INTERNATTUALE, TELEVISIONE

Miss Italia 2018: vince Carlotta Maggiorana, tra protesi, polemiche e dinosauri

Anche la 79esima edizione di Miss Italia si è conclusa. Tra il sensazionalismo di una concorrente con una protesi, Chiara Bordi (arrivata poi terza), e il tentativo di un programma di cui, forse, non sentiamo più il bisogno, ha vinto Carlotta Maggiorana, 26enne, sposata, di Ascoli Piceno, che non solo riesce ad abbattere il muro del nubilato delle Miss, ma anche quello dell’anonimato. Sì, perché Carlotta, nel suo curriculum artistico, vanta già apparizioni in fiction di prima serata come L’Onore e il Rispetto, programmi televisivi come Avanti un altro, lavori al fianco di Sean Penn e Brad Pitt, e già Miss Grand Prix 2009.

Ma dunque c’era proprio bisogno di vincere anche il titolo di più bella d’Italia?

Chiara Bordi, concorrente di Miss Italia 2018

Per anni il concorso, nato negli anni ’40 come 5000 lire per un Sorriso, con le sue corone, le fasce e la voglia di riscatto sociale che caratterizzava le miss, ha rappresentato un sogno per le ragazze italiane, che dalle spiagge alle passerelle, tappa dopo tappa, vedevano il sogno avvicinarsi. Oggi invece Miss Italia è come un titolo di studio che vale poco, si potrebbero raggiungere gli stessi obiettivi affermandosi sul web, aprendo un profilo instagram o YouTube, partecipando ad un qualsiasi talent. E se fino a qualche anno fa erano proprio questi che molte potenziali concorrenti avevano già sottratto ad un contest ormai logoro, oggi anche i social rappresentano una concreta alternativa a chi vuole affermarsi senza dover sottostare all’altrui giudizio o mettersi necessariamente in bikini.

Colpa anche di un programma che purtroppo non ha saputo difendere nel tempo la propria identità, e ha continuato a trasformarsi in tutti questi anni fino a perdere completamente se stesso: da talent di bellezza a quiz, da game show a becero spettacolo di intrattenimento che culmina senza nemmeno troppo pathos con un’incoronazione.

Sì, perché Miss Italia è cambiato quasi al punto da vergognarsi dell’originaria vocazione da esteta e, anziché ricercare ogni anno nuovi canoni di bellezza nella donna contemporanea, ha preferito ipocritamente fingere valutazioni della personalità, scoperta del talento, ricerca di intelligenza. Come se una reginetta di bellezza dovesse necessariamente dimostrare subito, parafrasando una nota canzone di Jo Squillo, che oltre le gambe c’è di più. E come se queste, per giunta, fossero capacità o doti che è possibile esprimere in meno di un minuto rispondendo a delle stupide domande o superando brevi prove.

Carlotta Maggiorana, Miss Marche, vincitrice di quest’anno.

Quest’anno proverbi italiani e tabelline: erano queste le “materie” in cui sono state interrogate le ragazze durante un dubbio question time, che si alternavano a domande personali sulla preferenza di campeggi o alberghi extralusso per le vacanze, a riprova, in un modo un po’ naif – per fortuna contestato dal giurato Pupo – che la valutazione della serata esulava dal mero aspetto esteriore, in un vortice imbarazzato un po’ imbarazzante.

Ogni conduttore, da Milly Carlucci a Simona Ventura, passando per Carlo Conti e Mike Bongiorno, ha cercato in qualche modo di cambiare regole e formule, di dare la propria impronta autorale oltre che la propria conduzione: e così via i numeri delle ragazze (che puntualmente sono ritornati), prove di talento (che invece sono sparite), titoli come Miss Curvy introdotti e eliminati nel giro di poche edizioni senza lasciare traccia, o che cambiano continuamente nome rinnegando le proprie radici (basti pensare a quello di Prima Miss dell’Anno, titolo tra l’altro vinto anche da Miriam Leone, oggi diventato Miss 365).

Insomma un concorso che si rinnova e non resta fedele neanche a se stesso.

Tutto probabilmente più per racimolare qualche percentuale di share in più, che non per vera convinzione e interesse sociale, mentre la RAI, preso atto dell’esponenziale calo di ascolti, opportunamente ha ritenuto che fosse giunto il momento di rinunciare ad un concorso che, edizione dopo edizione, è difficile persino riconoscere e che sempre più somiglia ad una sagra di Paese.

E se tante cose possiamo attribuirle o giustificarle con “il bello della diretta”, è senza dubbio brutto per il telespettatore a casa vedere il disagio dei conduttori, Francesco Facchinetti (alla sua terza volta) e Diletta Leotta, spesso impacciati, così come non è stato elegante vedere le maestranze della rete, così a lungo invocate nel corso della serata, spazzare in squadra coriandoli caduti sul palco e bouquet di fiori, tra l’altro forniti da uno sponsor, durante una finalissima che ha visto la partecipazione di poco più di 30 ragazze.

Ultimo, solo in ordine cronologico, il tentativo di riagganciarsi ai fasti di un passato con una fascia onoraria dedicata al compianto Fabrizio Frizzi, storico conduttore del programma scomparso lo scorso marzo. Come se bastasse uno pseudo-legame ad un volto amato dalla televisione italiana per riabilitare un programma che continua ad avere il retrogusto di nostalgico ricordo, e che oggi è sostituito da uno spettacolo inadeguato a rievocare quello che fu.

Strana persino la strategia di marketing, che ha promosso Jesolo (sede veneta delle semifinali) e Venezia random, celebrando però questa finalissima a Milano.

