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Milly Carlucci arriva a Napoli: «È un quadro meraviglioso che apre il cuore»

Il carrozzone di Ballando con le Stelle arriva a Napoli.

Milly Carlucci insieme alla simpaticissima Carolyn Smith, Raimondo Todaro, Vera Kinnunen, il maestro Stefano Oradei danno vita allo spin-off itinerante Ballando on the road, vero e proprio talent (scouting) alla ricerca di volti comuni da trasformare in stelle da far ballare nella prima serata di Raiuno.

Presentato dalle Gallerie Auchan e realizzato in collaborazione con Caffè Motta, dopo la Lombardia e il Veneto, lo show live della nota conduttrice televisiva approda adesso a Napoli, nella vivacissima piazza del Parco Commerciale Auchan di Giugliano, dove il popolo napoletano avrà la possibilità di dar sfogo alla propria passione per il ballo e tutto il talento per questa disciplina particolarmente apprezzata dagli italiani.

Uomini e donne di qualsiasi età (anche minorenni), professionisti o semplici appassionati, potranno così cimentarsi in qualsiasi tipo di danza e partecipare ufficialmente al casting. Ciascun candidato potrà partecipare ad una sola delle tappe italiane, scegliendo una sola categoria: la categoria Pro, riservata agli atleti agonisti con un curriculum di gare nazionale ed internazionale e esperienza nell’insegnamento della danza; la categoria Open, per semplici appassionati di balli di gruppo o di coppia senza alcuna esperienza agonistica.

L’appuntamento è per questo weekend, il 18 e il 19 novembre dalle ore 13.00 per una due giorni all’insegna del divertimento, e la possibilità di vedere da vicino gli amatissimi volti del programma di raiuno.

Ho avuto il privilegio di scambiare qualche battuta con la straordinaria Milly Carlucci che, in vista di questa importante tappa, ha ampiamente parlato di Napoli e del programma che ritornerà con la nuova edizione su raiuno.

La raggiungo telefonicamente, mi risponde Milly in persona e la mia voce già trema, perché lei è una delle Signore della televisione italiana. Più pacata rispetto ai toni concitati cui siamo abituati a sentirla in televisione, mi parla con una naturalezza disarmante, senza sottrarsi ad alcuna domanda.

Qual è lo spirito di questo spin-off su strada del suo programma?

«È il tentativo di portare verso di noi tutta questa massa di talenti che esistono in Italia. Stando chiusi dentro le nostre “torri d’avorio” noi non ci accorgiamo di tutto ciò che succede fuori. Fuori dallo studio c’è un mondo che crea nuovi stili, contaminazioni, fusion, e noi vogliamo raccogliere anche da loro stimoli per crescere, per cambiare, per essere update».

Tanti i VIP in questi appuntamenti, ma anche e soprattutto persone comuni che possono così sentirsi “stelle”: come è cambiato negli anni il modo di essere telespettatori?

«È chiaro che oggi spesso chi guarda la televisione vuole, ambisce, ne ha meno timore reverenziale. Si è creato un linguaggio condivisi da tutti quanti. La televisione spesso ha mostrato esempi di gente che viene esaltata perché litiga, perché becera, perché fa delle cose tremende. Credo che sia bello quando tu vedi invece come spontaneamente nella nostra nazione, da nord a sud, crescono invece dei talenti mozzafiato».

A proposito di litigi, mi chiedevo se il cambio di tono del suo programma, se pensa a Selvaggua Lucarelli e Asia Argenti prima o Alba Parietti dopo, sia una scelta autorale…

«No, non è una scelta autorale. Non è che uno dice “oggi cominciamo a fare così…”. È certo che oggi il nostro clima, in generale, è diverso: se dieci anni fa le cose non venivano esplicitate è uno si prendeva una critica di buon ordine, in silenzio, oggi se qualcuno ti critica la prima risposta è “perché?!”, “non è vero…”. C’è una forma di mancanza di timore reverenziale anche nei confronti di una cosa come la giuria che poteva essere un’istituzione».

Cosa succede durante le tappe di Ballando on the road?

«Sono due giornate di provini in cui vediamo sia professionisti che fanno il ballo di professione, non solo quello latino. Da lì abbiamo scelto per Ballando con le Stelle Valeria Balzerova, Ornella Boccafoschi, Marcello Nuzio proprio in coppia con Alba Parietti. Al di là di questi prendiamo quelli come i ballerini di bhangra, che è un genere di danza indiana, che noi mostriamo nel programma per proporre una sfida ai nostri concorrenti».

