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Notte d’Arte a Napoli. Ecco tutti gli eventi da non perdere

È un appuntamento che sa già di tradizione quello della Notte d’Arte a Napoli, che prosegue la consuetudine di visite notturne di monumenti e poli museali. Una notte bianca dell’arte insomma con visite gratuite o a prezzi ridotti.

Il centro storico del capoluogo partenopeo prende vita fino a notte inoltrata, aprendo le porte dei suoi gioielli architettonici ed artistici. Mostre, musei, palazzi storici e tanti altri attrattori animeranno le strade di Via Tribunali, di San Gregorio ArmenoSan Biagio dei Librai e Spaccanapoli.

Organizzato dalla II Municipalità in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune, l’evento è la giusta occasione per visitare luoghi della cultura della città con biglietti ridotti e, spesso, visite guidate che, complice l’incanto della notte, parleranno di racconti, favole e leggende. È questo il tema che accompagnerà la città di Napoli durante questo periodo di festività natalizie.

Tra gli appuntamenti da non perdere, vi suggerisco quello del Museo della Follia, la mostra curata da Vittorio Sgarbi (di cui vi ho ampiamente parlato qui), e che dalle ore 18.00 sarà visibile al costo di 7 € anziché il prezzo intero 12. Un’occasione particolarmente conveniente che vi porterà lungo un percorso della mente, della genialità e della follia umana che dal XIX secolo di Goya arriverà all’arte contemporanea di Cesare Inzerillo con un’opera simbolo di questa prestigiosa rassegna, passando, come promette il sottotitolo della mostra per Maradona, vera e propria divinità della fede calcistica nella città di Partenope e non solo.

Da segnalare anche la Cappella San Severo, con il suo bellissimo Cristo Velato, che consente l’accesso ad un costo di soli 3 €, per lasciarsi affascinare dalle leggende di Raimondo De Sangro, principe di Sansevero, e dalle straordinarie opere contenute all’interno di questo suggestivo monumento che è un vero e proprio scrigno massonico-esoterico.

Il Complesso di San Domenico Maggiore apre le porte al suo pubblico con lo spettacolo de Il Piccolo Regno Incantato (costo 5€) per farsi ammaliare da un percorso favolistico.

Durante la Notte d’Arte potrete ammirare anche il bellissimo, quanto famoso, maiolicato del Complesso di Santa Chiara, che applica il biglietto ridotto per tutti di soli 4,5 €. Un’esclusiva notturna, che porterà i visitatori attraverso i colori vivaci dell’iconico chiostro, le cui maioliche sono opera della bottega Massa.

Se invece amate addentrarvi nella leggenda che trascende i confini della storia, allora dovrete dirigervi a Santa Maria La Nova che, ad un costo di 3€, vi consentirà la visita a tutto il complesso, dove potrete ammirare quella che, si dice, sia la tomba del vero Conte Dracula.

Se a Chiese e luoghi di culto preferite invece dimore e palazzi storici, l’itinerario di quest’anno vede i portoni aperti anche di molti edifici noti nella città di Napoli, a cominciare dal Liceo Classico Vittorio Emanuele II, il cui emiciclo caratterizza la nota Piazza Dante, che dalle ore 20.30 fino alle 22.30 aprirà gli spazi della sua Biblioteca Storica e del Museo di Fisica e Storia Naturale; più dinamica la visita del Liceo Antonio Genovesi che alle ore 18.00 e alle ore 20.00 organizza performance e un concerto (“Ventinove e trenta“) degli stessi studenti.

Sempre dalle ore 18.00 fino a mezzanotte Palazzo Venezia (in Via Benedetto Croce) oltre al complesso e al giardino pensile che vi suggerisco caldamente di visitare, offre un percorso sull’artigianato locale.