Dubbia persino la scelta della scenografia, che a tratti ricordava un programma di approfondimento sportivo da TV privata, o quella delle musiche, con il main theme di Jurassic Park sull’incoronazione, che fa apparire Miss Italia una forzatura anacronistica proprio come lo furono i dinosauri della pellicola di Spielberg, e che forse ci fa capire che sarebbe meglio che, come il T-REX della scena finale del film, sarebbe meglio che oggi Miss Italia si estinguesse.

Se non vuole davvero tramutarsi in un fossile di paleontologia televisiva, nemmeno ricordato dalle teche rai, Miss Italia dovrebbe evolversi, riscoprendo le proprie radici di mero beauty contest, e senza imbarazzo, senza indugio, senza ipocrisia valutare quella bellezza di quando le ragazze speravano di vincere 5000 mila lire con un semplice sorriso.

Annunci
TELEVISIONE

Napoli protagonista di Sereno Variabile, oggi alle 18.00 su raidue. Ecco cosa vedremo:

La stagione televisiva sta lentamente ricominciando. Manca ancora una settimana all’inizio ufficiale dell’autunno, ma tra i programmi che ritornano con qualche giorno d’anticipo, c’è Sereno Variabile, striscia settimanale con cui Osvaldo Bevilacqua gira la nostra penisola a caccia di tesori, tradizioni e bellezza.

È con un pizzico di orgoglio che oggi vi dico che la prima puntata che parte oggi, sabato 15 settembre 2018, è dedicata a Napoli.

Ed è un doppio orgoglio il mio, soprattutto perché questa puntata sarà dedicata non soltanto alla mia città, ma anche ad uno dei suoi musei più belli, il Museo di Capodimonte.

Salone delle Feste, Reggia di Capodimonte (Napoli)

Tra le meraviglie che il giornalista ci mostrerà c’è il Salottino di Porcellana della Reggia di Capodimonte, il sontuoso Salone delle Feste e gli affreschi.

Ma non ci sarà soltanto questo straordinario museo che prende il nome dall’omonima collina su cui sorge, ma anche il Palazzo Reale di Napoli, reggia della città e dimora del re e regine che sta proprio di fronte alla grandiosa Piazza del Plebiscito, e la Sala Diplomatica, con la volta decorata e le pareti rivestite di lampasso rosso.

Parte del Palazzo è oggi sede della prestigiosa Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, che vanta quasi un milione e mezzo di volumi, tra cui 20.000 manoscritti, piazzandosi di diritto al terzo posto, dopo Roma e Firenze, delle biblioteche italiane.

Nel corso della puntata non mancherà uno spazio dedicato al folklore di Napoli, alle superstizioni e alla spiritualità della città: Bevilacqua infatti percorrerà le strade di Spaccanapoli, tra arte, tradizione e storia napoletana, proponendo ai suoi telespettatori un suggestivo caleidoscopio di sapori e sensazioni.

L’appuntamento dunque è per oggi alle ore 18.00 su raidue.

Non mancate e, se vi va, scrivetemi cosa ne pensate.

CINEMA, TELEVISIONE

L’Amica Geniale, l’attesa serie di Saverio Costanzo al cinema in anteprima esclusiva

Dal set napoletano a Venezia 75. L’Amica Geniale, fiction in otto puntate tratta dall’omonima saga letteraria di Elena Ferrante, da 10 milioni di lettori, è sbarcata con grande successo al lido di Venezia. Molto soddisfatto il regista, Saverio Costanzo che, insieme alle protagoniste dello sceneggiato prodotto dalla RAI, HBO e TimVision, ha presentato la sua opera ai cineasti del festival.

Per vederla però dovremo aspettare, pare, almeno fino a novembre, quando Raiuno la trasmetterà in prima serata. Nel frattempo però, per chi proprio non ce la fa ad aspettare, i primi due episodi dello sceneggiato si trasformano in un evento speciale al cinema, grazie alla distribuzione di Nexo Digital, il prossimo 1, 2 e 3 ottobre.

Una produzione che ha del kolossal, quella che porterà questa serie in tutto il mondo con il titolo internazionale di The Neapolitan Novel, il romanzo napoletano. Grande protagonista silenziosa di questa saga popolare è una Napoli pericolosa ed affascinante degli anni ’50, dalla quale parte un racconto lungo sessant’anni che ripercorre la vita e l’amicizia di Raffaella detta Lila e della sua migliore amica Elena chiamata Lenuccia.

150 attori, 5000 comparse, un casting durato otto mesi che ha provinato 8000 bambini e 500 adulti e la ricostruzione di un intero quartiere, il Rione, ambientazione principale della troupe, con 20.000 metri quadrati di set realizzati in appena 100 giorni di lavoro, che hanno visto la costruzione di 14 palazzine, 5 set d’interni, una chiesa e un tunnel, e il dispiego di 1500 costumi tra le creazioni originali e quelle di repertorio.

La serie di Costanzo si preannuncia come la prima di quattro stagioni, ognuna da otto episodi, che si propone di trasporre in 32 puntate tutti e quattro i romanzi della quadrilogia della Ferrante: L’Amica Geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta, Storia della bambina perduta.

La storia inizia nell’era contemporanea, con la scomparsa di un’anziana Lila, per poi trasformarsi in un grande flashback raccontato in prima persona da Elena.

