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RES RUSTICA: i sapori dell’Antica Pompei al MANN di Napoli fino al 18 febbraio

In un momento storico come il nostro, in cui tanta attenzione è rivolta al cibo, tra EXPO, fiere e il proliferare di programmi televisivi di cucina e cooking show, anche l’arte può contribuire a raccontare la grande passione e la tradizione del nostro Paese. E se qualche locale si è cimentato nella riscoperta delle millenarie ricette dell’Antica Pompei, una mostra invece ci svela l’originario aspetto di ciò che mangiavano i romani alle pendici del Vesuvio. Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli ha infatti deciso di chiudere l’anno, e un ciclo di grandi mostre, proprio con RES RUSTICA, imponente mostra che dal 21 novembre al prossimo 18 febbraio 2019, svela la Collezione dei Commestibili di Pompei. E non è di certo un caso se il museo napoletano abbia deciso di farlo proprio nell’Anno del Cibo Italiano, il 2018, facendosi così promotore della nostra grande ricchezza agroalimentare.

Res Rustica. Archeologia, botanica e cibo nel 79 d.C., questo il titolo completo dell’esposizione, apre la sala numero 94, adiacente al grande plastico di Pompei, in cui è mostrata una mappa con le antiche rotte che gli Antichi seguivano per approdare sulle coste italiane dall’Oriente: pesche, olive, agli, melagrane, carrube, fichi, datteri, sono soltanto alcuni dei prodotti che, una volta, animarono la tavola e la quotidianità dei romani.

Oggi questi frutti ci appaiono molto diversi di come dovevano apparire ai tempi, in condizioni di estrema fragilità, carbonizzati e non.

Grazie all’importante contributo del prof. Gaetano Di Pasquale e della dott.ssa Alessia D’Auria del Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è stato risolto anche un piccolo giallo: i ritrovamenti di alcune vinacce infatti sembrano risalire ad appena il XVIII secolo, non di età romana dunque, ma di epoca borbonica. Si potrebbe trattare dei primi tentativi di viticoltura, voluti o casuali, operati durante gli scavi e i primi ritrovamenti pompeiani.

A rendere questo percorso di archeobotanica più comprensibile, alcuni video (in italiano e in inglese) che vanno ad illustrare questi preziosi reperti in relazione alle contemporanee conoscenze e scoperte.

Una seconda sala invece è dedicata all’utilizzo dei commestibili nella quotidianità, con utensili da cucina, dispense, e corredi da tavola.

Tra i reperti più interessanti, la bottiglia contenente ancora olio di oliva, mostrata da Alberto Angela in occasione della conferenza al MANN per la presentazione del programma Stanotte a Pompei.

Non solo istituzioni scientifiche. Tra i mecenati che hanno contribuito alla realizzazione di questo evento, anche ROSSOPOMODORO, che ha sostenuto l’intervento di valorizzazione della Collezione dei Commestibili del MANN.

I visitatori dell’Archeologico potranno così ammirare olive e noccioli, frutti di fico interi o spaccati, cereali, legumi, castagni e molto altro.

Nata con Carlo di Borbone e i primissimi scavi, la Collezione dei Commestibili, per volere dello stesso sovrano, andrò a costituire la Wunderkammer, stanza delle meraviglie con le mirabilia più curiose e di maggior pregio. Precluso al pubblico per anni, il nucleo ritorna a far parte delle collezioni del museo a partire dal 2018, e viene finalmente restituito al pubblico con un evento che mette già l’acquolina in bocca, e risveglia i nostri appetiti di arte e non solo.

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Le opere del Museo Archeologico di Napoli mostrate da Alberto Angela

Se il suo nome ha trendato tutto il giorno su twitter per la notizia che la cantante Beyoncé voleva fittare il Colosseo per un video nelle stesse date in cui lui girerà il suo programma, Alberto Angela non ha tradito le aspettative nemmeno in prima serata, quando ha incantato i napoletani e non solo con il suo speciale sui depositi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli nell’ambito della trasmissione di suo padre Piero, SuperQuark in onda su raiuno in prima serata.

Un viaggio che ci ha portati nelle viscere del MANN, diretto da Paolo Giulierini, e che ci ha mostrato quanti tesori nascosti sono ancora inediti all’interno di uno dei musei di archeologia più importanti al mondo. Ma Alberto Angela è risalito fino ai sottotetti.

Sono 1200 gli affreschi di Pompei, Ercolano, l’antica Stabia che “riposano” protettivamente nei depositi del MANN, in attesa di mostre, eventi culturali di rilievo, esposizioni all’interno delle sale del museo.

