CINEMA

Emily Blunt al cinema con La ragazza del Treno

Caso letterario dell’estate 2015, La ragazza del treno di Paula Hawkins arriva adesso al cinema con il volto di Emily Blunt diretto da Tate Taylor, già regista dell’acclamata trasposizione cinematografica The Help.

emily-blunt-in-la-ragazza-del-treno-promo-2016-internettualeLa storia è quella di Rachel, giovane donna affetta da alcolismo, che guarda i Bennett dal finestrino del treno che tutti i giorni la conduce a New York. All’inizio per lei, con un doloroso divorzio alle spalle, è l’inconscia identificazione in quella che apparentemente è la famiglia perfetta. Pian piano il quotidiano voyerismo distratto diventa morboso, si fa ossessivo, fino a voler scendere dal treno e andare oltre la sfuggente visione dal vetro di un vagone.

È lì che comincia il vero viaggio di Rachel, che si ritrova ad affrontare la scomparsa della donna che segretamente spiava e i demoni di una separazione che proprio fatica ad accettare.

Il film di Taylor travolge lentamente il lettore nel vortice dell’alcolismo della protagonista, proiettandolo in una realtà confusa, dove ricordi e percezioni non sono quello che in realtà sembrano, come in un’escalation fino al momento del black-out.

Emily Blunt dà anima, ma soprattutto corpo, ad un personaggio complesso, non necessariamente positivo, ma che è in cerca di redenzione e di sé stessa, e di quella consapevolezza di vivere che l’alcol stancamente le strappa via a poco a poco.

Sono tanti i volti noti che orbitano intorno alla Blunt: dall’amica Cathy, Laura Prepon volto di Orange is the New Black, al cameo di Lisa Kudrow, indimenticabile Phoebe del serial Friends.

emily-blunt-in-la-ragazza-del-treno-2016Un film atipico, inizialmente sconnesso, non di facile impatto, Nella prima parte lo spettatore stenta un po’ a comprendere l’intreccio di vite che danno origine a quella che è una storia banale, ma non scontata, anomala nella narrazione delle voci che, come le storie, si sovrappongono restituendo diversi punti di vista sul focus finale.

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riedizione del romanzo di Paula Hawkins per Piemme editore

La ragazza del treno è un film che senza troppe pretese cavalca l’onda del caso letterario che l’ha generato e arriva al cinema esattamente dodici mesi dopo il best seller mondiale da cui ne è tratto, ottimo per una serata al cinema all’insegna dell’adrenalina e dell’indagine, anche psicologica.

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ART NEWS, INTERNATTUALE

Riapre l’EXPO a Milano: mostre, eventi e sport a partire dal prossimo 27 maggio

Cosa resterà di questi anni ’80? Si chiedeva Raf nell’omonima canzone. È quello che forse gli italiani si domandano della zona EXPO. Chiusi i cancelli lo scorso ottobre dell’Esposizione Universale di Milano, in tanti si domandano quali saranno le sorti dei padiglioni superstiti della fiera che lo scorso anno ha visto protagonista il cibo e la sostenibilità del nostro pianeta.

Se le sorti di Palazzo Italia sono ancora da decidere, più certa, per il momento, sembra quella dell’intero parco. Tra le ipotesi c’è quella di riaprire la sua mostra, insieme a qualche elemento di Padiglione Zero.

L’area EXPO infatti riaprirà al pubblico per residenti e turisti dal prossimo 27 maggio si trasformerà in un parco, intrattenendo il pubblico con mostre, cibo e, soprattutto, sport.

Succederà in vista dei prossimi Europei di calcio, quando, in occasione di una partita i cancelli si apriranno per offrire una visione su maxi schermo collocato nel teatro all’aperto.

Potrebbero ritornare per l’occasione anche gli spettacoli dell’Albero della Vita, ma per quelli “cercheremo sponsor” dice Giuseppe Bonomi, neo amministratore delegato, che mira con questo progetto soprattutto alle famiglie, ai giovani, ma anche ai turisti internazionali.

Il sito diventerà anche spazio espositivo per eventi culturali: saranno l’ex supermercato del futuro e l’ex auditorium infatti ad ospitare alcune mostre della Triennale dedicata quest’anno al design.

Tra i due edifici potrebbe esserci un orto di circa tremila metri quadri, mentre al teatro all’aperto verrà montata una ulteriore tribuna con altri duemila posti a sedere dando così per un prossimo futuro l’opportunità di fare dei veri e propri concerti.

Nel frattempo il prossimo 1 maggio ci sarà un concerto dell’Accademia della Scala, con una prima accensione dell’Albero della Vita. Il 25 invece Andrea Bocelli, esattamente come un anno fa, canterà all’Open Theatre.