Prodotta dal regista premio Oscar Paolo Sorrentino e dalla sceneggiatrice e produttrice americana Jennifer Schuur, la serie è sceneggiata da Saverio Costanzo e dalla stessa Elena Ferrante, e vede la voce narrante dell’attrice Alba Rohrwacher, mentre sono affidati a quattro sconosciute i volti delle protagoniste bambine e delle adulte: Margherita Mazzucco e Gaia Girace saranno rispettivamente Elena e Raffaella adolescenti, mentre Elisa Del Genio e Ludovica Nasti sono le piccole Lila e Lenu’.

L’appuntamento è a novembre sulle reti rai e TimVision e, se proprio non ce la fate ad aspettare, qui la lista dei cinema che trasmetteranno in anteprima esclusiva l’evento.

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

TELEVISIONE

Il genio indiscusso di Picasso nella serie del National Geographic

Lo so, lo so, in questi giorni vi sto parlando tanto di cinema e televisione. Ma in attesa dei grandi eventi culturali d’autunno, e delle mie prossime scoperte e visite di cui scriverò nei prossimi giorni, volevo parlarvi di Picasso. No, non il pittore, o almeno non solo.

Da qualche giorno sono letteralmente addicted della seconda stagione di Genius, incentrata, appunto, sulla figura di Picasso. Una serie antologica prodotta da National Geographic, e andata in onda proprio sul network del noto magazine scientifico quest’anno. Se la prima serie ha visto Geoffrey Rush nei panni di Albert Einstein, la seconda serie invece ha visto il debutto televisivo di Antonio Banderas nei panni del noto artista spagnolo in età adulta.

Antonio Banderas in Genius

In dieci puntate si ripercorre non soltanto la vita dell’artista che ha segnato con i suoi quadri l’arte del XX secolo, ma anche le fasi più importanti dell’evoluzione della stessa arte. I mecenati che l’hanno scoperti, i galleristi che hanno acquistato i suoi dipinti, i primi esperimenti cubisti e la loro accoglienza nei salotti intellettuali del tempo.

Una serie che intrattiene, appassiona, e restituisce il tormento della creatività dietro la genialità di chi ha avuto il coraggio di rompere con la tradizione pittorica del passato, scomponendo la prospettiva, a lungo ossessione degli artisti, scomponendo l’uso dei colori, delle forme, della realtà stessa.

Bellissimi i momenti di creazione di alcune delle opere più famose, come Les demoiselles d’Avignon e Guernica, manifesti di una rottura con il passato e strumenti di ribellione anche contro la politica.

Molto bello il cast, che vede affiancate a Banderas attrici quali la francese Clémence Poésy, volto noto ai fan della saga di Harry Potter (ma recuperate il suo Guerra e Pace del 2007 con il nostro Alessio Boni), che qui interpreta Françoise Gilot, compagna di Picasso dagli anni ’40 agli anni ’50, la britannica Samantha Colley, che dà anima e corpo a Dora Maar, una delle muse (e amanti) dell’artista. Da segnalare, nei panni dello scrittore Max Jabo, l’attore T.R. Knight, noto soprattutto per il suo ruolo di George O’Malley nella serie Grey’s Anatomy.

La seconda stagione di Genius fa la gioia di chi come me ama la storia dell’arte, e ama quelle biografie di uomini straordinari che con la tenacia, il talento e la genialità hanno avuto la forza di credere in se stessi e realizzare un sogno. Quello di diventare geni indiscussi.

TELEVISIONE

I programmi rai del prossimo autunno: tra scivoloni, nuovi format e cambi di conduzione

Mentre programmiamo le partenze e le vacanze, in casa RAI si pensa già a cosa ci aspetterà al nostro rientro. Sono tantissimi i cambiamenti per la stagione 2018/2019, che vede volti nuovi, sostituzioni, format originale e qualche scivolone.

Sì, perché primo fra tutti gli sbagli che poteva commettere mamma RAI, quello di affidare a Flavio InsinnaL’eredità”, non solo televisiva, ma morale, di Fabrizio Frizzi. Il conduttore, al centro di una controversia per alcune intercettazioni non proprio lusinghiere in cui insultava e mancava di rispetto quegli stessi concorrenti che gli valevano share televisivi, dal prossimo autunno affiancherà le professoresse ereditando, è proprio il caso di dirlo, paradossalmente il timore del quiz-show di raiuno, condotto finora da uno dei volti più gentili e garbati. Un vero affronto per un conduttore, Frizzi, cui non sono stati riconosciuti i giusti meriti in vita, né adesso sono tributati i giusti e doverosi onori postumi.

Ma Insinna non è certo l’unico sbaglio commesso, a parer mio, dalla rete di stato, che ha riconfermato Claudio Baglioni a condurre anche il prossimo Festival di Sanremo. Dopo l’esperienza dello scorso anno, in cui i cantanti in gara sembravano quasi fare da supporter ad un best of del cantautore romano, Baglioni ritornerà a cantare… pardon, presentare la kermesse musicale. E se gli ascolti lo hanno premiato, poco è rimasto musicalmente di un festival molto basso di cui non ricordiamo nemmeno le canzoni.

Sono tanti gli spettacoli musicali su cui si punterà il prossimo anno: da Andrea Bocelli all’Arena di Verona, in cui duetterà con alcuni ospiti proponendo brani del suo nuovo album, , allo stesso Baglioni che in settembre festeggerà i 50 anni di carriera.

La rai sembra voler puntare soprattutto sulla qualità dei suoi contenuti, e così su raiuno arriverà un nuovo spettacolo di Roberto Bolle, mentre pare che Ulisse (deo gratias!) di Alberto Angela, diventato un vero e proprio cult, approderà in pianta stabile sulla rete ammiraglia.