E poi ci sono i non-professionisti…

«Sì, poi c’è quella che chiamiamo OPEN, aperta a tutti. E lì c’è veramente uno sciorinamento di talenti incredibili. In questi anni, questo è il terzo, trovammo una coppietta di bambini di sei anni di Napoli, che furono visti nel nostro programma durante il serale e furono invitati per fare un programma a Los Angeles da una produzione americana. Quest’anno ci sarà una nuova sinergia che darà la possibilità di andare a New York».

Com’è il suo rapporto con il pubblico?

«Strepitoso! Se immagini che ci sono persone che aspettano anche per otto ore di fila in piedi, perché ci troviamo nella piazza di un centro commerciale dove non ci sono sedie, al massimo ci si può appoggiare ad una balaustra per chi è vicino alla pista, e guardi questi provini con una pazienza ed una forza fisica pazzesche. C’è una voglia di partecipare, di accompagnare un amico un familiare, ma l’entusiasmo è tale che si applaude il talento, anche se potrebbe prendere il posto di chi accompagni».

Cosa si aspetta dal popolo napoletano?

«Da Napoli mi aspetto quella creatività che solo i napoletani hanno e che secondo me porterà molte sorprese. Perché come io spesso dico a chi partecipa, i passi sono quelli, è quello che porti, la fantasia… Quindi forza, napoletani!».

Un ricordo che ha di questa città…

«Ci sono stata molte volte per lavoro. L’immagine che ho di Napoli è di una gouache vivente, reale. È qualcosa che ti apre il cuore, è meravigliosa. Ci sono posti in Italia, e Napoli è uno di questi, che sono stati benedetti da Dio, che hanno una bellezza sovrumana e vanno conservati. Bisogna amarli e conservarli».

Farebbe una finalissima di Ballando a Napoli, al Teatro San Carlo, ad esempio?

«Il San Carlo sarebbe uno scenario pazzesco per la finale. Di fatti gli inglesi, che fanno tutta la trasmissione in studio, la finale la fanno in una grande sala ottocentesca che è quella di Blackpool. Sarebbe meraviglioso…».

Il programma resta fedele a se stesso, ma ha saputo adeguarsi ai tempi che cambiano…

«Quello che siamo è nel titolo, Ballando con le Stelle. Ma abbiamo approfondito il rapporto con i personaggi, dando più spazio alle loro storie, emozioni, al racconto di chi sono. Ci siamo evoluti anche tecnicamente, facendo cose come la realtà aumentata, per creare ambientazioni virtuali ultra ultra moderne».

In un video mostrato dalla trasmissione Detto Fatto lei ha lasciato intendere che Giovanni Ciacci, stylist del programma, potrebbe partecipare a Ballando in coppia con un uomo…

«Abbiamo fatto un casting per capire se avesse davvero voglia di mettersi sulla strada del dimagrimento che aveva promesso. Bisogna stare in forma per avere la possibilità di affrontare ore di allenamento. Ciacci ha fatto il provino per questo motivo. Ci ha proposto un’idea di ballo con due uomini… noi siamo legati a dei regolamenti di due federazioni mondiali di ballo. Per loro una cosa è il ballo uomo-uomo donna-donna come duo, come lo sono state le Kessler, in cui ballano in sincro e ripetono affiancate lo stesso movimento. Altra cosa è ballare abbracciati, come ad esempio in un tango. Adesso dobbiamo capire se è una cosa che fa parte di questo loro regolamento».

Un messaggio a tutti quelli che nella loro vita vogliono ballare, intesa nell’accezione più ampia del termine, ma non ne hanno il coraggio…

«C’è sempre un messaggio ed è quelli di inseguire i propri sogni, di provare sempre. Non arrenderti al primo tentativo. Essere respinti non significa essere dei falliti, ma è solo un modo per capire la propria strada e proseguire, continuare a sognare».

Queste tutte le altre tappe:

Il 25 e 26 Novembre il talent attraverserà lo stretto per approdare in Sicilia, presso la Galleria Auchan Porte di Catania (Via Gelso Bianco, 95121 Catania CT). Nel weekend tra il 2 e 3 Dicembre ancora una splendida località del sud, in Puglia presso il Centro Commerciale Auchan Mesagne di Brindisi (Via Appia, 72023 Mesagne). Il gran finale per l’edizione 2017 è atteso a Roma il 16 e 17 Dicembre presso il Centro Commerciale Auchan di Casalbertone (Via Alberto Pollio, 50, 00159).

