l’olio di jojoba che lo compongono.

Un concentrato di Vitamina E, del coenzima Q10 e di acido ialuronico rigorosamente organico, che ho chiaramente percepito sulla mia pelle come un massaggio invisibile.

Un trattamento che col tempo aiuta la naturale rigenerazione cellulare della pelle, riducendo le rughe e aumentandone l’originaria elasticità.

È leggero a contatto con la pelle, eppure non inconsistente, lo senti, sai che c’è.

Non ingrassa la cute come alcuni prodotti, e non la lascia unta, pesante, oleosa al tatto. Si assorbe entro pochi minuti, e ti senti di nuovo pulito, leggero, fresco.

Percepisco quasi la pelle distendersi, dopo un leggero massaggio affinché la crema sia stesa bene.

Dopo averlo applicato sul viso, insistendo sulle zone che io ritengo più fragili, l’ho lasciato asciugare godendo di questo profumo che ha continuato ad inebriarmi, pago di stimolare la mia pelle in quel suo naturale processo di produzione di collagene, sentendomi già ringiovanire.

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Chiesa in Valmalenco d’estate: un’oasi di relax a contatto con la natura

Rifugiarsi a Chiesa in Valmalenco d’estate è senza dubbio l’antidoto migliore al caldo torrido di questi giorni. Se come me avete patito il clima d’agosto, questi luoghi saranno come trovare riparo in un centro commerciale: sarete avvolti da un’aria condizionata naturale. Qui infatti di rado la temperatura va oltre i 22 gradi centigradi, e le minime notturne impongono di dormire almeno con un piumino anche nel giorno della Madonna Assunta.

Mariano Cervone, Lanzada (instagram @marianocervone)

Tuttavia se Chiesa l’avete già conosciuta d’inverno, con i suoi impianti da sci e rifugi dove bere prosecco al sole e ammirare la maestosità delle Alpi, resterete un po’ delusi: con la neve infatti pare si sciolga anche quell’aria glamour à la Cortina, per lasciare il posto a una serie di paeselli e contrade, legati gli uni agli altri da strade statali o piste pedonali-ciclabili che ne consentono la visita senza troppi problemi.

Insomma, dopo questa parentesi sono fermamente convinto che Chiesa non sia esattamente un paese per giovani, ma un luogo dove gli anziani vengono a trovare riparo dalla calura della bella stagione. Eppure, nonostante tutto, credo che abbia momenti e posti in cui anche un appassionato d’arte e mondanità, possa trovare fondi di ispirazione.

A cominciare dal Museo Mineralogico di Lanzada, l’Ecomuseo della Valmalenco, piccola baita che nelle sue teche in legno racchiude un’antologia di minerali e pietre di cui la Valtellina e la Valmalenco sono ricche, come i quarzi, bianchissimi, che sembrano quasi cristalli di ghiaccio, o il serpentino, caratteristico marmo verde della zona, che tanto ha dato alle architetture del nostro paese e non solo, che si fa anche prezioso materiale per monili e suppellettili finemente scolpiti e incisi.

Caspoggio, estate 2017 (instagram @marianocervone)

Se siete degli instagrammer alla ricerca di scorci caratteristici, è senza dubbio Caspoggio la località che fa per voi. Questa piccola provincia dell’alta Lombardia è incuneata tra le vette di Pizzo Scalino e Pizzo Bernina, ed è proprio a questi due monti che il ristorante Lo Scoiattolo ha dedicato due succulenti menù, che propongono ad un prezzo decisamente contenuto tutte le specialità che solo questi luoghi sanno offrire: dai freschissimi affettati ai formaggi, senza dimenticare pizzoccheri ed altri piatti della tradizione valtellinese. Ma è ampia e di qualità la cucina che offre questo luogo che ho scoperto per caso, passeggiando tra queste viuzze, con un’ampia sala interna e una bellissima terrazza a contatto con la natura.

Tra le attrazioni di Caspoggio ha destato la mia curiosità la sua seggiovia. Vinte le mie vertigini, e il timore per un impianto storico, mi intrigava l’idea di volare tra le cime verdi di questi luoghi alpini; e se l’ebbrezza della salita poco spazio ha lasciato al panorama, la discesa in compenso, con il paese che si distendeva come un mantello sotto i miei occhi attoniti, mi ha offerto una vista esclusiva da togliere il fiato.

Sulla vetta di Caspoggio c’è una piccola Chiesa: contenuta, spoglia, quasi francescana oserei dire, caratteristica dei luoghi di preghiera di montagna, e quasi mi pare di vederli, in questo piccolissima navata il cui sagrato è il prato circostante, i fedeli che si stringono e pregano in più avverse condizioni metereologiche.

E sono state soprattutto le Chiese ad aver attirato la mia attenzione di visitatore curioso, che mi ha portato a spingermi fino a Primolo. Questo piccola frazione, il cui toponimo ricorda il nome di un nano di Disneyana memoria, mi ha colpito per la Chiesa della Madonna delle Grazie, e immagino con quanta fede e devozione debba spingersi fin quassù un visitatore che spera di veder esaudite le proprie preghiere. La chiesa, come quasi tutte le costruzioni qui, risale al XVII secolo, e presenta una decorazione dorata molto ricca.