Tra i giri di walzer quello di Antonella Clerici, che cede, questa volta volontariamente, il posto a La prova del cuoco a Elisa Isoardi, per andare a ripescare un successo della TV in bianco e nero, Portobello.

Anche su raidue si cambia: Caterina Balivo ritorna su raiuno con un format nuovo, Vieni da me, dopo una fortunatissima parentesi a Detto Fatto sulla seconda rete, che dal prossimo anno sarà invece condotto dall’attrice pugliese Bianca Guaccero.

Il successo de Il Paradiso delle Signore cambia personaggi e diventa una vera e propria soap, che accompagnerà i telespettatori fino a La Vita in Diretta, dove arriva per la prima volta Tiberio Timperi al fianco di Francesca Fialdini al suo secondo anno.

Da qualche tempo volto Mediaset, Mara Venier è pronta finalmente a ritornare a casa, dove riprende le redini della “sua” Domenica In, storico cavallo di battaglia della conduttrice veneziana, che mancava da ben quattro anni.

Marco Liorni e Cristina Parodi, un tempo co-conduttori de La Vita in Diretta, si passeranno il testimone il sabato pomeriggio con due programmi originali, rispettivamente con Italia Sì e La prima volta.

Sul fronte sport la rai ha acquistato i diritti della Champions, insieme alla TIM Cup e alla Nazionale di calcio.

Tra le conferme, quelli che sono diventati veri e propri evergreen seguiti da tutti: Che tempo che fa e Tale e quale show.

Uno dei fronti più interessanti è senza dubbio quello delle fiction: nonostante le controversie e le critiche scatenate sul web dalla prima stagione, arriva il secondo capitolo della co-produzione internazionale I Medici, che quest’anno vede anche l’ingresso nel cast di Alessandra Mastronardi; ve ne ho parlato fino allo sfinimento, questo autunno/prossimo anno arriva anche L’Amica Geniale, serie in otto episodi ambientata a Napoli, tratta dal primo romanzo dell’omonima quadrilogia di romanzi di Elena Ferrante. Mentre per gli affezionati, ci sarà anche Non dirlo al mio capo 2 e I Bastardi di Pizzofalcone, dalla serie di romanzi di Maurizio de Giovanni.

LIBRI, TELEVISIONE

Piccole Donne: su SkyUno arriva la serie BBC dal romanzo di Louisa May Alcott

L’ultima versione che la mia generazione può ricordare è quella del 1994 con Winona Ryder nel ruolo di Joe March. Piccole Donne sta per ritornare sugli schermi, anzi, per essere precisi, sui piccoli schermi. Tre puntate che ripercorreranno la storia ispirata all’omonimo romanzo di Louisa May Alcott, a 150 anni esatti dalla sua pubblicazione. Un romanzo di formazione diventato non solo un classico, ma un vero e proprio cult, che racconta le vite delle quattro ragazze March: Joe, Amy, Meg e Beth e le scelte che le porteranno a diventare, come recita il titolo, delle piccole donne.

A raccogliere idealmente il testimone della Ryder c’è questa volta Maya Hawke (figlia di Uma Thurman e Ethan Hawke), che vedremo anche nella terza stagione di Stranger Things, mentre Amy avrà il volto di Kathryn Newton, già apparsa in un’altra mini-serie cult, Big Little Lies con Nicole Kidman.

Tra i volti più noti Willa Fitzgerald, famosa al pubblico per le sue partecipazioni in serie cult come GothamScream la serie e Royal Pains, mentre Beth ha il volto della bellissima Annes Elwy.

Con loro un cast di prim’ordine: dalla candidata all’Oscar Emily Watson alla veterana Angela Lansbury, nota in Italia soprattutto come La Signora in Giallo, Oscar onorario nel 2014 e vincitrice di ben quattro Tony Awards, e Michael Gambon, l’Albus Silente della serie cinematografica Harry Potter.

Emily Watson, Kathryn Newton, Maya Hawke, Willa Fitzgerald, and Annes Elwy

Siamo nel Massachusetts negli anni della Guerra di Secessione, il capo famiglia, Robert, parte per il fronte, lasciando la sua piccola famiglia di donne a casa. La madre Marmee e le loro quattro figlie.

Joe, anticonformista e ribelle, che fa da dama di compagnia all’anziana zia, la creativa Amy, che ama disegno e pittura, l’introversa Beth che suona il piano, e la sorella maggiore, Meg, che cerca approvazione e affermazione nella società.

Negli anni tante sono state le produzioni cinematografiche che hanno trasposto questa storia intramontabile: dal bianco e nero di Harley Knoles del 1933, ad una delle versioni più celebri, quella del 1949 a colori, di Mervyn LeRoy, che aveva come protagoniste Elizabeth Taylor, bionda e boccolosa per l’occasione, e Janet Leigh (che diventerà musa di Hitchcook per il film Psycho), e il nostro Rossano Brazzi (lanciatissimo all’estero) che interpretò il professore che sposa Joe.

Nel 1988 il romanzo ispira addirittura un anime, Una per tutte tutte per una, trasmesso in Italia sulla rete Mediaset, Italia1.

Questa mini-serie è invece prodotta dalla BBC One e arriva in Italia nella prima serata di SkyUno HD a partire dal prossimo 11 maggio.