INTERNATTUALE

Il commovente gesto dopo la morte della moglie

Ancona. La prematura scomparsa di una giovane donna, si trasforma per il marito superstite in un commovente gesto in sua memoria, a vantaggio di quasi 60 bambini nati sul territorio nel 2015. È quello che è successo dopo la morte di Sandra Paola Lucchessoli, appassionata di lettura e affezionata alla biblioteca eFFeMMe23 di Moie di Maiolati Spontini, il cui marito, Alessandro Coppari, ha deciso di devolvere interamente in beneficenza i soldi raccolti durante la cerimonia funebre della compagna, acquistando il pacco dono Nati per leggere, uno speciale progetto cui partecipano i genitori per promuovere la lettura tra i loro figli, e al quale partecipa la biblioteca Maiolati, che mette a disposizione dei suoi piccoli lettori delle apposite sale da lettura suddivise a seconda della fascia d’età di appartenenza, un fasciatoio e una sedia a dondolo per l’allattamento.

Grazie a questa donazione, a questo straordinario gesto d’amore, i nati dello scorso anno avranno a disposizione un kit di questo progetto unico, con libri da sfogliare e leggere e DVD da guardare negli spazi della biblioteca dove resterà indelebile la memoria di Sandra Paola Lucchessoli.

INTERNATTUALE

Sii (im)perfetta come Venere

Le riviste patinate degli anni ’90 ci hanno abituato a top model perfette dalle gambe chilometriche: Claudia, Cindy, Eva sono diventate, nell’immaginario collettivo, simbolo della perfezione femminile, portabandiera di quelle forme prorompenti e visi delicati. Con la diffusione dei software di fotoritocco, Photoshop in primis, ci siamo avvicinati sempre più ad una bellezza ideale quanto irreale, mentre i primi anni del 2000, con Miss Italia, vedono l’affermarsi di una figura longilinea e filiforme, con reginette di bellezza così magre da far scalpore.

“Bella come una Venere” è questo il termine di paragone che le donne da millenni idealmente inseguono, facendo la fortuna di case cosmetiche, nutrizionisti e chirurghi plastici. Tutte vogliono avvicinarsi a quella dea di amore e bellezza per antonomasia, venerata (è proprio il caso di dirlo) dagli antichi greci con il nome di Afrodite, consacrata dai romani e celebrata anche da scultori e pittori di tutto il mondo.

E dire però che Venere non era così perfetta come tradizione popolare suggerisce da millenni. Le prime veneri scolpite nella storia dell’arte erano statuine di piccole dimensioni, plasmate dall’uomo per celebrare la Grande madre, ipotetica divinità femminile primordiale, le cui forme, come dimostra la celebre Venere di Willendorf del XXII millennio a.C., erano più che generose: ventre grosso, gambe grassocce, così come i seni e la vulva rigonfi. Che sia una idealizzazione o un ritratto, non è dato saperlo, quel che è certo è che quelle forme, che dovevano propiziare la fertilità, rappresentavano un ideale di bellezza sconosciuto a noi contemporanei.

Aveva le cosce grosse e braccia tarchiate anche la Venere nascente di un affresco di Pompei, mentre risale invece a Prassitele la figura di Afrodite cnidia e l’omonima scultura di marmo del 360 a.C., che ritrae la dea nel rituale del bagno. Vita ampia, fianchi larghi, gambe morbide e burrose, seno piccolo. È straordinariamente imperfetta la figura dello scultore greco, la cui copia romana è custodita nei Musei Vaticani, e dire che quel nudo molle, non erotico, ma non per questo meno attraente, continua silenziosamente ad affascinarci. E deve aver affascinato anche il maestro del Rinascimento italiano, Sandro Botticelli, che la ritrasse nel 1485 nella celeberrima Nascita di Venere in quella stessa posa morbida, pudica, intenta a coprirsi appena con i suoi capelli biondi, lunghissimi, tra i quali soffia Zefiro, dio del vento, mentre abbraccia una donna in un atto d’amore, simbolo stesso della dea nascente. Delicata, fianchi larghi, seno piccolo, piuttosto tozza rispetto alle filiformi modelle odierne da copertina.

Emerge dalle acque anche la Venere Anadiomene di Tiziano, risalente al 1520 (oggi alla National Gallery of Scotland di Edimburgo), la quale, incurante della sua figura appesantita, se ne sta nuda, languida e fiera nel mare da cui è nata, strizzandosi con le mani i lunghi capelli.