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Sirene: i luoghi a Napoli dove è stata girata la fiction di raiuno

Tra malintesi, magie e risate, andrà in onda questa sera la prima puntata di Sirene, nuova fiction rai che terrà compagnia i telespettatori di raiuno ancora per altre cinque serate. Le sirene Yara, Marica, Irene e Daria sono arrivate sulla terraferma alla ricerca di Ares, ultimo dei tritoni, promesso sposo di Yara, scappato dai fondali marini per fuggire il dispotismo della fidanzata e rifarsi una nuova vita da essere umano.

A fare da sfondo a questa serie ideata da Ivan Cotroneo, Napoli, città delle sirene per antonomasia, i cui natali sarebbero dati, secondo la leggenda, proprio dalla morte della mitica sirena Partenope.

E quella che vediamo è una Napoli da cartolina, che si presenta al pubblico della prima rete di stato in tutto il suo splendore: solare, positiva, ma al tempo stesso folcloristica e colorata, diversa dai temi cupi con cui viene spesso raccontata in serie poliziesche o di camorra.

Tanti gli scenari da cartolina che avrete sicuramente riconosciuto, dal Maschio Angioino a Castel dell’Ovo, dal Lungomare Caracciolo (dove Yara incontra per la prima volta Salvatore) ai tanti vicoli della città, ma anche Piazza del Gesù e il suo obelisco dedicato all’Immacolata, la Chiesa del Gesù Nuovo e i suoi diamanti in pietra e la Chiesa di Santa Chiara.

Ma per chi non è napoletano o non è mai venuto a Napoli, sarà stato difficile riconoscere alcuni angoli e luoghi meno noti, e allora eccoli, per chi ama il turismo cinematografico a caccia di set e della suggestione che solo il piccolo e grande schermo sanno farci provare.

Luca Argentero all’interno della stazione della Linea1 Toledo

Progettata dall’architetto spagnolo Óscar Tusquets, la stazione della metropolitana di Toledo è stata definita da molti giornali la stazione più bella d’Europa. La sua architettura è un inno al mare e, naturalmente, alla città di Napoli, caratterizzata dai colori della terra che cedono il posto a quelli marini, seguendo l’esatto livello del mare, quasi a fare immergere virtualmente il viaggiatore nelle acque della città di Partenope. È in questa stazione che Salvatore lascia la prima di tante ragazze.

Piazza Bellini, Napoli (alle spalle l’odierna Biblioteca Brau della Federico II)

I suoi alunni di Pallavolo invece lo aspettano in Piazza Bellini. Benché non sia particolarmente nota, questa piazza è apparsa anche in film come Matrimonio all’Italiana del 1964, con Sofia Loren e Marcello Mastroianni. Il palazzo

Piazza Bellini, dal film Matrimonio all’Italiana del 1964 con Sofia Loren

rosso che s’intravede con il suo monumentale scalone è Complesso di Sant’Antonio delle Monache a Port’Alba struttura conventuale XVI secolo, oggi sede della Biblioteca della Facoltà di Lettere della Federico II. Quello che nella serie è il suo interno, in realtà è invece è

Luca Argentero, nel portico del Chiostro di San Marcellino a Napoli

l’interno di un’altra struttura: il Chiostro dei Santi Marcellino e Festo, datato 1565, i cui ambienti si dividono tra la sede del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II e quella del Museo di Paleontologia di Napoli e i rispettivi musei universitari, di cui ho anche parlato in precedenza.

cortile/palestra del Liceo Vittorio Emanuele II a Napoli

La palestra dove invece si allenano i ragazzi è la palestra all’aperto del Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo costituisce la ben più notta Piazza Dante.

le quattro protagoniste in Via Calabritto a Napoli

Sbarcate a Napoli, le quattro sirene passeggiano per le Via Calabritto/Piazza dei Martiri, centro nevralgico dello shopping di lusso, dove si trova la boutique dove le quattro entrano.

una sala del MANN, Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Nella serie vedremo anche il Museo Archeologico Nazionale di Napoli che, con questa, raggiunge (per ora) quota tre nelle produzioni che l’hanno scelto come set: già Ferzan Ozpetek infatti ha girato questa estate delle scene per Napoli Velata, mentre Michael Hoffman e Kevin Spacey vi hanno girato qualche settimana fa alcune scene del film Netflix su Gore Vidal.

la veduta di Villa Rocca Matilde/Villa Lauro, sulla collina di Posillipo a Napoli

La casa di Salvatore (Luca Argentero), nella quale avrebbe realizzato un B&B, è invece Villa Rocca Matilde, storica dimora ottocentesca sulla collina di Posillipo, a strapiombo sul mare, che nel marzo del 1882 ospitò tra gli altri Giuseppe Garibaldi e la sua famiglia. Ultimo proprietario fu Achille Lauro, che diede il suo nome alla magione che è appunto conosciuta anche come Villa Lauro.