I cartelli stradali qui riportano anche i tempi di percorrenza per raggiungere le mete che indicano, e così dopo circa venti minuti di cammino sulla pista ciclabile, immerso nella natura, costeggiando le acque del Mallero, mi sono imbattuto nella Chiesa di San Giovanni Battista. Qui il senso di spiritualità sembra più forte rispetto alle altre chiese. La chiesa è buia quando entro, e il grande tabernacolo in legno dorato sembra risplendere di luce propria. È imponente come un tempio, e ascende verso il cielo restringendosi. Questo è forse il momento più spirituale di questo mio viaggio in Valtellina.

Chiesa di San Giovanni Battista a Lanzada (instagram @marianocervone)

Il mio percorso si conclude con Ganda, una contrada piccolissima, in cui è possibile scorgere ancora signore anziane austere come matrone, che nei vicoli stretti guardano gli stranieri con sguardo furtivo, con i loro capelli raccolti in una cipolla bassa e il grembiule un po’ annerito dai lavori domestici, e qualche gatto che si aggira randagio per i vicoli come faccio io.

E se la quietudine di questi posti vi sta stretta, allora dirigetevi verso El Diablo’s pub nel piccolo centro di Chiesa. A metà tra un antiquario e un bar vero e proprio, potrete ammirare mobili e suppellettili in vendita, mentre potrete sorseggiare uno squisito mojito, la cui menta è stata colta davanti ai vostri occhi.

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La Capannina, storia di un’Italia che cambia al ritmo dell’estate di Forte dei Marmi

Ci sono alcuni rituali che vanno inderogabilmente rispettati, come quello di rivedere ogni estate Sapore di mare. Impossibile non associare a questo film La Capannina, storico locale di Forte dei Marmi, in cui si muovono le vicende dei protagonisti.

Dagli anni ’60 ad oggi La Capannina continua ad essere per la provincia di Lucca e non solo un vero e proprio must estivo. La sua lunga storia la ripercorre oggi Gherardo Guidi, storico patron del locale, che in un volume, Così ho sedotto la notte, parla di come è riuscito a portare mostri sacri dello spettacolo come Mike Bongiorno, Little Tony e Gino Paoli.

Nato nel 1929, era poco più di un capanno usato da un falegname come deposito per gli attrezzi, che l’albergatore Achille Franceschi (il nome completo infatti è La Capannina di Franceschi) utilizzò per servire bevande, accompagnandosi ad un grammofono a manovella.

Il locale è accolto con grande successo e immediatamente frequentato da famiglie dell’alta nobiltà come Rucellai, Della Gherardesca, Rospigliosi, Sforza, ma anche intellettuali del tempo come Ungaretti, Montale, Primo Levi e Leonida Rapaci che qui venivano per l’aperitivo prima del tramonto.

In poco tempo La Capannina si trasforma così in un ritrovo dell’Italia che veniva qui a trascorrere le vacanze.

Il locale è stato completamente ridisegnato da Maurizio Tempestini a seguito di un incendio che nel 1939 lo distrusse completamente.

Sono tanti gli artisti che passano qui negli anni del boom economico: da Patty Pravo a Ray Charles, da Edith Piaf a Peppino Di Capri, passando per Gloria Gaynor e Fred Bongusto.

La Capannina ha avuto la capacità di condensare tutto il nostro Paese, ivi inclusi industriali come Marzotto, Moratti, Barilla e gli Agnelli.

È proprio tra gli anni ’60 e ’70 che il locale è ceduto da Franceschi a Gherardo e Carla Guidi, che hanno mantenuto intatta la struttura così com’era nel dopoguerra.

Il locale è stato anche location del film Abbronzatissimi nel 1991.

È la storia di un’Italia che cambia quella de La Capannina, testimone inconsapevole delle mode e dei costumi: nella musica, nelle auto dei clienti che hanno stazionato lì davanti, nell’evolvere insieme alle nuove esigenze di mercato, mutandosi da locale estivo a discoteca e punto di ritrovo aperto tutto l’anno.

La Capannina di Franceschi è un’emozione. E per comprenderlo basta dare un’occhiata all’ampia galleria delle foto storiche del locale, per guardare con nostalgia di un’epoca che non ritorna ma che non è mai passata.

Guidi l’ha fatto in un incontro moderato dal conduttore notturno per eccellenza, Gigi Marzullo, durante il quale parla degli esordi della “Sirenetta” di Castelfranco di Sotto, attraversando negli anni ’70 Firenze e Bologna. Un’attività professionale di scouting, che lo ha portato alla ricerca di orchestre che fossero sempre migliori, nuovi cantautori e divi che animassero le serate. E a giudicare dai nomi che è riuscito ad agganciare nel tempo c’è riuscito: da Renato Zero a Amanda Lear, tutti sono passati a La Capannina almeno una volta.

Gli anni del boom sono gli ’80, che portano il film di Carlo Vanzina del 1983 con un cast stellare, passando per i contest di bellezza e il lancio dei rapper.

Una storia che racconta al tempo stesso anche la storia del nostro paese, attraverso il mondo dello spettacolo e gli uomini e le donne che hanno fatto e fanno spettacolo: da Alba Parietti a Valeria Marini, da Belen Rodriguez ai nuovi idoli dei giovanissimi come Fedez, J-Ax e Rovazzi.