Lontani dagli artifizi della fotografia digitale, con le loro opere immortali, i grandi maestri d’arte ci insegnano a cogliere nella straordinarietà dell’imperfezione la vera bellezza.

CINEMA

Più “Piccoli Principi” e meno “Checchi Zalone”: ecco un film che meriterebbe un record d’incassi

Se c’è un film al cinema in questo momento che dovrebbe fare record d’incassi in Italia, questo è senza dubbio Il Piccolo Principe. A metà strada tra trasposizione della fiaba di Antoine de Saint-Exupéry, interpretazione della stessa e storia originale, il cartone mostra cosa succede quando una bambina, la cui madre autoritaria ne ha programmato gli studi e la vita, s’imbatte in un vecchio signore che quella vita, invece, gliela insegna attraverso le pagine di un classico senza tempo. Il risultato è un film originale, atipico, che ripropone le autentiche illustrazioni dell’autore francese in stop-motion, lasciando alla più moderna computer graphic la vita vera, quella asettica e squadrata degli adulti, fatta soltanto di lavoro, numeri, burocrazia e rigide tabelle di marcia da seguire.

Suggestive le musiche di Hans Zimmer che, nell’edizione italiana, incorniciano perfettamente le voci di Paola Cortellesi, Toni Servillo, Stefano Accorsi e Micaela Ramazzotti.

Diretto da Mark Osborne, già regista di King Fu Panda (2008), il film alterna sapientemente le pagine del romanzo al racconto che ne fa lo stesso Aviatore (Servillo), tra lo stupore e lo scetticismo di una bambina che si domanda come mai un Piccolo Principe riesca a vivere su di un asteroide e come faccia a sopravvivere da solo in un deserto, comprendendo, parola dopo parola, pagina dopo pagina, che non sono nient’altro che metafore astratte di lezioni per giovani-adulti, lasciandosi sedurre da una favola inverosimile che racchiude in sé molta più verità di quanta non ci si aspetti da una storia per bambini.

Cita un po’ Tim Burton Osborne, quando la giovane protagonista, alla ricerca del Piccolo Principe, che si fa ricerca del sé, viene catapultata in una catena di montaggio per costruire adulti, che, come un lavaggio del cervello, getta nell’oblio la fantasia per dare importanza a ciò che è “essenziale”. Ma cos’è l’essenziale, se non ciò che si vede col cuore ed è invisibile agli occhi?

E in un momento storico come il nostro, privo di valori, spesso fatto di immagine, di superficialità diffusa, di crudeltà gratuita, di guerra, violenza, benché ci sia bisogno di ridere e ritrovare il sorriso, sarebbe senza dubbio più costruttivo che fosse un’opera come questa a fare un record d’incassi nel week-end di uscita, anziché un idiot-movie italiano che storpia il titolo di un kolossal americano come Quo vado? di Checco Zalone. Perché è di questo che avrebbe bisogno l’Italia adesso, di alzare gli occhi e riflettere guardando le stelle, quel filosofico cielo stellato citato da Kant, di più introspezione, di più consapevolezza di sé stessi e del mondo, di più “Piccoli Principi” e meno “Checchi Zalone”.

La pellicola, come il romanzo originale del 1943 dello scrittore francese, infatti, è una lezione sulla vita, sull’amore, sull’attesa, sul ritorno e su tutti quei valori che dovremmo continuare a custodire anche da vecchi, per mantenere vivo quel fanciullino di pascoliana memoria, poiché, come dice lo stesso autore nell’incipit del libro, “Tutti gli adulti sono stati prima di tutto dei bambini. (Ma pochi di loro se lo ricordano)”.

LIFESTYLE

Passioni Italiane, l’Italia da scoprire nel nuovo risto-bar di Napoli

Da qualche mese c’è un po’ di Milano a Napoli, e di Firenze, e di Pisa, e di Roma. Si chiama, manco a dirlo, Passioni Italiane, ed è il nuovissimo Bar-Ristorante sito in Via Toledo 218. A metà tra Shabby Chic e una geometrica eleganza, pulita, ricercata, dove il bianco vince senza dominare, il locale si divide tra i tavoli del piano inferiore e l’ampia sala da pranzo al piano di sopra, dove, attraverso l’ampio squarcio e il divisorio a vetri, è possibile osservare i passanti in strada, e lo squisito design di una composizione vegetativa di una vivace parete.

È un’Italia dei profumi, dei sapori, del gusto della tradizione, da quella dell’aperitivo-buffet, squisitamente milanese ma ormai ben radicata anche nel nostro quotidiano, alla merenda, il tè o il caffè del pomeriggio.