Valentina Bellè all’interno del Teatro San Carlo di Napoli

Non mancherà il Museo di Capodimonte e le sue colorate sale e il Teatro San Carlo. Insomma, se le sirene secondo Omero incantavano gli uomini con il loro canto, sono decisamente state conquistate da Napoli, dalla sua storia, dalla sua bellezza.

TELEVISIONE

Napoli protagonista di “Sirene”, dal 26 ottobre alle 21.10 su raiuno

Valentina Bellè, interprete della Sirena Yara

Andrà in onda domani, giovedì 26 ottobre, nella prima serata di RaiUno, la fiction Sirene. E me ne sentirete parlare spesso, non solo perché è uno dei pochi soggetti fantasy che finisce prepotentemente nella prima serata della prima rete di stato, ma anche perché è completamente ambientato a Napoli, la mia città, e allora, se vorrete (e potete anche scrivere o commentare in seguito) vi svelerò anche quali sono i luoghi in cui è stata girata, per scoprire l’arte e i luoghi dietro la storia.

Ma andiamo con ordine.

La fiction è stata scritta da Ivan Cotroneo, sceneggiatore e regista napoletano, che molti conoscono per la sua collaborazione con Ozpetek (ha realizzato Mine Vaganti) e per i successi di Tutti pazzi per Amore, Una grande famiglia e Un’altra vita.

La storia è quella di quattro sirene che giungono a Napoli per ritrovare l’ultimo dei tritoni che, a quanto pare, è sbarcato proprio nel golfo del capoluogo partenopeo. Da qui tutta una serie di tragicomiche avventure che coinvolgono le protagoniste di questa serie in sei puntate.

Maria Pia Calzone, nella serie interpreta la sirena Marica

Loro sono Valentina Bellè, Maria Pia Calzone, Denise Tanucci e Rosy Franzese, madri, figlie, sorelle che partono unite alla conquista della terraferma. Ad aspettarle ci sarà il sorriso travolgente di Luca Argentero e degli umani di cui diffidano.

Ma la serie vede anche la partecipazione straordinaria di Ornella Muti, nelle vesti di zia Ingrid, Sirena Regina pluricentenaria scappata da Napoli per Miami ma che ritornerà in aiuto della nipote.

E quale ambientazione migliore se non Napoli, città della mitica sirena Partenope? Con le sue strade, i suoi monumenti e il suo riconoscibilissimo profilo si fa perfetta di interprete silenziosa di stati d’animo e rocambolesche avventure.

Nell’episodio di domani sera, la bella Valentina Bellè, che interpreta la sirena Yara, abbandona il mare per andare alla ricerca di Ares, ultimo tritone del Mediterraneo nonché suo promesso sposo che, stanco del carattere dispotico della fidanzata, si rifugia a Napoli e diventa famoso come nuotatore in una squadra di pallavolo di serie B di nome Gegè De Simone. È a lui che è affidata la prosecuzione della specie.

Arrivata a Napoli, Yara si imbatte invece per caso in Salvatore (Luca Argentero) giovane di bell’aspetto molto corteggiato dalle ragazze, ma che non ha mai conosciuto il vero amore. Sarà lui l’inconsapevole guida di questo strambo mondo degli umani.

Sì, perché la serie è un omaggio a classici come Splash – una Sirena a Manatthan, e proprio come nel film di Ron Howard del 1984, fuori dall’acqua le sirene hanno gambe come donne normali, che ritornano code di pesce a contatto con l’acqua.

Una storia, questa, che attraverso il fantastico parla anche di diversità, nell’accezione più ampia del termine, e che riflette una società : «L’idea di Sirene nasce dalla volontà di raccontare il nostro quotidiano (amori, avventure, amicizie, fissazioni e manie, ma anche discriminazioni e paure) con occhi “altri”, cioè con lo sguardo di qualcuno che potesse conoscere poco o nulla di noi umani – ha detto Cotroneo – Per parlare di differenze e di inclusione, di rispetto dell’altro e di quanto in definitiva si possa veramente amare chi è diverso da te, così diverso da respirare con le branchie invece che con i polmoni».