MUSICA, TELEVISIONE

Sanremo 2018: la prima serata tra noia e presunti plagi

È un Sanremo che vince, ma non (mi) convince. Se la partenza è stata un po’ ingessata, come fisiologico che sia dall’ennesimo non-conduttore, Claudio Baglioni, scelto per presentare il festival, più sciolti sono stati i suoi compagni di avventura: sorridente Michelle Hunziker, vera mattatrice della serata, alla sua seconda esperienza sanremese che, nei suoi eleganti outfit, ha tenuto banco con la sua ironia come dal bancone di Striscia. Vera rivelazione è stata invece Pierfrancesco Favino, che ci ha regalato un simpatico medley dei brani che hanno fatto la storia della canzone italiana, con una interpretazione divertita e divertente.

il cantautore Claudio Baglioni, presentatore della 68esima edizione del Festival

Francamente non mi ha strappato grandi sorrisi Fiorello, che la critica e il web ha invece già osannato, ma ho trovato un monologo stanco, ripetitivo, politicamente orientato (sbagliato, tra l’altro, su di una rete di un servizio pubblico) con pochi momenti di luce.

Non mi sono particolarmente piaciuti nemmeno i siparietti Hunziker-Favino con i quali hanno provato di mettere a tacere voci su presunti dissapori: finti, recitati male e con non poco imbarazzo.

Per quanto concerne la musica, ho trovato questo festival qualitativamente basso. Se l’ormai tradizionale “schema” della rosa dei concorrenti è stato pienamente rispettato, con il manipolo degli habitué contornati da grandi ritorni, artisti in cerca di riscatto e poche novità, le canzoni in gara sono state decisamente deludenti.

il cantante Ermal Meta

Assenti le grandi melodie della canzone italiana. Testi, ritornelli e arrangiamenti sembrano inseguire affannosamente un livello autoriale che resta in realtà un obiettivo lontano e, persino l’acclamato brano di Fabrizio Moro ed Ermal MetaNon mi avete fatto niente, ai più attenti è subito balzato all’orecchio un’assonanza sospetta proprio con un brano sanremese del 2016 firmato tra l’altro dai medesimi autori del pezzo, Silenzio, presentata (e scartata) da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali.

Un po’ meglio le donne: Ornella Vanoni, coerente al suo repertorio storico, porta un pezzo, Imparare ad amarsi, senza infamia e senza lode, che nulla toglie e nulla aggiunge al suo percorso fatto finora.

Tra i brani di maggior rilievo, benché non particolarmente apprezzato dalle tre giurie demoscopiche della serata, quello di una elegantissima Nina Zilli, che con Senza appartenere parla di donne, portando in sé l’essenza di Mia Martini e di uno dei temi cari alla compianta cantante prematuramente scomparsa negli anni ’90.

Un altro brano di rilievo quello del cantautore pugliese Renzo Rubino che, reduce dal successo dei premi della critica delle sue ultime partecipazioni, ritorna all’Ariston per la terza volta, con Custodire, brano dall’eco di Renato Zero che parla della difficoltà di comunicazione tra due persone.

Tralasciando l’inutile quanto effimera “sigla” di apertura in stile film anni ’80, che fa quasi il verso alla sacralità dell’evento sanremese, abbiamo assistito ad una serata prolissa, finita all’una di notte passata e che aveva l’ardire di intrattenere ancora i telespettatori con un Dopo Festival che sapeva più di notte in bianco che di approfondimento musicale.

E da napoletano non posso non parlare di Peppe Servillo, che ritorna al festival dopo la sua vittoria negli anni 2000 con gli Avion Travel con il brano Sentimento. Distante dai suoi della sua band di origine, è ritornato quest’anno in coppia con Enzo Avitabile, con un brano dal sapore autorale. Non particolarmente orecchiabile, confesso di non averlo propriamente apprezzato ad un primo ascolto, il pezzo ha visto però una bella interpretazione dei due artisti che hanno portato un po’ di Napoli sul palco dell’Ariston, insieme (va detto per dovere di cronaca) a un altro napoletano, Stash Fiordispino, frontman dei The Kolors, che partecipa a questo Sanremo con il brano Frida.

Claudio Baglioni avrebbe dovuto agire per sottrazione, mettendo da parte il suo naturale desiderio cantautorale di riproporre le sue canzoni e riproporsi in una inappropriata veste di cantante. Così facendo Baglioni ha mancato di rispetto ai concorrenti in gara e ai loro progetti musicale, facendo leva su di un effetto nostalgia che non solo ha prolungato la collocazione oraria di alcune performance, andate in onda a mezzanotte passata, ma ha anche fatto sì che i nuovi pezzi fossero percepiti come brani che arbitrariamente vogliono assurgere agli onori di una tradizione di cui non sembrano degni al primo ascolto.

A poco o a nulla servirà invertire l’ordine di apparizione dei cantanti questa sera, i quali essendosi esibiti già tutti nella serata di ieri, risentiranno comunque di un fisiologico calo d’ascolto oggi, e pertanto non avranno nemmeno lo stesso impatto mediatico degli oltre 11 milioni di telespettatori che martedì 6 hanno seguito il festival.

Chi ha seguito la serata fino a notte fonda come me, confidando almeno nella classifica provvisoria, ci sarà rimasto male nello scoprire che i brani si sono classificati soltanto in una fascia di preferenza bassa, media e alta con un riepilogo finale che ha seguito un rigoroso ordine alfabetico del nome degli artisti. Un appiattimento che, dicono gli assertori della scelta di eliminare le eliminazioni (perdonate il gioco di parole) avvicina maggiormente Sanremo ad un festival vero e proprio, al pari di quelli del cinema. E allora viene da chiedersi perché non eliminare definitivamente anche l’antiquato televoto, includendo invece delle altre categorie di vittoria proprio come già succede nei festival cinematografici votati esclusivamente da giurie di esperti?