E se invece preferite, tempo permettendo, l’atmosfera delle luminarie delle feste e degli artisti di strada, c’è La notte del Nilo, a cura di Mutua Studentesca, con spettacoli e performance che vanno da Largo Banchi Nuovi al Borgo degli Orefici, passando per Via Bellini e le Scale di San Giuseppe dei Nudi. Particolarmente suggestiva la visita guidata Tour delle Streghe a cura dell’Associazione Leucosia, con partenza dalle mura greche di Piazza Bellini (questo evento ha un costo di 5€ con prenotazione obbligatoria al numero 348 5507974).

Una Notte d’Arte particolarmente ricca quella del 2017, per vivere la magia dei racconti, delle favole e delle leggende che da sempre fanno parte della storia di Napoli.

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I 10 musei italiani preferiti dagli utenti di TripAdvisor

Anno che va, classifica che trovi. Dicembre, tempo di bilanci e, spesso, anche classifiche. Quali sono state le mete più visitate del 2017? Ecco una top ten, secondo gli utenti di TripAdvisor, dei luoghi più visti negli ultimi dodici mesi. Per chi vuole scoprire i musei più visti e per chi invece vuole prendere spunto per i propri viaggi.

Museo Egizio di Torino (da wikipedia)

Al primo posto si classifica quest’anno il Museo Egizio di Torino. Con quasi un milione di visitatori l’anno, 37.000 pezzi dislocati su 60.000 metri quadri è senza dubbio il museo più importante, dopo quello del Cairo, sull’Antico Egitto, e di certo quello più apprezzato dagli utenti del sito di viaggi, di cui scrivono, e con giusta causa, “Full immersion nell’Antico Egitto”.

Gallerie degli Uffizi, corridoio piano superiore (da wikipedia)

Ci spostiamo a Firenze. Al secondo posto infatti è la Galleria degli Uffizi, la seconda scelta dei viaggiatori. Anch’io quest’anno ho avuto il piacere postando su instagram alcune immagini. Botticelli e la Nascita di Venere e Raffaello Sanzio sono di certo il manifesto di questo nostro vanto italiano, ma sono tantissimi gli artisti, da Giotto a Tiziano, da Veronese a Tintoretto, passando per PontormoBronzinoCaravaggio e tantissimi altri.

“Averla vista in foto è nulla in confronto al trovarsi di fronte a questa magnifica scultura” sono queste le parole di qualcuno che ha visto per la prima volta il David di Michelangelo, scultura-principe delle Gallerie dell’Accademia a Firenze, che in questa classifica, tutta italiana, sono al terzo posto dei siti preferiti.

Quarto posto per la Galleria Borghese a Roma. A destare interesse è soprattutto la vasta collezione di opere di Caravaggio. Ce ne sono ben sei, tra cui il Fanciullo con canestro di frutta, il Bacchino Malato e la Madonna dei Palafrenieri.

“Tutta la storia del Cristianesimo a disposizione”, qualcuno ha scritto. In realtà c’è molto di più nelle sale dei Musei Vaticani che, a dispetto delle quotidiane file chilometriche per entrare (nel 2015 sono stati visitati da ben sei milioni di visitatori), sono la quinta preferenza del sito di travel.

C’è anche il Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo in questa classifica, che io ho avuto il privilegio di scoprire in uno dei miei tanti soggiorni romani. Location fugace del film Mangia Prega Ama, dove Julia Roberts scorge una bellissima Roma al tramonto dalle sue terrazze, il museo è noto per il suo “passetto” che lo lega allo Stato del Vaticano, ed è stato protagonista anche del romanzo di Dan Brown, Angeli e Demoni.

Non solo arte e archeologia. In questa classifica c’è anche il Museo Nazionale del Cinema. 700.000 visite lo scorso anno, il museo, che si trova all’interno della Mole Antonelliana a Torino, ha aperto al pubblico nel 1953. Sono ben 3200 i metri quadri dedicati alla settima arte, che è raccontata attraverso un’ampia biblioteca, poster e manifesti di film e, naturalmente, una collezione di pellicole.