MUSICA, TELEVISIONE

Niente eliminazioni e cover. Ecco come sarà il Sanremo di Claudio Baglioni

Sanremo e prime indiscrezioni. Come ogni anno, nell’ultimo quadrimestre si pensa già al prossimo Festival della Canzone Italiana. Finita l’era Carlo Conti, con due fortunate edizioni all’attivo, la scelta è caduta quest’anno sul cantautore Claudio Baglioni, inizialmente solo direttore artistico della kermesse e poi confermato anche nel ruolo di conduttore, anzi, “conducente” come egli stesso ironicamente si è definito.

Raggiunto dalle telecamere del TG1, il cantante di Questo piccolo grande amore parla delle prime novità che investiranno la nuova edizione della popolare gara di musica, tra queste l’innalzamento di 4 minuti, dai precedenti 3.15, dell’esibizione sul palco e l’eliminazione della serata dedicata alle cover: «Penso che in maniera coerente, chi lavora da tanto tempo a un progetto, a una canzone, abbia dignità e diritto di riproporre quel suo brano, questa volta con altri artisti, con musicisti o con altri cantanti, in forma di duetto, di trio, in forma di performance aggiuntiva. Quindi sarà di nuovo quel brano, ma magari arrangiato in maniera diversa». Non proprio una novità, se si considera che uno dei primi ad introdurla fu Paolo Bonolis nel 2005, che consentì agli artisti di eseguire le canzoni in gara con arrangiamenti inediti, sia solo visivi che canori, portando duetti e collaborazioni.

Ma la novità che più di tutte avvicina Sanremo ad un festival del cinema è, perdonate il gioco di parole, l’eliminazione dell’eliminazione. Sì, perché da quest’anno sparirà la fantomatica eliminazione diretta, cruccio di molti big e giovani, preoccupati di non riuscire ad esibirsi fino alla serata finale: «Quella pratica un po’ violenta del dover mandare a casa qualcuno – ha commentato Baglioni ai microfoni di Vincenzo Mollica – chiunque degli invitati al Festival, dei proponenti, siano essi giovani o campioni, cominceranno il Festival e lo finiranno. Nessuno andrà via, nessuno dovrà fare le valigie. Ci sarà comunque un concorso, ma questo renderà Sanremo simile a un festival del cinema o a un festival letterario».

Tuttavia ciò che Claudio Baglioni forse non ha voluto o non ha potuto considerare, è che i festival sono spesso manifestazioni fatte più per gli addetti ai lavori che non per una reale promozione al pubblico del film, proponendo anteprime dei film o dei libri in gara a giurie di giornalisti e critici, che poi avranno l’arduo compito di decretare il successo o il fallimento di un lavoro con un’ovazione o un pollice verso. Pareri che inevitabilmente andranno poi a scontrarsi con botteghini e classifiche, che talvolta possono anche sovversivamente capovolgere l’idea di un film o di un libro.

Il Festival di Sanremo è invece una gara, o almeno dovrebbe, e dovrebbe rappresentare per un artista un momento di crescita e confronto, che può in alcuni casi significare anche essere eliminati.

Se non vogliamo considerare questo come il mero atto, da parte di Baglioni, di “firmare” in qualche modo il Festival, abolirne il meccanismo dell’eliminazione, senza tuttavia l’introduzione di una sola commissione tecnica, con presidente e giurati, toglie soltanto mordente televisivo a chi da casa segue innanzitutto una gara, e spesso vota più per simpatia che per reale obiettività verso la qualità di un brano. Serve a poco provare ad equilibrare il voto della sala stampa soppesandolo con il voto popolare da casa, spesso frutto di manipolazioni di pacchetti di voti acquistati dai call-center.

E come ogni anno ecco il ritornello de “la musica al centro”, come se le passate edizioni fossero state mute.

Baglioni si ripropone quest’anno di far tornare la musica al centro della manifestazione, ma sono sicuro che polemiche, glamour e scandali non mancheranno e renderanno questo Sanremo senza dubbio più interessante di quanto al momento non sembri.

TELEVISIONE

Sirene, da novembre su raiuno la nuova fiction ambientata a Napoli

Si intitola Sirene, ed è la nuova fiction su cui la rai punta tutto. Lo sceneggiato è un fantasy intriso di mistero, che si distacca dai soliti drammi e saghe familiari cui siamo abituati, e ci porta in un genere e una tematica decisamente inedite per una produzione della TV di Stato.