I camerieri sono cordiali e gentili, il servizio è veloce, i piatti squisiti. Tra le novità più gustose a pranzo e cena il mini-menu GIROPASTA, un tris di primi, serviti in abbondanti sperlonghe per assaggiare la grande varietà di piatti.

Il luogo ideale per gustare un aperi-cena nel centro storico della città, tra drink, cocktail e specialità della casa, ma anche il posto per cominciare bene la giornata con la ricca colazione a buffet.

E se invece siete vegani, o solo particolarmente attenti alla linea e la salute, non manca un’ampia offerta di insalate fresche da gustare. Passioni Italiane rappresenta senza dubbio la tradizione italiana in ogni momento della giornata.

ART NEWS

Il Museo del Bardo rivive ad Aquileia

È uno dei luoghi simbolo di questa guerra “santa” che da anni ormai i jihadisti stanno combattendo contro l’occidente per imporre la sharia, quella violenta legge con cui si sono autoassolti per le teste tagliate e le vittime fatte (ignobilmente) in nome di Allah. Stiamo parlando del Museo del Bardo, in Tunisia, divenuto scenario di morte per oltre 25 persone nel solo museo lo scorso 18 marzo 2015 (per un totale di 140 vittime), messo un po’ in ombra dal recente attentato di Parigi.

Il museo vanta la più ampia e ricca collezione di mosaici romani del mondo, risalenti al II – IV secolo, di grande fattura e perfettamente conservati.

Oggi il museo entra a far parte di un progetto, il Bardo ad Aquileia, destinato a crescere nel tempo, per far sì che il mondo non dimentichi, non solo quel terribile giorno, ma anche lo straordinario valore delle opere ancora esposte nelle sale del museo tunisino. La celebre testa dell’imperatore Lucio Vero risalente al II secolo d.C., ritrovata a Thugga, la statua di Giove, i mosaici con i lottatori nudi o il grande ritratto della Dea Cerere sono solo alcuni dei tesori che dal 6 dicembre al 31 gennaio saranno esposti nel Museo Archeologico della città friulana. Otto opere in tutto, per quella che si preannuncia come la prima tappa di un percorso destinato a continuare.

ART NEWS

Una mummia di 2700 anni rinvenuta in una antica tomba egizia

Se pensavate che le sabbie dell’Egitto non potessero offrire nient’altro, di sicuro resterete sorpresi e felici di sapere che è stata ritrovata in questi giorni una mummia con un interessante corredo. Ad annunciarlo il ministro delle Antichità Egiziane Mamdouh el Damati, che specifica si tratti del sarcofago di un sacerdote risalente alla XXII dinastia, vecchia di 2700 anni, rinvenuto nella tomba del vizir e viceré del Faraone Amenhotep III, tra il 1391 e il 1353 a.C., Amenhotep-Huy. Funzionario del dio egizio Amon Ra, è stato rinvenuto sulla riva ovest di Luxor. Un rinvenimento davvero eccezionale che, tiene a precisare il ministro, è in buono stato, era nascosto da pietre, ed è stato ritrovato in una buca tra le rocce.

Soldan Eid, direttore del dipartimento delle Antichità dell’Alto Egitto, ci descrive il sarcofago, dicendo che si tratta di un sarcofago in legno stuccato e dipinto, e mostra un uomo con il classico klaft egizio, parrucca tripartita, e una corona di fiori, nastri colorati e una barba posticcia. Il petto dell’uomo è decorato con una collana. Le mani incrociate sul petto, che stringono due steli di papiri. Immancabili i geroglifici sull’antica cassa, che arreca anche dei dipinti raffiguranti l’uomo intento a portare offerte a Anubi e Hathor.

LIFESTYLE

Black Friday: che cos’è e come nasce il “venerdì nero” di cui tutti parlano

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Tutti ne parlano, ma pochi sanno davvero cosa sia. Stiamo parlando del Black Friday, arrivato anche in Italia attraverso gli hashtag virali di twitter e facebook e entrato quest’anno, a quanto pare, anche nei nostro grandi magazzini.

Contrariamente a quanto la traduzione letterale potrebbe suggerire, Venerdì Nero, non si tratta di un evento negativo delle borse o di un evento nefasto, bensì del venerdì successivo al Thanksgiving americano, il giorno del ringraziamento (che tradizionalmente cade l’ultimo giovedì di novembre), ed è il giorno che ufficialmente dà il via alla stagione di shopping natalizio, incentivato dalle alte percentuali di sconto che i negozi e le catene commerciali applicano. Note ormai le code chilometriche, con tanto di pernottamenti, fuori da i negozi con alte percentuali di sconto, in attesa dell’apertura delle porte il giorno successivo.