Una classifica trasversale quella degli utenti del sito, che va da Nord al Sud del nostro paese e che annoverano anche il Collezione Peggy Guggenheim a Venezia. All’interno del Palazzo Venier dei Leoni, il museo fa parte della Solomon R. Guggenheim Foundation e tra le sue collezioni vanta quelle di artisti come PicassoDuchampChagallDalì e molti altri.

Ritorniamo a Torino per il Museo Nazionale dell’Automobile. Confesso che questa per me è una sorpresa. Mi aspettavo solo musei d’arte e di archeologia, e invece scopro con piacere che l’interesse dei visitatori va dai dipinti ai motori. Il museo torinese, è uno dei musei dell’automobile più importanti al mondo. I suoi spazi sono visibili anche attraverso Google Maps e la funzione Street View, e contiene mezzi di trasporto che vanno da carrozze di fine Settecento ad auto degli anni 2000.

E c’è anche un po’ di Napoli in questa classifica. Ultimo, ma non ultimo, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ormai noto anche con il suo acronimo, MANN, che chiude questo decalogo del web. Il museo conta una importantissima collezione archeologica e tra i suoi fiori all’occhiello può vantare una Sezione Egizia, di recente ristrutturazione, che è seconda in Italia soltanto al Museo Egizio di Torino. Dalla statuaria greca agli affreschi Pompeiani è una pagina in pietra di storia dell’arte.

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Il Salvator Mundi negli Emirati Arabi: ecco chi l’ha comprato e dove sarà esposto

Mi mangio ancora le mani per non averlo visto dal vivo. Il Salvator Mundi, l’opera attribuita a Leonardo Da Vinci che ha battuto ogni record di vendita, era passato da Napoli quest’anno per la mostra a lui dedicata nel Museo Diocesano di Napoli. Dalla notorietà alla fama mondiale il passo è stato decisamente breve. Dopo essere stato battuto all’asta da Christie’s per oltre 450 milioni di dollari, è adesso uno dei dipinti più costosi e più noti di ogni tempo.

Dopo tante speculazioni giornalistiche, è il Wall Street Journal a rivelare il nome del vero acquirente che, data la disponibilità di una tale somma, non poteva che trovarsi in Medioriente.

È il principe saudita Mohammed Bin Salman il vero acquirente del Salvator Mundi. A confermarlo al giornale economico americano sarebbero state delle fonti dell’intelligence statunitense.

L’acquisto è stato fatto “per procura e per conto” del principe, si legge.

Non si tratta di un collezionista abituale, ma, a quanto pare, il principe vuole riorganizzare l’organigramma dei propri interessi, il che significa che questo potrebbe non essere destinato ad essere (o non lo sarà già) l’unico acquisto d’arte e, visto il patrimonio, l’unico acquisto record.

Salvator Mundi, Leonardo Da Vinci

Per acquistare il dipinto, il principe Mohammed bin Salman si è servito del principe Bader bin Abdullah Mohammed bin Farhan al-Saud, poco noto e appartenente ad un ramo laterale della famiglia. Gli emissari del principe non hanno rivelato le intenzioni di acquistare il dipinto fino al giorno prima, né tantomeno hanno confermato sulla carta di essere gli acquirenti del Da Vinci.

Per partecipare alla gara di acquisto del dipinto gli emissari sauditi avevano depositato 100 milioni di dollari a Christie’s, che per tale somma ne ha naturalmente chiesto l’origine.

Ad oggi il Salvator Mundi è l’unica opera di Leonardo Da Vinci che resta nelle collezioni di un privato e, secondo quanto ha rivelato il giornale americano, sarà esposto nel Louvre di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, come conferma un tweet del profilo ufficiale del museo.