Tra questi un bellissimo altorilievo proveniente da Castellammare di Stabia nella seconda metà del ‘700, rappresentante un atleta nel tipico nudo eroico, leggermente sproporzionato nelle dimensioni del busto. Non si tratta di un errore dello scultore, ma di una necessità della visione prospettica. Collocato probabilmente verso l’alto, la figura restituiva così a chi la guardava le giuste proporzioni, un po’ come oggi succede con quelli che vengono definiti disegni 3D. Allungati da un lato, acquistano la loro prospettiva e forma se guardati nel giusto punto focale.

Bellissima anche la collezione di elmi illustrata da Angela, che mostrano quanto i combattenti dovessero essere armati e quanto dovesse pesare un’armatura. Cesellati e lavorati, fanno parte forse di elmi da parata, che portano storie e cortei trionfali.

Nei depositi, ma solo provvisoriamente, per ragioni di manutenzione e restauro, la bellissima tazza Farnese. Un blocco unico di agata sardonica, finemente cesellata. Vista da Angelo Poliziano nella collezione di Alfonso V d’Aragona, viene acquistata da Lorenzo il Magnifico a Roma nel 1471 e passò quindi nella collezione della famiglia Farnese.

Una piccolissima panoramica di uno dei musei più suggestivi ed importanti al mondo che Alberto Angela ha mostrato in una versione inedita.

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Il mistero degli Etruschi, lunedì 30 ottobre alle 21.10 su RaiStoria

Quella degli Etruschi, al pari di ben più note civiltà, è senza dubbio una cultura che affascina e continua ad affascinare. Non soltanto per quell’aura di mistero che aleggia intorno ai luoghi e gli oggetti rinvenuti, ma anche per la loro forma e la loro elevata fattura.

Mi ci sono voluti ben due moduli universitari per conoscerla, e chissà quanti ancora per scoprirne le tante scoperte e campagne di scavo che ancora sono fatte.

Già i Medici nel ‘500 ne avevano scoperto la suggestione, anticipando di secoli quello che poi si trasformerà in antiquariato e vera passione per il passato. Cosimo I infatti si faceva chiamare Magnus Dux Etruriae, riscoprendo le originarie radici etrusche di Firenze e della Toscana in genere. Ma tale passione proseguì anche nel XIX secolo con Carlo Alberto di Savoia che per il Castello di Racconigi volle un Gabinetto Etrusco per ricevere ministri e alti dignitari.

Quelli del XIX secolo e del XIX sono gli anni del collezionismo, delle spedizioni archeologiche, della scoperta del passato. Nasce e si diffonde il mistero etrusco, con la scoperta delle prime tombe e la decifrazione di una scrittura oscura.

Ma se come me siete affascinati da questa civiltà, l’occasione per farlo con una nuova produzione arriva lunedì 30 ottobre alle 21.10 su RaiStoria (canale 54 del digitale terrestre) con una puntata della nuova serie di Viaggio nella bellezza completamente dedicata alla Fortuna degli Etruschi. Storia e cultura con interviste degli archeologi e ricercatori, ma anche direttori di musei che proveranno a raccontare la storia senza sensazionalismi e misteri tipici di certa televisione.

Soddisfatto il ministro della cultura, Dario Franceschini, che non solo approva, ma invita le reti generaliste a trasmettere in prima serata o sotto forma di spot arte e cultura.

Nell’attesa che tale proposta possa trasformarsi in realtà, va detto, per dovere di cronaca, che la rete ammiraglia RAI ci ha pensato e ci sta pensando da qualche anno. Non è possibile non citare Passaggio a Nord Ovest  e Stanotte a… (la prossima pare sarà a Pompei) di e con Alberto Angela, Superquark con Piero Angela, vero punto di riferimento per scienza e cultura, e MERAVIGLIE. La penisola dei tesori, nuovo programma di Alberto Angela che racconterà il patrimonio dell’UNESCO italiano in tre o quattro puntate, spaziando dalla Valle dei Templi di Agrigento ad Assisi, dalla Reggia di Caserta ai Trulli di Alberobello, passando per il Castel dell’Ovo.

Nel frattempo invece la direttrice di RaiStoria, Silvia Calandrelli, ha confermato che proseguirà il connubio Rai Mibact per aiutare gli italiani a conoscere le meraviglie paesaggistiche e storico-artistiche del suo Paese, cercando di fare da sprone e stimolo per il turismo: «Avremo appuntamenti infiniti come infinito è davvero il patrimonio di questo paese» ha detto.

Firmata da Massimiliano Griner, la puntata in onda il prossimo lunedì vede la regia di Marzia Marzolla e Matteo Bardelli e spazierà da Museo Nazionale di Villa Giulia a Roma (più importante museo etrusco nel mondo per collezioni) alle necropoli di Tarquinia, Cerveteri e Vetulonia.

Il documentario ricostruirà i templi etruschi, molto diversi da quelli greci, con le loro parti in legno e terracotta, e le influenze con le culture del Mediterraneo, ma anche la stessa Grecia e il Medio Oriente.

La puntata potrà poi essere rivista sulla piattaforma streaming della rai www.raiplay.it