Dopo Non dirlo al mio capo, dove era uno scenario appena accennato, e I Bastardi di Pizzofalcone, in cui invece era una silenziosa protagonista, sono davvero molto felice che a fare ancora una volta da sfondo a quello che possiamo definire un vero e proprio “esperimento” della televisione sarà la città di Napoli.

E quale città migliore, se non quella della mitica Sirena Partenope per questa produzione? Secondo una leggenda di origine greca, infatti, quella che sarebbe stata la più bella sirena del golfo avrebbe trovato la morte dove oggi sorge il Castel dell’Ovo, intravisto tra l’altro nel teaser in questi giorni.

Sirene, dal sito Cross Production

La trama ruoterà intorno alla sparizione di un tritone, ultimo esemplare di maschio in una società di sirene per lo più matriarcale. Alla sua ricerca partiranno la promessa sposa Yara, insieme alla madre e a due sorelle. Sbarcheranno a Napoli, e si lasceranno conquistare dagli esseri umani.

Molto interessante il cast, che vede tra i protagonisti anche Luca Argentero e Ornella Muti, ma tanti volti noti come l’attore Massimiliano Gallo, Maria Pia Calzone.

Protagonista la giovane Valentina Bellè, già Lucrezia nella discussa fiction I Medici.

«Esistono solo due posti sulla terra dove sirene e tritoni possono vivere, uno è New York, l’altro è… Napoli! Sirene è una commedia sentimentale in cui il mare e la terra vengono coinvolti nella battaglia più antica del mondo, quella tra maschi e femmine. Le sirene sono arrivate sulla terra per dare un futuro alla propria specie e incantare gli uomini con la propria magia, ma saranno i maschi napoletani in realtà a conquistarle con la loro passionalità» è con queste parole che la Cross Production presenta la serie sceneggiata da Ivan Cotroneo e Monica Rametta.

Dodici episodi da cinquanta minuti ciascuno, per la regia di un altro napoletano, Davide Marengo, che ci terranno compagnia nella prima serata di RaiUno a partire, secondo tvserial.it, dal prossimo 21 novembre.

MUSICA, TELEVISIONE

Heidi, e quella sigla famosissima di cui tutti sbagliamo le parole

Heidi, ti sorridono i monti”. Quante volte abbiamo cantato il ritornello della sigla del famoso anime del 1975? Si tratta di un errore molto comune, dovuto probabilmente all’assonanza delle parole, ma in realtà il ritornello originale recita “Il tuo nido è sui monti”.

Lo so, è sconvolgente, ed io stesso, che l’ho scoperto ad un aperitivo tra amici qualche giorno fa, stentavo a crederci.

In realtà questo non è il solo luogo comune. Probabilmente penserete che a cantare la sigla sia Cristina D’Avena, regina incontrastata delle canzoni d’apertura dei cartoni animati. In realtà a cantarla è Elisabetta Viviani.

Il brano è una cover dell’originale tedesca, composta da Christian Bruhn, scritta in Italia da Franco Migliacci.

Se l’anime è giapponese, l’adattamento italiano si è rifatta invece alla versione teutonica, riprendendo la colonna sonora di Gert Wilden anziché quella originale di Takeo Watanabe.

i protagonisti del cartone Heidi (da sinistra): il nonno, Clara, Peter, la capretta Fiocco e la piccola Heidi

Tratto dal romanzo della svizzera Johanna Spyri, parla di una ragazzina orfana di padre e di madre che va a vivere sulle alpi con il burbero nonno e poi sarà portata a Francoforte presso una famiglia dove sarà la piccola dama di compagnia di Clara, bambina disabile che grazie all’entusiasmo e la travolgente allegria della piccola amica ritroverà anche l’uso delle gambe. Ma sono tante le differenze con le pagine del libro da cui ne è tratto. Heidi resterà sui monti per circa tre anni, dall’età di 5 agli 8. Nel cartone di Isao Takahata invece dura appena qualche episodio.

Lo stesso Peter lo ritroviamo soltanto nei capitoli finali, presentato come personaggio un po’ ostile alla piccola Clara, alla quale distrugge la carrozzina, mentre nel cartone è un bambino simpatico e affabile che cerca di aiutarla.

Contrariamente agli episodi TV la Signorina Rottenmeier non seguirà mai Clara e Heidi per recarsi sulle montagne con la nonna.

Nel libro della Spyri, c’è una forte presenza della fede, e più volte i suoi personaggi si rivolgono a Dio in preghiera. Nel cartone invece questa spiritualità manca.