ART NEWS, LIFESTYLE

L’Arpa di Nöel, domenica 17 dicembre concerto d’arpa al Pausylipon di Napoli

Si intitola L’Arpa di Nöel il concerto che, con una simpatica assonanza di parole, si aprirà domenica 17 dicembre alle ore 11.00 al Parco Archeologico di Pausylipon. Un’atmosfera magica, rarefatta, sospesa tra il mare della città e il cielo, quella che ricrea l’arpista Stella Gifuni, che reinterpreterà tutti i brani della tradizione del Natale, da Silent Night a Tu scendi dalle stelle, passando per Quanno nascette ninno e Feliz Navidad, ma anche brani pastorali tipici.

Il concerto rientra nella manifestazione Natale a Napoli, promossa dal Comune di Napoli Assessorato alla Cultura e Turismo.

Suggestiva la location alla quale si accede dall’imponente Grotta di Seiano (Discesa Coroglio, 36), nella bellezza secolare dell’antico Odeion, restaurato da poco.

Ho scoperto questo luogo suggestivo una mattina di primavera, dove ho avuto il piacere di degustare delle squisite sfogliatelle, godendo di una vista mozzafiato e dell’aria salina del mare che ti inebria.

Pausylipon significa letteralmente “sollievo dal dolore”, ed è solo visitando questi luoghi dal sapore antico, che si percepisce già un senso di benessere diffondersi nell’anima.

Oltre al piccolo Odeion, i resti di alcune camere di rappresentanza, che lasciano percepire la magnificenza di questi posti, in cui la storia sembra quasi sospesa, tra il fascino naturalistico e l’architettura che si fa archeologia.

Un complesso che tutti, appassionati d’arte e studenti di archeologia, dovrebbero visitare almeno una volta nella vita, e (ri)scoprire quelle radici partenopee che affondano nell’ozio romano, inteso come cura di sé e piena armonia con il mondo.

Organizzatori e promotori dell’evento il Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus, d’accordo con la Soprintendenza Archeologica di Napoli, che da tempo si occupano della tutela e della salvaguardia non solo del sito archeologico naturalistico del Pausylipon, ma anche della sottostante area marina protetta della Gaiola, che comprende i resti di una imponente Villa marittima del I sec. d.C. di Publio Vedio Pollione, che divenne residenza imperiale di Ottaviano Augusto.

Per maggiori informazioni:

Contributo: €10

Durata: 2,5 ore

Info e prenotazioni:

0812403235 – 3285947790

info@gaiola.orgwww.gaiola.org

CINEMA

Anche Abel Ferrara vuole Napoli: «La cultura meridionale mi ha salvato»

È bello vedere che da oltre oceano sempre più attori, registi e produttori scelgono la mia Napoli per ambientare o girare le loro storie e raccontarla facendola un po’ propria. Sono mesi ormai che mi occupo con piacere dei set cinematografici e televisivi aperti nella città, e con un pizzico di soddisfazione ne scrivo perché a Napoli, parafrasando un pezzo di Jo Squillo, oltre ai problemi c’è di più.

Anche Abel Ferrara cede al richiamo della sirena Partenope. Il regista newyorkese, ospite del Festival di Laceno d’oro-Festival internazionale del cinema di Avellino, ha infatti parlato dei suoi prossimi progetti, anticipando che verrà a Napoli per un progetto teatrale da realizzare insieme al cantautore (e amico) Nino D’Angelo. Da tempo i due si conoscono e si stimano, a lui è dedicata la canzone O’ mericano di D’Angelo, ed è proprio nel Trianon di Forcella che Ferrara intende realizzare questo progetto cui tiene, ma del quale non può dire di più.

Lo spettacolo pare dovrebbe intitolarsi Forcella Strit, gioco di parole anglo-napoletano, e comprenderebbe un laboratorio per ragazzi del popolare quartiere napoletano. Era già stato annunciato dallo stesso Nino D’Angelo, direttore artistico del Trianon, in cartellone per il mese di marzo.