La sensazione è quella di un contentino per case discografiche e cantanti (che evidentemente si reputano) mediocri.

Bisognerebbe invece incoraggiare lo spirito sportivo di quella che resta una gara canora e affrontare il timore di una eliminazione come momento di crescita personale e, soprattutto, artistica. D’altronde cantanti come Vasco Rossi e Zucchero hanno trovato piena affermazione, successo di critica e di pubblico pur collezionando sonore bocciature al festival.

Al di là degli ascolti, che sicuramente rappresentano per la rai un grande successo, con share che superano il 50% e picchi che toccano gli 11 milioni, ci si domanda se non sia ormai tempo per Sanremo di abbandonare questa liturgia di facciata e proseguire coerentemente questa metamorfosi trasformandosi definitivamente in un festival per addetti ai lavori con tanto di tappeto rosso e non in un ibrido a metà strada tra sagra popolare che cerca consensi nei trend nei social e festival che si propone di promuovere musica di qualità.

TELEVISIONE

Sharon Stone in TV con MOSAIC diretta dal premio Oscar Steven Soderbergh

Che la televisione si sia trasformata nella nuova mecca per i divi di Hollywood, lo avevamo capito guardando i tanti premi Oscar che traslocano sul piccolo schermo: da Penelope Cruz, protagonista di American Crime Story: Versace, solo ultima a sbarcare in una produzione seriale, a Nicole Kidman e Reese Witherspoon, arrivando a Meryl Streep che si aggiunge al cast della seconda stagione di un pluripremiato successo dello scorso inverno, Big Little Lies.

Sharon Stone and Frederick Weller in Mosaic (2018)

Superato il proverbiale snobismo che c’era verso chi faceva TV, sono sempre di più gli attori e i registi che preferiscono entrare direttamente nelle case dei telespettatori. Ultima ad ascriversi ad una già nutrita lista di nomi illustri e pluripremiati, la conturbante attrice Sharon Stone.

L’attrice di Basic Instinct ha preso parte a MOSAIC, thriller in sei episodi che racconterà un giallo basato sull’omicidio dell’autrice e illustratrice di libri per l’infanzia Olivia Lake, durante la notte di Capodanno a Summit, nello Utah. Da qui quattro anni di ricerche da parte degli agenti per arrivare alla verità.

Un serial che si preannuncia già molto intricato, tra inganni, passioni, bugie.

Non è la prima volta che la Stone prende parte ad una lunga serialità, ma ciò che rende interessante questo ritorno è la mano del regista premio Oscar Steven Soderbergh.

La serie è prodotta dalla HBO, che con questa serie continua a produrre serie di qualità e, dopo Bigl Little Lies, presenta adesso un lavoro complesso, che terrà i telespettatori incollati allo schermo fino all’ultimo episodio.

Insieme all’attrice, sex symbol degli anni ’90, Garret Hedlund, già visto in Mudbound, ci sono anche Frederick Weller, Beau Bridges, Paul Reubens, Jennifer Ferrin e molti altri.

Jennifer Ferrin and Garrett Hedlund in Mosaic (2018)

Se volete vederla, dovrete sintonizzarvi su Sky Atlantic HD domani sera, 30 gennaio, alle ore 21.15, ma la serie sarà disponibile anche su Sky OnDemand per chi invece vorrà vederla o rivederla in un secondo momento.

TELEVISIONE

American Crime Story, la controversa serie sulla morte di Gianni Versace

A pochi giorni dalla messa in onda statunitense (e italiana) di American Crime Story: The Assassination of Versace, si ritorna naturalmente a parlare di lui, di Gianni Versace, storico fondatore dell’omonima casa di moda, assassinato il 15 luglio del 1997. Se da un lato è un modo per riscoprire le radici della Medusa, questo da sempre il logo della maison, come ha fatto Donatella omaggiando il fratello scomparso nell’ultima sfilata, dall’altro diventa un modo morboso per eviscerare tutti i rapporti dello stilista di Reggio Calabria, incluso quello con la sorella che ne ha ereditato il marchio e la pesante eredità artistica di tutta una vita.

Il serial, che in nove puntate vuole ricostruire la vita e la morte dello stilista italiano, parte proprio da qui, dalla fine, e da quel tragico giorno nella villa di Miami quando Gianni fu sparato proprio sui gradini della sua villa.

Da qui un percorso a ritroso, che restituisce al pubblico fatti (romanzati, s’intende) che finora ha soltanto potuto immaginare, come il rapporto tra i fratelli Versace o quello con l’ex modello Antonio D’Amico, compagno dello stilista, qui interpretato da Ricky Martin.

l’attrice Penelope Cruz nei panni di Donatella Versace

A dare il volto agli stilisti italiani c’è invece un cast prevalentemente latino, dalla spagnola Penelope Cruz, premio Oscar per Vicky Cristina Barcelona, l’interpretazione senza dubbio più attesa, che dà il volto a Donatella, passando per il venezuelano Édgar Ramírez, che interpreta Gianni e, per farlo, è ingrassato di circa dodici chili.

l’attore Édgar Ramírez nei panni di Gianni Versace

Una serie molto attesa, questa seconda stagione antologica, creata dal genio di Ryan Murphy, che aveva dedicato la prima serie a O. J. Simpson, caso di cronaca poco noto in Italia sul giocatore di football accusato dell’omicidio di sua moglie.

la copertina del libro di Maureen Orth

In onda dal 19 gennaio sul canale satellitare Fox Crime, la serie attinge da un libro di cronaca non autorizzato, Vulgar favors : Andrew Cunanan, Gianni Versace, and the largest failed manhunt in U.S. history (Favori volgari: Andrew Cunanan, Gianni Versace e la più grande caccia all’uomo fallita nella storia degli Stati Uniti) della giornalista Maureen Orth, e si preannuncia già come una delle produzioni più discusse e calde di questa nuova stagione televisiva.