Si stima che nel 2013 nel solo Black Friday gli Stati Uniti abbiano speso una cifra intorno ai 58 miliardi di dollari, per un totale di ottanta milioni di persone che hanno fatto acquisti.

Forte di queste grandi cifre, dei fenomeni che, grazie al web, diventano sempre più virali, e dell’e-commerce che comincia a dilagare anche nel nostro paese, quest’anno molte catene hanno deciso di celebrare questo giorno, con sconti e promozioni particolarmente vantaggiose.

Ma da dove arriva questo termine?

Il termine Black Friday, di origine incerta, sembrerebbe nato a Philadelphia. Nero perché è questo il colore del segnale che indica la pensante congestione del traffico che viene a formarsi in quel giorno. Secondo altri invece nero come il colore (dei guadagni) dei libri contabili dei commercianti, che smettevano finalmente di essere in rosso (tradizionale colore legato alle perdite).

Il Black Friday affonda le radici nel lontano 1924, quando i grandi magazzini Macy’s hanno organizzato la prima parata natalizia, per inaugurare la stagione dello shopping per antonomasia, il venerdì successivo al giorno del ringraziamento, ma è negli anni ’80 che si avrà una vera e propria esplosione del fenomeno.

Oggi sono tanti i paesi in cui questo giorno è entrato a far parte della tradizione commerciale: dal Brasile alla Spagna, dalla Francia alla Germania, passando per Regno Unito e Italia. Nel nostro paese le promozioni, per ora, si limitano agli acquisti web, ma è già certo che questo venerdì nero entrerà di diritto a far parte anche del nostro calendario.

CINEMA

Quando l’amore non ha sesso: al cinema tre storie d’amore da non perdere tutte al femminile

Carol 2015 film Cate Blanchett internettualeQualcosa sta cambiando a Hollywood. Se fino a qualche tempo fa la moda per le dive del cinema era impersonare cattivi da blockbusters, ne sono un esempio Charlize Theron in Biancaneve e il Cacciatore, Angelina Jolie in Maleficent e Cate Blanchett in Cenerentola, la moda del momento per gli attori premio Oscar è quella di interpretare personaggi omosessuali. Sono ben tre le pellicole che quest’anno potrebbero contendersi addirittura una statuetta, che hanno per protagonisti dei personaggi di quella che oggi è la community LGBT, interpretati da altrettanti premi Oscar.

Fresco di vittoria lo scorso anno, Eddie Redmayne, interpreta la pellicola biografica, tratta dall’omonimo romanzo di David Ebershoff, The Danish Girl, la ragazza danese. Storia vera degli inizi del ‘900 di Lili Elbe, prima transessuale ad essersi sottoposta ad un intervento chirurgico per cambiare sesso. Una trasformazione psicologica, ma anche fisica, quella dell’attore, che si cala perfettamente nei panni di una donna entrando in contatto con quel lato squisitamente femminile che lo rende credibile nelle vesti di donna, e c’è già chi è pronto a scommettere per una seconda nomination e, addirittura, vittoria anche ai prossimi Academy Awards, ma per poterlo finalmente vedere in Italia bisognerà attendere il prossimo 4 febbraio 2016.

È una storia di giustizia, diritti e uguaglianza, come suggerisce il sottotitolo di Freeheld, quella che ha deciso di interpretare Julianne Moore, premio Oscar per Still Alice quest’anno, che porta anche lei sul grande schermo una storia vera, quella di Laurel Hester, poliziotta cui viene diagnosticato un male incurabile, che lotta per lasciare i propri benefit pensionistici alla giovane compagna Stacie Andree, che nel film ha il volto di Ellen Page. Convincente la Moore che si fa rude e fragile al tempo stesso, dando il volto ad una donna forte che si batte fino all’ultimo respiro, per amore certo, ma soprattutto, giustizia. Uscito al cinema un mesetto fa, è possibile ancora riscoprirlo in qualche sala, oppure aspettarne l’uscita in home video il prossimo anno.

Ma per un film perso, per questo Natale (da noi il 5 gennaio) c’è l’occasione di una grande storia d’amore tutta al femminile. Il premio Oscar in questione questa volta è Cate Blanchett, che interpreta una donna matura in crisi matrimoniale, che s’innamora della giovane commessa di un grande magazzino, Rooney Mara, per il cui ruolo si è già aggiudicata il Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes 2015. Un film delicato, intenso, passionale, che vede nascere l’amore tra due donne nella New York degli anni ’50. Diretto da Todd Haynes, all’atmosfera squisitamente natalizia, vede aggiungersi la particolarità di essere stato girato con pellicola da 16 mm, restituendo il fascino analogico di un film che è già un classico.