Il regista dice di essersi ristabilito del tutto, e di aver superato il problema delle sue dipendenze, ad aiutarlo, dice sarebbe stata proprio la cultura meridionale: «La capacità di fare gruppo, e naturalmente il percorso compiuto con la fondazione Leo di Vallo di Maddaloni nel casertano – ha detto Ferrara dalle pagine dell’ANSA – La mia terapia prevedeva anche non vivere più in città come Napoli e New York, proprio per superare le mie esperienze passate. Ora la mia vita è solo cinema e famiglia».

Il regista infatti da tempo vive a Roma, dove è ambientato il suo docufilm, Piazza Vittorio, che ha presentato proprio alla 42esima edizione della kermesse avellinese.

Intanto Abel continuerà a passare del tempo nel nostro paese e a girare un altro film, Siberia, in una delle regioni italiane, il Trentino Alto Adige, dove troverà gli attori Willem Dafoe, protagonista della pellicola, insieme a Isabelle Huppert e Nicolas Cage: «Mi serve la neve, anche se si parlerà sopratutto di una Siberia interiore».

INTERNATTUALE

L’arte della pizza napoletana è patrimonio dell’Unesco

C’è un motivo in più da oggi per venire a Napoli appositamente per mangiare la pizza. Se pensavate che quella della migliore pizza al mondo fosse soltanto una vanteria del popolo partenopeo, che alla pizza ha dato i natali e il nome della sua regina, Margherita (in onore della Regina Margherita di Savoia), da oggi invece dovrete ricredervi, perché a certificare ufficialmente che quella del pizzaiuoli napoletani sia una vera e propria arte è stata l’UNESCO.

«L’arte del pizzaiolo napoletano è patrimonio culturale dell’Umanità Unesco» è così che ha twittato il ministro delle Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Maurizio Martina, su twitter. “Vittoria! Identità enogastronomica italiana sempre più tutelata nel mondo” ha così commentato oggi, rivelando la grande importanza che l’Italia sta dando anche alla sua cultura e identità di Paese, difendendosi al tempo stesso dai prodotti falsi.

Secondo una credenza popolare, la pizza sarebbe stata inventata a Napoli dal cuoco Raffaele Esposito della Pizzeria Brandi, che inventò una pietanza chiamata appunto Pizza Margherita (ricorrendo al termine “pizza” che tradizionalmente al di fuori della città partenopea indicava quasi sempre torte dolci) dove i condimenti salati, pomodoro, mozzarella e basilico rappresentavano anche gli stessi colori della bandiera italiana.

Otto anni di negoziati internazionali, a Jeju, in Corea del Sud, il voto è stato unanime del Comitato di Governo dell’Unesco per l’unica candidatura italiana, riconoscendo così la creatività alimentare e l’unicità della comunità napoletana.

Il riconoscimento dell’UNESCO non è prettamente legato all’alimento della pizza, ma alla napoletanità che, attraverso gesti, canzoni, espressioni visuali e, naturalmente, gergo locale, uniti a quella capacità unica di maneggiare l’impasto della pizza, di esibirsi e di condividere ne fanno senza dubbio un patrimonio culturale da tutelare e proteggere.

Un riconoscimento non facile questo che arriva a quasi nove anni di lungo lavoro che il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali aveva iniziato nel 2009, redigendo un dossier sulla candidatura a supporto delle Associazioni di Pizzaioli e della Regione Campania.

Un’arte antica, quella del pizzaiuolo, che va oltre il pregiudizio di chi pensa sia soltanto un’attività commerciale per trasformarsi in vera identità della cultura partenopea.

I pizzaiuoli dunque visti come attori della cucina, dove il forno è il palcoscenico deputato a questi spettacoli che sono un piacere per gli occhi e per il palato.

Non è di certo un caso se Napoli ha ispirato anche autori della narrativa contemporanea come Elizabeth Gilbert, che ha raccontato nel suo romanzo, poi diventato film con Julia Roberts, Mangia Prega Ama, la sua esperienza con la pizza nell’Antica Pizzeria Da Michele, e non poteva che trovarsi nel cuore di uno dei quartieri storici del capoluogo partenopeo.