Tra le motivazioni ci sarebbe il fatto che il compianto stilista aveva dichiarato al mondo la propria omosessualità solo poco tempo prima della sua morte, nascondendo nell’armadio uno scheletro ben più spaventoso che continuava ad ossessionarlo, il timore che fosse HIV positivo.

Immediata la reazione della casa di moda, che ha preso le distanze dalla serie e, tiene a precisare, nulla ha a che vedere con questa produzione della rete americana FX: «La famiglia Versace non ha autorizzato né ha avuto alcun coinvolgimento nella serie televisiva dedicata alla morte di Gianni Versace – ha dichiarato in merito Donatella Versace – dato che Versace non ha autorizzato il libro da cui è parzialmente tratta, e non ha preso parte alla stesura della sceneggiatura, questa serie televisiva deve essere considerata un’opera di finzione».

Ma, polemiche a parte, Versace farà anche la gioia degli amanti della moda e del glamour, poiché già dalle prime immagini si preannuncia molto patinato e ricco.

Lou Eyrich, costumista della serie, ha detto di aver acquistato capi vintage Versace, per ricreare l’ambiente della Miami degli anni ’90, e ritrovare le iconiche fantasie che da sempre caratterizzano la casa di moda: dalla stampa barocca agli abiti in metallo, dalle fantasie animalier all’immancabile logo della casa, come dimostra l’ultima settimana della moda milanese in cui la stilista ha presentato la collezione Go big & go home, declinando le storiche fantasie della casa della Medusa in una versione urban più moderna, ritrovando le vere radici e rifiutando fermamente una serie che noi invece non vediamo l’ora di vedere.

TELEVISIONE

Milly Carlucci arriva a Napoli: «È un quadro meraviglioso che apre il cuore»

Il carrozzone di Ballando con le Stelle arriva a Napoli.

Milly Carlucci insieme alla simpaticissima Carolyn Smith, Raimondo Todaro, Vera Kinnunen, il maestro Stefano Oradei danno vita allo spin-off itinerante Ballando on the road, vero e proprio talent (scouting) alla ricerca di volti comuni da trasformare in stelle da far ballare nella prima serata di Raiuno.

Presentato dalle Gallerie Auchan e realizzato in collaborazione con Caffè Motta, dopo la Lombardia e il Veneto, lo show live della nota conduttrice televisiva approda adesso a Napoli, nella vivacissima piazza del Parco Commerciale Auchan di Giugliano, dove il popolo napoletano avrà la possibilità di dar sfogo alla propria passione per il ballo e tutto il talento per questa disciplina particolarmente apprezzata dagli italiani.

Uomini e donne di qualsiasi età (anche minorenni), professionisti o semplici appassionati, potranno così cimentarsi in qualsiasi tipo di danza e partecipare ufficialmente al casting. Ciascun candidato potrà partecipare ad una sola delle tappe italiane, scegliendo una sola categoria: la categoria Pro, riservata agli atleti agonisti con un curriculum di gare nazionale ed internazionale e esperienza nell’insegnamento della danza; la categoria Open, per semplici appassionati di balli di gruppo o di coppia senza alcuna esperienza agonistica.

L’appuntamento è per questo weekend, il 18 e il 19 novembre dalle ore 13.00 per una due giorni all’insegna del divertimento, e la possibilità di vedere da vicino gli amatissimi volti del programma di raiuno.

Ho avuto il privilegio di scambiare qualche battuta con la straordinaria Milly Carlucci che, in vista di questa importante tappa, ha ampiamente parlato di Napoli e del programma che ritornerà con la nuova edizione su raiuno.

La raggiungo telefonicamente, mi risponde Milly in persona e la mia voce già trema, perché lei è una delle Signore della televisione italiana. Più pacata rispetto ai toni concitati cui siamo abituati a sentirla in televisione, mi parla con una naturalezza disarmante, senza sottrarsi ad alcuna domanda.

Qual è lo spirito di questo spin-off su strada del suo programma?

«È il tentativo di portare verso di noi tutta questa massa di talenti che esistono in Italia. Stando chiusi dentro le nostre “torri d’avorio” noi non ci accorgiamo di tutto ciò che succede fuori. Fuori dallo studio c’è un mondo che crea nuovi stili, contaminazioni, fusion, e noi vogliamo raccogliere anche da loro stimoli per crescere, per cambiare, per essere update».

Tanti i VIP in questi appuntamenti, ma anche e soprattutto persone comuni che possono così sentirsi “stelle”: come è cambiato negli anni il modo di essere telespettatori?

«È chiaro che oggi spesso chi guarda la televisione vuole, ambisce, ne ha meno timore reverenziale. Si è creato un linguaggio condivisi da tutti quanti. La televisione spesso ha mostrato esempi di gente che viene esaltata perché litiga, perché becera, perché fa delle cose tremende. Credo che sia bello quando tu vedi invece come spontaneamente nella nostra nazione, da nord a sud, crescono invece dei talenti mozzafiato».

