INTERNATTUALE

Lady D, eroina tragica di una favola contemporanea

L’estate era appena finita quando abbiamo saputo della morte di Lady Diana. Era la notte del 31 agosto, e quella che per molti di noi era la fine delle vacanze, si trasformò invece nello spartiacque tra una notizia che ci sconvolse e un’epoca altra che non sarebbe stata più la stessa.

Anche la mia vita di lì a qualche settimana sarebbe cambiata, ma non potevo nemmeno immaginare che sarebbe coincisa con un evento storico così drammatico.

L’avevo saputo l’indomani mattina del 1 settembre, un lunedì; l’ideale inizio di un nuovo anno lavorativo. Ai tempi non c’era internet e i canali all news, né le notizie giravano sui social, ed eravamo tutti attaccati agli speciali dei notiziari in TV per avere aggiornamenti a riguardo.

Fu una vicina di casa a dirmelo, e la notizia mi piovve letteralmente in testa.

Nel 1979 la telenovela messicana Anche i ricchi piangono mostrava al mondo quanto la ricchezza da sola non basti a dare la vera felicità. Potrebbe essere questo il titolo della vita di Diana Spencer, Principessa del Galles, per tutti semplicemente Lady D, scomparsa prematuramente a soli trentasei anni vent’anni fa esatti. Era il 1997 quando rimase coinvolta in un incidente automobilistico sotto il Ponte de l’Alma a Parigi.

Sì, perché questa è una favola triste. Qui non ci sono principi azzurri e armature scintillanti, ma c’è un regno, quello Unito d’Inghilterra, e quella che per molti cominciava ad assumere le connotazioni della matrigna cattiva era nientedimeno che la Regina Elisabetta II.

A metà degli anni ’80 Diana ha mostrato con coraggio al mondo cosa c’è dietro la favola, qual è il seguito reale, è proprio il caso di dirlo, dopo il “felici e contenti”.

Se molti pensavano che quello che fu definito “il matrimonio del secolo”, il 29 luglio del 1981, fosse il perfetto lieto fine di una fiaba contemporanea, qualche anno dopo, tra tradimenti, scandali e recriminazioni hanno dovuto ricredersi, vedendo in Diana una nuova eroina tragica, come una Medea che non riesce ad ottenere l’amore del marito fedifrago.

Voce narrante di questa storia i giornali di gossip e le interviste esclusive. Un matrimonio eviscerato, pagina dopo pagina, dalla stampa mondiale, in un’era, gli anni ’90, in cui il titolo di un giornale aveva il potere di alimentare incendi e polveroni per mesi come un effetto domino.

Come una crisalide che diventa farfalla, anche Diana è pian piano uscita dal bozzolo di taffetà di seta di quell’ingombrante abito da sposa di Elizabeth Emanuel, e le fatine che hanno trasformato le sue vesti in abiti glamour per i gran balli di gala e scatti di moda erano gli stilisti più in voga, da Armani a Valentino, passando per gli scatti fashion del celebre fotografo Mario Testino.

La principessa triste acquisisce così la consapevolezza de suo ruolo sociale e non solo, sfruttando il suo nome per cause di beneficenza lodevoli: dalla lotta all’AIDS alle mine anti-uomo, Lady D ha sfruttato una popolarità crescente per difendere gli oppressi e i bisognosi, conquistando un posto speciale, che valeva ben più del trono di un regno cui non era interessata, quello del cuore dei suoi sudditi che a gran voce l’hanno eletta Regina.

La goffa maestrina è nella metà degli anni ’90 una donna volitiva ed elegante, diventando di fatto un personaggio pubblico molto amato di proporzioni mondiali.

E se nelle favole le principesse restano imprigionate in alte torri, Diana dopo il divorzio ha vissuto nel lato nord di Kensington Palace, continuando a ricercare quel principe capace di liberarla: prima nel chirurgo pakistano Hasnat Khan, e poi con Dodi Al-Fayed, lo sfortunato amante che, come in un girone dantesco, perderà la vita insieme a lei.

Come per la sua vita, anche la morte di Diana è documentata dalle fotografie di quei paparazzi, rei con i loro flash, di aver fatto sbandare l’autista con conduceva l’auto con la principessa e il suo compagno.

La nostra fiaba finisce qui, ma non c’è un lieto fine. Diana se ne va in un pulviscolo di polemiche, attentamente documentato dal cinismo bulimico dei media che hanno voluto un pezzo della principessa fino a ridurla a brandelli.

Eppure la sua immagine, ancora una volta si è evoluto, la farfalla ha sublimato con la morte la sua bellezza, trasformandosi in icona moderna, e la teca di vetro dalla quale ci ricorda un importante monito di vita è la tomba al centro del piccolo laghetto dell’isola di Round Oval, in una piccola proprietà di famiglia in Northamptonshire, e ricorda al mondo che la vera felicità è la libertà di inseguire il proprio amore.

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