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L’ultimo Caravaggio a Milano fino all’8 aprile

I napoletani lo conoscono bene, L’ultimo Caravaggio, il Martirio di Sant’Orsola, arriva a Milano e, in occasione della colossale mostra Dentro Caravaggio (di cui vi ho parlato qui), diventa protagonista di un’esposizione tutta sua.

Succede alle Gallerie d’Italia di Piazza Scala a Milano, che da oggi, 30 novembre, fino al prossimo 8 aprile 2018 ospiteranno l’opera che tradizionalmente è esposta nell’omologa sede napoletana.

Datato 1610, il Martirio di Sant’Orsola è l’ultimo dipinto di Michelangelo Merisi, che morirà poche settimane più tardi, trasformandosi in un vero e proprio caposaldo della pittura barocca italiana, e punto di partenza per tutti quegli artisti che, con più o meno successo, hanno provato a portare avanti la pesante eredità.

L’ultimo Caravaggio. Eredi e nuovi maestri. Napoli, Genova e Milano a confronto (1610-1640) è proprio questo il sottotitolo della rassegna a cura di Alessandro Morandotti che prova ad indagare le principali città dove Caravaggio è stato recepito, in un periodo storico-artistico diviso tra una devozione totale per Merisi e il nuovo e più colorato gusto del barocco.

Suddivisa in sette sezioni, la mostra illustra ampiamente il Seicento, attraverso le collezioni dei due fratelli Doria, Marcantonio e Giovan Carlo, banchieri e mecenati di grande munificenza.

I due genovesi mostrano le aree di principale interesse dove si mossero, tracciando il gusto artistico e collezionistico del tempo. Da una parte quello partenopeo, dove a dominare è senza dubbio il caravaggismo con echi classicheggianti, dove operò soprattutto Marcantonio, cogliendo i Battistello Caracciolo e i José de Ribera. Dall’altra, Giovan Carlo, si rivolgerà soprattutto a quelle che ai tempi erano forse delle vere e proprie “avanguardie” e ai contemporanei maestri italiani ed europei come Giulio Cesare Procaccini, Pieter Paul Rubens, Bernardo Strozzi, Simon Vouet.

«Un viaggio attraverso la pittura del primo Seicento a Napoli, Genova e Milano, tra fascinazione e resistenza al nuovo e rivoluzionario linguaggio del pittore lombardo» ha detto Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo.

L’evento vede i patrocini del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e del Comune di Milano nonché la partnership dei Musei di Strada Nuova di Genova e la collaborazione con l’Università degli Studi di Torino.

Un’occasione dunque per confrontare Caravaggio con autori quali Procaccini, Strozzi, Rubens e Van Dyck.

Il Martirio di Sant’Orsola l’ho visto nella mia Napoli, a Via Toledo, ed è stata un’opera che mi ha commosso fino alle lacrime. Ritrovarmi lì, faccia a faccia con Caravaggio, con la sua ultima opera, è stata davvero un’emozione molto forte. Sant’Orsola è ritratta di profilo, portata via dalle guardie, mentre il suo petto è trafitto da una freccia. Secondo la leggenda agiografica, la Santa, venerata dalla Chiesa Cattolica, rifiutò di concedersi al re unno Attila, che la fece uccidere a colpi di frecce.

Un’opera, questa, che non riscosse in realtà immediato successo. Nessuna posa plastica, nessuna santità ostentata. Sant’Orsola è ritratta come una donna più che una martire, una delle tante che probabilmente faceva parte della dissoluta vita di Caravaggio.

Con l’esposizione milanese, il dipinto caravaggesco dialoga con altri artisti, tra cui la monumentale Ultima cena di Procaccini, oggetto di un recente restauro al al Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale a Torino.

Main Sponsor dell’evento è Intesa San Paolo. I visitatori della mostra di Palazzo Reale, presentando il proprio biglietto alle Gallerie d’Italia, avranno diritto alla tariffa speciale per l’ingresso alla mostra.