Nel romanzo, il nonno di Heidi, che viveva da eremita nella sua casa, si reinserisce nella vita quotidiana del piccolo paese alpino. Nel cartone invece questo avvicinamento manca.

E infine un colpo di scena: nelle pagine della Spyri il cane Nebbia non c’è!

Qui la sigla originale:

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FEUD, la serie sulla rivalità hollywoodiana di Bette Davis e Joan Crawford

Gli ultimi giorni d’estate li ho trascorsi a guardare FEUD, nuova creatura antologica dell’acclamato produttore Ryan Murphy, già creatore di altri serie diventate veri e propri cult come American Horror Story e American Crime Story.

Come i precedenti prodotti del regista di Mangia Prega Ama, anche FEUD ha visto ritornare sul piccolo schermo due colossi del cinema contemporaneo: il Premio Oscar Jessica Lange, che con Murphy aveva già collaborato alle prime stagioni dell’Horror Story, e Susan Sarandon, che la statuetta invece l’ha vinta nel 1996, e che prosegue, con questo progetto, la sua parentesi televisiva nei biopic, dopo The Secret Life of Marilyn Monroe.

le vere Joan Crawford e Bette Davis in promo di Baby Jane, 1962

Le due attrici hanno dato vita alla celebre quanto mitica faida (questa la traduzione letterale del titolo della serie) tra altri due Premi Oscar della vecchia Hollywood, Joan Crawford e Bette Davis, che insieme girarono Che fine ha fatto Baby Jane?. È proprio da qui infatti che parte la serie, quando agli inizi degli anni ’60 le due dive, da sempre acerrime rivali nel cinema come nell’amore, lontane dai fasti degli esordi, sono ormai due attrici sul viale del tramonto, che decidono di girare un film insieme sperando di risollevare le rispettive carriere.

Otto episodi tra aneddoti, curiosità e gossip che raccontano i retroscena di uno dei capisaldi del cinema americano, che valse alla Davis la sua decima nomination agli Oscars e riuscì in parte a rilanciare la carriera della Crawford che continuò a girare ancora per qualche anno dei B movie a metà tra horror e thriller di discreto successo al box office.

Alfred Molina and Stanley Tucci in Feud (2017)

Uno spaccato sulla vita di due indimenticate leggende, che ingolosisce la curiosità dei cultori di cinema, incitando a saperne di più su tante storielle e screzi avvenuti dentro e fuori dal set, e che permetterà ai giovanissimi di (ri)scoprire due attrici di cui probabilmente hanno sentito parlar poco.

Nel cast tanti volti noti e pluripremiati: da Stanley Tucci, che qui interpreta uno dei fratelli Warners, ad Alfred Molina, da Kathy Bates a Judy Davis, che dà il volto alla perfida giornalista scandalistica Hedda Hopper, passando per Catherine Zeta-Jones, che ritorna alla TV dopo vent’anni, e che con la sua interpretazione di Olivia de Havilland ha suscitato le ire (e una denuncia) della vera attrice, oggi centenaria e unica “testimone” vivente della vera faida tra la Davis e la Crawford, per aver dato un’immagine fuorviante della sua persona.

Kathy Bates and Catherine Zeta-Jones in Feud (2017)

La serie di Murphy è anche una sagace ricostruzione dello spietato sistema Hollywoodiano, pronto ad accogliere nuove dive nel suo Olimpo dorato, e a bandirle quando la loro bellezza e giovinezza iniziano a sgretolarsi.

Ma FEUD è anche l’attenta, benché forse esasperata, analisi di due attrici che faticano ad accettare il tempo che passa e che giorno dopo giorno tentano di dimostrare che oltre all’aspetto c’è di più.

È intensa Jessica Lange, e ancora bellissima, nelle vesti di una insicura quanto vendicativa Joan Crawford, che negli ultimi anni della sua carriera ha disperatamente tentato di superare la Davis, soffrendo di un ingiustificato complesso di inferiorità.

Algida e sprezzante, Susan Sarandon riesce dal canto suo anche a restituire la voce roca tipica di Bette Davis, muovendosi con apparente spavalderia e sincera disperazione.

Negli otto episodi Bette e Joan sono ognuna l’immagine speculare dell’altra: entrambe madri single, vivono burrascosi rapporti con le rispettive figlie, e si portano dentro il rimpianto di essere state rispettivamente considerate dallo showbiz l’una solo per il talento, l’altra soltanto per il proprio aspetto.