A proposito di litigi, mi chiedevo se il cambio di tono del suo programma, se pensa a Selvaggua Lucarelli e Asia Argenti prima o Alba Parietti dopo, sia una scelta autorale…

«No, non è una scelta autorale. Non è che uno dice “oggi cominciamo a fare così…”. È certo che oggi il nostro clima, in generale, è diverso: se dieci anni fa le cose non venivano esplicitate è uno si prendeva una critica di buon ordine, in silenzio, oggi se qualcuno ti critica la prima risposta è “perché?!”, “non è vero…”. C’è una forma di mancanza di timore reverenziale anche nei confronti di una cosa come la giuria che poteva essere un’istituzione».

Cosa succede durante le tappe di Ballando on the road?

«Sono due giornate di provini in cui vediamo sia professionisti che fanno il ballo di professione, non solo quello latino. Da lì abbiamo scelto per Ballando con le Stelle Valeria Balzerova, Ornella Boccafoschi, Marcello Nuzio proprio in coppia con Alba Parietti. Al di là di questi prendiamo quelli come i ballerini di bhangra, che è un genere di danza indiana, che noi mostriamo nel programma per proporre una sfida ai nostri concorrenti».

E poi ci sono i non-professionisti…

«Sì, poi c’è quella che chiamiamo OPEN, aperta a tutti. E lì c’è veramente uno sciorinamento di talenti incredibili. In questi anni, questo è il terzo, trovammo una coppietta di bambini di sei anni di Napoli, che furono visti nel nostro programma durante il serale e furono invitati per fare un programma a Los Angeles da una produzione americana. Quest’anno ci sarà una nuova sinergia che darà la possibilità di andare a New York».

Com’è il suo rapporto con il pubblico?

«Strepitoso! Se immagini che ci sono persone che aspettano anche per otto ore di fila in piedi, perché ci troviamo nella piazza di un centro commerciale dove non ci sono sedie, al massimo ci si può appoggiare ad una balaustra per chi è vicino alla pista, e guardi questi provini con una pazienza ed una forza fisica pazzesche. C’è una voglia di partecipare, di accompagnare un amico un familiare, ma l’entusiasmo è tale che si applaude il talento, anche se potrebbe prendere il posto di chi accompagni».

Cosa si aspetta dal popolo napoletano?

«Da Napoli mi aspetto quella creatività che solo i napoletani hanno e che secondo me porterà molte sorprese. Perché come io spesso dico a chi partecipa, i passi sono quelli, è quello che porti, la fantasia… Quindi forza, napoletani!».

Un ricordo che ha di questa città…

«Ci sono stata molte volte per lavoro. L’immagine che ho di Napoli è di una gouache vivente, reale. È qualcosa che ti apre il cuore, è meravigliosa. Ci sono posti in Italia, e Napoli è uno di questi, che sono stati benedetti da Dio, che hanno una bellezza sovrumana e vanno conservati. Bisogna amarli e conservarli».

Farebbe una finalissima di Ballando a Napoli, al Teatro San Carlo, ad esempio?

«Il San Carlo sarebbe uno scenario pazzesco per la finale. Di fatti gli inglesi, che fanno tutta la trasmissione in studio, la finale la fanno in una grande sala ottocentesca che è quella di Blackpool. Sarebbe meraviglioso…».

Il programma resta fedele a se stesso, ma ha saputo adeguarsi ai tempi che cambiano…

«Quello che siamo è nel titolo, Ballando con le Stelle. Ma abbiamo approfondito il rapporto con i personaggi, dando più spazio alle loro storie, emozioni, al racconto di chi sono. Ci siamo evoluti anche tecnicamente, facendo cose come la realtà aumentata, per creare ambientazioni virtuali ultra ultra moderne».

In un video mostrato dalla trasmissione Detto Fatto lei ha lasciato intendere che Giovanni Ciacci, stylist del programma, potrebbe partecipare a Ballando in coppia con un uomo…

«Abbiamo fatto un casting per capire se avesse davvero voglia di mettersi sulla strada del dimagrimento che aveva promesso. Bisogna stare in forma per avere la possibilità di affrontare ore di allenamento. Ciacci ha fatto il provino per questo motivo. Ci ha proposto un’idea di ballo con due uomini… noi siamo legati a dei regolamenti di due federazioni mondiali di ballo. Per loro una cosa è il ballo uomo-uomo donna-donna come duo, come lo sono state le Kessler, in cui ballano in sincro e ripetono affiancate lo stesso movimento. Altra cosa è ballare abbracciati, come ad esempio in un tango. Adesso dobbiamo capire se è una cosa che fa parte di questo loro regolamento».

Un messaggio a tutti quelli che nella loro vita vogliono ballare, intesa nell’accezione più ampia del termine, ma non ne hanno il coraggio…

«C’è sempre un messaggio ed è quelli di inseguire i propri sogni, di provare sempre. Non arrenderti al primo tentativo. Essere respinti non significa essere dei falliti, ma è solo un modo per capire la propria strada e proseguire, continuare a sognare».

Queste tutte le altre tappe:

Il 25 e 26 Novembre il talent attraverserà lo stretto per approdare in Sicilia, presso la Galleria Auchan Porte di Catania (Via Gelso Bianco, 95121 Catania CT). Nel weekend tra il 2 e 3 Dicembre ancora una splendida località del sud, in Puglia presso il Centro Commerciale Auchan Mesagne di Brindisi (Via Appia, 72023 Mesagne). Il gran finale per l’edizione 2017 è atteso a Roma il 16 e 17 Dicembre presso il Centro Commerciale Auchan di Casalbertone (Via Alberto Pollio, 50, 00159).