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Il Museo della Follia, da Goya a Maradona. Dal 3 dicembre a Napoli

È un’edizione che si lega molto alla città di Napoli quella del Museo della Follia, mostra itinerante a cura di Vittorio Sgarbi che dopo Catania e Salò sbarca adesso nel capoluogo partenopeo. Non solo perché segna un ritorno del critico d’arte dopo il successo della passata stagione con i Tesori Nascosti, ma anche perché suggella un legame, quello con la Basilica di Santa Maria Maggiore in Via Tribunali, a sua volta tesoro nascosto ritrovato, che continua ad essere il camaleontico scrigno di queste interessanti iniziative. 

«Entrate, ma non cercate un percorso, l’unica via è lo smarrimento» ha detto di questa mostra uno dei suoi artefici, Sara Pallavicini, collaboratrice di Sgarbi, che lo storico d’arte ha voluto riproporre facendola sua. 

Museo della Follia Napoli Basilica di Santa Maria Maggiore 2017 mostre mostra ospedali psichiatrici - internettuale
immagine dal sito ufficiale http://www.museodellafollia.it

Gli ambienti vagamente neoclassici della rassegna precedente, saranno adesso sostituiti da camere buie, come metafora architettonica di quel disorientamento che è follia di erasmiana memoria. 

Da Goya a Maradona, questo il sottotitolo, che anticipa un cammino che avrà inizio con il pittore e incisore spagnolo del XIX secolo per culminare con quello che è un vero e proprio omaggio alla città di Napoli, alla sua squadra del cuore e a quell’indimenticato calciatore simbolo di un’epoca e di due scudetti, Maradona. Con il centrocampista argentino la follia si fa sovversiva genialità, e Diego ammonisce i giovani di prendere le distanze da uno stile di vita fuori dagli schemi, Maradona li incita a dare il meglio di sé, e ad inseguire quelle passioni che infiammano gli animi. 

Museo della Follia Napoli Basilica di Santa Maria Maggiore 2017 mostre mostra Vittorio Sgarbi - internettuale
il critico d’arte Vittorio Sgarbi (immagine dal sito http://www.museodellafollia.it)

La mostra sarà presentata alla stampa dallo stesso Vittorio Sgarbi con una esclusiva visita guidata a giornalisti e invitati il 2 dicembre, per aprire finalmente le porte al pubblico da domenica 3 dicembre 2017 fino al 27 maggio 2018. 

Tra gli autori che hanno reso possibile questo evento, i collaboratori di Sgarbi, Cesare Inzerillo, la già citata Sara PallaviciniGiovanni C. Lettini e Stefano Morelli. 

La mostra sarà aperta al pubblico tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 20.00, arrivando alle 21.00 nei weekend, con ultimo ingresso un’ora prima dell’orario di chiusura. 

Tante le aperture straordinarie nel corso dell’anno (che vi elenco sotto). 

I visitatori potranno così ritrovare anche la Basilica di Santa Maria Maggiore alla Pietrasanta, interessante complesso architettonico, realizzato nel XVII secolo dall’architetto Cosimo Fanzago, affondando le sue radici nella storia greco-romana della città. Tempio pagano di Diana prima, fu utilizzata come chiesa paleocristiana nel IV secolo d.C., fino all’odierna costruzione del 1653 come prima Chiesa nella città di Napoli dedicata al culto della Vergine, da cui prende il nome. 

Come il progetto precedente, la mostra è promossa dall’Associazione Culturale Radicinnoviamoci / Fenice Company Ideas e Ticket24. 

Nulla, per ora, è dato sapere sull’elenco completo degli artisti che andranno a comporre questa interessante rassegna che, pare, potrebbe far convergere arte moderna e arte contemporanea, mescolando sapientemente pittura, scultura e video-installazioni in un percorso museale che indaga la follia nella sua più ampia accezione del termine.