Una serie di qualità del canale statunitense FX, che ad oggi non è stata acquistata da nessuna emittente italiana, satellitare o terrestre che sia, e che meriterebbe da parte dei nostri canali più attenzione: e per il talento delle sue interpreti, e per la leggenda che riportano letteralmente in vita.

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Paolo Sorrentino elegge un nuovo papa per una nuova produzione TV

Paolo Sorrentino elegge un nuovo papa, ma non si tratta del seguito dell’acclamata serie The Young Pope. Il regista Premio Oscar per La Grande Bellezza, sarà infatti impegnato nelle riprese di The New Pope, il nuovo Papa, una nuova serie, nuovamente in collaborazione con il canale americano via cavo HBO, che porterà di nuovo Sorrentino dentro le mura del Vaticano.

James Cromwell and Diane Keaton in The Young Pope (2016)

Ma non ci sarà Papa Belardo e Suor Mary, ovvero Jude Law e Diane Keaton questa volta, né, pare, si tratti di un seguito della prima fortunata serie.

I casting infatti per trovare il volto del nuovo pontefice e di tutti i personaggi che animeranno questa nuova serie sono appena cominciati. Forte della vendita in ben 110 paesi nel mondo di un telefilm ormai cult, questa nuovo serial è scritto dallo stesso Sorrentino in collaborazione con Umberto Contarello, ed è prodotta da Lorenzo Mieli e Mario Gianani per Wildside e co-prodotta da Mediapro. Distributore internazionale è FremantleMedia International.

Grande delusione dunque per chi aveva visto nel finale aperto di The Young Pope la possibilità di una seconda stagione che, a questo punto, sfuma completamente con questo nuovo progetto.

Ho sempre temuto i seguiti, le seconde stagioni le produzioni dovute ad un grande successo o comunque un prodotto il cui ciclo vitale sembra essersi esaurito già nel momento in cui si trasforma inconsapevolmente in un cult.

La produzione partirà alla fine del 2018.

Nel frattempo Toni Servillo, attore prediletto di Sorrentino, ha confermato da Fabio Fazio l’indiscrezione che circolava da tempo sul desiderio di girare un film intorno alla figura di Silvio Berlusconi da parte del regista napoletano. L’attore vestirà i panni del Cavaliere ed ex Premier, che per Sorrentino aveva già interpretato Giulio Andreotti ne Il Divo, e che ritorna adesso davanti alla macchina da presa dopo La Grande Bellezza.

TELEVISIONE

Tutankhamon, mini-serie sulla scoperta della tomba del Faraone-bambino su Focus TV

In un panorama televisivo sempre più frammentato e competitivo, anche FOCUS, canale-costola del magazine scientifico più famoso d’Italia, ha deciso di dedicare la sua programmazione ad una produzione non prettamente di divulgazione. Succederà lunedì 22 e martedì 23 maggio in prima serata, quando il canale del gruppo Discovery Italia trasmetterà la mini-serie Tutankhamon, kolossal in quattro puntate su di una delle scoperte archeologiche più importanti del XX secolo, la scoperta della tomba del famosissimo faraone bambino.

Diretto da Peter Webber, regista tra gli altri de La ragazza con l’orecchino di perla, lo sceneggiato arriva nel nostro paese in prima TV dopo il successo che ha riscontrato in Gran Bretagna, con una media di sei milioni di telespettatori per episodio sul canale Itv.

Sam Neill, Max Irons, and Amy Wren in Tutankhamun (2016)

Presentata in anteprima al Museo Egizio di Torino, la mini-serie è ambientata tra le sabbie e le rovine della Valle dei Re, in Egitto, e vede protagonista il giovane e fascinoso Max Irons, classe ’85, figlio del noto attore Jeremy, nei

Catherine Steadman in Tutankhamun (2016)

panni dell’archeologo  Howard Carter, affiancato da Sam Neill, veterano di pellicole-avventura e noto al grande pubblico per il suo ruolo di paleontologo in Jurassic Park, che qui invece interpreta il mecenate Lord Carnarvon. I due saranno affiancati dalla giovanissima Amy Wren, che interpreta la figlia di Carnarvon, Evelyn, mentre l’attrice Catherine Steadman interpreta la giovane Maggie.

Una serie che si propone di essere avvincente e che racconterà una pagina importante di storia dell’archeologia. L’appuntamento quindi è fissato per lunedì 22 alle ore 21.15 sul canale 56 del digitale terrestre con i primi due episodi della serie.