APERTURE STRAORDINARIE 

24 dicembre dalle ore 10:00 alle ore 17:00; 25 dicembre dalle ore 13:00 alle ore 21:00; 31 dicembre dalle ore 10:00 alle ore 17:00; 1 gennaio dalle ore 13:00 alle ore 21:00; 6 gennaio dalle ore 10:00 alle ore 21:00; 1 aprile dalle ore 10:00 alle ore 21:00; 2 aprile dalle ore 10:00 alle ore 20:00; 25 aprile dalle ore 10:00 alle ore 20:00; 1 maggio dalle ore 10:00 alle ore 20:00 

 

Per maggiori informazioni: 

www.museodellafollia.it

 

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Napoli Città Libro incontra lo scrittore algerino Kamel Daoud, domenica 26 novembre

Quando Napoli è rimasta orfana di Galassia Gutenberg, la prestigiosa Fiera del Libro che dai primi anni ’90 al 2009 ha portato editori e cultura nella nostra città, è stato difficile razionalizzare la perdita. La primavera del 2010, dopo vent’anni esatti, fu la prima a non vedere quel prestigioso salone dell’editoria che, nato alla Mostra d’Oltremare, finì con lo spiaggiarsi nella Stazione Marittima, prima di morire come una specie in estinzione. In tanti in seguito, in modo maldestro, hanno provato a portare avanti l’eredità o, per meglio dire, a colmare quel vuoto che la kermesse dell’ideatore ed editore napoletano Franco Liguori aveva lasciato. Galassie sotterranee, saloni mediterranei. Nulla.

Paradossalmente Napoli, che nel 1470 è stata tra le prime città italiane ad adoperare proprio la stampa a caratteri mobili ideata da Johannes Gutenberg, di cui la fiera, omaggiando il titolo dell’opera del sociologo Marshall McLuhan, La Galassia di Gutenberg, in cui si parla dell’importanza dei mass media, portava il nome.

Senza saperlo presi parte alla penultima edizione della fiera, di cui oggi mi resta soltanto la cartolina di un somarello che legge che io ho fatto incorniciare. Era il 2008.

A raccogliere oggi il testimone, e l’impegno di fare cultura al Sud, ci pensa Napoli Città Libro, “nuovo capitolo di una eterna storia d’amore che si basa sul sentimento comune che coinvolge gli appassionati di letteratura del Mezzogiorno e non solo” così come si legge sulla pagina facebook ufficiale.

Attraverso una serie di iniziative ed eventi, Napoli Città Libro offre ai napoletani l’opportunità di incontri e confronti con personaggi di grande spessore. Intellettuali, giornalisti, scrittori, facendo della lettura il patrimonio comune da difendere e custodire.

E il già lungo calendario di eventi si arricchisce ulteriormente con un incontro davvero strardonario. Nell’ambito di questo nuovo slancio vitale per Napoli, per la cultura e per i libri, lo scrittore algerino Kamel Daoud incontrerà il pubblico napoletano al PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli in Via dei Mille, domenica 26 novembre alle ore 11.00.

Lo scrittore, che ha saputo fare della cronaca un vero e proprio filone letterario di tendenza con il suo nuovo libro, Le mie indipendenze (edito in Italia da La Nave di Teseo), offre ai suoi lettori uno spunto di riflessione su tre argomenti di grande attualità per il nostro Paese e per un’Europa che cambia: gli uomini, la religione, la libertà.

Progressista, le sue idee decisamente liberali lo hanno allontanato dal radicalismo islamico più estremo, portando l’autore ad abbandonare il mondo del giornalismo, scrivendo esclusivamente per il quotidiano algerino Le quotidien d’Oran, di cui è anche capo-editore.

Quello di Daoud è un incontro di grande spessore, che apre uno spaccato su ciò che il mondo sta vivendo in questo periodo. Con lui interverranno la giornalista Titta Fiore, responsabile Cultura de Il MattinoEnzo D’Errico, direttore de Il Corriere di Mezzogiorno e Ottavio Ragone, responsabile Cultura della redazione napoletana di La Repubblica.